mercoledì 2 settembre 2026

Kenneth Lemieux/Kenneth Orvis: chissà se è più romanzesca la sua vita o quella dei suoi personaggi

Di certi autori si trovano ancora venduti oggi diversi libri, soprattutto sulle pagine web di usato e vintage, ma si è persa gran parte della loro memoria. Probabilmente si tratta di persone che sono in qualche modo “sopravvissute a sé stesse”, morendo quando non erano più famose da tempo, per cui nessuno si è sprecato a pubblicarne un necrologio. Oppure questi necrologi sono usciti su testate a diffusione piuttosto limitata, di cui non si è mai raccolto un archivio digitale. Questo fenomeno appare frequente soprattutto in quelli che dovrebbero essere morti nelle ultime due decadi del '900.

Alla categoria appartiene sicuramente Kenneth Lemieux, più conosciuto sotto il nom de plume di Kenneth Orvis, autore canadese nato a Quebec nell'aprile del 1912, sicuramente ancora vivo nel 1983, data dopo la quale si perdono definitivamente le sue tracce. Si tratta di un destino un po' alla Ambrose Bierce, anche se le circostanze sono sicuramente differenti.

Una foto di Kenneth Orvis ormai piuttosto anziano


Su Kenneth Orvis sappiamo qualcosa grazie ai ricordi messi per iscritto e pubblicati sul web dal nipote Chris Barry, figlio di una sorella minore. Barry ci racconta che il futuro scrittore era figlio di un uomo d'affari ricco e tirchio, che a un certo punto abbandonò la moglie e, nonostante gli obblighi di mantenimento verso di lei e dei quattro figli, li lasciò sempre ai limiti dell'indigenza.

Kenneth Lemieux era il più grande dei figli e, prima che i genitori divorziassero, aveva frequentato scuole prestigiose, quindi era un uomo di una certa cultura e di una notevole classe. Questa condizione gli permise di arrotondare il bilancio facendo il truffatore, attività che lo portò in galera abbastanza spesso, anche perché il padre considerava la sua ambizione di diventare scrittore una cosa da effeminati e non lo sostenne per niente. In realtà, non sostenne nemmeno le ambizioni degli altri figli.

L'attività prediletta di Kenneth Lemieux era l'emissione di assegni a vuoto, che svolse con discreto successo a Quebec e a Toronto, tranne che per un breve periodo in cui provò a lavorare come giornalista. Si dà per certo che facesse anche uso di droghe, soprattutto eroina.

Negli anni '50, durante una condanna un po' più lunga, il cappellano del carcere lesse i suoi scritti e lo incoraggiò a tentare con le case editrici. In galera non c'era molto altro da fare, perciò Lemieux completò un romanzo e lo spedì a un piccolo editore che, sorprendentemente, lo pubblicò, inaugurando lo pseudonimo Kenneth Orvis. Era Hickory House, che uscì nel 1956 e vendette anche discretamente.



Nelle sue vanterie, ma anche nei suoi scritti autobiografici, il nuovo scrittore Kenneth Orvis arricchì la sua bibliografia di un titolo mai pubblicato, I Walk Alone, di cui nemmeno il nipote è mai riuscito a reperire la minima traccia. La millanteria lo aiutò comunque a trovare un editore più prestigioso per il secondo romanzo, che fu distribuito in tutto il mondo anglofono e vendette decisamente bene: si trattava di The Damned and the Destroyed, uscito nel 1962, una storia di drogati per la quale sicuramente si era servito delle sue esperienze autobiografiche. I giudizi critici furono molto favorevoli e anche quelli più moderni, successivi di qualche decennio, lo rimangono.



Kenneth Orvis si fece un amico abbastanza influente nel libraio e scrittore Herbert Van Thal, che gli fece anche da agente letterario e gli suggerì di buttarsi sul filone dello spionaggio. Il risultato fu Night Without Darkness, una spy-story alla maniera di James Bond, uscita nel 1965 e accolta con molto favore dal pubblico, e discreti giudizi dalla critica.

