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venerdì 25 giugno 2021

Charles Fryatt: un eroe tra l'incudine e il martello

Una delle strategie militari apparentemente più vincenti ma che nel lungo periodo hanno finito per rivelarsi controproducenti è stata quella della guerra sottomarina attuata dai tedeschi per bloccare i rifornimenti tra gli Alleati e tra questi e i Paesi neutrali, durante la Grande Guerra.

Com'è noto, uno degli elementi che spinsero gli USA ad abbandonare l'isolazionismo e a entrare in guerra accanto a Francia e Regno Unito fu l'affondamento del piroscafo Lusitania, che provocò più di 1200 morti, 123 dei quali cittadini americani, il 20 maggio 1915. Si sospetta addirittura che Winston Churchill avesse potuto evitare la tragedia con una ben più accorta protezione delle navi civili ma non lo avesse fatto proprio nella speranza che un “incidente” di questo tipo facesse cambiare idea all'opinione pubblica americana sulla necessità di partecipare al conflitto.

Dipinto d'epoca sull'affondamento del Lusitania

Un episodio meno noto, ma comunque foriero di importanti conseguenze, si verificò quattordici mesi dopo.

Gli U-Boot tedeschi, avevano l'ordine di attaccare anche navi civili, per il semplice sospetto che trasportassero materiale bellico. A loro volta, le navi civili inglesi avevano il preciso ordine di reagire agli attacchi degli U-Boote, ad esempio speronandoli. Anzi, era previsto che il capitano civile che avesse consegnato la sua nave senza resistenza sarebbe stato giudicato per codardia. Dal punto di vista giuridico, la situazione era molto dubbia, perché da un lato i sommergibili non erano legittimati ad attaccare i civili; mentre, dall'altro, i civili in armi contro il nemico potevano essere giudicati per terrorismo e condannati alla pena capitale.

Un episodio del genere interessò un ufficiale della Marina Mercantile inglese, Charles Algernon Fryatt. Fryatt, nato a Southampton nel 1872, era figlio di un ufficiale di Marina e aveva intrapreso prestissimo la carriera di marinaio. Dal 1892 era entrato nei ranghi della compagnia Great Eastern Railway e dal 1913 prestava servizio come comandante di navi passeggeri.

Charles Fryatt

Passava da una nave all'altra a seconda di quale fosse in servizio, lungo la tratta tra i porti di Harwich, nell'Essex, e Hook of Holland, vicino Rotterdam.

La tratta percorsa da Fryatt

Il porto di Harwich

Hook of Holland

Il 3 marzo 1915, la nave comandata da Fryatt, la SS Wrexham, fu attaccata da un sommergibile tedesco che la inseguì per 74 km. La nave spinse i motori al massimo, viaggiando a una velocità intorno ai 30 Km/h, molto superiore a quella che poteva tenere il sottomarino, e riuscì ad arrivare a Rotterdam senza essere colpita, anche se con i motori danneggiati dallo sforzo.

La Wrexham affonda nel Mar Bianco, nel 1918

La compagnia elogiò Fryatt e gli donò un orologio d'oro con un'iscrizione per celebrare l'impresa.

Un analogo episodio si verificò lo stesso mese, con Fryatt al comando della SS Colchester, che pure riuscì a sfuggire all'attacco.

Una cartolina raffigurante la Colchester

Il 28 marzo, infine, Fryatt era al comando della SS Brussels, quando si ritrovò attaccato dal sommergibile U-33 e senza la possibilità di scappare. In quest'occasione, dando attuazione alle direttive dell'Ammiragliato, tentò di speronare il sommergibile tedesco, senza riuscire a colpirlo ma costringendolo alla fuga.



Tre immagini della Brussels, l'ultima dopo essere stata affondata dai tedeschi a Zeebrugge

Anche questa volta, Fryatt ricevette un orologio d'oro in premio, con una iscrizione per celebrare la sua impresa, ma dall'Ammiragliato. Oltre a questo, una pergamena e una citazione alla Camera dei Comuni.

L'orologio donato a Fryatt

Le navi che facevano la spola tra Harwich e Hook of Holland viaggiavano di notte nel più totale oscuramento, ma il 23 giugno 1916 qualcuno a bordo della Brussels non rispettò l'ordine e la nave fu sorpresa dai tedeschi, che la circondarono con 5 cacciatorpediniere e la catturarono con l'intero equipaggio. La nave fu trasportata prima a Zeebrugge e poi a Bruges. Fryatt e l'equipaggio furono condotti al campo di prigionia di Ruhleben, vicino Berlino.




