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sabato 21 marzo 2020

I romanzi gialli di Geraldine Trotta, giornalista esperta in viaggi e cibi



Non è detto che una vita ricca di successi debba per forza lasciare dietro di sé un alone di fama imperitura. Soprattutto tra gli scrittori, è facile che una firma capace di raggiungere una discreta notorietà finisca per ritrovarsi dimenticata mentre è ancora in vita, sopravanzata dalla risonanza di altre firme che hanno un successo superiore.
Tra i tanti esempi possibili, oggi presentiamo relativo a una autrice di mystery americana, Geraldine Trotta, vissuta dal 1915 al 2005. Attualmente, se si vanno a cercare sue notizie sul web, non si trova neppure una sua foto personale e nessun profilo che la ricordi sulle pagine specializzate.
Fortunatamente, qualcosa emerge dal necrologio pubblicato sul New Tork Times il 16 ottobre 2005, dal quale apprendiamo che la Trotta, newyorkese, aveva studiato al Barnard College ed è stata redattrice e editor di Harper's Bazaar, nonché redattrice di Gourmet, testata per conto della quale ha compiuto molti viaggi all'estero, ma ha scritto anche su altre testate, come Saturday Review, Flair o Collier's Weekly.

Un articolo di Geraldine Trotta uscito su Collier's Weekly nel 1947 
Un articolo di Geraldine Trotta uscito su Saturday Review nel 1972


Un articolo di Geraldine Trotta uscito su Saturday Review nel 1976
Una raccolta di Flair uscita nel 1950 comprendente anche un pezzo di Geraldine Trotta

La sua specialità erano dunque i viaggi e la cucina, anche se nelle sue opere narrative non ne parla molto. Perché, oltre a fare la giornalista, ha scritto tre romanzi, usciti nel giro di 8 anni: Veronica died on Monday (1952), Dead as Diamonds (1956), e Dune House (1960).
I primi due sono dei mystery e hanno come protagonista lo stesso personaggio, la scrittrice di testi per jingles pubblicitari Katy Trent. Il terzo non possiamo dirlo, perché non è stato mai tradotto in Italiano. Reca il sottotitolo “A Story of Summer people in the Long Island Hamptons”, che può significare tutto e niente.
L'edizione originale di Dune House

Veronica died on Monday fu tradotto in Italiano con il titolo un po' bizzarro Lunedì muore Veronica e uscì con il Giallo Mondadori il 5 giugno 1954. Fu poi ripubblicato il 7 luglio 1963 nei Capolavori dei Gialli Mondadori, e questa risulta essere l'ultima edizione italiana di un libro della Trotta. Che si firma non con il nome completo, ma come “Geri Trotta”.


Tre edizioni in Inglese di Veronica died on Monday


Le due edizioni italiane: il libro non risulta tradotto né in Francese né in Tedesco né in Spagnolo

La vicenda si svolge a New York, negli anni immediatamente successivi al 1945. Katy Trent, una ragazza sui 25 anni che vive da sola in un appartamento di un palazzo periferico, in una zona frequentata soprattutto da artisti, ha notato un'altra ragazza, una rossa dall'aria un po' strana, che abita di fronte a lei e tutte le sere esce in vestaglia e ciabatte per incontrare un marinaio che porta a spasso un cane. I due fanno così per un'estate intera ma, a settembre, arriva una sera in cui il marinaio va via prima e il mattino dopo si diffonde la notizia che la ragazza, Veronica Kind, è stata strangolata nel suo appartamento.
Katy collabora con la polizia riferendo del marinaio, ma poiché ha dei sospetti su alcuni suoi vicini di casa, comincia a indagare anche per proprio conto, rischiando di mettersi nei guai. Anche se, comunque, le sue bravate smuovono la situazione, portando ad esempio alla scoperta che il marinaio in realtà non è nemmeno un vero marinaio e che non c'entra nulla con il delitto. C'è però di mezzo sicuramente un altro uomo, perché Veronica ha posto fine alla loro relazione proprio la sera prima del delitto. In realtà, sembra che di uomini intorno a Veronica ne girassero parecchi, anche perché la ragazza faceva la bella vita grazie al mantenimento che le inviava il suo tutore, un industriale di nome Eustace Beebe.
Infine, il vero assassino finirà per svelarsi quando Katy arroverà vicino a smascherarlo, e ovviamente sarà una sorpresa.
Il romanzo è gradevole nella scrittura, pur essendo vistosamente datato. La soluzione è abbastanza coerente con gli indizi forniti nell'intreccio, anche se il mistero si basa soprattutto sul fatto che nessuno andrebbe ad associare una tale modalità di crimine con un personaggio quale quello che si rivela essere l'assassino.
Dead as Diamonds fu tradotto in Italiano con il titolo Termometro della paura e uscì nel Giallo Mondadori a 6 anni esatti di distanza dal romanzo precedente, il 5 giugno 1960 Sulla copertina il nome dell'autrice è storpiato in un “Gery Trotta” sicuramente frutto di un refuso. Non risulta mai ristampato e, anzi, è difficile trovare immagini della sua edizione originale americana (un tascabile Ace) mentre se ne trovano di quella inglese in hardcover.
L'edizione inglese, uscita nello stesso anno di quella americana

