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lunedì 28 gennaio 2019

George Langelaan, spia e scrittore


Di solito è raro che uno scrittore nasconda una vita parecchio avventurosa, ma esistono anche delle eccezioni e una delle più significative tra queste è rappresentata dalla figura di George Langelaan, autore franco-britannico nato a Parigi il 19 gennaio 1908 e ivi morto il 9 febbraio 1972.
Langelaan al tempo della guerra, prima della plastica

Langelaan negli ultimi anni

Langelaan, prima della guerra investigatore privato e giornalista, nel giugno 1940 riuscì a imbarcarsi per il Regno Unito su una delle navi in fuga da Dunquerque, subito dopo la disfatta della Francia contro i tedeschi. Convinto antinazista, una volta in salvo, si arruolò nei servizi di spionaggio inglesi, nella sezione F dello Special Operations Executive (SOE), dove raggiunse il grado di tenente. Nel libro autobiografico del 1959 The mask of war, scrive che prima di essere impegnato in azione fu sottoposto a un intervento di chirurgia plastica facciale, per ridurre le orecchie a sventola che lo rendevano troppo facilmente riconoscibile. Il 7 settembre 1941 fu paracadutato in Francia, a sud di Chateauroux, per prendere contatto con la Resistenza francese e incontrare l'ex presidente della Camera Edouard Herriot, che i nazisti tenevano agli arresti domiciliari nonostante non si fosse opposto all'instaurazione del regime filonazista di Vichy. Langelaan non riuscì nella missione, perché fu ugualmente riconosciuto e arrestato il 6 ottobre successivo. Tradotto nel campo di prigionia di Mauzac, fu processato dai nazisti e condannato a morte: ma, prima che la sentenza fosse eseguita, il 16 luglio 1942, riuscì a fuggire e a tornare nel Regno Unito. Successivamente, compì un'altra missione ad Algeri, questa volta senza essere arrestato, e partecipò allo Sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 e alle successive operazioni di liberazione del suolo francese dall'invasione.
L'edizione originale di The mask of the war

Un capitolo poco noto della sua vita è quello che lo vedrebbe infiltrato, dopo la guerra, nei gruppi neonazisti americani, sfruttando la sua amicizia con l'occultista Alesteir Crowley, che aveva un largo seguito presso gli ex nazisti.
Dopo la guerra, tornò al suo precedente lavoro di detective, occupandosi soprattutto di spionaggio industriale. Scrisse anche un importante saggio sull'argomento, Les nouveaux parasites (1969). 
Les nouveaux parasites in edizione originale

Dagli anni '50, tuttavia, fu molto attivo come scrittore di libri autobiografici, di romanzi di spionaggio e di alcuni racconti del soprannaturale che sono presto diventati dei classici del genere, grazie anche alle riduzioni cinematografiche che ne sono state ricavate.



Alcuni libri di narrativa di Langelaan

In Italiano, di tutta la sua opera, sono stati tradotti solo tre racconti: il più noto in assoluto, ossia The Fly (La mosca), uscito in Inglese nel 1957 su Playboy e per la prima volta in Italiano nei Racconti per le ore piccole di Alfred Hitchcock (Feltrinelli, 1962. Ne sono seguite altre edizioni della Garzanti); poi L'autre main (L'altra mano), uscito in Francese nell'antologia Nouvelles de l'anti-monde del 1961 e per l'unica volta in Italiano nell'antologia Horroriana (1979), supplemento ai Capolavori di Segretissimo Mondadori; e, infine, Une mission supplementaire, del 1970, tradotto con il titolo Una missione supplementare in Estate Spia 1976 di Segretissimo.




