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lunedì 28 gennaio 2019

George Langelaan, spia e scrittore


Di solito è raro che uno scrittore nasconda una vita parecchio avventurosa, ma esistono anche delle eccezioni e una delle più significative tra queste è rappresentata dalla figura di George Langelaan, autore franco-britannico nato a Parigi il 19 gennaio 1908 e ivi morto il 9 febbraio 1972.
Langelaan al tempo della guerra, prima della plastica

Langelaan negli ultimi anni

Langelaan, prima della guerra investigatore privato e giornalista, nel giugno 1940 riuscì a imbarcarsi per il Regno Unito su una delle navi in fuga da Dunquerque, subito dopo la disfatta della Francia contro i tedeschi. Convinto antinazista, una volta in salvo, si arruolò nei servizi di spionaggio inglesi, nella sezione F dello Special Operations Executive (SOE), dove raggiunse il grado di tenente. Nel libro autobiografico del 1959 The mask of war, scrive che prima di essere impegnato in azione fu sottoposto a un intervento di chirurgia plastica facciale, per ridurre le orecchie a sventola che lo rendevano troppo facilmente riconoscibile. Il 7 settembre 1941 fu paracadutato in Francia, a sud di Chateauroux, per prendere contatto con la Resistenza francese e incontrare l'ex presidente della Camera Edouard Herriot, che i nazisti tenevano agli arresti domiciliari nonostante non si fosse opposto all'instaurazione del regime filonazista di Vichy. Langelaan non riuscì nella missione, perché fu ugualmente riconosciuto e arrestato il 6 ottobre successivo. Tradotto nel campo di prigionia di Mauzac, fu processato dai nazisti e condannato a morte: ma, prima che la sentenza fosse eseguita, il 16 luglio 1942, riuscì a fuggire e a tornare nel Regno Unito. Successivamente, compì un'altra missione ad Algeri, questa volta senza essere arrestato, e partecipò allo Sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 e alle successive operazioni di liberazione del suolo francese dall'invasione.
L'edizione originale di The mask of the war

Un capitolo poco noto della sua vita è quello che lo vedrebbe infiltrato, dopo la guerra, nei gruppi neonazisti americani, sfruttando la sua amicizia con l'occultista Alesteir Crowley, che aveva un largo seguito presso gli ex nazisti.
Dopo la guerra, tornò al suo precedente lavoro di detective, occupandosi soprattutto di spionaggio industriale. Scrisse anche un importante saggio sull'argomento, Les nouveaux parasites (1969). 
Les nouveaux parasites in edizione originale

Dagli anni '50, tuttavia, fu molto attivo come scrittore di libri autobiografici, di romanzi di spionaggio e di alcuni racconti del soprannaturale che sono presto diventati dei classici del genere, grazie anche alle riduzioni cinematografiche che ne sono state ricavate.



Alcuni libri di narrativa di Langelaan

In Italiano, di tutta la sua opera, sono stati tradotti solo tre racconti: il più noto in assoluto, ossia The Fly (La mosca), uscito in Inglese nel 1957 su Playboy e per la prima volta in Italiano nei Racconti per le ore piccole di Alfred Hitchcock (Feltrinelli, 1962. Ne sono seguite altre edizioni della Garzanti); poi L'autre main (L'altra mano), uscito in Francese nell'antologia Nouvelles de l'anti-monde del 1961 e per l'unica volta in Italiano nell'antologia Horroriana (1979), supplemento ai Capolavori di Segretissimo Mondadori; e, infine, Une mission supplementaire, del 1970, tradotto con il titolo Una missione supplementare in Estate Spia 1976 di Segretissimo.