L'edizione italiana: anche questo romanzo non risulta tradotto in altre lingue

Questo romanzo è molto più movimentato del precedente e si svolge in Messico, tra Città del Messico e Acapulco. Soprendentemente, anche se alla fine di Veronica died on Monday Katy sembrava avviare una storia sentimentale con un altro personaggio, il pittore Tom De Vault, all'inizio di questa storia è di nuovo single e di Tom non si fa la minima menzione, mentre ritornano, sia pure in ruoli marginali, altri personaggi, come Bozzie Heller, il compositore per il quale Katy scrive i testi.
Viaggiando dalla capitale a Acapulco durante una vacanza, Katy si aggrega a un gruppo di americani che gravita intorno alla figura di una ricca vedova ancora giovane, Liz Beldin. Dopo pochi giorni, però, Liz viene trovata morta annegata in una piscina: sembra un suicidio, ma il braccialetto di diamanti che portava al polso, saldato in modo da non poter essere sfilato, è scomparso. Lo stesso braccialetto ricompare poi nella stanza di Katy, nascosto in un barattolo di crema solare. Katy capisce che vogliono incastrarla e scappa, eludendo i controlli della polizia messicana intorno al villaggio turistico in cui si trova.
La fuga si rivela essere molto più avventurosa del previsto ma, alla fine, riesce a essere raggiunta da Bruce Yule, un giovane architetto del giro di Liz Beldin, che è l'unico uomo del quale Katy si fida.I due cercano di raggiungere il console americano a Città del Messico, Sherman, ma l'uomo si è recato a sua volta ad Acapulco per occuparsi della faccenda del delitto, e sono quindi costretti a tornare indietro. Intanto Katy ha mimetizzato il braccialetto di diamanti facendolo chiudere all'interno di un braccialetto caratteristico messicano in argento, e per sicurezza ha preso anche un doppione del braccialetto in argento, poi li ha depositati entrambi nella cassaforte di un albergo.
Ad Acapulco, la polizia, consapevole che l'assassino sa benissimo che il braccialetto è in possesso di Katy, decide di impiegarla come esca per stanarlo. E infatti un altro uomo del seguito di Liz Beldin ci casca e cerca di aggredirla, ma viene sorpreso e ucciso. Si direbbe che sia stato lui ad architettare il delitto e tutto quanto è seguito, ma ci sarà ancora una sorpresa finale che ribalterà tutto.
Anche questo romanzo si legge gradevolmente e, pur essendo datato come l'altro, ha un ritmo quasi cinematografico che lo rende particolarmente scorrevole.

martedì 17 dicembre 2019

Debunking in giallo: "La figlia del tempo" di Josephine Tey


Pochi autori di romanzi gialli sono riusciti a essere così innovativi e non-convenzionali quanto Josephine Tey, la cui fama è però relegata in gran parte a una ristretta cerchia di intenditori.
La Tey, nata a Inverness in Scozia nel 1896, si chiamava in realtà Elizabeth MacKintosh ed esordì nella narrativa con uno pseudonimo maschile, Gordon Daviot, nel 1929. Solo dal quarto libro pubblicato, uscito nel 1936, adottò lo pseudonimo con cui è più nota.