Immagini dell'equipaggio della Brussels

A tradire Fryatt furono i due orologi che aveva ricevuto per le imprese precedenti. Il 16 luglio, i giornali annunciarono che Fryatt sarebbe stato processato per terrorismo, perché reo di aver attaccato un sottomarino tedesco senza essere un militare. L'accusa consisteva anzi nell'averlo affondato, benché i tedeschi sapessero benissimo che l'U-33 era tutto intero e ancora in servizio nel Mar Nero.

L'U-38, sommergibile della stessa classe (U-31) cui apparteneva l'U-33

Il 27 luglio 1916, Fryatt fu processato per direttissima nel municipio di Bruges e condannato rapidamente a morte senza neppure essere ascoltato. La sentenza fu confermata quasi in tempo reale dal Kaiser e fu eseguita alle 19 dello stesso giorno, tramite fucilazione, in un'area del porto. Fryatt fu poi frettolosamente seppellito fuori città, accanto ad altri “terroristi” belgi trucidati in precedenza.

Il municipio di Bruges, dove si tenne il processo

La prima tomba di Fryatt, vicino Bruges

L'esecuzione fu annunciata con un proclama in olandese, francese e tedesco firmato dall'ammiraglio Schroder, comandante del porto navale di Bruges.

Il proclama dell'esecuzione

La notizia data dalla stampa inglese

Nel dopoguerra, ossia nel 1919, i tedeschi avrebbero costituito una commissione giuridica per verificare se l'esecuzione di Fryatt violasse il Diritto internazionale. Tale commissione giudicò la condanna legittima ma avanzò dei dubbi sulla necessità di eseguirla. La decisione non fu unanime, perché due membri, Eduard Bernstein e Oskar Cohn, la definirono espressamente “un ingiustificabile omicidio giudiziario”.

Viceversa, già il 31 luglio, il primo ministro britannico Herbert Henry Asquith, riferendo alla Camera dei Comuni, parlò senza mezzi termini di “atroce crimine contro le leggi delle nazioni e gli usi della guerra”, esprimendo il desiderio di vedere puniti con ogni mezzo i suoi responsabili. Il presidente della Great Eastern Railway, Claud Hamilton, usò invece l'espressione “omicidio puro e brutale”. In generale, sia la stampa degli Alleati, sia quella dei Paesi neutrali, bollò l'esecuzione di Fryatt con parole di fuoco.

È opinione comune che la condanna e l'esecuzione di Fryatt non siano state del tutto illegittime perché la materia in questione non era precisamente regolamentata: tuttavia, furono quanto mai inopportune. Sicuramente, chi le decise intendeva inviare un messaggio intimidatorio al personale civile delle navi nemiche. L'effetto fu quello opposto a quanto si desiderava: in seguito alla notizia, il numero di arruolamenti volontari nel Regno Unito crebbe in modo significativo.

Proiettili di cannone che ricordano l'esecuzione

Furono aperte sottoscrizioni per realizzare monumenti al capitano ucciso, il principale dei quali fu una lapide inaugurata a Londra, presso la stazione di Liverpool Street, a un anno esatto di distanza dell'esecuzione.

La lapide che ricorda Fryatt vicino alla stazione di Liverpool Street

La famiglia di Fryatt (l'uomo era sposato e aveva sette figli) ricevette una pensione annua di 250 sterline dalla Great Eastern Railway, una di 100 dal governo e un'assicurazione sulla vita di 300 sterline. L'orfanonotrofio del Royal Merchant Seaman offrì due borse di studio per i figli. Perfino il re si prese il disturbo di scrivere personalmente alla vedova.

La moglie e i figli di Fryatt, sei femmine e un maschio, destinato a diventare marinaio come il padre

I discendenti di Fryatt però cambiarono nome per il timore che, in caso di invasione tedesca, potessero esserci delle ritorsioni contro di loro.

