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venerdì 19 marzo 2021

Emil Richard Johnson: quando il successo non basta a tirarsi fuori dall'abisso

Benché ad alcuni possa sembrare strano, non sono rari i casi di scrittori che hanno vissuto esperienze di galera. Non di rado, anzi, la vocazione a scrivere narrativa è nata proprio dietro le sbarre, come in casi piuttosto celebri, ad esempio quelli di Chester Himes, Malcolm Braly, Edward Bunker o Albert Nussbaum.

Chester Himes (1909-84)

Malcolm Braly (1925-80)

Edward Bunker (1933-2005)

Albert Nussbaum (1934-96)

Non tutti questi autori, purtroppo, sono arrivati in Italia. E, tra quelli che vi sono arrivati, non tutti hanno resistito alla prova del tempo.

Un esempio di un criminale-scrittore tradotto nel nostro Paese e successivamente dimenticato, nonostante il buon livello delle sue opere è Emil Richard Johnson.

Emil Richard Johnson al lavoro nella sua cella

Johnson, di origini tedesche, nacque a Prentice in Wisconsin il 23 aprile 1937. In uno scambio di lettere con il giornalista Roger Martin, Johson raccontò di essere cresciuto in una modesta famiglia operaia di genitori e 5 figli, molto unita. Sin da molto giovane dovette lavorare come boscaiolo e lasciò la scuola a 17 anni per arruolarsi nell'esercito. Da militare, riprese e terminò gli studi, seguendo anche dei corsi universitari. Dal 1956 al 1960 prestò servizio in Germania, arrivando al grado di sergente dei servizi di intelligence militare.

Nel 1960 si congedò e tornò negli Usa, ma non riuscì più a riadattarsi alla vita civile. Visse senza fissa dimora e cominciò a dedicarsi ad attività criminali. In considerazione del suo passato sotto le armi, la prima volta che fu condannato ottenne la libertà vigilata; la seconda volta fu carcerato. Il terzo arresto fu dovuto a un delitto particolarmente grave: durante un tentativo fallito di rapina in Minnesota, nel 1964, sparò e uccise una guardia giurata. Per questa ragione, venne condannato a un periodo di detenzione tra i 25 i 40 anni.

Nel carcere di Stillwater, in Minnesota, Johnson si abituò abbastanza rapidamente alla routine, che prevedeva diverse ore al giorno di lavoro ma gliene lasciava abbastanza libere per leggere e scrivere. Infatti, essendo sempre stato un accanito lettore, all'inizio, Johnson aveva approfittato della disponibilità di tempo per leggere tutto ciò che gli era capitato a portata di mano. Più tardi, però, gli venne voglia di scrivere e, dal 1966, provò a inviare degli articoli sulla vita in carcere per il Catholic Digest, sulla caccia al cervo per il Bow Hunting, sul commercio delle pelli per il Fur Fish Game, sugli animali del bosco per il Children's Friend, tutte riviste di cui era abituale lettore. La pubblicazione degli articoli gli fece prendere fiducia nei suoi mezzi espressivi e, nel 1967, si mise a scrivere un romanzo noir, avvalendosi anche delle sue esperienze dirette. Nacque così Silver Street, uscito nel 1968, che nel 1969 gli valse il premio Edgar per il miglior autore esordiente da parte della Mystery Writers of America, ex-aequo con il romanzo The Bait dell'ex poliziotta Dorothy Uhnak.


Due edizioni di Silver Street, noto anche come The Silver Street Killer

Silver Street sarebbe stato poi tradotto in Italiano da Longanesi, con il titolo Chi le sfrutta muore, nel 1972.

Silver Street, che ebbe 8 edizioni e fu tradotto in 4 lingue, è il primo dei 5 romanzi che vedono al centro della scena la figura del detective di polizia italoamericano Tony Lonto, in una serie ambientata in una imprecisata città del Midwest. Oltre ai romanzi con Tony Lonto, l'ultimo dei quali sarebbe uscito nel 1990, Johnson ne scrisse altri 6 senza personaggi fissi, uno dei quali (Mongo's Back in Town, del 1969) sarebbe diventato il tv movie The Return of the Killer, prodotto nel 1971 e interpretato da Telly Savalas e Sally Field.