The Fly è la storia di uno scienziato (francese, si chiama André Delambre) che inventa un dispositivo per il teletrasporto e si dedica a esperimenti in cui teletrasporta oggetti e poi esseri viventi da una stanza all'altra del laboratorio che ha allestito in casa sua. La vicenda è narrata da suo fratello François e parte del rinvenimento del cadavere sfigurato di André sotto il maglio di una pressa che gli ha schiacciato la testa e un braccio. Si tratta dunque di un lungo flashback, in cui si apprende che André aveva messo al corrente del suo lavoro la moglie Hélène, che testimonia di una serie di difficoltà incontrate dal marito e quasi tutte superate, tranne quella insorta al primo tentativo di teletrasporto di un essere vivente, il gatto Dandelo, che non ricompare da nessuna parte.
Una volta perfezionato il metodo di teletrasporto, Delambre ha deciso di sperimentarlo su sé stesso. Tuttavia, anche se l'esperimento inizialmente sembra andato bene, presto insorge un grave problema: durante il teletrasporto di André, la stanza di partenza non conteneva solo lui, ma anche una mosca che era entrata senza che nessuno se ne accorgesse. Il meccanismo di scomposizione in atomi e ricomposizione del corpo dal punto di partenza a quello di destinazione è andato in crisi e, anziché ricomporre separatamente l'uomo e la mosca, ha ricomposto due ibridi. André ha allora incaricato Héléne di ritrovare la mosca, fuggita dalla porta della stanza, con la quale ha scambiato la testa e un braccio, prima che finisca mangiata da un uccello o da un ragno, per tentare un nuovo teletrasporto di entrambi nella speranza che questo basti a ricomporli come erano prima. Ma, anche se la mosca è stata ritrovata, il tentativo è fallito miseramente: il secondo teletrasporto di André e della mosca ha portato alla creazione di due ibridi ancora più complessi, cui contribuiscono anche gli elementi del gatto Dandelo, in realtà mai usciti dal laboratorio. A questo punto, André ha chiesto alla moglie di ucciderlo, in modo da far sparire le sue spaventose deformità.
Successivamente, sarà François a catturare e uccidere la mosca ibrida.
Il successo del racconto indusse il cinema ad impossessarsene, e già nel 1958 uscì un primo film a esso ispirato, intitolato appunto The Fly (in italiano: L'esperimento del dottor K.), ottimamente interpretato dal grande Vincent Price, attorniato da una schiera di bravi caratteristi. Rispetto al testo originale, la sceneggiatura apporta qualche cambiamento alla vicenda: scompare l'elemento del gatto ma la mosca stessa viene presentata come una creatura senziente dopo che l'esperimento le ha dato la testa dello scienziato e una delle sequenze più impressionanti è quella in cui, presa da una ragnatela, sta per essere divorata da un ragno, prima che François, nel tentativo di salvarla, uccida entrambi, rendendo impossibile la ripetizione dell'esperimento e obbligando André a suicidarsi.

Poster e una scena di The Fly

Poiché il film andò molto bene sia a livello di critica sia a livello di pubblico, ebbe due sequel: Return of the Fly (La vendetta del dottor K., 1959) che termina di fatto con un happy end, e Curse of the Fly (La maledizione della mosca, 1965). reso originale dal fatto che stavolta la trasformazione persona-mosca riguarda una donna, interpretata da Carole Gray.

Poster e una scena di Return of the Fly
Poster di The curse of the Fly

Carole Gray prima e dopo la trasformazione

Lungi dall'esaurire il proprio potenziale con questo ciclo, il racconto ha dato origine dopo qualche anno anche a un secondo ciclo, aperto da The Fly (La mosca, 1986), diretto da David Cronenberg e interpretato da Jeff Goldblum, un classico del genere body horror che ha vinto l'Oscar per il miglior trucco nel 1987. Anche in questo caso, la storia originale è abbastanza stravolta, e la narrazione si concentra soprattutto sugli aspetti psicologici dell'uomo-mosca, il quale a un certo punto sembra soddisfatto della sua nuova condizione e addirittura pensa di spingere la fusione di organismi oltre ogni limite, unendosi a formare un'unica entità con la sua compagna e il figlio che essa aspetta.

Poster e una scena di The Fly di Cronenberg

Il sequel, The Fly II (La mosca 2, 1989) è diretto da Chris Walas, il truccatore insignito di Oscar per The Fly, ma appare piuttosto grottesco, avendo al centro la figura di un uomo-mosca già tale dalla nascita, essendo il figlio dello scienziato protagonista del film precedente.
Poster di The Fly II

Un altro film sul tema è dato in uscita per il 2019.
Nel 2008, la vicenda è stata trasposta in un'opera lirica ad opera di Howard Shore.
Manifesto dell'opera

