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martedì 19 novembre 2019

Avvistamento, equivoco o burla? Il Dover Demon del 1977


Dover, nella contea di Norfolk, Massachusetts, è una cittadina ricca e prospera immersa tra le aree rurali e quelle boschive, per cui è facilmente visitata da animali da allevamento o selvatici. Tuttavia, la creatura che alcuni adolescenti affermarono di aver visto nella primavera del 1977 non è stata ancora identificata con certezza.
Tutto cominciò la sera del 21 aprile di quell'anno, quando il 17enne William Bartlett, che stava guidando lungo la strada chiamata Farm Street, circondata da campi e boschi, vide uno strano essere che si arrampicava su un muro di pietra, alla sua sinistra. L'essere sembrava alto circa 150 cm, con una testa ovale grande come il tronco e lunghe braccia e gambe. Il volto sembrava privo di lineamenti e la pelle color pesca, lucida come quella di un pesce. Erano circa le 22.

William Bartlett al tempo dei fatti

Il suo disegno

Più tardi, verso le 00,30, un altro giovane, il 15enne John Baxter, che stava tornando a casa dopo aver incontrato la sua ragazza, arrivato all'incrocio tra Farm Street e Miller Hill Road, si vide venire incontro un conoscente, tale Bourchard, un ragazzo che soffriva di idrocefalia. Ma, quando questo arrivò a circa 5 metri, John si rese conto che non era Bourchard, bensì un essere di circa 150 cm dalla testa molto grande, molto rassomigliante alla creatura appena vista da Baxter e con gli occhi luminosi. L'essere scappò verso nel bosco vicino e John lo inseguì per un tratto, fino al fiume. Qui, i due restarono per qualche istante a guardarsi, finché John ebbe paura e scappò a casa.

Il disegno di John Baxter

La notte successiva, verso mezzanotte, il 18enne Will Taintor e la 15enne Abby Brabham erano in giro in macchina lungo Springdale Avenue, quando la ragazza vide una figura sul ciglio della strada, dal lato sinistro, vicino al ponte. La creatura aveva la testa oblunga e li guardava con occhi luminosi.
In tutti e tre i casi, gli autori degli avvistamenti realizzarono, subito dopo, dei disegni di ciò che avevano visto, ma ne parlarono poco in giro.
Tuttavia, rendendosi conto che altri avevano avuto la sua stessa visione, William Bartlett realizzò dei disegni dettagliati della creatura e li distribuì in giro, alla ricerca di altri testimoni. La storia si diffuse al punto da finire sui giornali, il Boston Herald e il Boston Globe, che pubblicarono degli articoli al riguardo il 16 maggio.
Un articolo del tempo con la mappa degli avvistamenti

Bartlett risollevò la questione l'anno dopo, quando affermò che, mentre era con la sua ragazza nella macchina parcheggiata in Farm Street, sentì un urto contro il veicolo e vide una creatura simile a quella vista l'anno prima, che si allontanava.
Anche se molti hanno subito parlato di invasione aliena, le teoria sulla natura della visione sono tante e molto variegate. Per esempio, si è parlato dei Mannegishi, ossia delle ipotetiche piccole creature umanoidi che sarebbero state avvistate dai nativi americani Cree nel Canada meridionale. I Mannegishi sono una delle tante forme con cui le tradizioni locali di parecchie parti del mondo identificano il Piccolo Popolo di umanoidi che ritengono vivere nei boschi.

Raffigurazione artistica del Mannegishi

Altri, più realisticamente, hanno parlato di un animale selvatico ancora non descritto o mutante. L'ufologo (sempre piuttosto scettico) Martin Kottmeyer ha ipotizzato che potesse essere un giovane alce, di un'età tale da non avere ancora le corna.
Martin Kottmeyer

A studiare maggiormente il fatto fu un criptozoologo, Loren Coleman, colpito dalla frequenza delle apparizioni in zona. Infatti, nell'area di Dover, questo tipo di avvistamenti è un fenomeno che si è già verificato. Ce ne sono stati almeno tre precedenti. Coleman ipotizzò anche che la collina rocciosa vicina a Farm Street, Polka Stone, si chiami in realtà Pooka Stone, con un chiaro riferimento al Piccolo Popolo.
Loren Coleman e una ricostruzione del Bigfoot