Dorothy Luckett, ultima figlia di Fryatt, morta a 102 anni nel 2016

Dopo la guerra, nel 1919, il corpo di Fryatt fu recuperato dall'ambasciatore Walter Townley e riportato a Londra in pompa magna insieme alla salma dell'infermiera Edith Cavell (pure fucilata dai tedeschi a Schaerbeeck in Belgio, il 12 ottobre 1915, per aver aiutato dei prigionieri a fuggire) e a quella del Milite Ignoto. 

Edith Cavell (1865-1915)

L'8 luglio 1919 fu celebrato il servizio funebre nella Cattedrale di St. Paul, poi Fryatt fu sepolto definitivamente nella Chiesa di Tutti i Santi, nell'Upper Dovercourt, dove riposa ancora oggi.



funerale e tomba definitiva di Fryatt

Alla storia di Fryatt è stato dedicato un film australiano del 1917. Oggi sono intitolate a suo nome diverse strutture e anche una montagna in Canada, il Monte Fryatt, alto 3361 metri. Fa parte dello stesso massiccio cui appartiene il Brussel Peak (3145 m) che ricorda la sua nave.

Monte Fryatt

Brussel Peak

La SS Brussel, ribattezzata Brugge dai tedeschi, fu utilizzata e poi affondata da questi nel porto di Zeebrugge dopo l'armistizio del 1918. Recuperata dai belgi, fu restituita agli inglesi e, con il nome Lady Brussel, prestò servizio traghetto nel mare d'Irlanda, finché fu radiata e demolita nel 1929.

Le altre due navi comandate da Fryatt, la Wrexham e la Colchester, erano già affondate durante la guerra, mentre erano adibite a trasporti militari. L'U-33 sopravvisse alla guerra e fu demolito nel 1919.






giovedì 5 ottobre 2017

L'incidente dello Yangtze, la fregata Amethyst e il gatto-eroe Simon

La storia di un piccolo animale e del suo coinvolgimento in un episodio secondario ma molto significativo della storia recente cominciò nella primavera del 1948 a Stonecutters, una delle isole di Hong Kong, quando un marinaio inglese non ancora diciottenne, George Hickinbottom, si imbatté in un piccolo gatto bianco e nero dall'aspetto piuttosto denutrito e dal carattere molto vivace. Il gatto si lasciò accarezzare e poi prendere dal ragazzo, che decise di portarselo a bordo della sua nave, la fregata Amethyst, in cui stava rientrando dopo una breve passeggiata a terra.
George, come quasi tutti i marinai, pensava che una nave senza un gatto a bordo fosse destinata a diventare una nave sfortunata; e, durante i suoi pochi mesi di servizio, aveva appreso che i gatti di Stonecutters, abituati a competere con i grossi ratti dell'area portuale, erano eccellenti compagni di navigazione.
veduta di Stonecutters

L'Amethyst era una nave militare che nella seconda guerra mondiale si era occupata con successo di scortare i convogli e di dare la caccia ai sommergibili tedeschi. Il 20 febbraio 1945, al largo di Dungarvan, Irlanda, aveva affondato il sommergibile U-1276, che a sua volta aveva appena affondato un'altra nave militare inglese, la corvetta Vervain. Nel 1948 l'Amethyst era di stanza a Hong Kong e sembrava destinata a trascorrere anni tranquilli, visto che non c'era nessuna guerra in corso.

L'Amethyst prima e dopo i fatti

Il comandante dell'Amethyst, il capitano di corvetta Ian Griffiths, non aveva autorizzato Hickinbottom a portare alcun animale a bordo, ma era un amante dei gatti, sapeva come la pensavano i marinai sull'argomento e accettò subito la presenza del nuovo venuto sulla sua nave. Per i primi mesi di “servizio”, il gatto, battezzato Simon da Griffiths (anche se i marinai continuarono sempre a chiamarlo Blackie) se la spassò, mangiando a sazietà fino a diventare un esemplare robustissimo malgrado la sua taglia restasse piccola e diventando il beniamino dei marinai, che nel tempo libero passavano ore a giocare con lui o a lasciarlo giocare (il suo gioco preferito era “catturare” cubetti di ghiaccio che galleggiavano sulla superficie di una brocca). Il suo carattere socievole gli permise di fare amicizia anche con una cagna di razza terrier, Peggy, che già si trovava a bordo. Ma, già in questo periodo, dimostrò di essere uno spietato cacciatore di ratti.
Il capitano Griffiths