Copertina del libro

Savalas e la Field nel tv movie

Un altro, The Judas, del 1971, sarebbe stato tradotto in Italiano nel Giallo Mondadori con il numero 1233 della collana e il titolo Mi chiamano Giuda, uscito il 17 settembre 1972.


L'esordio di Johnson era stato folgorante, con 6 romanzi che, pubblicati tra il 1968 e il 1971, gli erano valsi anche un discreto ritorno economico. In seguito però Johnson ebbe una pausa e, durante i 16 anni successivi, pubblicò un solo romanzo, nel 1975. Il lungo periodo di silenzio si deve a una fase di profonda depressione e alle sue conseguenze. Pensando che sarebbe stato giudicato riabilitato, Johnson si aspettava una riduzione della pena e la prossima liberazione, ma la commissione incaricata decise altrimenti. A quel punto, Johnson perse la testa e tentò una improbabile evasione, dalla quale fu rapidamente ripreso. Costretto di nuovo in galera e con un ulteriore aggravio di pena, cominciò a fare uso di droghe (nei penitenziari ne circolavano clandestinamente parecchie) e, nel 1979, fu sul punto di morire per un'overdose di eroina.









altri libri di Johnson

Ad aiutarlo a uscire dal tunnel della droga fu la seconda moglie, Kathy (Johnson ne aveva già avuta una di nome Suzanne tra il 1960 e il 1962) che lo incoraggiò a tornare a scrivere. In questo modo, tra il 1987 e il 1990, Johnson pubblicò i suoi ultimi 3 libri.

Nel 1989 ottenne la grazia e, dal 1992, si ritrovò a essere un uomo che aveva finalmente pagato ogni debito con la società. Ma, come nel 1960, di nuovo non riuscì più e reinserirsi in essa. Divenne alcolista e anche il suo matrimonio con Kathy finì miseramente. Trascorse l'ultimo periodo della sua vita da solo e, il 18 dicembre 1997, fu ritrovato morto in casa.

Nonostante le numerose edizioni e traduzioni dei suoi libri mentre era in vita, dopo la sua morte è stato ristampato soltanto The Judas una sola volta, nel 2003.

Silver Street è un romanzo incentrato sulla caccia a una singolare figura di serial killer, un giovanissimo ex militare di nome Cecil Stone, che ammazza i lenoni a pugnalate. Tony Lonto, un poliziotto italiano oggetto di discriminazioni da parte dei suoi colleghi wasp o originari dell'Est europeo, sfrutta la sua conoscenza del malfamato quartiere di Strip, dove è cresciuto, per portare avanti l'indagine, coadiuvato da un agente poco motivato di nome Ed Violet che gli è stato affibbiato come assistente.



Cecil Stone è appena tornato dal Vietnam e ha trovato che quella che credeva la sua ragazza, Tillie, si è impiccata con una calza. Si è convinto che la ragazza si sia uccisa perché costretta con la violenza a battere il marciapiede ma, in realtà, Tillie esercitava già il mestiere prima di conoscerlo e si è uccisa sotto gli effetti della droga. Ma Cecil non se ne dà per inteso e uccide uno dopo l'altro tutti i lenoni che incontra, alla ricerca di quello che avrebbe rovinato la vita di Tillie.

Nello stesso equivoco di Cecil è caduto anche Tony Lonto, innamorato di una ragazza di nome Anna Ryan senza sapere che è anch'essa una prostituta. Anna Ryan, a differenza di Tillie, è davvero costretta da un magnaccia, Frenchie Labiche, a prostituirsi, e vorrebbe cambiare vita ma, quando Lonto viene a conoscenza del suo vero mestiere durante l'indagine, rompe ogni rapporto con lei.