Coleman, per verificare tutte le ipotesi, controllò presso tutti gli allevatori di cavalli della zona se fosse scappato un puledro in quei giorni, ma non ne erano scappati. Gli alci sono stati visti qualche volta in quell'area ma, in quella stagione, se ce ne fosse stato uno, avrebbe raggiunto i 300 kg di peso.
Molti anni dopo, un altro ragazzo di quel periodo, Mark Sennott di Sherborn, un paese vicino, dichiarò di aver visto fuggevolmente un qualcosa che poteva assomigliare all'avvistamento di Dover nella Springdale Avenue di Channing Pond, nel 1972.
La vicenda ha portato molta fama e molti turisti a Dover, oltre a ispirare personaggi di fumetti e serie tv, ma gli stessi abitanti sono in gran parte scettici. La polizia locale finì per archiviare il caso come uno scherzo goliardico di alcuni adolescenti che si erano messi d'accordo tra loro.

venerdì 4 agosto 2017

I fantasmi del volo 401

Una delle più celebri storie di fantasmi del XX secolo è quella che nasce dalla vicenda di un disatro aereo americano, avvenuto la sera del 29 dicembre 1972, quando un Lockheed L-1011 Tristar della Eastern Airlines, proveniente da New York, volo 401, cadde nelle paludi delle Everglades in Florida, a pochi km dall'aeroporto di Miami.
L'aereo, chiamato Aircraft 310, poteva imbarcare fino a 229 passeggeri ma aveva a bordo complessivamente 173 persone, compresi 13 membri dell'equipaggio. In conseguenza dell'impatto, avvenuto alla velocità di oltre 400 km/h, morirono 101 persone, 99 delle quali istantaneamente o nei minuti immediatamente successivi, nonostante il tempestivo arrivo dei soccorsi. Il bilancio avrebbe potuto essere molto più grave se il suolo paludoso non avesse assorbito gran parte dell'energia dell'urto.
Un Tristar come quello coinvolto nell'incidente
Un'immagine del disastro

La successiva inchiesta della National Transportation Safety Board (NTSB) dimostrò che il disastro si era verificato per una incredibile fatalità. Mentre stava cominciando la discesa verso l'aeroporto di Miami, l'equipaggio si era reso conto di un malfunzionamento di una spia, la mancata accensione della luce di posizione che avrebbe dovuto indicare la corretta discesa nella posizione giusta del carrello anteriore del carrello. Dalle conversazioni radio con la torre di controllo di Miami, risultò che secondo il comandante e l'ingegnere di volo la spia non si era accesa solo perché la lampadina era fulminata, mentre il carrello sarebbe sceso regolarmente al suo posto. Il comandante inviò l'ingegnere nel vano sotto la cabina di pilotaggio (il “buco infernale” in gergo) a controllare lo stato delle lampadine ma, poiché l'ingegnere non riusciva a venire a capo della situazione, a un certo punto decise di scendere anche lui a dargli una mano. Così facendo, urtò accidentalmente la cloche, spostandola dalla modalità “mantenimento di quota” alla modalità “beccheggio” (“Pitch”) ossia discesa graduale. Poiché in quel momento l'aereo procedeva guidato dal pilota automatico, nessuno se ne accorse. Quando il velivolo scese dalla quota iniziale di circa 600 metri a quella di meno di 100 metri, suonò un breve allarme acustico ma anche questo passò inosservato per via del trambusto provocato in cabina dalla faccenda della spia difettosa, anche perché a occuparsene avrebbe dovuto essere l'ingegnere di volo, in quel momento impegnato nel vano inferiore.
L'analisi dei rottami mostrò che il comandante e l'ingegnere non si erano sbagliati, riguardo al problema: il carrello anteriore era regolarmente sceso in posizione e la lampadina della relativa spia non si era accesa in quanto fulminata. La sostituzione tempestiva di un pezzo da pochi dollari avrebbe salvato la vita di 101 persone.
L'inchiesta non poté giovarsi molto del contributo dei diretti interessati, perché il comandante Robert Loft (un 55enne che volava dagli anni '30 ed era classificato al 50° posto tra gli oltre 4000 piloti delle principali compagnie aeree americane) morì tra i rottami della cabina di pilotaggio mentre i primi soccorsi cercavano di estrarlo; mentre l'ingegnere di volo Donald Repo (un 51enne con 25 anni di servizio immacolato nella Eastern Airlines) raggiunse ancora vivo un ospedale di Miami ma morì dopo 2 giorni senza riprendere conoscenza; il primo ufficiale Albert Stockstill (un 39enne che costruiva piccoli velivoli per hobby) era già deceduto sul colpo nell'impatto.
Le autopsie accertarono che Repo era affetto da un fastidioso raffreddore e che Loft aveva un tumore cerebrale non diagnosticato nell'area della vista, ma nessuna delle due situazioni era tale da condizionare significativamente l'operato dei due.
Robert Loft e Donald Repo
Foto di gruppo delle hostess del volo 401, dalla fotocamera di una di esse: tre moriranno nel disastro