Simon (e Peggy) con l'equipaggio dell'Amethyst

Per le navi e i marinai, i ratti sono sempre stati un enorme problema. Salgono a bordo utilizzando come ponti le cime che ormeggiano le navi alle bitte del porto, si introducono nella cambusa e, oltre a mangiare i cibi lì stivati, li contaminano con i loro escrementi, diffondendo infezioni di ogni tipo. Inoltre, se vi sono malati o feriti a bordo, possono attaccarli e morderli, provocando lesioni che si infettano facilmente. Si può dunque capire perché i marinai siano tanto affezionati ai gatti, che sono sempre stati lo stumento più efficace e con meno problemi collaterali per fare la guerra ai ratti.
Durante i primi mesi del 1949, Griffiths lasciò il comando dell'Amethyst perché destinato ad un'altra nave e il suo posto fu preso da un altro ufficiale, il capitano di corvetta Bernard Skinner. Se la vita di Simon con Griffiths era stata felice, con Skinner lo fu anche di più, perché anche il nuovo capitano prese a benvolerlo e a trattarlo quasi come un figlio.
Il capitano Skinner

Ma la situazione politica internazionale nella zona stava evolvendo in modo tale che presto l'Amethyst si sarebbe di nuovo trovata in azione militare, in condizioni forse ancora più pericolose di quelle vissute in precedenza. Era in corso la guerra civile in Cina, tra la fazione comunista guidata da Mao Tze-tung e quella nazionalista guidata da Chiang Kai-shek, e gli occidentali che si trovavano in quel Paese, stretti tra l'incudine e il martello, erano costantemente in pericolo. In particolare, a rischiare la pelle, era il personale del consolato inglese di Nanchino, sullo Yangtze (Fiume Azzurro), ossia in una zona in cui i combattimenti tra le due fazioni erano molto intensi e caratterizzati da violenti bombardamenti, per cui il governo britannico aveva deciso di tenere ormeggiata lì nel porto fluviale (lo Yangtze è un fiume enorme, il maggiore dell'Asia) una nave militare che potesse evacuarli rapidamente se la situazione fosse precipitata. Per i primi tempi, la nave incaricata era stata il cacciatorpediniere Consort: nell'aprile del 1949, all'Amethyst fu ordinato di darle il cambio.
La missione era molto più pericolosa di quanto potesse sembrare: gli inglesi navigavano sullo Yangtze in virtù di un trattato del 1858 ma, se i nazionalisti lo avevano riconosciuto, i comunisti non lo avevano fatto e, anzi, non mancavano mai di ricordare che avrebbero aperto il fuoco senza pensarci due volte se si fossero sentiti minacciati. L'Amethyst, partita da Shangai, doveva attraversare una zona del fiume in cui la riva Nord era occupata dai comunisti e quella Sud dai nazionalisti, ma per la prima parte del viaggio non ci furono problemi, grazie a una tregua stipulata tra le due parti. Tuttavia, tale tregua scadeva nella notte tra il 20 e il 21 aprile.
Infatti, il mattino di quel giorno, i cannoni ripresero a sparare dalle due coste, ma lontano dall' Amethyst. Alle 9,20 però, mentre la nave inglese si trovava di fronte al villaggio di San-Chiang-ying, una salva di proiettili da 105 mm centrò la timoneria, uccidendo diversi uomini e lasciando la nave senza controllo. L' Amethyst rispose al fuoco ma in maniera disordinata, e venne colpita diverse altre volte. I danni furono gravi, con diversi morti e feriti tra i quali il capitano Skinner, che non fu più in grado di esercitare il comando e dovette passarlo al suo primo ufficiale, il tenente di vascello Geoffrey Weston, benché anche questo fosse ferito. Weston usò l'unica scialuppa rimasta intatta per evacuare alcuni feriti e rifiutò l'aiuto che gli veniva offerto dal Consort, che nel frattempo era accorso e cercava di agganciarlo per trainarlo, perché temeva che legate insieme e costrette a muoversi lentamente, le due imbarcazioni sarebbero state un comodissimo bersaglio per le batterie di cannoni. Fortunatamente, un'incursione aerea nazionalista costrinse le batterie che stavano sparando a interrompere il fuoco.
Un'immagine dei danni prodotti sull'Amethyst

