mercoledì 2 settembre 2026

Kenneth Lemieux/Kenneth Orvis: chissà se è più romanzesca la sua vita o quella dei suoi personaggi

Di certi autori si trovano ancora venduti oggi diversi libri, soprattutto sulle pagine web di usato e vintage, ma si è persa gran parte della loro memoria. Probabilmente si tratta di persone che sono in qualche modo “sopravvissute a sé stesse”, morendo quando non erano più famose da tempo, per cui nessuno si è sprecato a pubblicarne un necrologio. Oppure questi necrologi sono usciti su testate a diffusione piuttosto limitata, di cui non si è mai raccolto un archivio digitale. Questo fenomeno appare frequente soprattutto in quelli che dovrebbero essere morti nelle ultime due decadi del '900.

Alla categoria appartiene sicuramente Kenneth Lemieux, più conosciuto sotto il nom de plume di Kenneth Orvis, autore canadese nato a Quebec nell'aprile del 1912, sicuramente ancora vivo nel 1983, data dopo la quale si perdono definitivamente le sue tracce. Si tratta di un destino un po' alla Ambrose Bierce, anche se le circostanze sono sicuramente differenti.

Una foto di Kenneth Orvis ormai piuttosto anziano


Su Kenneth Orvis sappiamo qualcosa grazie ai ricordi messi per iscritto e pubblicati sul web dal nipote Chris Barry, figlio di una sorella minore. Barry ci racconta che il futuro scrittore era figlio di un uomo d'affari ricco e tirchio, che a un certo punto abbandonò la moglie e, nonostante gli obblighi di mantenimento verso di lei e dei quattro figli, li lasciò sempre ai limiti dell'indigenza.

Kenneth Lemieux era il più grande dei figli e, prima che i genitori divorziassero, aveva frequentato scuole prestigiose, quindi era un uomo di una certa cultura e di una notevole classe. Questa condizione gli permise di arrotondare il bilancio facendo il truffatore, attività che lo portò in galera abbastanza spesso, anche perché il padre considerava la sua ambizione di diventare scrittore una cosa da effeminati e non lo sostenne per niente. In realtà, non sostenne nemmeno le ambizioni degli altri figli.

L'attività prediletta di Kenneth Lemieux era l'emissione di assegni a vuoto, che svolse con discreto successo a Quebec e a Toronto, tranne che per un breve periodo in cui provò a lavorare come giornalista. Si dà per certo che facesse anche uso di droghe, soprattutto eroina.

Negli anni '50, durante una condanna un po' più lunga, il cappellano del carcere lesse i suoi scritti e lo incoraggiò a tentare con le case editrici. In galera non c'era molto altro da fare, perciò Lemieux completò un romanzo e lo spedì a un piccolo editore che, sorprendentemente, lo pubblicò, inaugurando lo pseudonimo Kenneth Orvis. Era Hickory House, che uscì nel 1956 e vendette anche discretamente.



Nelle sue vanterie, ma anche nei suoi scritti autobiografici, il nuovo scrittore Kenneth Orvis arricchì la sua bibliografia di un titolo mai pubblicato, I Walk Alone, di cui nemmeno il nipote è mai riuscito a reperire la minima traccia. La millanteria lo aiutò comunque a trovare un editore più prestigioso per il secondo romanzo, che fu distribuito in tutto il mondo anglofono e vendette decisamente bene: si trattava di The Damned and the Destroyed, uscito nel 1962, una storia di drogati per la quale sicuramente si era servito delle sue esperienze autobiografiche. I giudizi critici furono molto favorevoli e anche quelli più moderni, successivi di qualche decennio, lo rimangono.



Kenneth Orvis si fece un amico abbastanza influente nel libraio e scrittore Herbert Van Thal, che gli fece anche da agente letterario e gli suggerì di buttarsi sul filone dello spionaggio. Il risultato fu Night Without Darkness, una spy-story alla maniera di James Bond, uscita nel 1965 e accolta con molto favore dal pubblico, e discreti giudizi dalla critica.