Il secondo racconto di Langelaan arrivato in Italia è, come detto, L'autre main (L'altra mano). Questa storia comincia con un uomo, Jean-Claude Manoque, che si rivolge a un chirurgo per farsi amputare la mano destra, affermando di non riuscire più a controllarne il comportamento. Al rifiuto del chirurgo, entra in una falegnameria e se la fa tagliare da una sega automatica in funzione. Più tardi, spiega al chirurgo stesso e a un commissario che indaga sul fatto che la sua mano era ormai controllata solo dalla volontà di suo cognato Ludo, un viscido criminale che la induceva a compiere azioni pericolose. I due non gli credono ma, dopo aver parlato con Ludo, ricavano una pessima impressione dal personaggio e si domandano se sia possibile comunque incriminarlo per qualche forma di condizionamento operata sul cognato. Ma, mentre si stanno separando, indipendentemente dalla volontà dell'uomo, la mano destra del chirurgo provoca un incidente in cui per poco il commissario non resta ucciso.
Il terzo racconto, Une mission supplementaire, riprende un tema già ampiamente trattato dalla narrativa del Soprannaturale ma arricchito da un'ambientazione molto realistica. A Parigi, nell'estate del 1943, un agente segreto alleato, Bernard, è braccato dai nazisti. Chiede aiuto a un amico, l'architetto Deprade, che frequenta i nazisti ma fa il doppio gioco. Deprade lo sistema in un palazzo abbandonato. Nella notte, Bernard si sveglia perché qualcuno è entrato nell'appartamento. Si tratta di una ragazza che pare anch'essa in fuga, con un abito rosso strappato. La ragazza si presenta come Anne-Marie e avverte Bernard che un agente nazista lo ha seguito. Bernard si chiede come ucciderlo ma Anne-Marie ha già pianificato un finto incidente. Quando il nazista bussa, infatti, la ragazza gli dice di aver visto fuggire un uomo dalla scala di sicurezza. Il nazista si lancia all'inseguimento e cade giù dal quinto piano, perché la scala è sprovvista di ringhiera. Bernard e Anne-Marie attendono l'alba e, poiché la ragazza sembra avere freddo, Bernard la copre con la sua giacca, prima di appisolarsi. Al risveglio, però, non la trova più: Anne-Marie è scesa, ha nascosto il corpo del nazista sotto una catasta di carbone ed è andata via, portandosi la giacca. Bernard riesce a fuggire e a mettersi in salvo. Dopo la liberazione della capitale, torna a Parigi a cercare Anne-Marie. Gli dicono che era la figlia di Deprade e che è morta. Quando va a trovare Deprade, che è in carcere con l'accusa di collaborazionismo, questi gli dice che Anne-Marie è stata fucilata dai nazisti nel novembre del 1942. Bernard si convince che deve esserci stato uno scambio di persona e continua le ricerche della ragazza. Riesce a trovare la sua compagna di cella, che gli descrive Anne-Marie Deprade ed è esattamente la ragazza che lo ha aiutato. Anche se nessuno crede alla sua versione, Bernard accompagna Deprade, una volta che questo è stato liberato, all'esumazione dei resti della figlia fucilata. Lo scheletro di Anne-Marie riappare dallo scavo con addosso i resti di un abito rosso e della giacca di Bernard.
Verso la fine della sua vita, Langelaan si dedicò con particolare interesse ai misteri inspiegabili, non disdegnando di inventarne. Il suo ultimo articolo giornalistico, uscito lo stesso mese della sua morte in La vie claire, narra di una coppia di bambini dalla pelle di colore verde, una femmina e un maschio, apparsi in un uliveto del villaggio di Banjos, presso Gerona in Catalogna, nell'agosto del 1887. Portati a casa del sindaco di Banjos, Ricardo de Calmo, e ripetutamente lavati, i due bambini non avrebbero perso lo strano colore. I due bambini erano avidi di acqua ma mangiavano solo verdure crude; tuttavia il maschio, piccolo e debole, sopravvisse un solo mese prima di spegnersi. La femmina, che dimostrava circa 14 anni, visse in casa del sindaco de Calmo, imparando a esprimersi in Spagnolo e raccontando di essere uscita, insieme al fratello, da una grotta aperta in una collina poco distante dal villaggio, dopo essere cresciuta in un mondo sotterraneo popolato di soli ominidi verdi. Ripetute spedizioni, cui parteciparono anche archeologi, non riuscirono però a identificare l'apertura della grotta. La ragazza morì per cause naturali nel 1892.

