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sabato 17 novembre 2018

Il caso Steven Linscott, tra sogni, scienza e forzature


Oak Park (“Parco delle Querce”) è un comune dell'Illinois, poco a Ovest di Chicago, che appartiene a un'area popolata dal 1840 circa ed è divenuto municipio nel 1902. Nonostante non sia molto grande (oggi conta poco più di 50.000 abitanti), la sua buona fama è notevole, grazie alle sue ottime scuole, in cui hanno studiato tra gli altri scrittori come il premio Nobel Ernest Hemingway e il poeta Kenneth Fearing (entrambi nativi proprio di Oak Park), agli edifici progettati da Frank Lloyd Wright in oltre un ventennio che risiedette in questa cittadina (dal 1889 al 1913) e alla vivace comunità di artisti che vi risiede più o meno stabilmente.
Ernest Hemingway (1899-1961)

Un'immagine giovanile di Kenneth Fearing (1902-61)

Frank Lloyd Wright (1867-1959) nel periodo in cui abitava a Oak Park





Alcuni degli edifici di Oak Park progettati da Wright

Come tutte le città del mondo, però, anche Oak Park ha la sua quota di criminali e delitti, e uno di questi delitti è al centro di un curioso caso giudiziario, consumatosi tra il 1980 e il 2002, che da un lato è citato fantasiosamente come esempio di fatto soprannaturale (dal solito Charles Berlitz) e da un altro evidenzia come i test scientifici in vigore prima dell'avvento di quelli sul Dna potessero portare a facili errori giudiziari quando se ne forzava l'interpretazione.
Questa vicenda comincia il 4 ottobre 1980, quando Karen Ann Phillips, aiuto infermiera di 24 anni residente nell'area più modesta di Oak Park (che all'epoca contava elevati livelli di microcriminalità), fu ritrovata morta, seminuda, stuprata e percossa violentemente sulla testa, nel suo appartamento.
Durante i rilevamenti, i poliziotti del distretto, guidati dai detective Robert Scianna e Robert Grego, interrogarono tutti i vicini di casa e, così facendo, si imbatterono in uno strano personaggio, il ventiseienne studente di Teologia Steven Linscott, sposato e padre di tre figli nonché impiegato presso la Missione del Buon Vicino, una istituzione religiosa che si occupava dell'assistenza e del recupero di ex detenuti, ex tossicodipendenti e vagabondi.
Steven Linscott nel 2002

Linscott non aveva né visto né sentito nulla, riguardo il delitto. Ma poco dopo essere stato interrogato ricontattò la polizia e riferì di aver fatto un sogno, nella stessa notte del delitto, in cui lo aveva visto commettere. Raccontò che l'assassino era un uomo biondo poco più basso di lui, che toccava i 180 cm.
L'unica immagine di Karen Ann Phillips reperibile sul web è quella della sua tomba