La vicenda, oltre a occupare per lungo tempo le pagine di cronaca dei giornali, ebbe ovviamente moltissimi strascichi giudiziari, amministrativi e assicurativi.
Ciò che invece non è altrettanto ovvio è che, già nei mesi successivi al fatto, cominciarono a circolare storie di apparizioni dei membri dell'equipaggio deceduti in altri aerei e voli della Eastern Airlines.
Una di queste racconta che, nel 1973, addirittura il vice-presidente degli Usa, che stava partendo dall'aeroporto JFK per recarsi il Florida su un altro Tristar, sarebbe stato accompagnato alla sua cabina di lusso da un ufficiale alto ed elegante, che poi sarebbe scomparso all'improvviso, la cui descrizione corrisponde a quella di Robert Loft. Le pagine che la riportano, non precisano quale sia stato il vice-presidente coinvolto, dato che nel 1973 la carica fu occupata fino a ottobre da Spiro Agnew, che poi si dimise dopo un'accusa di evasione fiscale, e successivamente da Gerald Ford, che sarebbe diventato presidente nel 1974.
In un altro racconto, a un ingegnere di volo di un Tristar, intento a svolgere un controllo pre-volo appare Donald Repo, seduto al posto del primo ufficiale, che gli dice di aver già svolto i controlli e che tutto va bene, prima di scomparire.
Un altro racconto ancora narra dell'apparizione del volto di Repo sul quadro degli strumenti che il comandante di un altro Tristar stacontrollando e della sua voce che dice “Non ci sarà mai più un altro incidente su un Tristar. Non lo permetteremo.”
Un'altra storia è quella in cui in un Tristar che sta volando a 13.000 metri di quota si sente un colpo proveniente dal “buco infernale”, i membri dell'equipaggio aprono il portello per vedere di cosa si tratta e si trovano davanti, per un istante, Repo, che subito dopo scompare.
Repo sarebbe poi apparso altre volte soprattutto in cambusa o addirittura in mezzo ai passeggeri.
Ma l'apparizione considerata più importante e clamorosa è quella in cui, in un fantomatico volo 903 da New York a Città del Messico, la hostess Fay Merryweather, intenta a preparare i pasti in cambusa, si trova davanti la faccia di Repo aprendo un forno elettrico, e gli sente dire “Attenzione al fuoco durante questo volo.” Il volo finisce bene, ma al ritorno c'è un piccolo incendio a bordo che costringe il velivolo a tornare precipitosamente a Città del Messico. Indagini successive scoprono che il forno in cui è apparso Repo era stato inizialmente montato sul Tristar del volo 401 e, una volta recuperato intatto nella zona del disastro, era stato rimontato sul nuovo aereo.
Anche se lo scrittore John G. Fuller, nel suo libro The Ghost of Flight 401 (che ha ispirato un celebre tv movie) cita oltre 20 apparizioni di Loft e Repo solo tra il 1973 e il 1976, sembra che le storie abbiano preso origine dalla dichiarazione di un pilota intervistato da una importante rivista americana di sicurezza aeronautica, la Flight Safety Foudation. Questo pilota, mentre conduceva un Tristar, aveva avuto un'avaria a un motore ed era stato costretto a un atterraggio d'emergenza. Nel descrivere le sue sensazioni in quel momento, aveva detto, ironicamente, “Ho visto il fantasma di Don Repo accanto a me.” Questo episodio fu riportato da Fuller come verità inconfutabile.
In seguito alla pubblicazione del libro di Fuller, alcuni ex dipendenti della Eastern Airlines aggiunsero altri dettagli più o meno fantasiosi alla vicenda. Uno arrivò a dichiarare che Frank Borman, il maggiore azionista della compagnia, avrebbe assunto un santone per praticare un esorcismo sui suoi aerei. Queste illazioni sono cessate quando Borman, dopo aver liquidato tutta la faccenda come “merda” ha cominciato a minacciare azioni legali contro i responsabili.
Il dettaglio di Donald Repo che appare in un forno recuperato dal Tristar caduto è ai limiti dell'umorismo involontario. E' stato accertato, infatti, che modello e marca dei forni montati su quel Tristar non sono gli stessi dei forni montati su altri Tristar, particolarmente proprio su quello del volo 903.
Don Repo appare nel forno, in un fotogramma del tv movie tratto dal libro di Fuller

I familiari di Robert Loft hanno denunciato John G. Fuller per violazione della privacy, poiché Fuller avrebbe impiegato il nome del loro congiunto deceduto per imporre all'attenzione del pubblico come vera una storia che è a tutti gli effetti inventata. Il tribunale ha dato loro torto, affermando che il nome di Loft era ormai così famoso da appartenere di fatto al pubblico dominio.