Perfino Robert Charroux, che tratta di questo caso in Le livre du passé mystérieux, 1973 (in Inglese The mysterios past, del 1974 e in Italiano Civiltà antiche e misteriose, 1982), pur essendo molto incline a prendere sul serio storie di questo tipo, in quest'occasione manifesta un vistoso scetticismo, raccontando di aver incaricato un giornalista di nome Sergio Berrocal di compiere ricerche sul posto e che queste non hanno portato al minimo risultato.
Robert Charroux (1909-78)



Le edizioni in Francese, Inglese e Italiano del suo libro 






martedì 3 gennaio 2017

La vittima torna dall'aldilà per accusare il suo assassino: il caso Teresita Basa-Allan Showery

La sera del 21 febbraio 1977, un residente del 2740 N. Pine Grove Avenue, a Lincoln Park, Chicago, chiamò i vigili del fuoco per denunciare che era scoppiato un incendio in un appartamento al 15° piano dell'immobile. Giunti sul posto alle 20,30, i vigili del fuoco entrarono facendosi aprrire la porta da un addetto che possedeva una chiave universale, e si trovarono davanti lo spettacolo di un appartamento messo a soqquadro da qualcuno che lo aveva saccheggiato.
Il palazzo che fu la scena del crimine

Nella camera da letto, sotto un materasso e degli abiti che erano stati dati alle fiamme, fu rinvenuto un cadavere: quello della padrona di casa, Teresita Basa, 47 anni, una fisioterapista della riabilitazione respiratoria in servizio presso l'Edgewater Hospital, di nazionalità filippina. La donna era nuda e sembrava aver subito ogni sorta di violenze prima di essere uccisa con una coltellata al petto.
Teresita Basa

I pompieri chiamarono immediatamente la polizia.
Tuttavia, nei giorni successivi, l'autopsia accertò che la Basa non aveva subito alcuna violenza sessuale. Altri segni in casa, attestavano che era stata lei stessa ad aprire la porta al suo assassino, che quindi conosceva già. Il delitto si era consumato nel giro di meno di un'ora, dato che la vittima era stata a parlare al telefono fino alle 19,30.
Le prime indagini, tuttavia, non portarono a nessun risultato. Tutti i conoscenti della donna sembravano avere alibi inattaccabili. Dopo mesi di lavoro, le ricerche sembravano essere giunte a un punto morto.
Tuttavia, nell'agosto del 1977, l'agente investigativo Joseph Stachula, cui era stato affidato il caso, fu contattato da una coppia di filippini che lavoravano anch'essi all'Edgewater Hospital. Il dottor Jose Chua disse al poliziotto che sua moglie Remibias, un'altra terapista della riabilitazione respiratoria che era stata amica della vittima, da qualche tempo era “posseduta” dallo spirito di quest'ultima, che andava a visitarla di notte e la faceva cadere in trance. Mentre era in questo stato, Remibias parlava con la voce della defunta e accusava un altro dipendente dell'Edgewater Hospital, un inserviente di nome Allan Showery, di essere l'autore del delitto.
Il detective Joseph Stachula

Stachula e il suo collega Lee Eppen non erano inizialmente molto disposti a dare credito al dottor Chua, ma questi aggiunse una serie di dettagli che potevano essere facilmente verificati: Allan Showery, l'assassino, avrebbe commesso il delitto per derubare la Basa, avrebbe portato via dalla casa tutto il contante che la donna teneva con sé (poco, circa 30 dollari) e alcuni gioielli, che poi aveva regalato alla sua ragazza; quei gioielli potevano essere identificati da alcuni parenti e amici della Basa, di cui erano stati forniti, sempre ad opera della “voce” della Basa, anche i recapiti.
A quel punto, non avendo altre piste da battere, i due detectives tentarono anche con quella. Convocarono Allan Showery alla stazione di polizia, ufficialmente solo come testimone, e gli fecero una serie di domande più dettagliate su come avesse trascorso la serata del 21 febbraio 1977.
Nel rispondere, Showery cadde ripetutamente in contraddizione. Affermò, tra l'altro, che la Basa lo aveva invitato a casa sua per farsi sistemare il televisore ma poi lo aveva richiamato per spostare l'appuntamento; a quel punto, lui se n'era andato a casa a sistemare un gusto all'impianto elettrico. Tuttavia, interrogata separatamente subito dopo, la sua convivente Yanka Kamluk disse che non c'era stato alcun problema all'impianto elettrico di casa e che, comunque, Showery non capiva nulla né di impianti elettrici né di riparazioni tv. I detective le chiesero allora se Showery le avesse regalato recentemente dei gioielli e lei rispose di sì, un anello e un ciondolo che le aveva dato a fine febbraio come regalo di Natale posticipato.
Allan Showery