I poliziotti, mettendo a verbale le sue dichiarazioni, si resero conto che c'era qualche coincidenza tra il suo racconto e quanto risultava dai rilevamenti effettuati, i cui risultati non erano stati divulgati. Ne conclusero che sapesse qualcosa che cercava di nascondere. In conseguenza di ciò, il 25 novembre 1980, Linscott fu arrestato e successivamente accusato del delitto.
Ne seguì un lungo e complesso processo, praticamente tutto indiziario, al termine del quale Linscott fu riconosciuto colpevole di omicidio ma non di stupro, e condannato a 40 anni di reclusione il 23 novembre 1982. In questo processo, sia le testimonianze dei periti di parte, sia il loro uso da parte del pubblico ministero, ebbero un ruolo fondamentale.
I legali di Linscott opposero appello alla sentenza, e la Corte d'Appello dell'Illinois diede loro ragione, annullando la condanna il 7 agosto 1985. Linscott fu però liberato solo dopo che la Corte Suprema dello Stato ebbe confermato questa decisione, il 31 ottobre 1985, dopo aver trascorso oltre 1800 giorni in carcere.
Un anno dopo, però, la Corte Suprema dell'Illinois ritornò sulla decisione e la annullò, ma anziché confermare la condanna di Linscott, rinviò il caso alla Corte d'Appello perché chiarisse per quanto possibile gli aspetti rimasti oscuri.
Nel luglio del 1987, la Corte d'Appello annullò nuovamente la condanna di Linscott, e accusò i pubblici ministeri di aver tenuto una pessima condotta giudiziaria, in quanto avevano apertamente forzato l'interpretazione delle prove tecniche, fuorviando la giuria.
Il processo era da annullare e forse da rifare, ma la questione fu dibattuta per oltre 10 anni. Infine, il 19 dicembre 2002, il governatore George Ryan decise di graziare Linscott precisando che tale grazie arrivava in virtù dell'innocenza dello stesso, mettendo fine al procedimento.
In realtà, come si evince dall'esame delle sentenze della Corte d'Appello, l'innocenza di Linscott non è stata mai dimostrata. Tuttavia, è sempre apparso chiaro che non c'è mai stata alcuna evidenza della sua colpevolezza.
Le accuse, oltre che sulle sue sgangherate dichiarazioni riguardo i sogni, si basarono sui referti relativi ad alcuni capelli ritrovati tra le mani della vittima e sullo sperma rinvenuto nelle sue parti intime.
A quel tempo, in mancanza del test del Dna, gli esami possibili potevano riguardare solo i gruppi sanguigni delle persone da riconoscere. Queste erano però sempre riconoscibili solo dal sangue, in quanto per gli altri fluidi corporei dovevano essere divisi in due distinte categorie. Infatti, gli antigeni (le proteine della membrana cellulare) che identificano i diversi gruppi sanguigni, in alcun soggetti (detti “secretori”) si trovano anche negli altri fluidi corporei diversi dal sangue; mentre, per normali ragioni genetiche, in altri (detti “non secretori”) non vi si trovano. I non secretori sono circa il 20% della popolazione, una percentuale piuttosto elevata.
Linscott era appunto un non secretore e, secondo una delle analisi presentate al processo, lo sperma rinvenuto negli organi genitali della vittima apparteneva a un non secretore. Il pubblico ministero spacciò questo dettaglio per una prova certa della colpevolezza di Linscott, approfittando del fatto che i giurati non sapevano quasi nulla dell'argomento. In realtà, al di là del fatto che la prova era tutt'altro che certa proprio per l'elevata diffusione dei non secretori nella popolazione generale, altri esami avevano indicato che lo sperma apparteneva a un individuo secretore di gruppo 0, ma non furono esibiti al processo e anzi deliberatamente nascosti.
Analoghe forzature si ebbero riguardo l'esame dei capelli, che secondo l'esperto che li esaminò potevano essere compatibili con Linscott, come pure per moltissime altre persone, ma durante l'interrogatorio il pm gli fece dire solo la prima parte della verità.
Linscott, dopo la liberazione, è tornato a vivere con la sua famiglia e ha avuto un altro figlio. La moglie Lois lo aveva seguito andando a vivere vicino al carcere (il Centralia Correctional Center, a Sud dell'Illinois) e lavorando come infermiera. Ha ripreso a fare il lavoro di prima: oggi si occupa soprattutto di assistenza ai carcerati, facendo valere anche l'esperienza maturata quando era uno di loro. Insieme al giornalista Randall Frame, ha scritto un libro di successo (molto venduto negli ambienti cristiani), intitolato “Maximum Security”, sulla sua odissea, ma ha preferito non capitalizzare la sua fama, evitando di apparire in televisione e conducendo una vita piuttosto ritirata in un piccolo paese dell'Illinois, pur occupandosi ancora di errori giudiziari.
La copertina del libro di Linscott, mai tradotto in Italiano




