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sabato 17 novembre 2018

Il caso Steven Linscott, tra sogni, scienza e forzature


Oak Park (“Parco delle Querce”) è un comune dell'Illinois, poco a Ovest di Chicago, che appartiene a un'area popolata dal 1840 circa ed è divenuto municipio nel 1902. Nonostante non sia molto grande (oggi conta poco più di 50.000 abitanti), la sua buona fama è notevole, grazie alle sue ottime scuole, in cui hanno studiato tra gli altri scrittori come il premio Nobel Ernest Hemingway e il poeta Kenneth Fearing (entrambi nativi proprio di Oak Park), agli edifici progettati da Frank Lloyd Wright in oltre un ventennio che risiedette in questa cittadina (dal 1889 al 1913) e alla vivace comunità di artisti che vi risiede più o meno stabilmente.
Ernest Hemingway (1899-1961)

Un'immagine giovanile di Kenneth Fearing (1902-61)

Frank Lloyd Wright (1867-1959) nel periodo in cui abitava a Oak Park





Alcuni degli edifici di Oak Park progettati da Wright

Come tutte le città del mondo, però, anche Oak Park ha la sua quota di criminali e delitti, e uno di questi delitti è al centro di un curioso caso giudiziario, consumatosi tra il 1980 e il 2002, che da un lato è citato fantasiosamente come esempio di fatto soprannaturale (dal solito Charles Berlitz) e da un altro evidenzia come i test scientifici in vigore prima dell'avvento di quelli sul Dna potessero portare a facili errori giudiziari quando se ne forzava l'interpretazione.
Questa vicenda comincia il 4 ottobre 1980, quando Karen Ann Phillips, aiuto infermiera di 24 anni residente nell'area più modesta di Oak Park (che all'epoca contava elevati livelli di microcriminalità), fu ritrovata morta, seminuda, stuprata e percossa violentemente sulla testa, nel suo appartamento.
Durante i rilevamenti, i poliziotti del distretto, guidati dai detective Robert Scianna e Robert Grego, interrogarono tutti i vicini di casa e, così facendo, si imbatterono in uno strano personaggio, il ventiseienne studente di Teologia Steven Linscott, sposato e padre di tre figli nonché impiegato presso la Missione del Buon Vicino, una istituzione religiosa che si occupava dell'assistenza e del recupero di ex detenuti, ex tossicodipendenti e vagabondi.
Steven Linscott nel 2002

Linscott non aveva né visto né sentito nulla, riguardo il delitto. Ma poco dopo essere stato interrogato ricontattò la polizia e riferì di aver fatto un sogno, nella stessa notte del delitto, in cui lo aveva visto commettere. Raccontò che l'assassino era un uomo biondo poco più basso di lui, che toccava i 180 cm.
L'unica immagine di Karen Ann Phillips reperibile sul web è quella della sua tomba