Herbert Van Thal (1904-83)



Tuttavia, tra matrimoni falliti (almeno tre) e il vizio dell'alcol, Orvis non riuscì a cavalcare il momento favorevole e, quando pubblicò il libro successivo, andò incontro a un flop terrificante. Il romanzo Cry Halleluja!, storia di una predicatrice religiosa, fu rifiutato da tutti gli editori americani e canadesi che in precedenza avevano pubblicato l'autore e uscì nel 1970 solo in un'edizione inglese di scarsissimo successo.


Questo fallimento pesò molto anche sul prosieguo della sua carriera. Un thriller uscito nel 1971, Into a Dark Mirror, ottenne bassi responsi di vendita e, da allora, gli editori americani e canadesi chiusero definitivamente la porta all'autore. Gli altri due thriller che Orvis riuscì a pubblicare, The Disinherited e The Doomsday List, entrambi pubblicati nel 1974, uscirono solo in Inghilterra e vendettero davvero poco.




Dopo un decennio di silenzio, nel 1984, Orvis riuscì a pubblicare, presso un piccolo editore canadese, un altro libro intitolato Over and Under the Table: Anatomy of an Alcholic, a suo dire autobiografico, anche se a detta di Chris Barry dovrebbe essere quasi tutto inventato.


Nello stesso periodo, dopo essere tornato a Toronto dove teneva seminari di scrittura creativa lungi tre giorni nella modesta cornice del Four Season Hotel, smise di contattare i familiari e non rispose neppure più alle loro chiamate. La madre era morta da tempo, il fratello era finito anche lui ucciso dall'alcol, i rapporti con le due sorelle si erano gradualmente deteriorati e non c'erano più molte ragioni per continuare a frequentarsi. Non si sa esattamente quando Orvis sia morto.

In Italia, l'unico libro di Orvis tradotto è Night Without Darkness, che uscì in Segretissimo il 23 novembre 1967 con il numero 208 di collana e un titolo molto banale, Agenti “anti-nebbia”.


Lo scienziato americano Neale Bendon ha inventato una sostanza che, vaporizzata in una nebbia, ha un effetto ipnotico su chi la respira. Ma, attirato dai facili guadagni, ha deciso di passare dall'altro lato della Cortina di Ferro e, mentre si trova a Parigi, sparisce. Dopo essere stato identificato in Bulgaria, vicino Burgas, viene inviata una squadra per rapirlo, comandata dall'esperto agente Adam Breck. Tuttavia, alcune coperture saltano e i primi agenti vengono arrestati. Breck, scampato miracolosamente all'arresto, prepara l'assalto alla villa in cui tre membri del servizio segreto bulgaro, Karl Boigny, Anton Foxx e Gerda Nordheim, tengono sotto controllo Bendon impegnato nei test in cui utilizza dei poveracci come cavie. Breck, una volta infiltrata nella villa l'unica agente donna della sua squadra, Tiani, riesce a trovare un modo di penetrare all'interno e a rapire Bendon. Nella successiva fuga, tutti i suoi agenti vengono uccisi tranne Tiani. I due riescono avventurosamente a raggiungere la costa e a procurarsi una barca, eludendo una trappola tesa loro da Boigny tramite il contatto con un contrabbandiere, Rud, che finge di offrirsi per portarli in salvo. Con la loro piccola barca, attraversando il Mar Nero in tempesta inseguiti dai bulgari, riusciranno a raggiungere le coste turche, dove vengono finalmente recuperati.