The Fly è la storia di uno scienziato (francese, si chiama André Delambre) che inventa un dispositivo per il teletrasporto e si dedica a esperimenti in cui teletrasporta oggetti e poi esseri viventi da una stanza all'altra del laboratorio che ha allestito in casa sua. La vicenda è narrata da suo fratello François e parte del rinvenimento del cadavere sfigurato di André sotto il maglio di una pressa che gli ha schiacciato la testa e un braccio. Si tratta dunque di un lungo flashback, in cui si apprende che André aveva messo al corrente del suo lavoro la moglie Hélène, che testimonia di una serie di difficoltà incontrate dal marito e quasi tutte superate, tranne quella insorta al primo tentativo di teletrasporto di un essere vivente, il gatto Dandelo, che non ricompare da nessuna parte.
Una volta perfezionato il metodo di teletrasporto, Delambre ha deciso di sperimentarlo su sé stesso. Tuttavia, anche se l'esperimento inizialmente sembra andato bene, presto insorge un grave problema: durante il teletrasporto di André, la stanza di partenza non conteneva solo lui, ma anche una mosca che era entrata senza che nessuno se ne accorgesse. Il meccanismo di scomposizione in atomi e ricomposizione del corpo dal punto di partenza a quello di destinazione è andato in crisi e, anziché ricomporre separatamente l'uomo e la mosca, ha ricomposto due ibridi. André ha allora incaricato Héléne di ritrovare la mosca, fuggita dalla porta della stanza, con la quale ha scambiato la testa e un braccio, prima che finisca mangiata da un uccello o da un ragno, per tentare un nuovo teletrasporto di entrambi nella speranza che questo basti a ricomporli come erano prima. Ma, anche se la mosca è stata ritrovata, il tentativo è fallito miseramente: il secondo teletrasporto di André e della mosca ha portato alla creazione di due ibridi ancora più complessi, cui contribuiscono anche gli elementi del gatto Dandelo, in realtà mai usciti dal laboratorio. A questo punto, André ha chiesto alla moglie di ucciderlo, in modo da far sparire le sue spaventose deformità.
Successivamente, sarà François a catturare e uccidere la mosca ibrida.
Il successo del racconto indusse il cinema ad impossessarsene, e già nel 1958 uscì un primo film a esso ispirato, intitolato appunto The Fly (in italiano: L'esperimento del dottor K.), ottimamente interpretato dal grande Vincent Price, attorniato da una schiera di bravi caratteristi. Rispetto al testo originale, la sceneggiatura apporta qualche cambiamento alla vicenda: scompare l'elemento del gatto ma la mosca stessa viene presentata come una creatura senziente dopo che l'esperimento le ha dato la testa dello scienziato e una delle sequenze più impressionanti è quella in cui, presa da una ragnatela, sta per essere divorata da un ragno, prima che François, nel tentativo di salvarla, uccida entrambi, rendendo impossibile la ripetizione dell'esperimento e obbligando André a suicidarsi.

Poster e una scena di The Fly

Poiché il film andò molto bene sia a livello di critica sia a livello di pubblico, ebbe due sequel: Return of the Fly (La vendetta del dottor K., 1959) che termina di fatto con un happy end, e Curse of the Fly (La maledizione della mosca, 1965). reso originale dal fatto che stavolta la trasformazione persona-mosca riguarda una donna, interpretata da Carole Gray.

Poster e una scena di Return of the Fly
Poster di The curse of the Fly

Carole Gray prima e dopo la trasformazione

Lungi dall'esaurire il proprio potenziale con questo ciclo, il racconto ha dato origine dopo qualche anno anche a un secondo ciclo, aperto da The Fly (La mosca, 1986), diretto da David Cronenberg e interpretato da Jeff Goldblum, un classico del genere body horror che ha vinto l'Oscar per il miglior trucco nel 1987. Anche in questo caso, la storia originale è abbastanza stravolta, e la narrazione si concentra soprattutto sugli aspetti psicologici dell'uomo-mosca, il quale a un certo punto sembra soddisfatto della sua nuova condizione e addirittura pensa di spingere la fusione di organismi oltre ogni limite, unendosi a formare un'unica entità con la sua compagna e il figlio che essa aspetta.