I poliziotti, mettendo a verbale le sue dichiarazioni, si resero conto che c'era qualche coincidenza tra il suo racconto e quanto risultava dai rilevamenti effettuati, i cui risultati non erano stati divulgati. Ne conclusero che sapesse qualcosa che cercava di nascondere. In conseguenza di ciò, il 25 novembre 1980, Linscott fu arrestato e successivamente accusato del delitto.
Ne seguì un lungo e complesso processo, praticamente tutto indiziario, al termine del quale Linscott fu riconosciuto colpevole di omicidio ma non di stupro, e condannato a 40 anni di reclusione il 23 novembre 1982. In questo processo, sia le testimonianze dei periti di parte, sia il loro uso da parte del pubblico ministero, ebbero un ruolo fondamentale.
I legali di Linscott opposero appello alla sentenza, e la Corte d'Appello dell'Illinois diede loro ragione, annullando la condanna il 7 agosto 1985. Linscott fu però liberato solo dopo che la Corte Suprema dello Stato ebbe confermato questa decisione, il 31 ottobre 1985, dopo aver trascorso oltre 1800 giorni in carcere.
Un anno dopo, però, la Corte Suprema dell'Illinois ritornò sulla decisione e la annullò, ma anziché confermare la condanna di Linscott, rinviò il caso alla Corte d'Appello perché chiarisse per quanto possibile gli aspetti rimasti oscuri.
Nel luglio del 1987, la Corte d'Appello annullò nuovamente la condanna di Linscott, e accusò i pubblici ministeri di aver tenuto una pessima condotta giudiziaria, in quanto avevano apertamente forzato l'interpretazione delle prove tecniche, fuorviando la giuria.
Il processo era da annullare e forse da rifare, ma la questione fu dibattuta per oltre 10 anni. Infine, il 19 dicembre 2002, il governatore George Ryan decise di graziare Linscott precisando che tale grazie arrivava in virtù dell'innocenza dello stesso, mettendo fine al procedimento.
In realtà, come si evince dall'esame delle sentenze della Corte d'Appello, l'innocenza di Linscott non è stata mai dimostrata. Tuttavia, è sempre apparso chiaro che non c'è mai stata alcuna evidenza della sua colpevolezza.
Le accuse, oltre che sulle sue sgangherate dichiarazioni riguardo i sogni, si basarono sui referti relativi ad alcuni capelli ritrovati tra le mani della vittima e sullo sperma rinvenuto nelle sue parti intime.
A quel tempo, in mancanza del test del Dna, gli esami possibili potevano riguardare solo i gruppi sanguigni delle persone da riconoscere. Queste erano però sempre riconoscibili solo dal sangue, in quanto per gli altri fluidi corporei dovevano essere divisi in due distinte categorie. Infatti, gli antigeni (le proteine della membrana cellulare) che identificano i diversi gruppi sanguigni, in alcun soggetti (detti “secretori”) si trovano anche negli altri fluidi corporei diversi dal sangue; mentre, per normali ragioni genetiche, in altri (detti “non secretori”) non vi si trovano. I non secretori sono circa il 20% della popolazione, una percentuale piuttosto elevata.
Linscott era appunto un non secretore e, secondo una delle analisi presentate al processo, lo sperma rinvenuto negli organi genitali della vittima apparteneva a un non secretore. Il pubblico ministero spacciò questo dettaglio per una prova certa della colpevolezza di Linscott, approfittando del fatto che i giurati non sapevano quasi nulla dell'argomento. In realtà, al di là del fatto che la prova era tutt'altro che certa proprio per l'elevata diffusione dei non secretori nella popolazione generale, altri esami avevano indicato che lo sperma apparteneva a un individuo secretore di gruppo 0, ma non furono esibiti al processo e anzi deliberatamente nascosti.
Analoghe forzature si ebbero riguardo l'esame dei capelli, che secondo l'esperto che li esaminò potevano essere compatibili con Linscott, come pure per moltissime altre persone, ma durante l'interrogatorio il pm gli fece dire solo la prima parte della verità.
Linscott, dopo la liberazione, è tornato a vivere con la sua famiglia e ha avuto un altro figlio. La moglie Lois lo aveva seguito andando a vivere vicino al carcere (il Centralia Correctional Center, a Sud dell'Illinois) e lavorando come infermiera. Ha ripreso a fare il lavoro di prima: oggi si occupa soprattutto di assistenza ai carcerati, facendo valere anche l'esperienza maturata quando era uno di loro. Insieme al giornalista Randall Frame, ha scritto un libro di successo (molto venduto negli ambienti cristiani), intitolato “Maximum Security”, sulla sua odissea, ma ha preferito non capitalizzare la sua fama, evitando di apparire in televisione e conducendo una vita piuttosto ritirata in un piccolo paese dell'Illinois, pur occupandosi ancora di errori giudiziari.
La copertina del libro di Linscott, mai tradotto in Italiano




venerdì 27 ottobre 2017

Le premonizioni di Aberfan

Aberfan è un villaggio del Galles meridionale, posto in una valle tra colline ricche di foreste di conifere, il cui sottosuolo è ricchissimo di minerali. L'economia della zona si è basata per secoli sull'estrazione di carbone, e tra i suoi abitanti ci sono sempre stati molti minatori.
Per molto tempo, sulla principale collina tra quelle che sovrastano Aberfan, chiamata Mynydd Merthyr e alta 493 m, l'attività delle miniere ha accumulato detriti di carbone e di altri minerali. Tali accumuli apparivano piuttosto pericolosi ma nessuno prese provvedimenti fino al disastro del 21 ottobre del 1966.
Quel giorno, in seguito a diversi giorni di piogge forti e insistenti, i detriti si gonfiarono di acqua fino a diventare una massa liquida e, staccatisi dalla superficie, scesero a valle, prima travolgendo due fattorie e poi spingendosi fino al centro di Aberfan. Il volume dei detriti in movimento è stato stimato in 160.000 mc, di cui 120.000 furono depositati lungo le pendici della collina e 40.000 arrivarono fino al paese.