I detectives convocarono immediatamente tutti i parenti e amici della Basa che, secondo la “voce”, potevano identificare i gioielli. I gioielli furono unanimemente identificati come appartenenti a Teresita Basa.
Posto di fronte a questa evidenza, Allan Showery crollò e, in breve, confessò di aver commesso il delitto.
Il processo cominciò il 21 gennaio 1979 e la difesa cercò in tutti i modi di invalidare la “testimonianza dall'aldilà”, ma il giudice la accettò per valida. Tuttavia, la giuria era tutt'altro che convinta e, dopo quattro settimane di dibattimento, il procedimento fu sospeso e poi annullato. Successivamente, mentre veniva istruito un altro processo, Allan Showery chiese il patteggiamento dichiarandosi colpevole, e fu condannato a 22 anni complessivi, di cui 14 per l'omicidio e 4 ciascuno per l'incendio doloso e la rapina. Dopo meno di 5 anni, nel 1983, fu rilasciato dal carcere per buona condotta.
In tempi recenti, l'ex poliziotto di Chicago Ray Johnson, divenuto uno scrittore che si occupa di casi criminali singolari o irrisolti (tiene il blog “Chicago History Cop” e ha scritto alcuni libri), si è occupato della vicenda, cercando di rintracciare, senza però riuscirci, sia i Chua sia Allan Showery. Johnson è molto scettico sulla teoria della possessione medianica di Remibias Chua da parte dello spirito di Teresita Basa. Secondo Johnson, la Chua e il marito si inventarono questa storia per non esporsi direttamente nel caso in cui Showery non fosse stato condannato. Infatti, già in precedenza, la Chua aveva pessimi rapporti con Showery sul posto di lavoro e lo aveva accusato di metterla in cattiva luce presso la dirigenza dell'Edgewater Hospital. Non a caso, i fenomeni di “possessione” erano cominciati subito dopo che la donna era stata licenziata dall'ospedale per scarso rendimento.
Inoltre, alcuni colleghi riferirono di una strana e confusa serie di dichiarazioni della Chua, che prima aveva rivelato loro di sospettare Showery del delitto e poi aveva aggiunto (qualche tempo prima che cominciassero i fenomeni di “possessione”) che sarebbe stata Teresita Basa stessa a smascherarlo.
Johnson pensa anche che la Chua non fosse la sola a sospettare di Showery, un uomo molto impulsivo, imprudente e chiacchierone, che doveva essersi già fatto sfuggire più volte qualcosa di sospetto. Secondo Johnson, erano in parecchi, nell'Edgewater Hospital, a credere che c'entrasse qualcosa con il delitto e la Chua avrebbe solo riferito, attribuendole alla Basa, le principali voci sul conto di Showery che correvano tra i loro colleghi.
L'Edgewater Hospital di Chicago



domenica 18 settembre 2016

Nathaniel Hawthorne e i suoi ingombranti antenati

Nell'introduzione al suo primo e più famoso romanzo, The scarlet letter (La lettera scarlatta), un breve scritto intitolato The custom house (La dogana), Nathaniel Hawthorne tratta della storia e delle tradizioni del New England puritano e, con comprensibile imbarazzo, delle malefatte dei suoi antenati, che non nega o sminuisce, assumendosene anche tutta la responsabilità per quanto possibile.
La prima edizione di The scarlet letter 