Il romanzo ha una trama avvincente e un ottimo ritmo, ma i personaggi sono stereotipati nel più classico stile alla James Bond, Breck ne sa sempre una in più dei suoi avversari, e sembra anticipare ogni volta le loro mosse. La sua resistenza fisica e soprattutto quella di Tiani sono esagerate fino ai limiti dell'inverosimile. La sua conoscenza della marineria sembra superiore a quella dei marinai professionisti. Insomma, il romanzo funziona, ma a costo di parecchie esagerazioni.







mercoledì 12 agosto 2026

Il lato oscuro dell'american way of life: i romanzi di Willo Davis Roberts

 Willo Davis Roberts è stata scoperta sorprendentemente tardi dal pubblico italiano. Benché attiva come autrice dal 1955, fino agli anni '70 non era stato tradotto nulla di suo nel nostro Paese. E all'inizio viene presentata come autrice di romance, anche se scrive soprattutto gialli.

Willo Davis Roberts nel 1972

In realtà, la Mondadori la scopre praticamente in coincidenza con la svolta che segnerà la sua carriera, quando passa a scrivere gialli per young adult, categoria in cui otterrà molti successi e premi. Ma intanto i lettori italiani potranno leggere almeno qualche suo giallo per adulti.

Willo Louise Davis nacque in Michigan il 29 maggio 1928 e studiò da infermiera. Nel 1949 sposò David Roberts, giornalista e fotografo. I due pensavano di gestire una fattoria in California, ma la cosa non funzionò e sono costretti a tornare ai loro lavori. Si stabilirono a Eureka. Willo fu per molto tempo la segretaria di un cardiologo e nel tempo libero scriveva. All'inizio e per molto tempo (almeno fino al 1972) i diritti d'autore non le permisero di lasciare il lavoro, anche perché aveva quattro figli. Nel 1974 la sua agente letteraria, Emilie Jacobson, le restituì il manoscritto di un romanzo giallo il cui protagonista è un bambino, dicendole che poteva essere pubblicato solo se riscritto a misura di un pubblico young adult. All'inizio la scrittrice si risentì, poi provò a seguire il suggerimento e il risultato fu The View from the Cherry Tree, destinato un grande successo. Da allora, Willo Davis Roberts scrisse essenzialmente per questo tipo di pubblico.

Una volta lasciato il lavoro e con i figli ormai grandi, la Roberts e il marito acquistarono un camper con cui giravano gli USA incontrando i lettori e raccogliendo materiali per nuove storie. Tuttavia, la salute della scrittrice era minata da una cardiopatia, che la portò a morte improvvisamente il 19 novembre 2004, mentre era ancora intenta a correggere le bozze di quello che sarebbe stato il suo centesimo libro pubblicato, uscito postumo.

In Italia, dicevamo, la Roberts è arrivata tardi e, come giallista, solo in seguito al successo di The View from the Cherry Tree. La sua prima traduzione da noi è datata 1976 ed è singolare che i cinque romanzi presentati nel Giallo Mondadori siano tutti degli anni '70. La sua produzione precedente è dunque inedita da noi. Lo stesso The View from the Cherry Tree sarà tradotto in italiano solo nel nuovo millennio.

Il primo giallo di Willo Davis Roberts presentato al pubblico italiano è Didn't anybody know my wife?, che esce nel Giallo il 13 marzo 1976 con il numero 1428 di collana e il titolo Una sconosciuta chiamata moglie.



Dopo una pesante giornata di ambulatorio, il dottor Herbert Scott torna a casa e trova la moglie Alison appena uccisa. Qualcuno ha già chiamato la polizia, che lo sorprende lì. Scott viene accusato di aver ucciso la moglie, ma riesce a fuggire e a nascondersi con l'aiuto della sua infermiera Maggie. Nel giro di un paio di giorni, sia pure braccato, viene a conoscenza di una serie di indizi che lo scagionano, grazie anche all'aiuto di alcuni abitanti dei quartieri popolari, che sono suoi pazienti e fanno di tutto per aiutarlo. Ma niente lo prepara alla grande sorpresa finale.

Per vedere un nuovo romanzo della Davis Roberts in italiano, bisogna aspettare quasi due anni. Key Witness viene presentato il 15 gennaio 1978, con il numero 1511 di collana e il titolo Testimone chiave.