Alcune immagini del disastro

Ad Aberfan, quella mattina, c'era un tempo molto nebbioso e nessuno vide arrivare la massa di rocce e fango. In un primo tempo, il rumore fece pensare al passaggio di un Jet, poi le vibrazioni del terreno diedero l'idea di un terremoto (eventualità molto rara nell'area), ma comunque tutto avvenne in tempi talmente rapidi che nessuno riuscì a dare l'allarme o a organizzare l'evacuzione dei punti più a rischio.
L'edificio più esposto era la scuola primaria Pantglas, in cui i bambini erano appena entrati per l'ultimo giorno di lezione prima delle vacanze di Mid-term. Per festeggiare l'arrivo di queste vacanze, erano andati a cantare in coro degli inni nella sala riunioni, che per una tragica fatalità era proprio dal lato affacciato verso il Mynydd Merthyr. Stavano cominciando ad avviarsi nelle aule quando si udì il rombo e il pavimento prese a tremare. Alcuni insegnanti, memori delle esercitazioni per la sicurezza, ordinarono di ripararsi sotto i banchi, ma ovviamente non servì a nulla. La massa di detriti travolse la scuola distruggendola quasi completamente e seppellendo nel fango quasi tutti quelli che vi erano dentro.
Complessivamente, morirono 144 persone, tra le quali 116 bambini e 28 adulti.
Alcuni dei bambini morti

Alcuni degli insegnanti morti


La scuola come si presentò ai soccorritori

I funerali delle vittime rappresentarono un importante evento per l'intero Regno Unito. Nove giorni dopo il disastro, anche la Regina e il Principe Consorte visitarono il luogo. Quando Elisabetta ricevette un mazzo di fiori da una bambina superstite, fu vista piangere in pubblico per la prima volta.
Il contraccolpo del fatto per i superstiti ebbe una portata enorme, non solo a livello economico ma soprattutto sul piano psicologico. In pochi anni, i problemi come separazioni e divorzi, alcolismo, consumo di droghe e psicofarmaci, aumentarono vertiginosamente.






Alcuni dei momenti di quel giorno e dei successivi

Tra gli psichiatri che si occuparono di assistere gli abitanti di Aberfan c'era anche John C. Barker, uno specialista che nel dicembre del 1967 pubblicò, sul Journal of the Society for Psychical Research, uno studio che esaminava 35 casi di testimonianze riguardanti fenomeni di precognizione del disastro da parte di persone coinvolte, tra cui diversi bambini che erano morti.
Il caso più significativo è quello di una bambina di 10 anni, Eryl Mai Jones, che due notti prima del disastro aveva sognato che la scuola era scomparsa, sostituita da una massa nera. La bambina sognò anche di essere morta e sepolta ma il sogno non le fece paura, perché accanto a lei c'erano i suoi miglior amici, Peter e June. Dopo il disastro, Eryl Mai fu effettivamente sepolta, insieme alle altre vittime, in una grande fossa comune, e a suoi due lati furono composti i due bambini che le erano apparsi nel sogno.
Questa storia fu raccontata a Barker da un sacerdote locale e poi confermata dai genitori della bambina.
La coincidenza tra la premonizione e i fatti sembra essere eccezionale ma va detto che anche uno come lo pischiatra Ian Stevenson, docente alla scuola di Medicina della Charlottesville University in Virginia, Usa, principale sostenitore della teoria per cui il disastro del Titanic fu preceduto da diversi episodi di premonizione, anche se cita l'episodio di Aberfan a sostegno delle sue idee, mette in guardia contro l'uso di prove aneddotiche di questo tipo, non sempre attendibili e spesso alterate da suggestione, ricordi di copertura o semplice fantasia di chi le riferisce come testimone.
Peraltro, il disastro di Aberfan fu tutt'altro che inaspettato e imprevedibile. Il National Coal Board, che gestiva la miniera, era da tempo bombardato da iniziative dei cittadini locali preoccupati per la propria sicurezza, che si erano intensificate nel tempo. Il Consiglio Comunale aveva stigmatizzato già nel 1963 la pratica di inumidire dei detriti molto duri per ammorbidirli prima di depositarli sugli altri, temendo che le successive infiltrazioni potessero facilitare le frane. Un consigliere comunale, l'anno dopo, scrisse al NCB apposta per sottolineare il fatto che la scuola si trovasse nella posizione piùà a rischio in caso di frane. Nel 1965, la direttrice della scuola, Ann Jennings, presentò al Consiglio della Contea una petizione firmata dai genitori degli alunni per chiedere alle autorità di intervenire, vista l'inerzia del NCB nell'affrontare la questione. La Jennings e i figli di molti firmatari sarebbero morti nel disastro. A forza di insistere, il NCB si era mosso e, dopo aver accertato che le masse sulla cima della collina si erano effettivamente mosse nel tempo, aveva smesso di scaricare detriti su di questa. Ma non aveva rimosso quelli che già vi si trovavano e, per questo, dopo un lungo e complicato processo civile, l'ente fu condannato a pagare la somma complessiva di 160.000 sterline di risarcimenti, mentre il suo presidente, Lord Robens, che non si era nemmeno recato sul posto appena ricevuta la notizia, perché impegnato a ricevere l'investitura a Rettore dell'Univeristà del Surrey, fu costretto a dimettersi.
Il governo, insoddisfatto dell'ammontare dei risarcimenti, aprì a favore dei superstiti e delle famiglie dei morti una sottoscrizione che portò a raccogliere 1.606.929 sterline, ossia una somma dieci volte superiore.
Resta da chiarire se le premonizioni, se ci furono, si ebbero spontaneamente o per reazione al clima di allarme che, evidentemente, aleggiava sul villaggio da tempo. Ma questo, al momento, è impossibile stabilirlo.
Il cimitero di Aberfan