domenica 22 gennaio 2017

Domini Wiles tra pulps truculenti e mystery medievali

Il modello del mystery ambientato nel periodo medievale, portato al successo planetario da Il nome della rosa di Umberto Eco nel 1980, non è stato inventato dal semiologo italiano, ma esisteva già da qualche tempo e otteneva un notevole successo critico e di pubblico, specialmente nel Regno Unito.
Il primo romanzo della serie di Brother Cadfael di Ellis Peters, è infatti datato 1977. In precedenza c'erano state diverse occasionali escursioni di autori più o meno noti in quel tipo di cornice, con risultati generalmente decorosi. Con Brother Cadfael, comincia invece una serie che si protrarrà per 17 anni, 20 romanzi e un'antologia di 3 racconti, tradotta più o meno in tutte le lingue e venduta in milioni di copie, il cui successo è ben lungi dal dirsi esaurito, come attestano l'uscita di antologie concepite in suo onore, come Past poisons o Chronicles of crime (una scelta tradotta in Italiano di questi racconti si può leggere in L'arte del delitto, pubblicato da Fanucci) e la continua riproposizione in tv dell'ottima serie di telefilm tratti da questo ciclo, interpretati da Derek Jacobi.
Edith Pargeter (1913-95), scrittrice di mistery con lo pseudonimo di Ellis Peters

Una edizione originale di un romanzo con Brother Cadfael

Inizialmente, 3 romanzi con Brother Cadfael furono proposti dal Giallo Mondadori tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80

L'intera serie è stata pubblicata da Longanesi e nei tascabili della Tea



Alcune antologie in onore della Peters e la loro traduzione in Italiano

Derek Jacobi nei panni di Brother Cadfael nella serie TV

Tra gli autori che, nel tempo, sono stati sedotti dal fascino del mystery medievale, un posto di rilievo spetta a Domini Highsmith, una stranissima figura di scrittrice che, a metà degli anni '90, pubblicò una serie di 3 romanzi aventi per protagonista un altro frate detective, Father Simeon, attivo a Beverley, Yorkshire, tra il 1180 e il 1191. E' interessante notare come la figura del protagonista sia stata ispirata all'autrice da un uomo realmente vissuto in quel periodo e dalle iscrizioni che si leggono sulla sua tomba a Beverley Minster. Father Simeon, come Brother Cadfael, ha una origine cavalleresca ma, a differenza dell'altro, non è anziano ma giovane. Questo aprirà interessanti e clamorosi sviluppi alle sue storie, anche se non possiamo avere idea di dove possano portare, perché il ciclo, come detto, si interrompe bruscamente al terzo romanzo.


Copertine dei tre romanzi di Domini Highsmith con Father Simeon 

Domini Highsmith era nata proprio a Beverley, Yorkshire, dove avrebbe trascorso tutta la sua vita, nel 1942, da una famiglia di origine ebrea. Negli ultimi anni di vita, pubblicò 2 romanzi autobiografici in cui raccontò la sua difficile giovinezza, segnata da continui maltrattamenti. Visse collaborando con la radio e poi con la televisione, dopo essersi fatta conoscere inizialmente come autrice di poesie nel dialetto dello Yorkshire. Tra gli anni '70 e gli anni '80 scrisse alcuni romanzi noir incredibilmente violenti, firmati Domini Wiles, che ottennero un notevole successo soprattutto in Francia, pubblicati da Gallimard. Morì in solitudine nel 2003. In patria, è poco più che dimenticata, salvo che per i romanzi con Father Simeon.
Un'immagine giovanile di Domini Highsmith (1942-2003)



Alcune immagini di Beverley, Yorkshire

Il Beverley Minster, dove è sepolto il personaggio che ispirò Father Simeon

In Italia, ha avuto la sorte di essere pubblicata in una collana effimera ma molto coraggiosa e originale, varata da Mondadori all'inizio del 1981 e chiusa dopo 15 numeri mensili l'anno seguente, il Giallo d'azione Mondadori. In questa collana, accanto a classici di Hammett e Chandler che non venivano riproposti da molto tempo e ad autori di notevole fama in quel periodo (Lawrence Block, Richard Stark, Basil Copper, Joe Gores, Jeff Sutton), uscirono romanzi distantissimi dal gusto del pubblico medio, come quelli firmati dallo svizzero Daniel Odier con lo pseudonimo Delacorta o l'incredibile Duffy, il doppio di Dan Kavanagh, un noir il cui protagonista è bisessuale e non fa nulla per nasconderlo. Infine, un romanzo italiano, I nostri padri hanno mangiato la frutta acerba, firmato Giacomo Eliot, dietro il quale si nasconde il futurologo Roberto Vacca.