Il senatore Harold McCaffey, coinvolto in uno scandalo, è stato ucciso prima di essere sentito dai giudici. La moglie si è suicidata e la nipote Brenna St.John, che la coppia aveva cresciuto come una figlia, scappa dalla loro casa per rifugiarsi in un oscuro e dimenticato hotel di provincia, affacciato sull'oceano, di proprietà di alcuni parenti. Ma nemmeno qui sta tranquilla, perché viene raggiunta dall'ex marito e dall'ex fidanzato che si dicono molto preoccupati per lei. Infatti nell'hotel, rimasto isolato in seguito a una tempesta, succedono un bel po' di cose strane. Soprattutto, è scomparso uno degli ospiti e alcuni indizi sembrano indicare che è stato ucciso. Il senatore era stato lì poco prima della sua fine: che vi avesse nascosto qualcosa di compromettente per qualcuno che non si fa il minimo scrupolo a chiudere la bocca a tutti?

Il libro successivo arriva dopo pochi mesi. Expendable viene presentato il 30 luglio 1978, con il numero 1539 di collana e il titolo Come, quando, perché.



Sanford Anders si reca dal Michigan alla California per riprendersi i figli, rimasti con gli ex suoceri dopo che la moglie lo ha lasciato portandoseli via e poi è morta repentinamente per cause naturali. I suoceri sono però dei pezzi grossi di un piccolo paese e la polizia locale è decisa a mettere i bastoni tra le ruote al padre rompiscatole. Infatti cercano di appioppargli ogni genere di illecito, finché Sanfordi si ritrova coinvolto addirittura in un oscuro delitto, in circostanze che chiamerebbero in causa anche il fratello del sindaco.

C'è da aspettare un po' per la traduzione successiva, che arriva solo il 4 novembre 1979, quando viene presentato Act of Fear, uscito con il numero 1605 di collana e il titolo In chiave di paura.



Sandra Sturgis è rimasta vedova di Ken, un uomo d'affari facoltoso ma con parecchi lati oscuri. Non sa se rimanere nella loro villa cupa e isolata o trasferirsi altrove. Un giorno offre un passaggio a una ragazza, Bethie, la cui auto è rimasta in panne per strada e la porta a casa. Mentre le due sono lì e Sandra ha deciso di ospitare la ragazza che non ha idea di dove andare, si presenta Harley, un nipote di Ken, un ragazzo spiantato e sprovveduto che è scappato di casa perché in disaccordo con madre e patrigno. Il giorno seguente, Harley accompagna Bethie in città e torna a casa. Ma, successivamente, la ragazza viene ritrovata uccisa in mezzo alle campagne e il ragazzo è immediatamente accusato del delitto. Tuttavia Sandra non è affatto convinta della sua colpevolezza e decide di cercare un modo per scagionarlo.

L'ultimo giallo per adulti di Willo Davis Roberts che esce in Italia è The House of Impostors, presentato il 3 agosto 1980 con il numero 1644 di collana e il titolo La casa degli inganni.



Melanie Bingham è stata cresciuta da una zia che è appena morta in un incidente, quando il compagno della stessa zia tenta di abusarla. Melanie gli spara addosso e, convinta di averlo ucciso, scappa. Mentre è in fuga e non sa neanche dove andare, conosce su un autobus una ragazza che le racconta di essere stata assunta come badante di una persona anziana, che non ha ancora conosciuto. L'autobus ha un incidente, la ragazza resta uccisa e Melanie scambia i loro documenti. Viene così accompagnata a casa della signora, Edie Bracut, e qui si rende conto che l'anziana, molto lucida, viene tenuta letteralmente prigioniera da un nipote, aiutato da un paio di scagnozzi. La vecchia non sa perché il nipote si comporti così ma presto Melanie capisce che c'è qualcosa che interessa troppo il nipote nella villa accanto, e che le due donne sono destinate a essere eliminate presto.