Elizabeth MacKintosh alias Gordon Daviot alias Josephine Tey

Era una persona piuttosto riservata, tanto che la sua biografia lascia aperte non poche questioni. Si sa che era la maggiore delle tre figlie di un commerciante e di un'insegnante, che studiò Educazione Fisica in un college, che lavorò prima come fisioterapista in una clinica di Leeds e poi come insegnante in varie scuole private, che lasciò l'insegnamento in seguito a un incidente occorsole in palestra (fatto che le ispirò uno dei migliori romanzi, “Miss Pym”, che si mise a scrivere dopo essere tornata a casa per assistere il padre invalido dopo la scomparsa della madre. E che la sua riservatezza la portò ad allontanarsi da tutti i tanti amici che si era fatta, soprattutto negli ambienti del teatro, dopo che tra il 1950 e il 1951 le fu diagnosticato un tumore al fegato, malattia di cui morì a Londra nel 1952, prima di compiere 56 anni.




Copertine di alcune edizioni inglesi di romanzi della Tey

Ciò che resta oscuro riguarda soprattutto gli aspetti interiori della sua personalità. Restò sempre nubile e, nei suoi romanzi, temi come l'ambiguità sessuale e le perversioni sono spesso presenti, anche se non trattati in modo esplicito, quanto piuttosto suggeriti in modo discreto. Tuttavia, le testimonianze dirette riferiscono di un grande amore vissuto in gioventù per un ragazzo che poi andò a combattere nella Grande Guerra e fu ucciso sulla Somme nel 1916.
Si fanno dunque due ipotesi prevalenti sull'origine dell'ispettore Alan Grant, il suo personaggio principale, protagonista di cinque dei suoi undici romanzi e presente anche in un sesto con un ruolo secondario. Una delle ipotesi vedrebbe in Grant una proiezione di ciò che la Tey stessa avrebbe voluto essere, e potrebbe essere corroborata dai problemi di identità personale che affliggono Grant nell'ultimo romanzo, “Sabbie canore”, pubblicato postumo dopo essere stato ritrovato in bozza tra le carte dell'autrice. La seconda è molto più romantica e struggente e presenta Grant come un personaggio modellato sulla figura dell'amato perduto prematuramente, la cui vita prosegue in letteratura a compensazione degli anni che non può più vivere nella realtà.
Oltre a quelli già visti, altri temi cari alla Tey sono la facilità con cui si crede ad apparenze fasulle, specie quando mostrano ciò che si vorrebbe vedere; i cambi di identità e i travestimenti; l'uso strumentale delle bugie per manipolare una o più persone; i segreti nascosti dietro le situazioni apparentemente più insospettabili. In questo senso, la Tey è la prima innegabile antesignana di una generazione di grandi gialliste capaci di scavare a fondo nella psicologia criminale e nelle più recondite ragioni che possono indurre non solo a commettere dei delitti, ma anche a subirli o a smascherarli: come, ad esempio, Patricia Highsmith, Margaret Yorke, Margaret Millar e soprattutto Ruth Rendell, che ha portato questo genere di romanzi fino ai vertici della narrativa contemporanea, travalicando i limiti del genere.
La Tey, si diceva, ha scritto undici romanzi (più la biografia di un personaggio storico, il visconte di Claverhouse, e dodici opere teatrali, delle quali solo quattro sono state rappresentate nel corso della sua vita, peraltro con buon successo), ma solo otto di questi sono gialli. Tutti questi otto gialli sono stati tradotti in Italiano, anche se non sono tutti reperibili con la stessa facilità perché usciti con differenti editori. 