Poster e una scena di The Fly di Cronenberg

Il sequel, The Fly II (La mosca 2, 1989) è diretto da Chris Walas, il truccatore insignito di Oscar per The Fly, ma appare piuttosto grottesco, avendo al centro la figura di un uomo-mosca già tale dalla nascita, essendo il figlio dello scienziato protagonista del film precedente.
Poster di The Fly II

Un altro film sul tema è dato in uscita per il 2019.
Nel 2008, la vicenda è stata trasposta in un'opera lirica ad opera di Howard Shore.
Manifesto dell'opera

Il secondo racconto di Langelaan arrivato in Italia è, come detto, L'autre main (L'altra mano). Questa storia comincia con un uomo, Jean-Claude Manoque, che si rivolge a un chirurgo per farsi amputare la mano destra, affermando di non riuscire più a controllarne il comportamento. Al rifiuto del chirurgo, entra in una falegnameria e se la fa tagliare da una sega automatica in funzione. Più tardi, spiega al chirurgo stesso e a un commissario che indaga sul fatto che la sua mano era ormai controllata solo dalla volontà di suo cognato Ludo, un viscido criminale che la induceva a compiere azioni pericolose. I due non gli credono ma, dopo aver parlato con Ludo, ricavano una pessima impressione dal personaggio e si domandano se sia possibile comunque incriminarlo per qualche forma di condizionamento operata sul cognato. Ma, mentre si stanno separando, indipendentemente dalla volontà dell'uomo, la mano destra del chirurgo provoca un incidente in cui per poco il commissario non resta ucciso.
Il terzo racconto, Une mission supplementaire, riprende un tema già ampiamente trattato dalla narrativa del Soprannaturale ma arricchito da un'ambientazione molto realistica. A Parigi, nell'estate del 1943, un agente segreto alleato, Bernard, è braccato dai nazisti. Chiede aiuto a un amico, l'architetto Deprade, che frequenta i nazisti ma fa il doppio gioco. Deprade lo sistema in un palazzo abbandonato. Nella notte, Bernard si sveglia perché qualcuno è entrato nell'appartamento. Si tratta di una ragazza che pare anch'essa in fuga, con un abito rosso strappato. La ragazza si presenta come Anne-Marie e avverte Bernard che un agente nazista lo ha seguito. Bernard si chiede come ucciderlo ma Anne-Marie ha già pianificato un finto incidente. Quando il nazista bussa, infatti, la ragazza gli dice di aver visto fuggire un uomo dalla scala di sicurezza. Il nazista si lancia all'inseguimento e cade giù dal quinto piano, perché la scala è sprovvista di ringhiera. Bernard e Anne-Marie attendono l'alba e, poiché la ragazza sembra avere freddo, Bernard la copre con la sua giacca, prima di appisolarsi. Al risveglio, però, non la trova più: Anne-Marie è scesa, ha nascosto il corpo del nazista sotto una catasta di carbone ed è andata via, portandosi la giacca. Bernard riesce a fuggire e a mettersi in salvo. Dopo la liberazione della capitale, torna a Parigi a cercare Anne-Marie. Gli dicono che era la figlia di Deprade e che è morta. Quando va a trovare Deprade, che è in carcere con l'accusa di collaborazionismo, questi gli dice che Anne-Marie è stata fucilata dai nazisti nel novembre del 1942. Bernard si convince che deve esserci stato uno scambio di persona e continua le ricerche della ragazza. Riesce a trovare la sua compagna di cella, che gli descrive Anne-Marie Deprade ed è esattamente la ragazza che lo ha aiutato. Anche se nessuno crede alla sua versione, Bernard accompagna Deprade, una volta che questo è stato liberato, all'esumazione dei resti della figlia fucilata. Lo scheletro di Anne-Marie riappare dallo scavo con addosso i resti di un abito rosso e della giacca di Bernard.
Verso la fine della sua vita, Langelaan si dedicò con particolare interesse ai misteri inspiegabili, non disdegnando di inventarne. Il suo ultimo articolo giornalistico, uscito lo stesso mese della sua morte in La vie claire, narra di una coppia di bambini dalla pelle di colore verde, una femmina e un maschio, apparsi in un uliveto del villaggio di Banjos, presso Gerona in Catalogna, nell'agosto del 1887. Portati a casa del sindaco di Banjos, Ricardo de Calmo, e ripetutamente lavati, i due bambini non avrebbero perso lo strano colore. I due bambini erano avidi di acqua ma mangiavano solo verdure crude; tuttavia il maschio, piccolo e debole, sopravvisse un solo mese prima di spegnersi. La femmina, che dimostrava circa 14 anni, visse in casa del sindaco de Calmo, imparando a esprimersi in Spagnolo e raccontando di essere uscita, insieme al fratello, da una grotta aperta in una collina poco distante dal villaggio, dopo essere cresciuta in un mondo sotterraneo popolato di soli ominidi verdi. Ripetute spedizioni, cui parteciparono anche archeologi, non riuscirono però a identificare l'apertura della grotta. La ragazza morì per cause naturali nel 1892.