Dal 1980, della Davis Roberts vengono tradotti solo romance. Il primo, a dire il vero, era già uscito nel 1972 con Cino Del Duca: Il maniero sul mare. Seguiranno La stirpe di Mallows nel 1981 e La nave della speranza nel 1990, entrambi in collane della Mondadori.



Della Davis Roberts giallista ci si ricorda quando comincia a vincere premi prestigiosi per la narrativa young adult. E, nella collana Mondadori Junior, sezione Junior Giallo, esce nel 1998 uno di questi romanzi premiati: Twisted Summer, datato originariamente 1996, con il titolo Un'estate inquieta.


La quattordicenne Cecelia trascorre come sempre le vacanze estive al Crystal Lake, ma stavolta la comitiva degli amici è poco allegra, perché una delle ragazze, Zoe, è stata uccisa e per questo delitto è finito in galera il giovane Brody Shurik, fino a poco prima fidanzato con una cugina di Cecelia. Cecelia è molto legata a Jack, il fratello di Brody, il quale continua a sostenere che Brody è stato incastrato perché la loro è una famiglia di poveracci. Nel tempo, Cecelia si convince che il delitto potrebbe essere benissimo opera di qualcun altro e che il marito di sua nonna, da tutti chiamato Il Giudice, sappia più di quanto voglia far credere.

Due anni dopo, nel 2000, nella stessa collana, arriva un altro titolo di successo, uscito originariamente nel 1998: The Kidnappers, tradotto alla lettera come I rapitori.


L'undicenne Joey, che frequenta una scuola esclusiva, è noto come un infaticabile propalatore di panzane. Oltre a questo, è oggetto delle angherie del bullo Willie, suo compagno di scuola e vicino di casa. Un giorno, all'uscita di scuola, mentre si nasconde proprio da Willie per non prenderle un'ennesima volta, assiste al rapimento del ragazzo da parte di due energumeni. Ma quando racconta la storia, nessuno gli crede. Solo quando i rapitori si fanno vivi con la famiglia di Willie, qualcuno comincia a prenderlo sul serio. Ma i suoi genitori sono troppo occupati in attività mondane per rendersi conto che, nella sua veste di testimone, Joey è in pericolo.

E finalmente, nel 2003, i lettori italiani possono finalmente leggere, sempre nella Mondadori Junior Giallo, The View from the Cherry Tree, che esce con il titolo La casa oltre il ciliegio.







L'undicenne Rob è stressato dai preparativi per le nozze della sorella ma soprattutto dal pessimo rapporto che ha con la vicina, la signora Calloway, la quale sembra decisa a eliminare Fib, il gatto del ragazzo. Il gatto però se ne infischia e continua a infilarsi in casa della donna. Rob non può fare lo stesso, ma cerca di seguirlo arrampicandosi su un ciliegio tra le due case. Mentre si trova lì, vede la signora Calloway spinta giù dalla finestra da braccia che non riesce a identificare. La donna resta uccisa ma nessuno crede al racconto di Rob. Tuttavia, poiché il ragazzo insiste e va in cerca di ulteriori indizi, finisce per mettersi in serio pericolo.

I romanzi della Davis Roberts non sono mai esageratamente complessi e presentano ambientazioni quotidiane e in genere credibili, salvo qualche concatenazione un po' esagerata di fatti improbabili, come succede ad esempio all'inizio di La casa degli inganni, anche se nel resto del romanzo non ci sono più esagerazioni.

Non risulta che siano stati realizzati film o telefilm dalle sue opere.