giovedì 23 febbraio 2017

Storie di fantasmi australiani

Tra le più note storie di fantasmi raccontate con dovizia di particolari dall'instancabile Charles Berlitz nei suoi libri (nella fattispecie, World of Strange Phenomena, del 1988), una delle più suggestive è quella di Frederick Fisher, che avrebbe smascherato il proprio assassino tornando dall'aldilà apposta per indicare a un conoscente il luogo in cui rinvenire il cadavere.
Rappresentazione ottocentesca dell'apparizione di Frederick Fisher

Due immagini del primo '900 del presunto luogo dell'apparizione

Più in dettaglio, la vicenda risale al 1826. Fisher, nato nel 1791, era un ex galeotto inglese condannato alla deportazione in Australia. Questo non significa necessariamente che fosse un delinquente: Arthur Koestler, nelle sue Riflessioni sull'impiccagione, ricorda che a quei tempi si poteva finire sul patibolo anche per un furto dal valore di 40 pence, l'equivalente del costo di un fazzoletto ricamato; la causa più comune di incarcerazione, tuttavia, era l'accattonaggio: i senza fissa dimora erano numerosissimi, anche perché le industrie del tempo (quasi sempre tessili) avevano il solo obbligo verso i dipendenti di retribuirli in base all'anzianità, e quindi tendevano a licenziare il personale con più anni di servizio per sostituirlo con apprendisti cui spettava un salario più basso (riportato in Breve storia del lavoro di Melvin Kranzberg e Joseph Gies).
In effetti, dopo pochi anni di lavori forzati, Fisher fu graziato per buona condotta e ricevette una concessione relativa a un appezzamento di terra (in Australia la terra abbondava) nel territorio di Campbelltown, Nuovo Galles del Sud, che riuscì a far fruttare con successo, diventando un piccolo possidente relativamente benestante, proprietario di una casa e di diversi animali. Nel 1825, però, tornò per un breve periodo in prigione, per via di debiti non pagati e, poco dopo il suo rilascio, scomparve, il 17 giugno 1826, dopo aver pagato alcuni suoi salariati e aver detto che andava a bere qualcosa con un amico.
La posizione di Campbelltown rispetto a Sydney, distante circa 60 km