La copertina di Life dedicata all'evento




venerdì 4 agosto 2017

I fantasmi del volo 401

Una delle più celebri storie di fantasmi del XX secolo è quella che nasce dalla vicenda di un disatro aereo americano, avvenuto la sera del 29 dicembre 1972, quando un Lockheed L-1011 Tristar della Eastern Airlines, proveniente da New York, volo 401, cadde nelle paludi delle Everglades in Florida, a pochi km dall'aeroporto di Miami.
L'aereo, chiamato Aircraft 310, poteva imbarcare fino a 229 passeggeri ma aveva a bordo complessivamente 173 persone, compresi 13 membri dell'equipaggio. In conseguenza dell'impatto, avvenuto alla velocità di oltre 400 km/h, morirono 101 persone, 99 delle quali istantaneamente o nei minuti immediatamente successivi, nonostante il tempestivo arrivo dei soccorsi. Il bilancio avrebbe potuto essere molto più grave se il suolo paludoso non avesse assorbito gran parte dell'energia dell'urto.
Un Tristar come quello coinvolto nell'incidente
Un'immagine del disastro

La successiva inchiesta della National Transportation Safety Board (NTSB) dimostrò che il disastro si era verificato per una incredibile fatalità. Mentre stava cominciando la discesa verso l'aeroporto di Miami, l'equipaggio si era reso conto di un malfunzionamento di una spia, la mancata accensione della luce di posizione che avrebbe dovuto indicare la corretta discesa nella posizione giusta del carrello anteriore del carrello. Dalle conversazioni radio con la torre di controllo di Miami, risultò che secondo il comandante e l'ingegnere di volo la spia non si era accesa solo perché la lampadina era fulminata, mentre il carrello sarebbe sceso regolarmente al suo posto. Il comandante inviò l'ingegnere nel vano sotto la cabina di pilotaggio (il “buco infernale” in gergo) a controllare lo stato delle lampadine ma, poiché l'ingegnere non riusciva a venire a capo della situazione, a un certo punto decise di scendere anche lui a dargli una mano. Così facendo, urtò accidentalmente la cloche, spostandola dalla modalità “mantenimento di quota” alla modalità “beccheggio” (“Pitch”) ossia discesa graduale. Poiché in quel momento l'aereo procedeva guidato dal pilota automatico, nessuno se ne accorse. Quando il velivolo scese dalla quota iniziale di circa 600 metri a quella di meno di 100 metri, suonò un breve allarme acustico ma anche questo passò inosservato per via del trambusto provocato in cabina dalla faccenda della spia difettosa, anche perché a occuparsene avrebbe dovuto essere l'ingegnere di volo, in quel momento impegnato nel vano inferiore.
L'analisi dei rottami mostrò che il comandante e l'ingegnere non si erano sbagliati, riguardo al problema: il carrello anteriore era regolarmente sceso in posizione e la lampadina della relativa spia non si era accesa in quanto fulminata. La sostituzione tempestiva di un pezzo da pochi dollari avrebbe salvato la vita di 101 persone.
L'inchiesta non poté giovarsi molto del contributo dei diretti interessati, perché il comandante Robert Loft (un 55enne che volava dagli anni '30 ed era classificato al 50° posto tra gli oltre 4000 piloti delle principali compagnie aeree americane) morì tra i rottami della cabina di pilotaggio mentre i primi soccorsi cercavano di estrarlo; mentre l'ingegnere di volo Donald Repo (un 51enne con 25 anni di servizio immacolato nella Eastern Airlines) raggiunse ancora vivo un ospedale di Miami ma morì dopo 2 giorni senza riprendere conoscenza; il primo ufficiale Albert Stockstill (un 39enne che costruiva piccoli velivoli per hobby) era già deceduto sul colpo nell'impatto.
Le autopsie accertarono che Repo era affetto da un fastidioso raffreddore e che Loft aveva un tumore cerebrale non diagnosticato nell'area della vista, ma nessuna delle due situazioni era tale da condizionare significativamente l'operato dei due.
Robert Loft e Donald Repo
Foto di gruppo delle hostess del volo 401, dalla fotocamera di una di esse: tre moriranno nel disastro