Alcune edizioni italiane di romanzi della Tey. A volte, lo stesso libro è uscito con titoli diversi presso diversi editori

Il libro che è considerato il suo capolavoro assoluto, che oggi si può leggere in edizione Sellerio, è “La figlia del tempo” (titolo tratto da un antico proverbio inglese: “La verità è figlia del tempo”), un giallo molto atipico, un giallo storico concepito però non come un classico romanzo storico ma come un romanzo in cui si svolge, alla metà del XX secolo, un'indagine su un fatto storico del XV secolo. Non un fatto storico qualunque ma uno dei più importanti misteri lasciati in eredità all'Inghilterra dalle oscure trame dei suoi secoli passati: la scomparsa dei principini dalla Torre di Londra, ufficialmente tra la primavera e l'estate del 1483, mentre erano sotto la custodia dello zio paterno, il principe Riccardo di Glouchester, appena salito al trono con il nome di Riccardo III.
In pratica, l'ispettore Grant, mentre si trova ricoverato in ospedale per la frattura di una gamba dopo un incidente subito durante l'inseguimento di un malvivente, ammazza il tempo dedicandosi soprattutto alla lettura di libri di Storia, una materia che lo affascina molto. Trovandosi davanti alla figura del principe reietto Riccardo III, che un'intera e compatta tradizione vuole assassino dei suoi nipoti allo scopo di occupare il loro posto nella successione al trono, Grant scopre improvvisamente di avere dei grossi dubbi sul fatto che le cose siano andate esattamente come gli è stato sempre insegnato a scuola e come è sempre stato mostrato dalle più svariate fonti, a partire da Shakespeare. E la prima cosa che scopre è che Shakespeare (così come Thomas More che lo ispirò) sostiene una cosa falsa, ossia che Riccardo fosse nano, gobbo e storpio (uno scheletro rinvenuto nel 2012 a Leicester, dove Riccardo fu sepolto dopo essere stato ucciso durante la battaglia di Bosworth nel 1485, e successivamente identificato come quello del re, mostra che al massimo soffriva di una certa scoliosi). Successivamente, Grant si rende conto che tutti i documenti originali che trattano della figura di Riccardo sono posteriori di diversi anni alla sua scomparsa e che i primi tra questi, che hanno rappresentato la base di quelli successivi, sono tutti opera di fedelissimi cortigiani di Enrico VII Tudor, il vincitore di Bosworth e successore di Riccardo sul trono inglese. Ricontrollando con occhio da poliziotto i possibili moventi che potevano indurre a eliminare i principini, poi, appaiono più realistici quelli di Enrico piuttosto che quelli di Riccardo. Con l'aiuto di un amico storico, Grant ricostruirà una versione alternativa a quella che normalmente viene raccontata, affrontando anche, con considerazioni tutt'altro che banali, il tema di quanto sia facile manipolare la Storia passata per chi detiene il potere o calunniare le persone morte che non possono più difendersi.
Lo stile della Tey non è mai serioso o verboso, anzi la lettura di tutti i suoi libri viene agevolata dal suo umorismo raffinato e gentile, come si confà a una scrittrice colta senza essere pedante e sicura del proprio talento narrativo.



Le edizioni italiane di La figlia del tempo


martedì 22 agosto 2017

Il sogno americano in provincia e le sue due facce: i noir di John Miles

Dove i libri si vendono e diventano facilmente film o tv movies, il narrare storie diventa una professione a tempo pieno ed è facile che uno scrittore utilizzi diversi pseudonimi per distinguere, nella sua produzione, le opere rivolte a un segmento di mercato rispetto a un altro.
Jack M. Bickham è un classico esempio del genere. Si sa che ha usato almeno quattro firme (il suo vero nome, John Miles, Arthur Williams e Jeff Clinton) ma, essendo le sue opere non ancora censite completamente (finora ne sono note oltre 75), non si può escludere che ne abbia impiegati anche altri.
Bickham era uno scrittore dall'immaginazione fervidissima, ma non si limitava a scrivere. Nato a Columbus, Ohio, il 2 settembre 1930, si trasferì da giovanissimo in Oklahoma e, terminati brillantemente gli studi accademici, lavorò come docente presso le scuole di giornalismo e scrittura creativa dell'Università dell'Oklahoma, a Norman, dagli anni '60 agli anni '90. Dovette poi lasciare le attività dopo essersi ammalato di linfoma, malattia di cui morì il 25 luglio 1997, sempre a Norman.
Dalla sua attività didattica, ricavò alcuni testi di scrittura creativa, che sono ancora molto utilizzati, come Scene and structure (1993) e Writing the short story (1994): il secondo è stato anche tradotto in Italiano nel 2012 da Audino.