Il suo vicino e migliore amico George Worrall, anche lui un ex galeotto inglese rilasciato per buona condotta, dichiarò che Fisher aveva deciso di tornare nella madrepatria ed era partito per imbarcarsi. Tuttavia, qualche tempo dopo, un altro abitante di Campbelltown, James Hurley (da alcune fonti riportato come Farley), tornando a casa in una notte di luna piena, vide una figura che emanava luce bianca, quella di un uomo seduto sullo steccato che separava la strada dai binari della ferrovia. La figura, dall'aspetto terrificante, gemette e indicò ripetutamente un torrente che scorreva oltre la liena ferroviaria, guarda caso proprio dietro alla fattoria di Fisher. Hurley svenne per l'emozione e la paura ma, appena ripresosi, corse ad avvertire le autorità. Un gruppo di operai si mise a dragare il torrente, rinvenendo il corpo semi-decomposto di Fisher il 31 ottobre 1826. Messo alle strette, Worrall finì per confessare di aver ucciso l'amico per errore, scagliando un pezzo di metallo per colpire un cavallo imbizzarrito che stava puntando minacciosamente su entrambi e colpendo accidentalmente Fisher che si trovava sulla traiettoria.
Non fu creduto, anche perché nei giorni precedenti aveva cercato di vendere tutte le proprietà di Fisher sostenendo di averle acquistate da lui prima della partenza, benché non esistesse alcun atto di compravendita a suo nome, mentre invece a casa sua furono ritrovati tutti gli atti di compravendita a nome di Fisher, evidentemente sottratti a quest'ultimo dopo morto.
Worrall fu impiccato il 5 febbraio 1827.
La storia del fantasma di Fisher fu raccontata per la prima volta sull'almanacco (un tipo di pubblicazione periodica inventata da Benjamin Franklin e molto diffusa a quel tempo nei Paesi anglofoni) Tegg Monthly Magazine, n°1, marzo-luglio 1836, da un autore rimasto sconosciuto, e da allora è stata ripresa molte altre volte, prima di arrivare a Berlitz.
Se andiamo a vedere le carte relative al processo, ancora disponibili a Sydney dove fu celebrato (alcuni documenti riportano che fu celebrato a Forbes, sempre nel Nuovo Galles del Sud, ma questa città è stata fondata solo nel 1861 e la sua area risulta disabitata fino al 1834, quando vi furono scoperte alcune miniere d'oro; oltre al fatto che la distanza tra Forbes e Campbelltown è circa 8 volte quella tra Campbelltown e Sydney), dell'apparizione del fantasma non si fa menzione neppure una volta. Sono riportate tutte le testimonianze, dalle quali emergono ulteriori dettagli che sembrano indicare la malafede di Worrall. Ad esempio, Worrall riferì che Fisher aveva acquistato un biglietto per partire sulla nave Lord St. Vincent, ancorata a Sydney. Ma in quel periodo nessuna nave con quel nome o nomi simili era mai passata per Sydney. Worrall aveva anche attribuito la fuga di Fisher al bisogno di sottrarsi a dei creditori, ma risultava invece che Fisher, dopo l'esperienza del carcere appena trascorsa, fosse ormai in regola con tutti. Worrall non aveva un alibi per la notte della scomparsa di Fisher e, pur essendo in possesso dei beni di Fisher, evitava di parlare di questo quando qualcuno sollevava la questione della sua scomparsa.
I sospetti su Worrall dovevano essere stati già piuttosto pesanti, dato che il ministro delle Colonie Alexander Mcleay aveva promesso una ricompensa di 20 sterline a chi avesse ritrovato Fisher o il suo corpo. A ritrovare Fisher erano stati alcuni operai aborigeni che partecipavano alle ricerche nella squadra di un certo George Luland, o Newland secondo altre versioni, un poliziotto che aveva scoperto delle tracce di sangue su una palizzata vicina al fiume: anche se non è chiaro dove sia stato rinvenuto, dato che un referto parla di corpo ritrovato seppellito in un campo di lato al torrente e un altro di corpo estratto direttamente dal torrente. La posizione del corpo fu comunque scoperta per via dell'odore di putrefazione che questo emanava, riconosciuto da un aborigeno di nome Gilbert. Appena scoperto il corpo, il capo della polizia di Campbelltown, Robert Burke, andò ad arrestare Worrall.
Dettaglio alquanto inquietante, il funzionario del governo che amministrava la proprietà di Fisher in attesa che il fratello, suo unico erede, arrivasse da Sydney, si suicidò durante l'esercizio di questa funzione, nello stesso 1827. Ma non esiste alcun collegamento tra i due fatti.
La vicenda del fantasma di Fisher, dunque, è pura fantasia.
Gli abitanti di Campbelltown, tuttavia, hanno reso questa storia lo spunto per far diventare la loro cittadina una importante attrazione turistica. Molti edifici del tempo sono sono stati restaurati e fanno bella mostra di sé in città (la ex casa di Worrall è diventata il teatro cittadino); ogni anno, Campbelltown ospita un festival dedicato ai fantasmi, che si tiene dal 3 al 18 novembre, con sfilate di carri e maschere e manifestazioni di altro tipo.

Immagini dal Festival dei Fantasmi di Campbelltown

La casa di George Worrall trasformata in teatro cittadino


Riferimenti locali alla storia di Fisher

Dopo quella di Fisher, infatti, sono nate molte altre storie di fantasmi nella zona.
La più recente (riportata dai giornali locali nel 2016) è quella relativa alla ragazza insanguinata e piangente dagli abiti stracciati che infesterebbe la stazione ferroviaria di Macquarie Fields, a meno di 15 km da Campbelltown. Tale ragazza sarebbe stata investita da un treno.
La stazione ferroviaria di Macquarie Fields

Indagini recenti hanno appurato che una donna fu effettivamente investita da un treno in arrivo a Macquarie Fields, alle 15,53 di sabato 7 luglio 1906. La donna si chiamava Emily Kay Georgenson, era nata in Scozia il 19 giugno 1864 e si era trasferita in Australia con la famiglia, al seguito del padre, capitano di navi mercantili, nel 1879. Nubile, da qualche tempo non stava bene ed era stata ricoverata in un “ospedale” (forse un manicomio) di Wahroonga, perché sofferente di “insonnia e malinconia”. Quel giorno, aveva avuto il permesso di far visita ad alcuni parenti a Glenfield, ma era stata accompagnata da un'infermiera. Al ritorno, Emily era sfuggita alla sorveglianza di questa, saltando giù dal treno un attimo prima della partenza (l'infermiera sarebbe poi scesa alla prima fermata, Ingleburn, e avrebbe tentato inutilmente di raggiungerla), poi era salita su un altro convoglio diretto a Macquarie Fields. Qui, era scesa e si era rifugiata momentaneamente in un capanno per gli attrezzi vicino ai binari. All'arrivo del treno successivo, era corsa sui binari e si era gettata sotto le rotaie. I medici legali che lavorarono sul caso non ebbero mai dubbi sul fatto che si trattasse di un suicidio.
La posizione di Macquarie Fields rispetto a Campbelltown