Nella visione del mondo della Davis Roberts ci sono degli happy end che anziché mettere a posto le cose sembrano rappresentare più che altro delle tregue. Sembra quasi che l'autrice sia rassegnata all'idea che la mentalità dell'american way of life in cui è cresciuta nasconda parecchi lati oscuri. Un altro singolare dettaglio è la presenza in alcune occasioni di figure istituzionali che si comportano in modo scorretto e prepotente, e anche questa è una cosa che non ci si aspetterebbe oggi da una che risultava iscritta come elettrice del partito repubblicano. Ma evidentemente i repubblicani di allora dovevano essere un po' diversi da quelli di oggi.




giovedì 2 luglio 2026

J. Hunter Holly, la scrittrice che amava i gatti

Dietro la firma di J. Hunter Holly, ben nota ai vecchi lettori di Urania (anche se nei Romanzi del Cosmo di Ponzoni sono usciti più suoi romanzi che nella collana mondadoriana), si cela la figura di Joan Carol Holly, nata e vissuta prevalentemente a Lansing nel Michigan, dove è anche morta, prematuramente, il 19 ottobre 1982 (era nata il 25 settembre 1932).


Benché non ripubblicata da parecchio tempo, la Holly viene ricordata da diversi appassionati, perfino in Italia. Esiste anche una sua pagina commemorativa su Facebook e, benché sia stata aggiornata poche volte e non sembri più attiva da anni, rappresenta una piccola miniera di immagini e notizie.


Le scarne note biografiche disponibili riportano che la Holly era l'ultima di cinque figli, purtroppo destinati in gran parte a morire piuttosto giovani (le tombe si trovano tutte, insieme a quelle dei genitori, sul sito Find a Grave). Joan Carol si laureò brillantemente in Psicologia alla Michigan State University nel 1954: ma, pur guadagnando una borsa di studio per studenti meritevoli, poi non proseguì la carriera accademica e non esercitò da terapista. Molto interessata non solo alla psicologia ma anche all'antropologia e in particolare a quella culturale, soprattutto dei nativi americani, quando decise di dedicarsi alla scrittura creativa scelse il campo della Science Fiction, di cui doveva essere appassionata cultrice,


A quanto risulta, rimase sempre nubile e visse dedicando il tempo libero al giardinaggio e ai gatti. Questi ultimi le sono spesso accanto nelle foto oggi reperibili e si trovano facilmente in veste di personaggi nei suoi libri. Una volta giunta alla notorietà come autrice, tenne dei corsi di scrittura creativa.


La sua carriera di autrice, cominciata negli anni '50, subì un brusco stop tra il 1966 e il 1967, in seguito a dei disturbi che portarono alla scoperta di un tumore benigno al cervello. Tale tumore le fu asportato nel 1970, ma dopo di allora continuò ad avere problemi di salute e perciò scrisse molto meno di prima. Morì pochi giorni dopo aver compiuto cinquant'anni, per un altro tumore che la colpì ai polmoni.


I racconti della Holly, che cominciarono a uscire già qualche anno prima dei romanzi, non risultano censiti nemmeno negli USA, come è stato sottolineato su pagine di appassionati. Ci si domanda se e quando si vedrà mai un esauriente volume antologico.


Riviste degli anni '50 comprendenti anche racconti di J. Hunter Holly

In Italia sono stati tradotti sette suoi romanzi, tutti risalenti al primo periodo della sua attività. Al lettore di oggi i romanzi della Holly possono sembrare un po' ingenui ma sono tutt'altro che banali. Peraltro, i tre usciti in Urania mostrano una complessità inferiore a quella dei quattro usciti in Cosmo e questo fa sorgere il sospetto che siano stati pesantemente tagliati in sede di traduzione.

Il suo primo romanzo è anche il primo ad arrivare in Italia: si tratta di Encounter, pubblicato nel 1959 e tradotto in Urania già nel 1961 con il numero 247 della collana (sarà poi riproposto nel 1970 con il numero 556) e il titolo L'altra faccia di Mister Kiel.



Il tema è quello classico dell'invasione aliena, con l'arrivo sulla Terra di un unico alieno capace di assumere l'identità delle persone che incontra e poi sopprime, apprendendo tutto da esse. Lasciandp dietro di sé una scia di misteriose scomparse, diviene un facoltoso uomo d'affari, capace di mettere insieme un enorme patrimonio, ma dai modi sgradevoli. Oltretutto, tutti i gatti che lo incontrano non lo possono sopportare e lui stesso soffre la loro presenza come quella di nessun altro.

