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venerdì 15 maggio 2026

Ward Rutherford: televisione, divulgazione... e romanzi gialli.

Di non pochi autori del passato, abbastanza noti per un periodo e poi dimenticati, è difficile trovare notizie complete sul web. Ad esempio può capitare spesso che si riesca a scoprire quando è nato un autore ma non quando è morto, perché nessuno gli ha mai dedicato un profilo biografico completo e, probabilmente, è morto prima che i giornali in cui è uscito il necrologio cominciassero a digitalizzare gli archivi.

In alcuni casi, però, è possibile che l'autore di cui non si riesce a scoprire la data della morte possa essere ancora vivo, sebbene davvero molto anziano.

Non sappiamo quale delle due opzioni valga per Ward Rutherford, nato a Jersey nel 1927, a lungo giornalista, divulgatore storico e soprattutto autore di programmi televisivi per Channel Island, la televisione delle isole del Canale. Gli auguriamo di esserci ancora, in attesa di notizie più dettagliate.

Intanto, dal risvolto di sovraccoperta di un suo libro in vendita su eBay, è stato possibile ricavare una sua foto.


Rutherford lasciò il lavoro di giornalista televisivo nel 1969, per tentare di vivere con i guadagni della sola attività di autore di libri. Ha scritto molta divulgazione sulle tradizioni celtiche e sulla Seconda Guerra Mondiale, argomenti su cui era ferratissimo dopo averli trattati in trasmissioni televisive.


Alcuni tra i libri di saggistica di Rutherford
Uno è stato tradotto anche in italiano


Oltre a questo, ha scritto dei romanzi mystery, almeno due, uno dei quali è stato tradotto in Italia e un altro in Francia.

Il suo primo romanzo è quello tradotto anche in italiano, The Gallows Set (1969).



Il secondo è quello tradotto in francese, Great Big Laughing Hannah (1970).



In seguito è tornato a occuparsi di crimine scrivendo due libri sulla Beast of Jersey, il molestatore sessuale e pedofilo Ted Paisnel: prima The Untimely Silence (1973) e poi The Beast of Jersey: the Final Chapter (1996).



Ted Paisnel, vissuto dal 1925 al 1994, era un uomo dalla vita apparentemente normale che però di notte entrava nelle case in cui sapeva di trovare donne e bambini senza compagnia, per praticare violenze sessuali. Per non farsi riconoscere, ma anche per apparire più minaccioso, portava un costume, una maschera di gomma e bracciali chiodati.

Edward Paisnel, detto Ted
Il libro della moglie di Paisnel con la maschera in copertina


Fu attivo dal 1957 al 1971. Fu scoperto in occasione di una multa presa per essere passato con il semaforo rosso. Controllando il cofano dell'auto, gli agenti scoprirono il costume e lo arrestarono.

In seguito, sua moglie Joan scrisse un libro sull'esperienza e con i proventi di questo aprì una casa di accoglienza a Jersey. Ted Paisnel fu condannato a 30 anni di galera e ne scontò 20, e negli ultimi anni della sua vita risiedette sull'isola di Wight.

Dalla vicenda di Paisnel è stato tratto un film, Beast (2017)

Jessie Buckley e Johnny Flynn nel film

Il romanzo The Gallows Set fu, come detto, tradotto in italiano, dal Giallo Mondadori, che lo presentò il 7 novembre 1971 con il numero 1188 della collana e il titolo Eppur si muore.



Siamo in Inghilterra, nella zona di Londra, subito dopo l'abolizione della pena capitale nel Regno Unito (1965). La redazione del programma televisivo di attualità Tempi nostri sta realizzando una puntata sul tema, nella quale è previsto un confronto tra l'ex boia Walter Pike e John Reginald Morse, un criminale graziato quando era già sul patibolo. Morse non è entusiasta di incontare il boia ma, alla ricerca di forti sensazioni da offrire al pubblico, la direzione del programma fa in modo che si incontrino casualmente proprio nella sala in cui è stata posizionata una vera forca.