La distanza tra Macquarie Fields a Glenfield

La distanza tra Macqarie Fields e Ingleburn

La distanza tra Wahroonga e Macquarie Fields




giovedì 14 aprile 2016

Al di là dei confini

Un tema che finisce, in un modo o in un altro, per appassionare o coinvolgere chiunque, è quello del paranormale. Si può dire che, per l'uomo moderno, tale argomento abbia preso il posto che, qualche secolo fa, era occupato dalle discussioni di natura teologica (ma, se non altro, discutendo di paranormale non si rischia di finire sul rogo): alcuni lo affrontano con fede cieca, altri con totale scetticismo, altri ancora (purtroppo una minoranza) con una lucidità che non concede nulla alle posizioni estremiste.
E' ovvio, quindi, che i cataloghi delle case editrici siano zeppi di titoli che trattano, dai diversi punti di vista, del paranormale. La moda della New Age, il "bisogno di spiritualità di fine millennio" e, più semplicemente, il fatto che molta gente, almeno in Occidente, non sia afflitta da assillanti preoccupazioni quotidiane e quindi sia libera di passare il tempo pensando a ciò che vuole, fanno il resto.

Se si ha la pazienza di osservare accuratamente i lettori che si incontrano (per esempio su un treno o su una panchina dei giardini pubblici) si può notare facilmente quanto siano apprezzati i volumi che parlano di civiltà scomparse, misteri irrisolti, tradizioni perdute, e qualsiasi altro argomento "esoterico".
Il lettore dotato di una certa esperienza è in grado di distinguere subito il grano dal loglio, per dirla in termini biblici.

Chi scrive ricorda benissimo che, durante la sua infanzia negli anni '70, si potevano trovare dappertutto volumi come quelli pubblicati soprattutto dalla Sugar, ad esempio quelli scritti da Leo Talamonti o Peter Kolosimo, dai titoli molto suggestivi come Universo proibito o Terra senza tempo, che narravano, senza essere apparentemente sfiorati dal minimo dubbio, di imperi scomparsi, civiltà aliene e luoghi in cui poteva accadere di tutto. Tali racconti mancavano sempre della minima base razionale, e nemmeno venivano citate fonti attendibili, ma se non altro erano scritti piacevolmente e, se li si leggeva come un tipo particolare di fantascienza, non facevano rimpiangere il tempo e i soldi spesi.


Nello stesso periodo, alcuni intraprendenti scrittori americani fecero fortuna scrivendo best-sellers su questioni "irrisolte", anche perché letteralmente inventate di sana pianta: un esempio autorevole è quello di Charles Berlitz, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo rivelando le "Verità nascoste" dietro il Triangolo Maledetto delle Bermude o l'Area 51 di Roswell; ma anche Jay Anson, con il suo Orrore di Amityville, non se l'è cavata male. Contemporaneamente, in Italia, arrivarono anche i libri più vecchi firmati da Vincent Gaddis. Anche in questi casi, restiamo al livello di Talamonti e Kolosimo: in pratica, simpatici da leggere ma inattendibili a qualsiasi livello.





Durante gli anni '80, invece, la gente era più che altro impegnata a fare soldi e, quindi, esoterismo e spiritualità venivano considerati, più o meno, roba da minorati. Potrebbe sembrare che sia stato un progresso, ma non è così: si trattava, infatti, di un atteggiamento dettato non dalla razionalità, ma dal cinismo. Inoltre,il fatto che la maggior parte delle storie si siano rivelate inventate e la maggior parte delle prove false, non significa che si debba fare di tutta l'erba un fascio.

Alcune questioni, non molte, meriterebbero ben altra attenzione: e il rifiutarle in blocco perché ritenute non foriere di immediati guadagni (ogni forma di ricerca, com'è noto, ha bisogno di finanziamenti, e chi finanzia lo fa sempre con un preciso tornaconto), non è affatto scientifico, ma anti-scientifico.
Un aspetto positivo della faccenda è stato, però, il poter ritornare su quanto si sapeva senza rischiare di scatenare discussioni interminabili o fantasie di emuli privi di freni inibitori. Questa occasione è stata colta da pochi, lucidi studiosi della materia, tra i quali spicca il nome di Mike Dash, ricercatore di Storia a Cambridge e divulgatore piuttosto noto nei paesi anglofoni. Il suo più importante libro sul paranormale, Borderlands, uscito nel 1988, ha impiegato più di un decennio ad arrivare nel nostro paese; la traduzione italiana, Al di là dei confini, è uscita infatti nel 1999, grazie a Corbaccio.