Altre edizioni antiche

Nathaniel Hawthorne (1804-64) da giovane

Hawthorne, infatti, era convinto che sulla sua famiglia gravasse una maledizione divina per effetto della malvagità di due suoi antenati, William e John Hathorne, il primo fondatore del ramo americano della famiglia, giunto nel Nuovo Mondo dall'Inghilterra con la nave Arabella nel 1630, e il secondo suo figlio, nato nel 1641 a Salem, una cittadina del Massachusetts non distante da Boston.
Le posizioni di Salem e Boston sulla East Coast

William Hathorne, puritano integralista, fu uno spietato persecutore dei pacifici quaccheri, la cui unica colpa consisteva nel praticare la reciproca tolleranza tra confessioni, facendoli imprigionare e frustare in pubblico, comprese le donne. Approfittò anche della sua posizione di magistrato (una carica elettiva) per acquisire proprietà confiscate ai condannati, fino a diventare un possidente fondiario molto ricco. John Hathorne continuò le attività del padre, in modo decisamente spregiudicato, ingigantendo ulteriormente le sue ricchezze. Si sposò solo a 33 anni, con una ragazza di 14, figlia di una coppia di quaccheri che era stata costretta a fuggire in seguito alle persecuzioni di Hatorne stesso. La coppia ebbe sei figli, di cui cinque maschi che diventarono tutti capitani di marina mercantile. Infatti, una parte delle ricchezze di Hatorne era investita in navi, in un molo privato e nell'attività di distillazione di liquori, che vendeva un po' dappertutto.
Il porto di Salem in un quadro del XVIII secolo

Di pari passo con gli affari, conduceva l'attività politica. Nel 1692 rivestiva la carica di magistrato ma non fu inizialmente coinvolto nella vicenda del processo alle streghe di Salem, ma poi fece di tutto per entrare nel collegio giudicante, che all'epoca svolgeva anche la funzione requirente.
Sono stati versati fiumi di inchiostro su questo processo, l'ultimo del suo genere nella storia americana, sul web si possono leggere centinaia di documenti al riguardo, la vicenda ha ispirato anche il dramma The crucible (Il crogiuolo) di Arthur Miller e un film con lo stesso titolo, arrivato in Italia come La seduzione del male, diretto da Nicholas Hytner e interpretato da Daniel Day-Lewis e Winona Ryder. Non è dunque il caso di trattarne in questa sede: basta ricordare che, sulla sola base delle “testimonianze”, poi risultate completamente inventate, di alcune adolescenti e bambine in preda all'isterismo (che si presume dovuto principalmente allo stato di repressione sessuale in cui erano state educate), furono messe a morte 20 persone appartenenti a famiglie tra le più stimate della zona: diverse donne, mogli e madri di famiglia, con l'accusa di aver praticato riti satanici; ma anche alcuni uomini loro parenti, rei soltanto di aver manifestato pubblicamente il proprio dissenso verso i metodi della Corte e contro le sentenze.
John Hathorne, in questo quadro, è l'uomo in piedi sullo scranno, a sinistra in alto




Immagini e illustrazioni di varie epoche dedicate al processo alle streghe di Salem del 1692

Le trascrizioni degli interrogatori, ancora conservate, mostrano chiaramente come i giudici partissero già dal pregiudizio che qualunque imputato fosse colpevole. Le domande insistono sempre sugli stessi punti, spaccando il capello in quattro, non per dimostrare qualcosa, ma solo per indurre l'imputato a contraddirsi, pure su questioni secondarie o insignificanti, per poi attaccarsi a questo per screditarlo pubblicamente sostenendo che è un bugiardo. La totale infondatezza di qualunque accusa appare più che evidente dalle risposte degli imputati, ma solo alle persone di buon senso.
Anche il medico e predicatore Cotton Mather, che con i suoi infuocati scritti sul tema dell'esposizione della gente alle insidie demoniache aveva letteralmente scatenato la caccia alle streghe nel Massachusetts (solo nella zona di Salem, negli anni precedenti, 17 persone erano state messe a morte per stregoneria), consultato come consulente al processo, trovò che questo fosse condotto in modo assurdo e per nulla regolare, ed esortò ripetutamente i membri della Corte a darsi una regolata, senza tuttavia trovare ascolto.
Cotton Mather (1663-1728)