Jack Miles Bickham

Della sua opera narrativa, hanno goduto di una notevole fama i romanzi specificamente dedicati a un pubblico adolescenziale, due dei quali sono stati anche ridotti per lo schermo cinematografico dalla Disney: da The apple dumpling gang, del 1971, sono stati ricavati i due film della Banda delle frittelle di mele, del 1976 e 1979; da Baker's Hawk, del 1974, è stato ricavato il film omonimo, del 1976. 


Il romanzo Baker's Hawk è stato anche tradotto in Italiano, con il titolo Un'estate per crescere, da Selezione dal Reader's Digest, nel 1977. Sempre nei libri di Selezione, nel 1980, è uscito un altro romanzo per adolescenti di Bickham, Dinah, blow your horn (1979) con il titolo Un treno per il futuro, storia ambientata negli Usa del primo '900 in cui un ragazzo, figlio di un ferroviere, emerginato dai compagni perché il padre ha rifiutato di partecipare a una serie di scioperi, fa amicizia con un vecchio telegrafista che gli insegna il mestiere. Per questo romanzo, Bickham dichiarò di essersi ispirato alla storia vera di suo padre e di suo nonno, entrambi ferrovieri, e di aver sfruttato molte delle conoscenze acquisite allevando piccioni viaggiatori (era un appassionato animalista).



Esempi di raccolte di romanzi "condensati" di Selezione dal Libro, in cui sono usciti anche i due romanzi di Bickham

La natura più o meno edificante delle vicende che narrano questi libri e il marchio delle produzioni Disney sembrano intruppare definitivamente Bickham nella categoria degli scrittori commerciali che si rivolgono a un pubblico pigro e acritico, un pubblico che vuole sentirsi raccontare solo che vive nel migliore dei mondi possibili e che, anche quando sembra che le cose stiano andando male, tutto prima o poi si aggiusterà. E' la solita solfa del sogno americano, adattata ai lenti ritmi e alla scarse ambizioni della provincia.
Ma Bickham aveva anche un lato nascosto, che è di gran lunga il migliore dal punto di vista letterario. Firmandosi John Miles, pubblica alcuni noir ambientati nella stessa provincia americana che fa da scenario ai romanzi per ragazzi e ne svelano il volto nascosto. Dettaglio inquietante e rivelatore di un certo pessimismo dell'autore, è il fatto che le storie edificanti si svolgano sempre in un passato più o meno idealizzato (il Vecchio West, la Grande Depressione, ecc) mentre i noir siano tutti di ambientazione contemporanea.
In Italia, di questi suoi noir, ne sono arrivati due, entrambi ad opera del Giallo Mondadori durante la fantastica stagione degli anni '70. Il fatto che entrami i testi siano piuttosto brevi (120 e 170 pagine) fa però pensare che, com'era abitudine a quel tempo, abbiano subito qualche taglio in fase di traduzione.
The night hunters (1973) esce come Cacciatori nella notte il 16 febbraio 1975, con il numero 1359 della collana. E' ambientato nella zona dei monto Ozarks, in Oklahoma, tra la fine degki anni '60 e l'inizio degli anni '70. Comincia, con l'arrivo nella tranquilla cittadina di Noble, di un reduce della seconda guerra mondiale, Larry Concannon, che va a trovare un ex commilitone, Jerry Spandecker, originario di lì. Quando chiede in giro, tutti gli dicono che a Noble non c'è mai stato nessuno Spandecker. Concannon però ha un indirizzo e va a verificare di persona, con la conseguenza che ci lascia la pelle. Qualche anno più tardi, a Noble si presenta una donna, che si chiama Ruth Baxter e di professione fa la genealogista, e cerca anche lei notizie della famiglia Spandecker per ragioni di lavoro. Trova lo stesso impenetrabile muro di gomma ma stavolta c'è anche qualcuno disposto ad aiutarla, Doug Bennett, un reduce del Vietnam che tornato a casa si è messo a fare il bibliotecario. Un po' consultando i contatti trovati da Bennett e un po' andando a ficcanasare, la Baxter apprende abbastanza dettagli da farsi l'idea che a Spandecker sia successo qualcosa di grave, che tutti in città sappiano e che nessuno voglia parlare, per proteggere chissà chi. Ma, dato che la sua presenza in giro non è passata inosservata, anche gli abitanti di Noble si sono fatti la loro idea e hanno deciso di tapparle definitivamente la bocca, come fecero già con Concannon. Le autorità della contea interverranno solo dopo che la situazione è precipitata.