Copertine di alcuni romanzi usciti nel Giallo d'azione Mondadori


Duffy, il doppio e la sua edizione origibale

Ma il miglior testo della collana è quello uscito con il numero 2 nel febbraio 1981, Chi ha tradito?, in originale The betrayer, proprio quello firmato Domini Wiles (uscito originariamente nel 1979 e tradoto l'anno seguente in Francese con il titolo Les pas beaux).
Nel mondo anglofono, questo libro sembra sparito, al punto che, girando per il web, non si trova nemmeno un'immagine della sua sovracoperta illustrata in qualche edizione inglese o americana. Ed è un peccato, perché questa storia ambientata in un ricco paesotto della provincia americana (dove l'autrice non era mai stata, similmente a James Hadley Chase) sembra perfetta per ispirare un film alla Quentin Tarantino, ha perfino tutti i tempi e i dialoghi giusti per essere trasposta su pellicola.


Chi ha tradito? e le sue edizioni inglese e francese

Tutto nasce dal colpo che un delinquente elegante e ambizioso, Wilder, decide di mettere a segno nella gioielleria gestita da Lancing e Warwick, la cui cassaforte è piena di diamanti. Per fare questo, ingaggia il fedele collaboratore Kevin Rey e un altro bandito, che però si fa arrestare per un altro reato il giorno prima del colpo, costringendo i due a sostituirlo con un certo Joe Craven, un ragazzo ottuso e violento che si rivelerà un pessimo acquisto.
Il piano sembra inizialmente perfetto, ma le cose cominciano ad andare storte da subito. I tre riescono a entrare nella gioielleria fingendosi poliziotti e sorprendendo Lancing con la sua amante, la giovane Shirley, ma la cassaforte non può essere aperta senza la seconda chiave, che è in mano all'altro socio, Warwick, in quel momento assente. I banditi prendono Lancing e Shirley in ostaggio e si trasferiscono a casa di Lancing, una villa in posizione isolata e tranquilla, dove sorprendono la moglie di Lancing, Catherine, ancora mezzo addormentata.
Lancing, sotto la minaccia delle armi, chiama Warwick dicendogli che c'è un problema grosso e che per risolverlo occorre aprire la cassaforte. Warwick ci mette parecchio ad arrivare e intanto la situazione degenera. Eccitati dopo aver consumato un bel po' di alcolici della riserva di Lancing e dalla disponibilità delle due donne, i tre banditi le stuprano a turno, anche se Wilder e Rey fanno fatica a contenere gli istinti sadici e brutali di Craven, che è sempre più fuori controllo.
Quando arriva Warwick, anche lui viene preso in ostaggio e, insieme a Lancing, è costretto ad accompagnare i banditi alla gioielleria, mentre le due donne restano legate e chiuse in casa. Alla gioielleria, la situazione precipita. Nella foga di portarsi via fuori i diamanti con il minimo intoppo possibile, Craven chiude Warwick nel caveau, in pratica seppellendolo vivo, perché l'uomo ha ancora con sé una delle due chiavi che servono per l'apertura dall'esterno, mentre l'altra è rimasta fuori.
Presi dal panico, i tre banditi riportano gli ostaggi a casa, accusandosi a vicenda. Già da prima, si fidavano pochissimo l'uno dell'altro e adesso scoppia una guerra di tutti contro tutti, con gli ostaggi in mezzo. Mentre Wilder e Rey litigano, Craven uccide Shirley nel corso di un ulteriore stupro particolarmente violento e, a quel punto, i compagni decidono finalmente di eliminarlo. Poi però Wilder ammazza anche Rey.
Lansing è perplesso riguardo al fatto che Wilder era al corrente di dettagli del negozio chenon erano noti a nessuno salvo Warwick e Lansing stesso, Wilder ha scoperto che Lansing non è un onesto commerciante come voleva far credere, ma un ricettatore la cui attività legale copriva il traffico di diamanti di contrabbando. Lancing tenta di fare un accordo per salvare se stesso e la moglie, offrendo al bandito il contenuto dei suoi conti in Svizzera, ma Wilder rifiuta, affermando che tanto, in ogni caso, si prenderà tutto lo stesso. E, a questo punto, rivela chi è stata la sua talpa: Catherine, esasperata dai continui tradimenti del marito, si è cercata un amante anche lei e, sfortunatamente, si è imbattuta proprio in Wilder, e da qui è nata l'dea del colpo perfetto.
Ma, proprio in quel momento, marito e moglie approfittano di un suo attimo di distrazione per saltargli addosso e disarmarlo. Nel conflitto a fuoco che segue, Lancing uccide Wilder ma, subito dopo, viene ucciso a sua volta da Catherine. La donna poi si farà trovare riversa sul corpo del marito, seminuda e coperta di sangue, apparentemente sconvolta e in stato confusionale, dai poliziotti, dopo aver chiesto aiuto per telefono.
Dei 5 noir firmati Domini Wiles, in Francia, oltre a questo, ne sono stati tradotti altri due: Death flight, del 1977, tradotto come La mort a des ailes nel 1978 e incentrato su un dirottamento aereo; e Skin deep, del 1978, tradotto come T'es plus mon frère nel 1979, che tratta del conflitto razziale tra una maggioranza bianca e una minoranza nera.