Il protagonista di The Judas è invece Jericho Jones, detto appunto Judas, un killer spietato che, appena uscito da un periodo di detenzione, viene ingaggiato da un boss di Chicago, Tony Candoli, per recarsi a Kansas City e fare luce sulla misteriosa scomparsa del figlio, Johnny. A Kansas City la situazione appare però molto ingarbugliata, con tutti gli ex scagnozzi di Candoli, che aspirano tutti a mettersi in proprio, intenti a scannarsi tra loro. Jericho impiega molto tempo a districare la matassa, mentre la successione di omicidi allerta la polizia, e finisce anche ferito da una sua ex, Judy, che gli spara a tradimento. In questa fase viene aiutato da una prostituta, Connie, che lo assiste gentilmente, cosa che però non impedisce a Jericho di rispedirla in strada quando non gli serve più. All'origine della guerra tra bande a Kansas City c'è però una circostanza che sarà svelata solo da un colpo di scena finale.


Johnson scrive piuttosto bene e il suo cinismo, nelle vicende che narra, non è mai fuori posto. I suoi personaggi seguono sempre filosofie di vita piuttosto nichiliste, come del resto è prevedibile, e, anche se non sono ancora così completamente abbrutiti come i loro antagonisti, non sembrano avere speranze di potersi tirare fuori dalla realtà del crimine e dell'emarginazione. In questo senso, assomigliano moltissimo al loro autore.




domenica 25 ottobre 2020

"The Todd Dossier": scritto da Robert Bloch, firmato da Collier Young

 Le storie legate a film mai fatti, a volte, sono ancora più romanzesche dei film stessi. Non è questo il caso, perché l'intreccio del film fantasma di cui tratteremo era davvero avvincente, ma la vicenda che sta alle sue spalle merita comunque di essere conosciuta.

I fatti prendono l'avvio nel 1968, quando la Center Films decide di ingaggiare come sceneggiatori addirittura una delle coppie di intellettuali più à la page di quel tempo: John Gregory Dunne e Joan Didion, che si sono già fatti un nome come giornalisti e saggisti, lei anche come icona di stile minimalista ma raffinato nel vestire, lanciato in quello stesso anno da un servizio fotografico in cui appare insieme alla sua auto, una Corvette Stingray.


Joan Didion (nata nel 1934) e John Gregory Dunne (1932-2003)



Tre immagini dal servizio della Didion con la Corvette Stingray

A muovere i fili dell'operazione è un produttore dal carattere spregiudicato, famoso non solo per le sue intuizioni artistiche ma anche per i suoi numerosi e famosi matrimoni, Collier Hudson Young.

Young, nato a Indianapolis il 19 agosto 1908, laureato al Dartmouth College, ex pubblicitario, è entrato nel mondo del cinema come story editor della RKO nel 1940 e si è poi associato ad Howard Hughes in una società per produrre film a basso budget, nel 1948. 


Un'immagine giovanile di Howard Hughes (1905-76)

Da qui in poi ha inanellato una serie di buoni successi commerciali, con pellicole abbastanza coraggiose secondo il gusto del tempo, come “Act of violence” (interpretato, tra gli altri, da un altro laureato del Dartmouth, Robert Ryan), “The outrage” e “The Hitch-Hiker”, questi ultimi due diretti dall'allora sua moglie, l'attrice Ida Lupino. 


Collier Young con Ida Lupino (1918-95)



locandine dei tre film citati

Successivamente, il loro matrimonio naufraga quando Young si mette con Joan Fontaine, che è stata partner della Lupino in “The bigamist”, un film che si dice ispirato proprio dalle infedeltà di Young. Con la Fontaine sembra formare la coppia perfetta, sfruttata anche dai pubblicitari, ma neanche questa unione dura, perché Young si sposerà ancora con la modella Marjorie Ann Marsh, portando il numero definitivo dei suoi matrimoni a cinque (ce n'erano stati altri due prima della Lupino).