The silver bullett gang (1974) esce come Una rapina non tutta da ridere il 19 marzo 1978, numero 1520 della collana. Siamo sempre in provincia, nella piccola cittadina di Blairwood, e alcuni amici dalle esistenze banali (due impiegati, un maestro di ballo, un rappresentante di gioielli, un piccolo avvocato, uno scrittore in crisi) se la passano piuttosto male, sia perché oppressi dalla noia, sia perché le loro situazioni familiari appaiono vicine allo sfascio. Tutti sono convinti che una maggiore disponibilità economica sarebbe la panacea per risolvere ogni problema e, tra una chiacchiera e un'altra, cominciano a considerare, prima per gioco e poi seriamente, di rapinare la First Security Bank, principale istituto di credito cittadino. Il colpo non sembra particolarmente difficile e il maggiore impegno è quello di continuare la vita di tutti i giorni intanto che arriva il momento giusto. La rapina, in effetti, va piuttosto bene, nel senso che la refurtiva è consistente e non ci sono complicazioni, salvo il fatto che la banda lascia ogni sorta di tracce lungo il suo cammino e queste metteranno la polizia sulle tracce dei responsabili, anche se la loro posizione in società renderà le indagini molto difficili.
Se il primo romanzo è cupissimo e angoscioso, nel secondo prevale una componente ironica che sembra ricordare certe opere di Donald E. Westlake, anche se la vicenda non assume mai i contorni di una parodia e gli aspetti comici nascono più che altro dal contrasto tra le intenzioni criminali dei protagonisti e le loro debolezze tipicamente piccolo-borghesi. Molto significativa è la descrizione dell'ambiente sociale in cui si muovono, caratterizzato da gente come uomini d'affari il cui massimo divertimento è trattare i sottoposti come pezze da piedi e casalinghe che passano le giornate o guardando programmi trash in televisione o spettegolando tra loro.

Due delle tre edizioni americane del libro







sabato 29 luglio 2017

Hartley Howard e Harry Carmichael, le due facce di Leopold Horace Ognall

Negli anni '50, il panorama editoriale cambia per adeguarsi ai nuovi gusti del pubblico, pesantemente influenzati dagli stereotipi proposti dal cinema e poi dalla televisione, e questa trasformazione porta a una lenta ma inesorabile crisi delle riviste (le pulp magazines) che pubblicano racconti, mentre da un altro lato favorisce l'affermarsi di editori che pubblicano romanzi direttamente in edizione tascabile.
Questo passaggio comporta la necessità per i vecchi autori di misurarsi con un genere fino ad allora poco frequentato (non tutti ci riusciranno altrettanto bene) ma apre notevoli spazi all'affermazione di nuovi autori, dalle potenzialità diverse. Molti di questi esordienti resteranno per tutta la carriera dei modesti mestieranti che ogni tanto incasseranno qualche piccolo successo ma saranno costretti per tutta la carriera a scrivere in continuazione, perché gli editori pagano poco e dopo la prima edizione di un romanzo non è detto che ce ne siano altre (anche quando si ha la fortuna di essere tradotti all'estero, le royalties che se ne ricavano sono irrisorie). Alcuni però finiranno per emergere notevolmente dalla massa e per essere ristampati ripetutamente, sia in patria sia all'estero, anche in edizioni postume.
Non si tratta di veri e propri maestri del genere ma di autori capaci o di rinnovarsi brillantemente di romanzo in romanzo o di proporre sempre opere che, senza essere particolarmente originali, appaiono talmente ben costruite non solo come intreccio ma anche a livello di caratterizzazione dei personaggi, da non poter passare inosservate e non poter essere facilmente dimenticate.
Un autore che rappresenta un po' il paradigma di questo modello è il britannico Leopold Horace Ognall, non noto con il suo vero nome ma con i suoi due pseudonimi, Hartley Howard e Harry Carmichael.
Leopold Horace Ognall