Nella sua breve introduzione al volume, Dash chiarisce subito il suo punto di vista: sulla maggior parte degli argomenti trattati non si dispone di nessuna prova concreta; ma non esistono prove concrete neppure del contrario: dunque, non si può rifiutare tutto in blocco. E' opportuno, tuttavia, affrontare la lettura con una certa dose di scetticismo; poi, per comodità di esposizione (è facilmente intuibile) non si può infarcire il racconto di termini come "supposto", "presunto", "apparente", "sedicente", etc.: ma il lettore deve essere pronto a inserirli, mentalmente, un po' dappertutto.
Il fatto che Dash sia inglese lo mette, in un certo senso, in una posizione particolare. Il Regno Unito è, infatti, il paese in cui, nel XIX secolo, si sono tentati gli studi scientifici più seri sul paranormale. Non pochi scienziati (basta ricordare William Crookes, inventore del primo tubo catodico e premio Nobel per la Chimica nel 1907 in seguito alla scoperta del Tallio; Alfred Russell Wallace, coautore della teoria dell'evoluzione dei viventi tramite variazioni casuali e selezione naturale di Darwin); e Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, che di professione era medico, ci hanno rimesso un po' della loro credibilità postuma; 
William Crookes

Alfred Russell Wallace

Arthur Conan Doyle

A quel tempo, com'è facile immaginare, i mezzi di indagine erano alquanto rudimentali e qualsiasi truffatore abbastanza esperto e furbo poteva farla franca senza troppi problemi (l'esperienza moderna insegna anche che i trucchi possono essere talmente sofisticati che, per evitare inganni, non basta la presenza degli scienziati, tra i testimoni: occorrono anche i prestigiatori). Bisogna poi aggiungere che gli scienziati sono uomini come gli altri, soggetti alle loro stesse debolezze e quindi, a modo loro, facilmente influenzabili (Crookes è stato il più autorevole testimone delle capacità della medium Florence Cook, ma c'è il sospetto che ne sia stato anche l'amante, e questo getta qualche ombra sulla sua attendibilità).
Florence Cook

Una foto di Katie King, lo "spirito" evocato da Florence Cook 

Una stampa d'epoca che ritrae Florence Cook smascherata come impostora durante una seduta spiritica

Per farla breve, dopo un paio di decenni di illusioni e imbrogli smascherati, gli scienziati inglesi misero al bando gli esperimenti sul paranormale e non vollero più saperne niente (chi voglia approfondire la storia può leggere Detective dell'impossibile di Colin Wilson, uscito nel 1984 e tradotto in italiano da Sugar nel 1987: fermo restando che Wilson non possiede lo stesso rigore di Dash e che le sue conclusioni sono condivisibili solo fino a un certo punto).


Chiariamolo subito: il libro di Mike Dash non è una lettura agevolissima. E' scritto bene, scorrevolmente, ma è pur sempre lungo circa 450 pagine, con continui richiami alle note (che occupano altre 60 pagine circa, dopo il testo). Insomma, è un bel mattone. L'enorme numero di argomenti che affronta può disorientare: è praticamente impossibile riassumerlo in poche righe.
Tuttavia, chi abbia la determinazione di leggerlo da cima a fondo, non si pentirà della fatica. Il metodo di esposizione di Dash è semplice ed efficace: si parla dei casi citati a sostegno dell'evento paranormale, ma cercando di spiegarli alla luce delle conoscenze scientifiche attuali; poi, si sottolinea quali casi o quali dettagli non possono essere spiegati in questo modo e quindi potrebbero meritare maggiori indagini. Nella migliore tradizione del pensiero scientifico, Dash adopera il "rasoio di Occam", cioè provvede prima a vagliare il probabile, poi passa al possibile: solo se questi non danno risultati si rivolge all'improbabile e, se proprio non c'è altro, all'ipotesi dell'impossibile.
Vediamo un esempio significativo (anche in virtù di una impressionante fotografia posta nel repertorio iconografico): l'autocombustione umana. Nei casi portati a sostegno della teoria per cui alcune persone potrebbero incendiarsi da sole (che, come sanno i lettori di fantascienza, ha ispirato anche un interessante romanzo di Bob Shaw), le "stranezze" dei fenomeni osservati (i corpi carbonizzati quasi completamente, soprattutto a livello del tronco, ma senza che il fuoco abbia danneggiato ciò che stava intorno ad essi) vengono spiegati grazie al contributo di vigili del fuoco e specialisti nel soccorso degli ustionati: in effetti, sembra che, se una persona prende fuoco all'altezza del tronco (ad esempio rovesciandosi addosso della brace mentre indossa un capo di vestiario di tessuto infiammabile), le fiamme si sviluppano verso l'alto e sono alimentate dal grasso corporeo, quindi tendono a distruggere le parti in cui il grasso si concentra e ad estinguersi senza altri danni se, al di sopra della persona in fiamme, non trovano nulla cui propagarsi.