Perfino Robert Charroux, che tratta di questo caso in Le livre du passé mystérieux, 1973 (in Inglese The mysterios past, del 1974 e in Italiano Civiltà antiche e misteriose, 1982), pur essendo molto incline a prendere sul serio storie di questo tipo, in quest'occasione manifesta un vistoso scetticismo, raccontando di aver incaricato un giornalista di nome Sergio Berrocal di compiere ricerche sul posto e che queste non hanno portato al minimo risultato.
Robert Charroux (1909-78)



Le edizioni in Francese, Inglese e Italiano del suo libro 






giovedì 14 giugno 2018

Pearl Curran e lo “spirito” di Patience Worth


Nel XIX secolo, soprattutto nella seconda parte, molti autorevoli scienziati si giocarono almeno una parte della propria reputazione indagando seriamente, ma anche piuttosto ingenuamente, su numerosi casi di fatti “paranormali”. Lo smascheramento delle truffe e delle contraffazioni di cui furono vittime ha portato gli scienziati delle generazioni successive a essere estremamente scettici su tutto ciò che a qualunque titolo appartiene all'ambito del paranormale, in modo tale che, tranne qualche dubbio episodio di studi militari, gli studi sul paranormale sono stati completamente banditi da qualsiasi laboratorio scientifico serio.
Questa è la principale ragione per cui uno studioso molto attendibile di paranormale, benché le sue teorie siano sempre quanto meno discutibili, Colin Wilson, in polemica con Martin Gardner, ha affermato che “la Scienza ufficiale ha posto troppo indietro lo steccato di delimitazione tra cosa è degno di essere indagato e cosa no”.
Colin Wilson (1931-2013)

Martin Gardner (1914-2010)

La questione non è semplice da affrontare, anche perché la ricerca vive di finanziamenti che non sono mai abbastanza e non ha senso sprecarne per inseguire risultati incerti e difficilmente riproducibili.
Uno dei casi che, al tempo in cui il paranormale veniva studiato scientificamente, tennero banco più a lungo è quello che coinvolse quale soggetto una casalinga americana, Pearl Curran, che si diceva capace di mantenersi in contatto con lo spirito di una donna emigrata dal Regno Unito agli Usa nel XVII secolo, Patience Worth.
Pearl Curran