Ognall nacque a Montreal, Canada, da genitori inglesi, il 20 giugno 1908. La famiglia rientrò in patria prima che raggiungesse l'età scolare, quindi fu educato in scuole del Lanarkshire, in Scozia. Appassionato di tecnologie, soprattutto quelle dell'informazione, dopo aver svolto alcuni lavori occasionali come quello di conducente di autobus e dopo una breve carriera in una società telefonica, si diede al giornalismo. Le esigenze di lavoro lo portarono a vivere a Glasgow, Manchester e infine Leeds, dove si stabilì. Per quattro anni lavorò come esperto di telecomunicazioni per il governo, poi provò ad aprire una società di vendita per corrispondenza.
Ma ciò che intendeva fare davvero nella vita era lo scrittore e, dopo una serie di tentativi, riuscì finalmente a esordire a 42 anni, nel 1951, con il romanzo No target for Bowman, in cui diede vita al detective newyorkese Glenn Bowman, successivamente protagonista di una serie lunga ben 42 romanzi, conclusa con The sealed envelope nel 1979. Tale serie fu firmata con lo pseudonimo Hartley Howard, usato anche per due romanzi di spionaggio con protagonista l'agente segreto (nascosto sotto la copertura di industriale del settore dei giocattoli) Philip Scott, da uno dei quali (Assignment K) fu ricavato il film omonimo, nella versione italiana Superspia K, per la regia di Val Guest, nel 1968.

Il libro e la sua traduzione italiana

Una locandina del film

Poco dopo, nel 1952, lanciò una serie di ambientazione inglese, i cui protagonisti sono il perito assicurativo John Piper e il giornalista Quinn, con il romanzo Death leaves a diary. Questa serie fu firmata con lo pseudonimo Harry Carmichael (ricavato dall'amalgama dei nomi della sua famiglia: la moglie Cecilia, i figli Harry, Margaret e Michael), già usato nel 1950 per il romanzo senza personaggi fissi Deadly night cap, e impiegato per un totale di 41 romanzi, l'ultimo dei quali (Life cycle) uscì nel 1978.
Ognall fece in tempo a vedere pubblicato il suo ultimo libro, The sealed envelope, prima di morire improvvisamente il 12 aprile 1979, a Leeds. Il suo figlio maggiore, Harry Ognall, divenne giudice della Corte Suprema e presiedette al processo contro l'ex dittatore cileno Augusto Pinochet.
Gran parte della fama e dei guadagni di Ognall in vita si devono alla serie americana di Glenn Bowman, che ottenne notevole successo in Uk e nel resto dell'Europa, ma non in Usa dove, evidentemente, di detective newyorkesi in giro ce n'erano fin troppi.
Nelle trame, la serie di Bowman non è particolarmente originale, poiché ricalca tutti gli elementi della detective story all'americana. Le vicende sono spesso noir abbastanza a fosche tinte, ma senza lo stesso compiacimento nel descrivere la violenza che caratterizza i romanzi dei suoi modelli (primo tra tutti Mickey Spillane). Poi, a differenza di quasi tutti i detectives americani, tutti piuttosto evidentemente figli della mentalità del loro tempo e quindi alquanto razzisti, Bowman sembra stare sempre molto attento a non uscire dall'ambito del politically correct, anche nel linguaggio e nei rapporti con le minoranze etniche.
A volte le sue vicende lo portano a occuparsi di intrighi internazionali, ma non si tratta dei romanzi più riusciti della serie. Del resto, anche i romanzi dichiaratamente di spionaggio con Philip Scott sono stati criticati per la palese inverosimiglianza di molte situazioni che descrivono.
Dunque, anche se non è uno dei personaggi prediletti dalla critica di genere, Bowman è considerato uno dei più simpatici detectives espressi della narrativa del suo tempo. Il fatto che abbia sempre problemi economici e che, pur volendo posare sempre a duro, spesso finisca per complicarsi la vita dando fiducia alle persone sbagliate, regala alle sue vicende un tocco di gradevole umanità che altrove manca o è ridotta ai minimi termini.