Di tutti i giudici, John Hathorne fu sicuramente il più feroce. Negli anni successivi alle esecuzioni (visse fino al 1717), mentre tutti gli altri finirono per riconoscere di aver esagerato e fecero pubblicamente ammenda dei propri errori, non mostrò mai il minimo segno di pentimento per aver mandato a morte 20 innocenti.
Anche se alcuni storici moderni sostengono che in realtà Hathorne sia divenuto nel tempo una sorta di capro espiatorio, proprio per via del suo mancato pentimento, senza però che si sia comportato peggio degli altri, altre ricerche sembrano indicare un aspetto della sua personalità ancora più spregevole. In pratica, dopo le esecuzioni, Hathone avrebbe brigato in tutti i modi per acquisire a prezzo di realizzo le proprietà dei condannati, in molti casi riuscendoci: la sua spietatezza sarebbe nata dunque non dal fanatismo religioso ma un calcolo opportunistico, dalla volontà di arricchirsi (sebbene fosse già un uomo ricchissimo) sulla pelle degli imputati.
La fortuna degli Hathorne finì con lui. I suoi discendenti sembrarono successivamente perseguitati dal destino, tra morti premature, lunghe malattie e invalidità, rovesci finanziari e perdita di proprietà.
Un pronipote che era diventato capitano di marina, Nathaniel Hathorne, morì di febbre gialla durante un viaggio in Suriname, nel 1808. Suo figlio, che portava lo stesso nome, compì studi letterari laureandosi al Bowdoin College di Brunswick, dove divenne amico del futuro presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce. Grazie a questa amicizia, ottenne un impiego da funzionario doganale a Boston nel 1839, e poi da dirigente alla Dogana di Salem nel 1846. 
il palazzo della Dogana di Boston

La posizione della Dogana di Salem nel porto

Tuttavia, i dirigenti pubblici erano soggetti al meccanismo dello spoil system, che esiste ancora oggi, e fu licenziato dopo le elezioni presidenziali del 1848. Due anni dopo pubblicò il suo primo romanzo, The scarlet letter, in cui narra la storia di una ragazza madre nella Boston ottusamente puritana del 1642; un anno dopo, pubblicò The house of seven gables (La casa dai sette abbaini) incentrato sulla vicenda di una famiglia su cui grava un'antica maledizione dopo che un antenato ha fatto condannare a morte un vicino per appropriarsi delle sue terre.
Il frontespizio dell'edizione originale di The house of seven gables

Una copia del libro attualmente in vendita su ebay a 999 dollari

Pur avendo pubblicato diversi altri libri, la sua fama postuma di autore tra i maggiori dell''800 americano, è legata soprattutto a questi due (anche se è autore di molti importantissimi racconti). La critica sottolinea che si tratta comunque di opere molto complesse, piene di allegorie e simboli che l'autore utilizza per sondare gli strati più profondi della psiche umana. Ma la scelta dei soggetti e l'andamento delle trame non lascia molto spazio all'interpretazione di come la pensasse sul conto dei suoi antenati.
Non a caso, anche se la spiegazione è solo ipotizzata e non provata, al momento di pubblicare il primo libro, modificò il proprio cognome da Hatorne ad Hawthorne, come a prendere le distanze da loro.
Le sue opinioni personali in materia religiosa non sono state mai chiarite, forse era addirittura un agnostico (anche se il termine è stato coniato da T. H. Huxley dopo la sua morte); in ogni caso, sua famiglia finì anche per abbandonare definitivamente il puritanesimo. Dal suo matrimonio con la pittrice Sophia Peabody nacquero tre figli: Una, Julian e Rose. Dopo la scomparsa dei genitori (Hawthorne morì nel 1864, la moglie nel 1871) divennero tutti e tre cattolici. Le due figlie, anzi, entrarono addirittura in convento: Una, nel 1877, poco prima di morire per effetto della malaria; Rose, nel 1888, dopo essere rimasta vedova.
Hawthorne negli ultimi anni di vita

Sophia Peabody Hawthorne (1809-71)

Una (1844-77), Julian (1846-1934) e Rose (1851-1926) Hawthorne da ragazzi

Nel corso degli oltre tre secoli successivi, nonostante le dispute sul processo del 1692, a Salem si sono celebrati non pochi matrimoni tra discendenti dei giudici e discendenti dei condannati.