Nella notte successiva, mentre è ospite dello stesso hotel in cui si trova la troupe televisiva, Pike scompare, per essere ritrovato morto dopo alcune ore, nella massicciata accanto alla linea ferroviaria che avrebbe dovuto prendere per tornare a casa. Gli esami accertano che la causa della morte è un trauma cranico, in seguito a un colpo ricevuto con un calzino pieno di ghiaia. Si tratta della stessa modalità con cui Morse commise il delitto per cui fu condannato e poi graziato, durante una rapina, proprio sullo stesso treno.

Le coincidenze sono troppo perfette e né il sovrintendente Aitkens incaricato delle indagini, né il produttore del programma Ken Jordan, né l'investigatrice Louise Carter assunta dal network televisivo credono che il vero assassino possa essere Morse. Peraltro, le evidenze conducono in una direzione molto sgradevole: tutto sembra indicare che sia stato uno della troupe.

Jordan, abituato a fidarsi ciecamente della sua squadra, adesso è costretto a dubitare di tutti. Intanto i dirigenti del network gli fanno sapere, senza tanti complimenti, che la trasmissione sarà chiusa e lui dirottato altrove. Con l'aiuto della Carter, Jordan conduce una sua personale indagine, arrivando a scoprire alcuni risvolti poco trasparenti della vita da pensionato di Pike. Pare infatti che l'uomo continuasse a fare il boia nei Paesi del Terzo Mondo, esponendosi al rischio di vendette e ritorsioni. Riesaminando le circostanze che hanno portato a scegliere proprio Pike e Morse come protagonisti di quella trasmissione, uno alla volta, tutti i pezzi del puzzle raggiungeranno il loro posto.

venerdì 6 giugno 2025

Una questione di omonimie: Dominique Fabre

Chiunque svolga oggi una ricerca via web digitando il nome “Dominique Fabre” si troverebbe davanti a una discreta confusione. Il nome corrisponde a un autore francese di buon successo, autore di romanzi e racconti minimalisti, nato nel 1960 e del quale è stato anche tradotto un libro in italiano. Ma, andando avanti con la ricerca, ci si imbatte in una serie di riferimenti a opere risalenti agli anni '60 e '70, che questo Fabre non avrebbe potuto scrivere, neanche se fosse stato un bambino prodigio.

Infatti, si tratta di una questione di omonimia. Le opere in questione, piuttosto famose ai tempi e ancora ricordate oggi, sono state scritte da un altro Dominique Fabre. Per l'esattezza, un autore svizzero nato il 30 giugno 1929 a Ginevra e morto il 20 dicembre 2010 a Pfeffikon, un piccolo paese nel cantone di Lucerna.

Del Fabre svizzero non si trovano immagini sul web. Però, con un po' di fortuna, se ne trova una nella quarta di copertina dell'edizione italiana di un suo libro.

Dominique Fabre

Dominique Fabre era un giornalista che cominciò la sua carriera di autore con un libro sulla Svizzera, che era una sorta di ironica guida turistica, pubblicato nel 1955, originariamente in tedesco e poi tradotto in francese.


Non si sa come, forse proprio grazie al successo di questo libro, negli anni successivi se ne andò in Francia e cominciò a lavorare come sceneggiatore cinematografico e successivamente televisivo. Non è affatto facile trovare tracce dei suoi lavori per la televisione, mentre risultano nel suo curriculum le sceneggiature di almeno quattordici film di successo, otto dei quali diretti dal belga Étienne Périer, di cui fu assiduo collaboratore tra il 1959 e il 1978.
Étienne Périer (1931-2020)












Poster di film scritti da Fabre. Quasi tutti sono arrivati anche in Italia


Fabre, come sceneggiatore, è soprattutto un autore di commedie alla francese, anche se non disdegna altri generi. A un certo punto della sua carriera, tentò la carta dell'autore di romanzi gialli e scrisse tre opere: due di queste hanno avuto un certo successo, diventando anche noti film (uno dei quali diretto da Périer), mentre la terza non ha avuto una versione cinematografica e oggi è pressoché dimenticata.