Herbert Van Thal (1904-83)



Tuttavia, tra matrimoni falliti (almeno tre) e il vizio dell'alcol, Orvis non riuscì a cavalcare il momento favorevole e, quando pubblicò il libro successivo, andò incontro a un flop terrificante. Il romanzo Cry Halleluja!, storia di una predicatrice religiosa, fu rifiutato da tutti gli editori americani e canadesi che in precedenza avevano pubblicato l'autore e uscì nel 1970 solo in un'edizione inglese di scarsissimo successo.


Questo fallimento pesò molto anche sul prosieguo della sua carriera. Un thriller uscito nel 1971, Into a Dark Mirror, ottenne bassi responsi di vendita e, da allora, gli editori americani e canadesi chiusero definitivamente la porta all'autore. Gli altri due thriller che Orvis riuscì a pubblicare, The Disinherited e The Doomsday List, entrambi pubblicati nel 1974, uscirono solo in Inghilterra e vendettero davvero poco.




Dopo un decennio di silenzio, nel 1984, Orvis riuscì a pubblicare, presso un piccolo editore canadese, un altro libro intitolato Over and Under the Table: Anatomy of an Alcholic, a suo dire autobiografico, anche se a detta di Chris Barry dovrebbe essere quasi tutto inventato.


Nello stesso periodo, dopo essere tornato a Toronto dove teneva seminari di scrittura creativa lungi tre giorni nella modesta cornice del Four Season Hotel, smise di contattare i familiari e non rispose neppure più alle loro chiamate. La madre era morta da tempo, il fratello era finito anche lui ucciso dall'alcol, i rapporti con le due sorelle si erano gradualmente deteriorati e non c'erano più molte ragioni per continuare a frequentarsi. Non si sa esattamente quando Orvis sia morto.

In Italia, l'unico libro di Orvis tradotto è Night Without Darkness, che uscì in Segretissimo il 23 novembre 1967 con il numero 208 di collana e un titolo molto banale, Agenti “anti-nebbia”.


Lo scienziato americano Neale Bendon ha inventato una sostanza che, vaporizzata in una nebbia, ha un effetto ipnotico su chi la respira. Ma, attirato dai facili guadagni, ha deciso di passare dall'altro lato della Cortina di Ferro e, mentre si trova a Parigi, sparisce. Dopo essere stato identificato in Bulgaria, vicino Burgas, viene inviata una squadra per rapirlo, comandata dall'esperto agente Adam Breck. Tuttavia, alcune coperture saltano e i primi agenti vengono arrestati. Breck, scampato miracolosamente all'arresto, prepara l'assalto alla villa in cui tre membri del servizio segreto bulgaro, Karl Boigny, Anton Foxx e Gerda Nordheim, tengono sotto controllo Bendon impegnato nei test in cui utilizza dei poveracci come cavie. Breck, una volta infiltrata nella villa l'unica agente donna della sua squadra, Tiani, riesce a trovare un modo di penetrare all'interno e a rapire Bendon. Nella successiva fuga, tutti i suoi agenti vengono uccisi tranne Tiani. I due riescono avventurosamente a raggiungere la costa e a procurarsi una barca, eludendo una trappola tesa loro da Boigny tramite il contatto con un contrabbandiere, Rud, che finge di offrirsi per portarli in salvo. Con la loro piccola barca, attraversando il Mar Nero in tempesta inseguiti dai bulgari, riusciranno a raggiungere le coste turche, dove vengono finalmente recuperati.

Il romanzo ha una trama avvincente e un ottimo ritmo, ma i personaggi sono stereotipati nel più classico stile alla James Bond, Breck ne sa sempre una in più dei suoi avversari, e sembra anticipare ogni volta le loro mosse. La sua resistenza fisica e soprattutto quella di Tiani sono esagerate fino ai limiti dell'inverosimile. La sua conoscenza della marineria sembra superiore a quella dei marinai professionisti. Insomma, il romanzo funziona, ma a costo di parecchie esagerazioni.