Pearl Leonore Pollard nacque in Illinois il 15 febbraio 1883, crebbe in Texas, lasciò presto le scuole in cui non aveva brillato ma seguì alcuni studi di musica che le permisero di guadagnare qualcosa insegnandola. Nel 1907, sposò un uomo discretamente benestante, John Howard Curran, e andò a vivere con lui a St.Louis.
Nel 1912, spinta dalla sua amica Emily Grant Hutchings, che era stata a sua volta interessata al tema da un conoscente che l'aveva convinta di potersi mettere in contatto con i suoi antenati, cominciò a dedicarsi allo spiritismo. Le due donne acquistarono una tavoletta Ouija (si legge "weegee") e cominciarono a tenere delle sedute spiritiche in casa Curran.
Una tavoletta Ouija

Nell'estate del 1913, dopo una serie di “comunicazioni” piuttosto interlocutorie, la tavoletta cominciò a “parlare” alle due donne, dichiarandosi uno spirito appartenente a una donna inglese vissuta dal 1649 al 1694, emigrata dal Dorsetshire rurale agli Stati Uniti intorno al 1680.
Alcune informazioni furono fornite dallo spirito stesso, altre dedotte dalle sue affermazioni quando la storia divenne di interesse giornalistico grazie agli articoli a essa dedicati da Casper Yost, editore dell'importante testata locale “St.Louis Globe-Democrat”.
Casper Yost (1864-1941), secondo da destra in ultima fila, con la redazione del "St.Louis Golbe-Democrat"

A quel punto, Pearl Curran non interrogava più Patience Worth attraverso la tavoletta Ouija ma veniva letteralmente posseduta da lei, visualizzando direttamente i suoi ricordi, dal paesaggio inglese in cui era cresciuta al viaggio in una goletta a tre alberi, al suolo del nuovo continente, per arrivare alla morte violenta di Patience, uccisa dagli indiani.
Non è stata trovata alcuna documentazione dell'esistenza di una Patience Worth nel Dorsetshire alla metà del XVII secolo. Risultano alcune Patience Worth tra gli abitanti delle prime colonie americane, ma in nessun caso le date coincidono con quelle indicate da Pearl Curran. Né il nome compare tra i passeggeri delle navi provenienti dal Regno Unito.
Dal 1916, Pearl Curran cominciò a scrivere e pubblicare opere letterarie (romanzi e poesie soprattutto) che affermava esserle dettate direttamente da Patience Worth. Il successo di queste opere (alcune poesie finirono anche antologizzate in raccolte di un certo rilievo insieme a opere di Amy Lowell, Edgar Lee Masters e Edna St.Vincent Millay.



Alcuni libri firmati "Patience Worth"

La situazione ebbe un imprevisto sviluppo nel 1922. Quell'anno, John, il marito di Pearl, morì improvvisamente lasciandola incinta del loro primo figlio, che sarebbe nato 6 mesi dopo. Dovendo sostenere la propria famiglia (oltre al neonato, manteneva anche la propria madre che l'aveva raggiunta), nonostante l'aiuto finanziario dell'ammiratore Herman Behr, Pearl Curran cominciò a tenere conferenze, dando un importante contributo alla rinascita del movimento spiritista negli Usa. Tuttavia, in assenza del marito, si rivelò incapace di gestire le sue finanze, specie dopo la morte della madre. La sua situazione economica rimase sempre precaria, così come quella familiare, dato che si sposò altre due volte ma in ambo i casi le unioni naufragarono rapidamente.
Nel 1930, si spostò in California, invitata dall'amica Dotsie Smith che era disposta ad ospitarla. Qui, continuò a “tenersi in contatto” con Patience Worth fino al 25 novembre 1937 in cui, secondo la testimonianza della Smith, lo spirito la avvertì di tenersi pronta a morire. Benché fosse sana al momento della “rivelazione”, Pearl Curran si ammalò di polmonite dopo pochi giorni e morì il 3 dicembre dello stesso anno.
Il primo a scrivere di Patience Worth fu, come detto, nel 1916, il giornalista Casper Yost, che però non arrivò a nessuna conclusione definitiva pur essendo un credente dello spiritismo. Nel 1927, un altro studioso, Walter Franklin Prince, scrisse un grosso volume analizzando anche tutte le opere scritte da Pearl Curran arrivando alla conclusione che questa storia provava come il subconscio fosse o molto più complesso di quanto immaginato o sottoposto a influenze a noi sconosciute. Tuttavia, in tempi più recenti, il filosofo Robert Todd Carroll, dopo aver studiato l'opera di Prince, criticò duramente la superficialità con cui lo studio era stato condotto.
Un'edizione moderna del libro di Yost
Walter Franklin Prince (1863-1934)