Fabre scrisse anche le sceneggiature dei film tratti dai suoi romanzi, ma in uno dei due casi non seguì pari pari il testo del romanzo.

Il suo esordio come giallista è datato 1968: Un beau monstre, che quell'anno vince anche il Grand Prix de la Littérature Policière. In Italia arriverà nel 1971, anno di produzione del film, ad opera di Bompiani, con il titolo Il bel mostro.


Tra due edizioni francesi, quella italiana


Alain è un uomo bellissimo, ricco e raffinato, ma perverso. Si diverte a sedurre giovani donne ingenue che sognano il grande amore, ma senza fare l'amore con loro, anzi rinviando continuamente il momento in cui i rapporti intimi saranno consumati. La fragile Sylvie, dopo essere stata sua moglie in bianco per alcuni mesi e ormai dipendente dai tranquillanti che prende per sopportare la situazione, si uccide gettandosi dalla finestra. Il commissario Leroy si insospettisce davanti all'indifferenza di Alain per la morte della moglie, ma tutti i testimoni del fatto scagionano l'uomo.

Come prossima vittima, Alain prende di mira l'inglese Jane, fidanzata con il rozzo Bob. Ovviamente tra i due uomini non c'è partita e Jane diventa la sua seconda moglie. Alain non si limita a costringere la moglie all'astinenza, vuole anche controllare tutta la sua vita, le impedisce di trovare un lavoro, le mette alle spalle un maldestro detective, Samain; in più le aizza contro i suoi ex amici e arriva a vantarsi di aver fatto l'amore con una sua amica-rivale, Jacqueline; infine le impone in casa la presenza di un giovane e bellissimo gay, Dino, sfidandola a sedurlo. Jane, disperata e furiosa, riesce quasi a consumare un rapporto con il ragazzo, scatenando l'ira di Alain, che caccia via il ragazzo e la aggredisce, minacciando di ucciderla. Poi la mette incinta abusando di lei dopo averla drogata. Ma il detective Samain, ex poliziotto, è amico del commissario Leroy e lo ha tenuto al corrente di ciò che avveniva. L'intervento della polizia, che teneva Alain sotto controllo, salva Jane. La scena però è descritta in modo volutamente ambiguo e non si capisce fino in fondo se i poliziotti abbiano ucciso o solo arrestato Alain.

Nel romanzo, Alain è descritto come un uomo bruno e atletico, dal fascino tenebroso. Il suo nome completo è Alain Levont e sembra fatto apposta per rimare con Alain Delon, non certo famoso per aver trattato bene le sue donne. Forse, proprio per non turbare la suscettibilità dell'attore, o per poter calcare meglio la mano sulle perversioni del personaggio, quando si trattò di girare il relativo film, diretto dal milanese Sergio Gobbi, la produzione gli cambiò il nome in Alain Revent e lo rese biondo ed efebico, con un fascino mefistofelico. A interpretarlo fu Helmut Berger, che soprattutto nelle scene con il giovane Alain Noury, interprete di Dino, accentuò notevolmente la sensazione di omosessualità del personaggio. La seconda moglie non fu più inglese, ma francese, Nathalie, ed ebbe il volto dell'algida Virna Lisi, Sylvie quello di Edith Scob, l'infida Jacqueline quello di Francoise Brion, il commissario Leroy quello di Charles Aznavour, il detective (ribattezzato Vincent) quello di Marc Cassot.

Poster francese e italiano
Berger e la Lisi nel film
ancora Berger
Berger, Aznavour e la Lisi sul set
Alain Noury (1945)
Francoise Brion (1933)
Edith Scob (1937-2019)
Marc Cassot (1923-2016)


Le differenze rispetto al libro sono piuttosto significative. Innanzitutto Nathalie è testimone del suicidio di Sylvie. Poi c'è tutta una parte psicanalitica per spiegare l'origine della perversione di Alain. Ma soprattutto il finale è molto più tragico.