Domini Highsmit ha firmato anche libri non thriller e un altro thriller con lo pseudonimo di Amy Van Hassen (Menace, del 1981) ma questo romanzo non è stato mai tradotto.





venerdì 24 giugno 2016

La strana morte di un campione: Rashidi Yekini

L'anno 1994 segna il punto più alto nella storia del calcio nigeriano. Le Super-Aquile della squadra dalla maglia verde e bianca come la bandiera nazionale, prima vincono senza rivali la Coppa delle Nazioni Africane giocata in Tunisia tra marzo e aprile, poi figurano brillantemente nella loro prima partecipazione ai Campionati del Mondo giocati in Usa tra giugno e luglio, dove escono agli ottavi di finale, eliminati fortunosamente ai supplementari dall'Italia di Roberto Baggio, dopo aver dominato gli azzurri per gran parte della partita.
Di quella squadre fanno parte molti campioni già noti al pubblico europeo, o che si trasferiranno in Europa subito dopo, come Amokachi, Amunike, Oliseh e altri; ma l'indiscusso condottiero e trascinatore è il capitano, il veterano Rashidi Yekini, che gioca in Portogallo, è il bomber del Vitoria Setubal e, pur essendo il più anziano della squadra insieme al portiere Rufai, è quello che si batte più di tutti, quello che non si dà mai per vinto.
Yekini in azione contro l'Italia nel 1994

Yekini, un atleta alto oltre 190 cm e largo come un armadio a due ante ma agile come un ballerino, dalla devastante potenza fisica abbinata a una esemplare correttezza in campo, entra nella storia del calcio mondiale il 21 giugno 1994: quando, al 21' dell'incontro Nigeria-Bulgaria segna il primo gol della sua nazionale ai Campionati del Mondo.
L'esultanza di Yekini dopo il gol alla Bulgaria nel 1994