Il secondo romanzo della Holly, The Green Planet, esce non si sa bene quando, perché fonti diverse lo danno per pubblicato per la prima volta nel 1961 (data più probabile), nel 1960 e nel 1958. L'edizione italiana è del 1962, come numero 94 dei Romanzi del Cosmo di Ponzoni (sarà riproposto tra i Capolavori della stessa, numero 46, nel 1965). Negli USA, da questo romanzo, fu ricavato anche un fumetto.



Questo romanzo si può considerare del genere detto Robinsonade, ossia ispirato al Robinson Crusoe. In un futuro abbastanza vicino, la Terra è dominata da una Lega che si è imposta con metodi dittatoriali e che esilia i dissidenti su Klorath, un esopianeta dal clima in grado di ospitare l'uomo. Un gruppo di dodici persone, comprendente anche due bambini, vi viene sbarcato. I nuovi arrivati vanno in cerca delle colonie formate dai precedenti esiliati, ma solo per scoprire che questi sono tutti morti. Infatti Klorath, pur essendo dotato di acqua e suolo fertile, è abitato da enormi e terribili uccelli che predano gli esseri umani. Ma, insieme a questi, ci sono anche piccoli animali simili a scimmiette, molto amichevoli ma dalla pelle che ustiona quella umana al contatto. Infine, sopravvivendo a fatica, i superstiti del gruppo conosceranno una razza di alieni antropomorfi con cui riusciranno a stabilire un contatto.

Il terzo romanzo, The Flying Eyes, del 1962, viene tradotto anch'esso tra i Cosmo nel 1963, con il numero 121 della collana e il titolo Orrida ipnosi (sarà poi riproposto tra i Capolavori, con il numero 60, nel 1967).



Anche qui il tema è quello dell'invasione aliena. In una città americana, sede di una centrale nucleare, un giorno compaiono all'improvviso degli enormi occhi volanti che ipnotizzano chiunque li guardi, inducendolo a gettarsi in una enorme voragine apertasi nel suolo. Due scienziati riescono a scoprire che gli occhi appartengono a creature molto più grandi che si trovano in fondo alla voragine e si nutrono di energia, ricavandola dalle persone che ipnotizzano tramite questi occhi che si possono staccare dal corpo. Ma l'energia delle persone non basta più e ora puntano a quella del reattore nucleare.

Il quarto romanzo della Holly, The Dark Planet (pure del 1962) non è stato tradotto in italiano.


Il quinto e il sesto escono quasi contemporaneamente, sia in originale (1963) sia in traduzione italiana (1964). Uno dei due è The Gray Aliens, che diventa The Grey Aliens nella versione inglese e viene tradotto tra i Cosmo con il numero 155 della collana e il titolo Il regno delle ombre (ristampato poi nei Capolavori nel 1968, numero 89).



Qui il tema dell'invasione aliena viene ribaltato. L'umanità è in pericolo perché i suoi membri vengono uccisi dalle ombre, figure apparentemente immateriali, ma quando si raggiunge un contatto con esse si scopre che sono sempre esistite sulla Terra, ma solo da poco tempo hanno deciso di eliminare l'umanità per averne il dominio esclusivo. In questo romanzo compaiono per la prima volta le tematiche religiose che, più avanti, diventeranno sempre più importanti nella narrativa della Holly, perché a soccorrere l'umanità in pericolo arriveranno le anime di quelli che sono defunti.

L'altro è The Running Man, tradotto in Urania con il titolo L'uomo che correva e il numero 333 della collana (sarà ripubblicato nel 1975 con il numero 674).