Young con Joan Fontaine (1917-2013) e la loro figlia

Una pubblicità con Young e la Fontaine

Marjorie Ann Marsh, detta Meg (1925-2010)

Intanto, continua a produrre film di successo a basso budget, come “The Huk!” e “The Halliday Brand”.


Locandine dei film citati

È molto attivo anche come produttore televisivo: il suo primo lavoro di successo, in tal senso, è la serie “Mr Adams and Eve”, interpretato dall'ex moglie Ida Lupino insieme al nuovo marito Howard Duff. Negli anni '60, quando la televisione ha letteralmente un boom, Young produce serie di successo come “One Step Beyond”, la premiatissima “The Rogues”, “The Wild, Wild West” e soprattutto la celeberrima “Ironside”.

Ida Lupino in uno scatto pubblicitario per "Mr Adams and Eve"

Ida Lupino e Howard Duff  (1913-90)

Titoli di "One Step Beyond"

Il cast di "The Rogues": Charles Boyer, Gig Young, David Niven, Robert Coote e Gladys Cooper

Riedizione di "The Wild, Wild West"

I protagonisti di "Ironside": Don Galloway, Barbara Anderson, Don Mitchell e Raymond Burr

Una scena da "Ironside"

Nel 1968, come si diceva, pensa a un ritorno in grande stile al cinema e ingaggia Dunne e la Didion per sceneggiare un film ispirato alla figura del suo vecchio socio Howard Hughes, celebre per le sye eccentricità. Deciso a fare le cose in grande, ingaggia anche uno scrittore di lungo corso come Robert Bloch per ricavare una novelization dalla sceneggiatura del film. Bloch, che in quel momento è a corto di liquidi, accetta per contratto di rinunciare ai diritti del libro in cambio di un pagamento a forfait immediato.


Robert Bloch (1917-94) da giovane e da anziano

Non si sa se c'entri Hughes o no, ma sta di fatto che il progetto del film naufraga. Dopo qualche mese di lavoro, nei quali sia Dunne, sia la Didion, sia Bloch si impegnano molto seriamente, Young getta la spugna e decide che il film non può essere girato.

La sceneggiatura, ormai inutilizzabile, finisce in un cassetto dal quale chissà se mai riemergerà. Ma resta, se non altro, la novelization di Robert Bloch, un autore che, nonostante le tante pubblicazioni, è alla prima esperienza con il genere, pur essendo stato uno degli sceneggiatori del celebre “Psycho” di Hitchcock (tratto da un suo romanzo).

Locandina di "Psycho"

Sorprendentemente, però, Bloch ha fatto un eccellente lavoro. Chiunque legga il romanzo si rende conto che ha tutte le qualità per piacere e diventare un bestseller. Il fatto è che però Bloch ne ha ceduto tutti i diritti a Young. E, infatti, Young contratta con l'editore Dell per pubblicarlo per proprio conto.

The Todd Dossier” sarà pubblicato nel 1969 con la firma di Collier Young, otterrà lusinghieri giudizi critici, venderà molte copie e sarà tradotto in diverse lingue: ma, di tutto questo, Bloch non vedrà neppure un centesimo. Ci saranno anche inutili azioni legali, durante le quali Young e l'editore Dell faranno a scaricabarile riguardo chi abbia deciso di escludere Bloch.



Tre edizioni in Inglese di "The Todd Dossier"


Due edizioni francesi

L'edizione italiana, uscita nel 1971

La questione, comunque, interessa a pochi e sarà rivelata al pubblico solo due decenni dopo, nell'autobiografia di Bloch, “Once Around the Bloch”, in toni molto sarcastici.

L'autobiografia di Bloch

Quando questo avviene, Young è già morto. Se ne è andato in seguito alle conseguenze di un incidente automobilistico, il giorno di Natale del 1980.