Il secondo romanzo giallo di Fabre, La tête en feu, pur pubblicato nello stesso 1971 in cui uscì il film, non ebbe particolare successo e non fu tradotto in film.



L'anno successivo uscì il suo terzo e ultimo romanzo, Un meurtre est un meutre, che sarebbe stato portato in Italia dalla Società Editrice Internazionale con il titolo Un omicidio è un omicidio, nel 1975.

Due edizioni francesi e quella italiana


Paul Kastner, meccanico e commerciante d'auto, odia ricambiato la dispotica moglie Marie, rimasta sulla sedia a rotelle dopo un incidente che li ha coinvolti entrambi. Da tempo Paul ha una relazione con la cartolaia Francoise, e quando Marie lo scopre minaccia di uccidere la donna. Dopo un ennesimo litigio tra i due, Paul se ne va a dormire in un motel. Marie, furiosa, prende la pistola che la coppia detiene legalmente e con la sua auto modificata parte verso casa di Francoise. Ma resta senza benzina lungo un tratto in salita ed è costretta ad accostare. Mentre scende dall'auto e si trascina fuori sulle braccia per chiamare aiuto, il freno a mano si sblocca e l'auto la investe.

Le indagini dirette dal commissario Plouvier accertano che Paul è del tutto estraneo al fatto, ma scoprono anche la situazione di conflitto tra i due. Inoltre, la sorella gemella di Marie, Anne, tornata dal Canada per le esequie, accusa apertamente Paul dell'omicidio. Intanto Paul riceve la visita di un individuo molto losco, tale Jean Carouse, che gli rivela di essere stato lui a provocare l'incidente in cui è morta Marie e di essere anche in possesso di prove che incriminerebbero Paul, se questo non lo pagherà.

Carouse è un ricattatore di professione e contemporaneamente a Paul tiene per la gola anche il farmacista Moreau, che da poco tempo ha ereditato il suo esercizio dopo che in un inaspettato incidente domestico è morto il padre, con cui aveva un rapporto conflittuale. Moreau è un ex di Francoise, con la quale ha conservato buoni rapporti e parlando con lei apprende alcuni elementi che lo convincono di come Carouse stia ricattando anche Paul.

Mentre Paul e Francoise si ingegnano a mettere in piedi un improbabile piano per uccidere Carouse senza rischiare di essere incriminati, Moreau approfitta delle loro macchinazioni per seguire Carouse in un luogo isolato senza testimoni e lo uccide simulando un suicidio.

Alla fine, Moreau si metterà d'accordo con Paul per coprirsi a vicenda.

Il relativo film, diretto da Périer, uscì quasi contemporaneamente al romanzo, nello stesso 1972. In italiano si intitolò La sedia a rotelle. Vi troviamo un cast di ottimo livello, con Jean-Claude Brialy nei panni di Paul, Catherine Spaak in quelli di Francoise, Michel Creton in quelli di Moreau, Stephane Audran sia come Marie sia come Anne, Robert Hossein come il sulfureo Carouse, Michel Serrault come il commissario e un breve cameo di Claude Chabrol in un ruolo secondario.

Poster francese e italiano
Jean-Claude Brialy (1933-2007)
Stephane Audran (1932-2018) in una scena del film
Robert Hossein (1927-2020) con la Audran sul set del film
Michel Serrault (1928-2007)
Catherine Spaak (1945-2022) con Johnny Dorelli al tempo in cui fu girato il film

Del Dominique Fabre francese, quello nato nel 1960 e attivo dal 1995, in italiano è arrivato finora un solo titolo, La servaise était nuovelle (2005), tradotto nel 2015 con il titolo La cameriera era nuova da un piccolo editore dal catalogo molto interessante, Calabuig.