Un uomo si presenta in una città raccontando di essere fuggito da un centro di fanatici religiosi che lo tenevano prigioniero, ma finisce investito da un'auto prima di poter rilasciare dichiarazioni ufficiali. In effetti, in zona, c'è la sede di un'associazione religiosa di grande successo, ma questa si presenta in modo benevolo e accogliente, tanto che i suoi seguaci aumentano in continuazione. Salvo poi scoprire però che non è possibile lasciarla. Non sappiamo se, nella redazione di questo romanzo, la Holly pensasse a Scientology (che peraltro non è la sola possibilità, gli USA sono sempre stati pieni di situazioni del genere), ma al lettore l'associazione viene inevitabile.

Il settimo romanzo della Holly, The Time Twisters, esce nel 1964 e viene tradotto in Cosmo già nel 1965, con il numero 172 di collana e il titolo I padroni del tempo (sarà poi riproposto nei Capolavori, numero 89, nel 1968).



Qui c'è un altro ribaltamento del tema dell'invasione aliena. In una città, si verificano fenomeni sempre più strani e scompaiono man mano tutti i bambini. Un uomo solitario e misterioso sembra essere legato a queste scomparse. Conosciuto meglio, si scopre che non viene da altrove, ma da un futuro in cui il conflitto con specie aliene ha reso gran parte dell'umanità sterile, e per questo destinata a estinguersi. I bambini rapiti servono appunto al ricambio generazionale.

L'ottavo romanzo della Holly è The Dark Enemy, del 1965, che viene tradotto in Urania nello stesso anno con il numero 465 di collana e il titolo Supernormale (sarà ripubblicato nel 1980 con il numero 825).




Il tema, in questo caso, è a metà tra SF e horror. In un centro di studi psichiatrici, uno scienziato studia i fenomeni parapsicologici e, testando i più svariati soggetti, scopre delle qualità enormi e uniche in un ometto dall'aspetto dimesso e la personalità insignificante. Tuttavia, l'ometto, presa coscienza dei suoi poteri, diventerà presto incontrollabile.

Successivamente a questi, prima della pausa forzata indotta dai problemi di salute, la Holly pubblicò un altro romanzo mai tradotto in italiano, The Mind Traders (1966) e scrisse un romanzo appartenente alla collana The Man From U.N.C.L.E., ispirata a una celebre serie televisiva. La serie, che originò anche fumetti e film (l'ultimo è del 2015) aveva un enorme successo, che si riverberò anche sui romanzi, che vendettero molto bene. Ne uscirono ventiquattro tra il 1965 e il 1968, più tre destinati al pubblico giovanile. Come autori furono cooptati veterani come Harry Whittington e Michael Avallone e specialisti di SF come John T. Phillifent, anche il maggior numero di titoli risulta scritto da David McDaniel, uno sfortunato autore di SF che morì improvvisamente a trentotto anni nel 1977. Il libro della Holly, The Assassination Affair, è il decimo della serie e uscì nel 1967.




Dopo l'intervento, la Holly fu ingaggiata dalla casa editrice canadese Harlequin, nota per i suoi romanzi rosa, per partecipare a una collana di SF di libri piccoli e a basso prezzo, denominata Laser Books, che uscì dal 1975 al 1977 per un totale di cinquantotto titoli. Il curatore Roger Elwood coinvolse nel progetto, oltre alla Holly, alcuni nomi eccellenti della SF, come Ray Nelson, Raymond F. Jones, Dean Koontz (che pubblicò sotto pseudonimo), J. T. McIntosh e altri, ma la collana non decollò. I due titoli firmati dalla Holly sono Keeper (numero 22, 1976) e Sheperd (numero 55, 1977). Notare come, a partire da questi romanzi, non usasse più la sola "J." come nome e si firmasse Joan Hunter Holly.



Nel 1977, la Holly pubblicò il romanzo breve Psi Clone (mai tradotto in italiano) nell'antologia Futurelove, curata da Gordon R. Dickson.




Infine, la Holly pubblicò un ultimo romanzo, Death Dolls of Lyra (sempre nel 1977), prima che il peggioramento delle condizioni di salute le impedisse di scrivere altro.