Il Consort si allontanò e i superstiti dell'Amethyst cercarono di compiere qualche riparazione che permettesse alla nave di ripartire. Durante lo sgombero delle macerie, saltò fuori anche Simon. Il gatto, che il comandante Skinner aveva chiuso nella propria cabina per tenerlo al sicuro, era saltato in aria quando questa era stata colpita, era coperto di ferite piene di schegge e di bruciature e non sembrava destinato a sopravvivere. Tuttavia, esortato dai marinai, il medico di bordo rimosse le schegge, disinfettò e fasciò le ferite; il piccolo animale restò in infermeria insieme agli altri feriti: nessuno si aspettava che sopravvivesse alla notte. Durante la notte, morirono alcuni feriti gravi, tra i quali il capitano Skinner.
Arrivarono altri soccorsi, tra cui un medico cinese e uno inviato dal consolato, che organizzarono il trasporto di altri feriti gravi. La situazione restava però rischiosissima e, appena si fu un po' ripreso, la mattina del 22, il tenente Weston fece spostare l'Amethyst verso il centro del fiume, fuori della portata delle batterie di cannoni.
Un ufficiale di marina che prestava servizio al consolato di Nanchino, il capitano di corvetta John S. Kerans, fu incaricato dall'Ammiragliato di prendere il comando dell'Amethyst. Vi arrivò nel pomeriggio del 22 e fece giusto in tempo a far evacuare altri feriti, tra cui il tenente Weston, che furono messi in viaggio verso Shangai subito prima che una repentina offensiva comunista mettesse in fuga i nazionalisti della costa Sud. A questo punto, quindi, l'Amethyst non rischiava più di trovarsi in mezzo al fuoco incrociato ma era circondato.
Il capitano Kerans