Alcuni romanzi di Hartley Howard e alcune traduzioni italiane

Di molto maggiore spessore sono i romanzi di ambientazione inglese firmati Harry Carmichael, in cui evidentemente Ognall riversò la grande esperienza di vita che aveva messo insieme negli anni in cui faceva il giornalista. Si tratta di romanzi mystery quasi tutti del genere whodunit, ambientati in realtà apparentemente molto tranquille, finché non arriva la tragedia di un delitto a scoperchiare la pentola e a mostrare cosa bolliva sotto la calma apparente.
Dei suoi due personaggi principali, John Piper, il perito assicurativo, è il più dinamico ma anche il meno interessante. Rimasto prematuramente vedovo e poi sposato a una nuova moglie, è un uomo un po' grigio, estremamente dedito al lavoro, ma sempre molto razionale e mai distratto davanti a qualunque tipo di situazione si trovi davanti. Il fatto che lavori proprio nelle assicurazioni lo mette a contatto con criminali di estrazione per lo più borghese o addirittura benestante, che commettono delitti piuttosto abietti non tanto per le modalità di attuazione, quanto per i moventi, che si riducono quasi sempre al facile arricchimento. Da questa inclinazione nascono dunque delitti che spesso coinvolgono parenti o amici o persone insospettabili, in cui a volte il morto non scappa fuori dal disegno criminale originale ma dalle sue inaspettate conseguenze. Un aspetto sorprendente di queste storie è la frequenza con cui alcuni personaggi secondari si suicidano per sfuggire al senso di colpa, dovuto non all'aver commesso qualche delitto ma all'averne protetto il responsabile. Questi personaggi sono quasi sempre donne molto fragili, sottomesse a qualche autoritaria figura maschile, e questi suicidi appaiono quasi come una disperata affermazione di indipendenza rispetto alla volontà di un manipolatore.
L'altro personaggio principale, il giornalista Quinn, è più vitale di Piper, ma troppo bohémien per essere il protagonista di una serie di mystery. Alcolizzato e solitario, nel primo romanzo tradotto in Italiano nel 1961 (Put out that star, con il titolo Strada senza ritorno), ha una fidanzata ma, poiché non tutta la serie è stata tradotta, a un certo punto questa sparisce e non si sa che fine abbia fatto. Quinn ha fatto ottimi studi classici ed è spesso pronto a citare Shakespeare o altri importanti autori, ha un senso dell'umorismo caustico e raffinato, tipicamente british, e tende a mettersi facilmente nei guai cercando di indagare sui casi criminali di cui si occupa in una rubrica esclusiva del suo giornale. Di solito, sono proprio gli elementi da lui scoperti a mettere Piper sulla strada giusta per la soluzione del caso, ma altre volte Piper è costretto a intervenire apposta per toglierlo dai guai.
I due, comunque, da buoni cittadini, non mancano mai di coinvolgere nei casi che seguono la polizia locale. Poiché entrambi viaggiano molto per i loro lavori, di solito hanno a che fare con polizie diverse di caso in caso.










Alcuni romanzi firmati Harry Carmichael e alcune traduzioni in Italiano



La critica di genere ha sempre apprezzato molto i romanzi firmati Harry Carmichael, pur ammettendo che il loro livello è disuguale, come del resto è facile aspettersi in una produzione così copiosa. Soprattutto, il giudizio pressoché unanime è che i migliori siano quelli scritti nell'ultimo periodo, durante gli anni '70. Purtroppo sembra che la morte abbia fermato l'attività di L. H. Ognall proprio quando la sua creatività aveva raggiunto il migliore equilibrio.