Robert Todd Carroll (1945-2016)

Per lo studioso di parapsicologia Stephen E. Braude, Patience Worth non era mai esistita, ma era solo una creazione del subconscio con cui Pearl Curran faceva emergere una parte repressa della propria personalità.
Stephen E. Braude (1945)

Già nel 1914, lo piscologo Morton Prince, visitando la Curran, era giunto alle stesse conclusioni, poi ribadite da altri psicologi ancora, come Charles E. Cory, che la vide del 1919.
Morton Prince (1854-1929)

Recentemente (1989) gli psicologi Leonard Zusne e Warren H. Jones, in un saggio sul Pensiero Magico, evidenziato come la formazione culturale della Curran si rifletta ampiamente nel lessico che usa nella redazione delle opere di Patience Worth e che esiste una sospetta coincidenza tra il trauma della morte del padre di Pearl (maggio 1913) e l'inizio di queste rivelazioni (luglio 1913).
Il libro di Zusne (1924-2003) e di Jones (m. 2016)

Un altro psicologo, Richard Wiseman, nel 2011, ha ribadito che il lessico delle opere della Curran non è compatibile con quello del XVII secolo, a parte che tra le opere stesse c'è anche un romanzo ambientato in età vittoriana, ossia due secoli dopo la morte di Patience. Nel 2012, analoghi concetti sono stati espressi da Joe Nickell, un altro ricercatore.
Richard Wiseman (1966)

Joe Nickell (1944)

Fin qui si parlerebbe di problemi psicologici della Curran emersi in questo singolare modo. Ma esistono anche delle teorie per le quali la Curran mise in atto una frode, del tutto consapevolmente.
Il primo a parlarne fu il filosofo James Hyslop che, in un articolo del 1916 sul “Journal of American Society for Psychical Research”, dichiarò che il marito di Pearl, John Curran, aveva architettato tutto dopo essersi fatto un po' di cultura sull'Inglese antico leggendo Chaucer e inventando il linguaggio di Patience Worth con una mistura di Inglese antico e dialetto dei Monti Ozarks. Hyslop accusò anche Yost di essere al corrente di tutto e di coprire tutta la macchinazione perché la pubblicità faceva vendere bene il suo libro sull'argomento. Da qui nacque una polemica che coinvolse Curran e la Hutchings, che si affrettarono a smentire scrivendo al “Mirror”, ma Hyslop ribadì le sue accuse citando anche dei testimoni. Ancora nel 1938, un articolo anonimo sulla rivista “ASPR” contestò le accuse di Hyslop, che ormai era morto da tempo e non poteva ribattere. Ma, recentemente, uno studioso di Letteratura, Daniel Shea, ha affermato che probabilmente Hyslop aveva ragione.
James Hyslop (1854-1920)

Daniel Shea 


Locandine di recenti spettacoli ispirati al caso di Patience Worth







giovedì 12 aprile 2018

Frederick Thompson fu posseduto dallo spirito di Robert Swain Gifford?