Un'immagine recente di Nanchino attraversata dallo Yangtze

Questa sgradevole situazione era destinata a protrarsi molto a lungo. Quello che fu poi chiamato “l'incidente dello Yangtze” rischiava di avere pesanti ripercussioni internazionali e i canali della diplomazia dovevano muoversi con prudenza. Sul posto, già dal 26 aprile, si aprirono i negoziati per una soluzione quanto più possibile pacifica della crisi. Il comandante delle truppe comuniste cinesi, maggiore Kung, era disponibile a trattare ma doveva anche rendere conto ai suoi superiori dei 250 soldati che aveva perso tra l'azione, soprattutto quando gli inglesi avevano risposto al fuoco, e il successivo bombardamento dei nazionalisti: pretendeva dunque che gli inglesi ammettessero di aver sparato per primi, il che non era vero. Kerans si fidava talmente poco dei cinesi che mandò a trattare al suo posto un sottufficiale, William Freeman, dopo averlo fatto vestire con una uniforme da ufficiale, temendo di poter essere preso in ostaggio se si fosse presentato direttamente. Ovviamente, non si prestò al gioco dei cinesi e restò fermo sulle sue posizioni.
La trattativa riuscì se non altro ad aprire una via a un canale che assicurasse un minimo di rifornimenti all'Amethyst, su cui scarseggiava tutto, tranne i ratti. I ratti stessi, spinti dalla carestia, erano anche divenuti più aggressivi e intraprendenti. Benché si stesse riprendendo solo lentamente dalle ferite, Simon tornò a combatterli duramente appena fu di nuovo in grado di reggersi sulle quattro zampre, particolarmente in infermeria, dove tentavano di salire sulle brande dei feriti. Questi ultimi, infatti, avrebbero voluto che il gatto restasse sempre con loro e il medico di bordo registrò che bastava la sua sola presenza a metterli nella migliore disposizione d'animo.
Kerans non era un amante dei gatti come Griffiths e Skinner e inizialmente pensò a come liberarsi in qualche modo di quell'animale. Tuttavia, Simon si comportò con lui esattamente come faceva con gli altri capitani, ossia “portandogli in dono” tutti i ratti che riusciva a uccidere. Kerans capì subito che, con le poche riserve di cibo e acqua potabile di cui disponeva l'Amethyst, disfarsi del gatto sarebbe stata una follia: si abituò quindi a coccolare Simon ogni volta che questo lo raggiungeva con un ratto morto e, solo dopo che Simon se n'era andato, gettava la carogna del ratto in mare. Simon ne fu talmente soddisfatto che cominciò a fargli trovare ratti morti anche dentro la cuccetta: nonostante il disgusto, Kerans accettò di buon grado anche questo.
I cinesi avevano avvertito Kerans che ogni tentativo di fuga dell'Amethyst avrebbe avuto come conseguenza un immediato bombardamento e la distruzione dell'unità. Tra i pochi rifornimenti che riuscivano ad arrivare, mancava sempre il combustibile e, man mano che la stagione calda entrava nel vivo, il carburante non bastava più nemmeno per far funzionare le pompe e i ventilatori. L'equipaggio si stava demoralizzando, ma fu proprio a questo punto che Simon mise a segno il suo colpo più importante.
Un branco di ratti assediava la cambusa e nessun marinaio riusciva ad averne ragione. A guidare i ratti, animali sociali e organizzati in strutture tribali, era un esemplare di enormi dimensioni e particolarmente aggressivo, che i marinai avevano ironicamente battezzato Mao Tze-tung. Un giorno, mentre presidiava la cambusa, Simon si trovò di fronte il branco, faccia a faccia con Mao Tze-tung. Senza perdersi d'animo, mentre i ratti cercavano di circondarlo, si avventò contro Mao Tze-tung e con una zampata gli inflisse una grave ferita alla gola. Il grosso ratto morì dissanguato e gli altri, davanti allo spettacolo della sua fine, scapparono e si dispersero. I marinai festeggiarono l'avvenimento redigendo per Simon un brevetto di nomina ad Able Seacat (letteralmente, Marinaio Felino Scelto).
L'11 luglio, i cinesi permisero all'Amethyst di caricare 54 tonnellate di carburante, dopo che Kerans li aveva convinti che l'equipaggio sarebbe morto dal caldo e la nave sarebbe andata a fondo se non fosse stato possibile attivare le pompe e i ventilatori. Kerans aveva in mente un piano per squagliarsela ma stava bene attento a non scoprire le carte. Fece coprire alcune zone della nave con teloni neri, apparentemente per fare un po' di ombra e, di notte, fece avvolgere pesanti coperte intorno alle catene delle ancore, dopo averle ingrassate. Evitò di rivelare le sue intenzioni sia ai subordinati sia ai superiori fino all'ultimo giorno, in cui mandò al vice-ammiraglio Madden uno strano messaggio a proposito di un tifone in avvicinamento.
La sera del 30 luglio, approfittando del passaggio di un grosso mercantile cinese che lo copriva alla vista della riva, l'Amethyst si mise in moto. I cinesi impiegarono un quarto d'ora a rendersene conto e, quando spararono alcuni colpi, finirono per colpire il mercantile e dovettero fermarsi. Misero allora in acqua alcune lance armate per inseguire l'Amethyst, ma queste non erano in grado di competere con la fregata inglese.
Due ore e mezza dopo, l'Amethyst forzò il blocco, per la verità non troppo stretto, del canale davanti al porto di Kiang Yin. Il mare aperto a quel punto distava meno di 80 km ma restava da superare lo scoglio più duro, le batterie dei forti di Woosung, che si trovavano ad ambo i lati della riva ed erano armati con cannoni abbastanza potenti da polverizzare l'Amethyst. Arrivato sul posto, Kerans, deciso a tentare il tutto per tutto, fece spingere le macchine al massimo e si ritrovò illuminato dai proiettori, ma non fu sparato neppure un colpo. Evidentemente, anche i cinesi ne avevano abbastanza di quella crisi diplomatica e non vedevano l'ora di lasciarsi una tale rogna alle spalle.
Prima ancora di arrivare in mare aperto, l'Amethyst fu raggiunto dal Consort, che lo scortò per il resto del tragitto.
Il re Giorgio V in persona si congratulò con l'equipaggio, per la felice conclusione dell'episodio, attraverso un telegramma.
Durante il viaggio di ritorno in patria, Kerans contattò il comitato per l'assegnazione della medaglia Dickin. Questa decorazione può suonare come una stramberia a chi non è inglese, ma da quando esiste viene presa molto sul serio dai britannici. A istituirla era stata Maria Dickin, fondatrice, nel 1917, del People's Dispensary for Sick Animals (PDSA), la prima e principale istituzione inglese per la cura degli animali randagi o appartenenti a proprietari troppo poveri per pagare un veterinario (il PDSA è attualmente il più importante datore di lavoro privato per veterinari del Regno Unito). Fino ad allora, la medaglia, destinata a premiare atti eroici compiuti da animali, era stata assegnata a diversi cani o cavalli, perfino a piccioni, ma mai a un gatto e questo suonava intollerabile alla mentalità dei marinai. Apprendendo la storia di Simon, la signora Dickin, anziana e malata ma ancora molto attiva, conferì immediatamente la decorazione al gatto dell'Amethyst che, perciò, divenne rapidamente il gatto più famoso del mondo. A ogni scalo della nave riceveva talmente tante lettere da parte degli ammiratori che Kerans dovette incaricare un sottufficiale di fargli da segretario. Riceveva anche tanti doni, tra i quali un coniglietto dei suoi stessi colori, Hugo, che sorprendentemente non aggredì e anzi diventò suo amico. Hugo però non arrivò mai in Inghilterra: tra i marinai corsero accuse per cui qualcuno lo avrebbe mangiato di nascosto degli altri, ma è possibile che sia stato semplicemente sbarcato prima per non dover pagare la salata tassa inglese sull'introduzione di animali stranieri in patria (all'epoca, la notevole somma di 30 sterline).
Maria Dickin (1870-1951) durante la prima guerra mondiale