La tomba di Young e dell'ultima moglie. Si trova ad Arlington, perché Young, durante la guerra, lavorò per l'Esercito degli Stati Uniti come autore di documentari


Dunne e la Didion, al cinema, ci sono arrivati comunque. Insieme hanno scritto almeno tre film di una certa importanza: “The Panic in Needle Park” (il film dell'esordio di Al Pacino) e i famosissimi “A Star is Born” (“È nata una stella”) e “True Confessions” (“L'assoluzione”), tratto dal romanzo di Dunne stesso ispirato al caso della Black Dahlia. La Didion ha sceneggiato anche “Play it as it lays” e un altro film molto famoso, “Up Close & Personal” (“Qualcosa di personale”).





Locandine di tutti i film appena citati

Dunne è morto nel 2003.

Due loro nipoti, fratello e sorella, hanno intrapreso la carriera cinematografica come attori: Griffin Dunne non ha bisogno di presentazioni. La sorella minore Dominique Dunne, invece, subito dopo aver dato una buona prova nel film “Poltergeist”, fu uccisa dall'ex compagno che non accettava la fine della loro relazione.

Griffin Dunne (1955)

Dominique Dunne (1959-82)

Bloch è morto nel 1994.

The Todd Dossier” è un romanzo avvincente, costruito come un collage di fonti diverse come si usava spesso fare nel XIX secolo, in modo da far presentare la vicenda attraverso le voci di diversi personaggi, che esprimono punti di vista diversi sui fatti.

Al centro dell'intreccio, c'è la grave cardiopatia che affligge uno spregiudicato miliardario, Hollis Todd, che potrebbe essere salvato solo con un trapianto (tema di grande attualità al tempo, dato che i primi trapianti di cuore risalgono al 1967). Todd è un generoso finanziatore di ospedali e istituzioni di ricerca scientifica e uno di questi, sito a Los Angeles, lo chiama perché è stato trovato un organo compatibile con i suoi tessuti. Tuttavia, quando Todd viene ricoverato, arriva la doccia fredda, perché i familiari del donatore non autorizzano l'espianto per ragioni di fondamentalismo religioso. La situazione sembra precipitare ma, miracolosamente, arriva un nuovo donatore, un giovane morto in un incidente automobilistico.

L'équipe guidata dal dottor Walter Geiger compie un intervento magistrale e Hollis Todd sembra salvo. Tuttavia, uno dei medici della équipe stessa, Charles Everett, si insospettisce quando va a esaminare alcuni segni sul corpo del donatore, Tony Polanski, un ex atleta. Everett comincia a pensare che l'incidente in cui Polanski è morto non sia stato casuale.

Sia pure tra mille difficoltà e incontrando ogni sorta di ostacoli, Everett compie una indagine personale sui fatti, e scopre che Polanski, ridotto sulla sedia a rotelle da una malattia progressiva dei muscoli e affetto da una forma tumorale che gli lasciava solo pochi mesi di vita, era già un paziente del centro di ricerca e dunque le sue caratteristiche genetiche potevano essere note anche a chi si occupava della ricerca di donatori di organi. Riesce anche a identificare l'uomo alla guida dell'auto che avrebbe accidentalmente travolto Polanski mentre questo scendeva a tutta velocità da una discesa sulla sua sedia a rotelle, e una donna che, pochi istanti prima dell'incidente, è stata vista parlare con Polanski. I due sembrano corrispondere a una coppia di passaggio per Los Angeles. Ma, quando va a parlare con loro, trova che sono appena morti in un incendio che sembra accidentale.

Quando Todd sta per essere dimesso per andare a trascorrere la convalescenza nella sua lussuosa residenza, Everett riesce a incontrarlo e gli rivela di sapere tutto. Todd si uccide mentre il suo jet privato lo sta riportando a casa, lasciando una registrazione in cui rivela come sono andate le cose.

Benché il finale risulti un po' sforzato (sembrerebbe più realistico che Todd faccia uccidere Everett e la moglie, unica sua confidente), l'andamento della narrazione è sempre appassionante e mai scontato. Fino alla confessione di Todd, anche quando si è capito che l'incidente di Polanski non è stato casuale, non si sa chi abbia preso le decisioni, se Todd stesso o qualcuno dei suoi zelanti collaboratori.