In quell'edizione, non troverà più la via della rete, ma sarà tra i migliori della sua squadra in tutte le partite. Entra nel cuore non solo degli addetti ai lavori, ma anche del pubblico meno esperto di gioco ma più attento al lato umano dei campioni. Nessuno dimenticherà la sua commossa esultanza dopo il gol alla Bulgaria o la compostezza con cui, prima di ogni partita, si sofferma a pregare ai bordi del campo. Yekini, musulmano osservante, non prega Allah per la vittoria, ma perché vinca il migliore e nessuno si faccia male.
I Mondiali del 1994 sono però il canto del cigno della sua carriera. Ha già 31 o 32 anni (come spesso accade nei Paesi africani in cui gli uffici di anagrafe non funzionano alla perfezione, dai documenti ufficiali risulta nato nell'ottobre del 1963 a Kaduna, una città nella zona centrale della Nigeria, ma da altre carte sembra che in realtà sia nato nell'agosto del 1962) e, complici alcuni infortuni, non riesce più a ripetersi ai livelli precedenti. In Nazionale viene ancora convocato sporadicamente fino al 1998; poi si decide a lasciarla, amaramente, dopo l'eliminazione di questa agli ottavi di finale (sconfitta per 4-1 dalla Danimarca) ai Mondiali di Francia del 1998. 
Yekini in campo contro la Danimarca nel 1998

In quella squadra, Yekini era ormai una riserva, e a volte il suo ingresso in campo era accolto dai fischi del pubblico, compreso quello composto dai tifosi nigeriani, che lo ritenevano ormai vecchio e superato. La sua esperienza internazionale si chiude con 58 presenze e 37 gol, che lo rendono il bomber indiscusso della Nigeria (dopo di lui, il primo è Segun Odegbami, campione degli anni '70-'80, che ne ha segnati 23).
Continua però a giocare nelle squadre di club: quando non c'è più possibilità di ottenere ingaggi in Europa, va in Arabia Saudita e in Costa d'Avorio. Infine rientra in patria. Appende definitivamente le scarpette al chiodo nel 2005.
Yekini dopo il ritiro dall'attività

Quando era giocatore famoso e stella della Nazionale, Yekini si era costruito una fama di uomo esemplare, noto in patria anche come filantropo. La Nigeria non è il miglior Paese del mondo in cui vivere: un territorio enorme, uno Stato federale con quasi 200 milioni di abitanti appartenenti a etnie molto differenti tra loro, e infinite ricchezze naturali, ma tutto è in mano alle multinazionali, che controllano e impongono sia i governi sia le leggi, a spese della popolazione sfruttata e costretta a vivere nel sottosviluppo. Il colonialismo, la cui criminale avidità veniva già denunciata dal padre della letteratura nigeriana Chinua Achebe negli anni '50, ha lasciato un'eredità devastante di odio, violenza e sopraffazione. Negli anni '90, il dittatore Sani Abacha, completamente asservito alle compagnie petrolifere, ha condannato a morte lo scrittore Premio Nobel 1986 Wole Soyinka, poi rifugiatosi negli Usa, e il poeta Ken Saro Wiwa, impiccato nel 1995 in quanto reo di "terrorismo" per essersi schierato dalla parte dei movimenti ecologisti che manifestano per la tutela ambientale del delta del Niger, dove l'estrazione del petrolio sta distruggendo ogni ecosistema. Dieci anni dopo questa assurda esecuzione, scomparsi tutti i riferimenti dell'ecologismo pacifista, nella stessa area prenderà vita il Mend (Movimento per l'emancipazione del delta del Niger), un'organizzazione paramilitare che, sotto la bandiera della battaglia per la tutela dell'ambiente, compie ancora oggi ogni genere di atti di vero terrorismo.
Chinua Achebe (1930-2013)

Wole Soyinka (1934)

Ken Saro Wiwa (1941-95)