La medaglia Dickin

Il 1° novembre, finalmente, l'Amethyst arrivò a Plymouth. Ma questa storia non ha un lieto fine.
I marinai ebbero una lunga licenza e se ne tornarono tutti a casa. Simon, invece, poteva anche essere un eroe, ma era comunque soggetto alle leggi sulla quarantena degli animali e doveva restare 6 mesi in un luogo protetto. Il PDSA gli trovò un posto confortevole in un centro del Surrey, dove poteva ricevere la migliore assistenza.

Simon durante la quarantena nel Surrey

Malgrado questo, però, dopo poche settimane, Simon si ammalò. Il veterinario che lo ebbe in cura lo trattò per un'infezione virale, convinto che sarebbe guarita solo stando a riposo e al caldo. Ma, nella notte tra il 28 e il 29 novembre, mentre era assistito da un infermiere inviato appositamente dall'Ammiragliato, Simon morì improvvisamente. Secondo le stime compiute dai veterinari che l'avevano visitato, aveva circa 4 anni.
Si ritiene che a ucciderlo siano state diverse concause. Sicuramente l'infezione virale ebbe il suo ruolo, ma è anche vero che il cuore cedette troppo presto. Probabilmente, Simon risentiva ancora molto sia delle ferite subite quando era saltato in aria con la cabina del capitano Skinner, sia di quelle subite ripetutamente dai ratti mentre li combatteva. Lo stesso stress dell'esplosione poteva avergli indebolito gravemente il cuore e, per un animale come lui, nato e cresciuto nel calore di un isola tropicale, il clima freddo e umido del Surrey non era certo un toccasana. I marinai dell'Amethyst aggiunsero che, secondo loro, il gatto era anche caduto in depressione quando era stato separato a forza da quella che per lui era la sua “famiglia”, ossia l'equipaggio della nave.
Simon ebbe un funerale militare cui parteciparono, oltre ai marinai dell'Amethyst, anche diverse autorià militari e civili, e fu sepolto nella fossa n° 281 del cimitero del PDSA di Ilford, Essex, dove la sua tomba è ancora visitabile.
La tomba di Simon a Ilford, Essex

L'equipaggio dell'Amethyst, prima di riprendere il mare, volle imbarcare un altro gatto il più possibile rassomigliante a Simon, che fu battezzato Simon II. A questo gatto toccò, tra l'altro, interpretare il ruolo del suo predecessore in un documentario sulla storia dell'Amethyst realizzato nel 1950. Si parlò anche di realizzare un film d'animazione sulla vicenda, ma poi non se ne fece più nulla.
La carriera militare dell'Amethyst terminò con il coinvolgimento in uno spaventoso incidente nel porto di Plymouth, insieme ad altre 3 navi militari, nel 1957. Morirono 46 uomini, alcuni dei quali appartenenti all'Amethyst. In seguito, il relitto fu demolito.
A ricordare l'Amethyst e la sua vicenda c'è una sala nel museo galleggiante allestito sul Tamigi a bordo dell'ex incrociatore Belfast, dove sono conservati ed esposti tutti i cimeli recuperati dal relitto.
Il vecchio incrociatore Belfast, sopravvissuto al D-Day del 1944