Il caso è di quelli celebri nel mondo anglofono, decisamente meno noto altrove. Ne trattano tutti gli “specialisti” di paranormale, con estrema dovizia di particolari, e non è mai stato completamente smontato secondo una prospettiva razionale, anche se gli elementi per sospettare una truffa ci sarebbero tutti.
Protagonisti sono un artista e un artigiano. Il primo è un pittore paesaggista molto noto ai suoi tempi e ancora parecchio quotato nelle aste, Robert Swain Gifford (1840-1905); il secondo è un orafo e incisore, Frederick Louis Thompson, che dovrebbe essere vissuto dal 1868 al 1933 (ma le fonti al riguardo non sono concordi). Secondo quanto rieferisce la storia, da morto, Gifford avrebbe posseduto Thompson, inducendolo a lasciare le sue attività artigianali per dedicarsi unicamente alla pittura a olio.
Robert Swain Gifford




Alcuni famosi quadri di Gifford

Attualmente, il reperimento delle opere di Thompson sul web risulta particolarmente complicato, perché il suo è un nome parecchio diffuso e, in particolare, è facile confonderlo con un pittore coevo e omonimo, Frederick “Fred” Thompson, vissuto dal 1876 al 1923. Ciò rende molto difficile la convalida diretta dell'ipotesi “paranormale”, quella per cui lo spirito di Gifford avrebbe continuato a dipingere anche da morto attraverso il corpo di Thompson.
Frederick Thompson

Comunque, la vicenda prende l'avvio dalla morte improvvisa di Gifford, il 13 gennaio 1905. Thompson, che per un certo periodo era vissuto nella sua stessa cittadina, New Bedford sulla costa del Massachusetts, lo conosceva superficialmente, lo incontrava nelle passeggiate domenicali e intorno al 1898 gli aveva chiesto una raccomandazione per essere assunta alla Tiffany Glass Company (non si sa se Gifford si prestò a raccomandarlo). Dal 1900, però, Thompson si era trasferito a New York e, a quanto riferì poi, non sapeva nulla della morte di Gifford.
Sempre secondo i suoi racconti, durante il 1905, Thompson cominciò a sentire un fortissimo e inspiegabile impulso a dipingere. Tale impulso divenne irresistibile dopo che nel gennaio del 1906 visitò una mostra di quadri di Gifford a New York e apprese che l'artista era morto. Thompson riferì anche di aver sentito, in quell'occasione, una voce che gli avrebbe detto “Guarda cosa ho fatto. Vuoi riprendere e finire il mio lavoro?”
Nel 1907, Thompson si rivolse a James Hyslop (1854-1920), un ex docente di Filosofia della Columbia University che ora si dedicava alle ricerche psichiche, soprattutto a quelle su fenomeni inspiegabili. Hyslop poteva essere stato un buon filosofo, ma certo era anche un gran credulone, tanto è vero che, per convalidare le affermazioni di Thompson riguardo la sua “possessione”, si rivolse a due medium che provarono a consultare il defunto Gifford attraverso il contatto dei loro “spiriti guida”. Una era Miss Rathbun e l'altra, conosciuta come Miss Chenoweth, era la più conosciuta medium americana di quel tempo, Minnie Meserve Soule. Entrambe confermarono l'esistenza dello spirito di un uomo distinto e barbuto (come la maggior parte degli uomini del tempo) che cercava di comunicare qualcosa a Thompson relativamente a un certo paesaggio da dipingere, caratterizzato dalla presenza di grosse querce.
James Hyslop