In questa situazione, i conflitti etnici si acuiscono e i peggiori fanatismi trovano tutto lo spazio che vogliono: gli integralisti islamici, già molto prima di Al-Qaeda e dell'Isis, prendono di mira i cristiani (l'Islam è la religione di circa il 50% dei nigeriani, mentre i cristiani sono il 48% e il resto sono animisti, ma la distribuzione delle fedi non è uniforme, prevalgono i cristiani al Sud e i musulmani a Nord, e nelle aree i mezzo i conflitti sono violentissimi) con attentati che causano centinaia di morti. Le "imprese" della setta jihadista Boko Haram, fanatica e scissionista, trovano oggi ancora molta risonanza presso i mass media occidentali e non risparmiano nemmeno i calciatori, come Christian Obodo (ex di Udinese, Fiorentina e Lecce), rapito nel 2012 mentre si reca in chiesa e salvatosi solo perché riesce a fuggire prima di essere ucciso. Yekini, pur essendo musulmano, non ha nulla a che vedere con gli integralisti, da cui prende ripetutamente le distanze; e, anzi, tornato in patria non va a vivere nella natia Kaduna che è a maggioranza musulmana ma piena di integralisti violenti, ma in una piccola città, Irra, nello Stato di Kwara, a maggioranza cristiana, dove lui e la sua famiglia sembrano perfettamente integrati.
Poi succede qualcosa che non è stato ancora chiarito e chissà se lo sarà mai. Yekini lascia l'ultima moglie (ne ha avute 3) e i tre figli a Irra, dove vivono altri suoi parenti tra cui la madre e uno zio che è un piccolo politico locale, e si trasferisce a Ibadan, ancora più a Sud, la seconda città più popolosa della Nigeria. Ci va, pare, per mettersi in affari con un suo vecchio amico, Ibrahim, che di professione fa il gioielliere. Sembra che investa tutti i suoi risparmi in questa attività, che all'inizio sembra andare benissimo. Ma, intorno al 2008, qualcosa va storto. Il negozio di Ibrahim subisce una rapina, Ibrahim viene ucciso, tutta la sua merce e tutta la sua cassa spariscono. La rapina, da subito, non appare un colpo improvvisato da una banda di balordi ma l'opera di professionisti che sapevano benissimo cosa cercare e dove. Non si saprà mai chi è stato: la legge, in Nigeria, è spesso un optional.
Da un momento all'altro, Yekini si ritrova a perdere tutto ciò che possedeva. Resta a Ibadan e conduce una vita sempre più isolata. Si sente in pericolo, parla di maledizioni che lo avrebbero colpito. Si lascia andare, al punto che i testimoni (amici e vicini di casa) riferiscono di averlo visto spesso in strada vestito come un barbone, a comprare cartocci di pesce e piantaggine arrosto (un cibo tradizionale nigeriano) da venditrici ambulanti, o a fare i propri bisogni nei cespugli. Trapelano notizie per cui sarebbe affetto da depressione, disturbo bipolare e altre patologie psichiche non meglio identificate. Ma nessuno fa nulla, tanto meno le autorità, pure ripetutamente sollecitate. La situazione precipita nel 2012, anche se le versioni disponibili sui fatti sono tutte molto confuse. Si parla di parenti che convincono Yekini a farsi curare da stregoni e altri santoni, di pratiche che finiscono per debilitarlo ulteriormente e lo riducono in uno stato pietoso, fino al ricovero in un ospedale di Ibadan, dove però arriva in fin di vita e muore il 4 maggio 2012. Perfino a questo punto, dal certificato di morte, non si capisce cosa ne abbia provocato la fine.


Negli anni successivi, la madre di Yekini denuncerà la totale indifferenza delle autorità al destino del figlio; l'ex compagno di nazionale Sunday Oliseh stigmatizzerà con rabbia l'ingratitudine di un popolo intero verso un grandissimo atleta: ingratitudine di cui, dirà, Yekini era consapevole e per questo pesantemente amareggiato. Ma, in tempi più recenti, la polemica si è spinta ancora più avanti. Compaiono articoli di giornale, post su blog indipendenti, video su YouTube che cercano di ricostruire la vicenda e non ci riescono, perché ogni possibile risposta lascia sempre aperti mille interrogativi. E si chiedono: com'è potuto accadere? Perché nessuno ha fatto nulla quando era possibile farlo? Cosa nascondono i tantissimi lati oscuri di questa tragedia? In poche parole: perché Rashidi Yekini è morto?