Quasi tutti i casi più noti si spiegano in questo modo, tenendo conto del fatto che le vittime sono state rinvenute dopo qualche ora, e dunque il fuoco aveva avuto tutto il tempo di divorarle. L'unico caso dubbio è quello cui si riferisce la fotografia di cui si è detto: una donna di 51 anni, residente a Drexel Hill, Pennsylvania, che fu vista bruciare in appena sei minuti da una nipote che era nella stessa stanza. L'inizio dell'incendio viene correlato al fatto che la donna stesse fumando: ma non si spiega in alcun modo la rapidità dell'evento.


Nella sezione relativa agli avvistamenti di "alieni", Dash sottolinea come, nella stragrande maggioranza dei casi, l'aspetto delle "creature" osservate sia simile o identico a quelle oggetto di precedenti osservazioni, oppure a "mostri" inventati dal cinema o dagli autori di fumetti, oppure ancora a figure della mitologia locale.
Un ufologo di fede assoluta potrebbe spiegare il primo caso sostenendo che si tratta di "alieni" provenienti dalla stessa civiltà, ma è molto più realistico parlare di autosuggestione (sono un tipo impressionabile, vedo l'identikit del "marziano" su un giornale o in TV, ci penso sopra a lungo e, di notte, con poca luce, credo di riconoscerlo in un bagliore troppo lontano per essere identificato o in una figura in movimento che magari è la mia vicina che porta a spasso il cane) o di burla.
Allo stesso modo, i casi di "reincarnazione" (una persona che, sotto ipnosi, manifesta i ricordi di un'altra persona vissuta secoli prima) potrebbero spiegarsi con il fenomeno della criptoamnesia, cioè il fatto che, con l'accumularsi dei ricordi nella mente, alcuni di essi potrebbero restare seppelliti in un angolo della mente in modo tale che questa non li riconosca più come propri; al normale livello di coscienza, non verrebbero mai fuori, mentre l'ipnosi potrebbe farli riemergere in forma di ricordi attribuiti ad altri. Dash cita a sostegno di questa teoria il caso di una donna inglese in cui si riteneva si fosse reincarnata una strega arsa sul rogo durante il XVI secolo. In effetti, ciò che la donna manifestava sotto ipnosi come "ricordi di una precedente vita" conteneva alcuni dati precisi, ad esempio il nome della strega e il fatto che il suo processo si fosse tenuto nel 1556: ma un ricercatore accertò che, in realtà, una strega con quel nome era stata processata nel 1566, dieci anni dopo. La spiegazione della discrepanza, come fu poi accertato, stava nel fatto che, nelle fonti successive della storia (risalenti al XIX secolo), un errore di stampa aveva trasformato il 1566 in 1556. Dunque, la supposta "medium" doveva essere venuta a conoscenza della storia in modo indiretto, attraverso un documento che conteneva l'errore. A quanto pare, comunque, la donna era in perfetta buona fede.

In questo caso, non occorre possedere la fantasia di un Philip K.Dick per comprendere come, tutto sommato, nel mentre sembra che si chiuda una porta, in realtà se ne apre un'altra. Il fenomeno della criptoamnesia sotto ipnosi, meriterebbe indagini molto approfondite, se non altro in virtù delle applicazioni che potrebbe trovare, ad esempio, nelle testimonianze giudiziarie. Un aspetto su cui anche Dash sembra d'accordo è che la possibile spiegazione di certi fenomeni potrebbe portare alla loro ridefinizione in termini diversi (da "paranormale" a "normale"), attraverso nuove e imprevedibili scoperte scientifiche o nuove e imprevedibili applicazioni di ciò che già sappiamo.
In sintesi, il fascino del paranormale sulle menti razionali è soprattutto questo: il dubbio che, in realtà, grattata via la crosta delle truffe e degli equivoci, si aprano all'improvviso vie di ricerca e di esplorazione mai battute prima, simili a foreste vergini e impervie che possono nascondere chissà quali tesori. E un altro dubbio, non meno importante del primo, è che (per mancanza di preparazione, di attenzione, di determinazione) finora si siano trascurati tutti quei segni che potevano mostrare la strada giusta, abbandonandoli ad altri che (ancora meno preparati, meno attenti, meno determinati) si sono cacciati in una serie di vicoli ciechi.