Intanto, Thompson si era effettivamente messo a dipingere paesaggi, dicendo ogni volta alla moglie Caroline che era Gifford a ordinarglielo. Tali quadri riuscivano molto bene e venivano venduti facilmente (ne comprò uno anche Mark Twain), anche se la storia della possessione spiritica non era stata ancora diffusa. Un mercante che faceva da intermediario, accettandone alcuni, commentò che gli ricordavano molto le opere di Gifford. Dal 1908, Thompson lasciò perdere tutte le altre sue attività e si dedicò unicamente alla pittura.
Il dettaglio del paesaggio con le querce è al centro di una ricerca che Thompson avrebbe compiuto sulla scia delle indicazioni ricevute da Gifford. La vedova di Gifford gli avrebbe detto che uno dei posti preferiti del marito erano le isole Elizabeth, poco a Sud di Cape Cod. Thompson ci sarebbe andato e, oltre a trovare le querce, avrebbe trovato anche un faggio con le iniziali di Gifford incise sulla scorza con una data del 1902. Quando ci tornò con Hyslop, qualche tempo dopo, questo cominciò ad avere qualche sospetto e dichiarò che a lui le incisioni sembravano parecchio più recenti.
La faccenda a questo punto si complica per l'entrata in scena di altre due medium, Miss Gaule e Miss Cleveland, e per il fatto che Thompson cominciò a frequentare sia queste sia Miss Chenoweth anche in assenza di Hyslop, ottenendo “contatti” con Gifford sempre più intensi, di cui riferiva solo successivamente a Hyslop, lasciandolo sempre più scettico. Hyslop pensava sempre di più che Thompson fosse in buona fede, ma che la sua “possessione” fosse soprattutto l'effetto di una molto più banale “ossessione” di diventare artista a tutti i costi.
Un quadro di Thompson che, secondo la vedova di Gifford, coincideva con un'opera che il marito aveva abbozzato prima di morire




Altri quadri di Thompson

A forza di produrre quadri e di venderli, Thompson riuscì a entrare in un club di pittori molto ambito ed esclusivo, il Salmagundi, nel 1912. Negli anni '20 si trasferì definitivamente a Martha's Vineyard, al largo di New Bedford. Nel 1919, Hyslop gli aveva comunque dedicato il suo ultimo libro, intitolato “Contact with other word” ed era morto l'anno successivo.
Pare evidente come Hyslop non fosse proprio la figura più adatta a indagare su un caso simile. Dopo la prematura morte della moglie nel 1900, aveva avuto un grave esaurimento nervoso e da allora si era messo a studiare i fenomeni medianici, a volte smascherando delle truffe, ma più spesso mostrando una credulità che agli scienziati di oggi appare imbarazzante, tant'è che Martin Gardner ha fatto letteralmente a pezzi la sua opera. Dai suoi contemporanei, però, era criticato soprattutto per il suo modo confuso di esprimersi per iscritto.
In tempi più recenti sono emersi dettagli non molto lusinghieri sulla vita privata di Thompson, che dal momento del suo trasferimento in Massachusetts condusse un singolare ménage à trois con la moglie Caroline e uno strano avventuriero, chiamato colonnello Brookes anche se non aveva mai fatto il militare, che nonostante la sua età avanzata (era nato nel 1842) finì per diventare l'amante di Caroline e per indurla a lasciare il marito, che dava segni sempre più evidenti di squilibrio. Nel 1925, infatti, Thompson abbandonò anche la pittura e si mise a studiare i crostacei e gli altri invertebrati marini per provare una sua sgangherata teoria scientifica che a suo dire rappresentava l'applicazione della relatività di Einstein alla biologia. Caroline accusò poi Thompson di aver ripetutamente tentato di ucciderla sia attraverso l'avvelenamento dei cibi, sia colpendola alla testa con una grossa pietra. Dopo aver scoperto una stanza segreta nella loro casa, in cui il marito custodiva lettere di amanti e libri osceni, la donna, insieme a Brookes, si trasferì a Miami, dove però continuò a ricevere lettere intimidatorie dall'ex marito, che si spacciava per un boss della Mano Nera, la mafia italiana.
A forza di ricevere denunce, Thompson fu arrestato nel 1929. Fu poi internato in un ospedale psichiatrico a Edgerton per 52 giorni, nei quali fu sottoposto a diverse prove e osservazioni in base alle quali fu dichiarato sano di mente. Processato per il tentato omicidio della moglie, fu assolto e subito dopo le fece causa per danni. Anche Caroline gli fece causa a sua volta, ma la morte di Thompson nel 1933 impedì che i procedimenti giungessero a termine. Brookes morì poi nel 1935 e Caroline nel 1954.