La vicenda, oltre a occupare per lungo tempo le pagine di cronaca dei giornali, ebbe ovviamente moltissimi strascichi giudiziari, amministrativi e assicurativi.
Ciò che invece non è altrettanto ovvio è che, già nei mesi successivi al fatto, cominciarono a circolare storie di apparizioni dei membri dell'equipaggio deceduti in altri aerei e voli della Eastern Airlines.
Una di queste racconta che, nel 1973, addirittura il vice-presidente degli Usa, che stava partendo dall'aeroporto JFK per recarsi il Florida su un altro Tristar, sarebbe stato accompagnato alla sua cabina di lusso da un ufficiale alto ed elegante, che poi sarebbe scomparso all'improvviso, la cui descrizione corrisponde a quella di Robert Loft. Le pagine che la riportano, non precisano quale sia stato il vice-presidente coinvolto, dato che nel 1973 la carica fu occupata fino a ottobre da Spiro Agnew, che poi si dimise dopo un'accusa di evasione fiscale, e successivamente da Gerald Ford, che sarebbe diventato presidente nel 1974.
In un altro racconto, a un ingegnere di volo di un Tristar, intento a svolgere un controllo pre-volo appare Donald Repo, seduto al posto del primo ufficiale, che gli dice di aver già svolto i controlli e che tutto va bene, prima di scomparire.
Un altro racconto ancora narra dell'apparizione del volto di Repo sul quadro degli strumenti che il comandante di un altro Tristar stacontrollando e della sua voce che dice “Non ci sarà mai più un altro incidente su un Tristar. Non lo permetteremo.”
Un'altra storia è quella in cui in un Tristar che sta volando a 13.000 metri di quota si sente un colpo proveniente dal “buco infernale”, i membri dell'equipaggio aprono il portello per vedere di cosa si tratta e si trovano davanti, per un istante, Repo, che subito dopo scompare.
Repo sarebbe poi apparso altre volte soprattutto in cambusa o addirittura in mezzo ai passeggeri.
Ma l'apparizione considerata più importante e clamorosa è quella in cui, in un fantomatico volo 903 da New York a Città del Messico, la hostess Fay Merryweather, intenta a preparare i pasti in cambusa, si trova davanti la faccia di Repo aprendo un forno elettrico, e gli sente dire “Attenzione al fuoco durante questo volo.” Il volo finisce bene, ma al ritorno c'è un piccolo incendio a bordo che costringe il velivolo a tornare precipitosamente a Città del Messico. Indagini successive scoprono che il forno in cui è apparso Repo era stato inizialmente montato sul Tristar del volo 401 e, una volta recuperato intatto nella zona del disastro, era stato rimontato sul nuovo aereo.
Anche se lo scrittore John G. Fuller, nel suo libro The Ghost of Flight 401 (che ha ispirato un celebre tv movie) cita oltre 20 apparizioni di Loft e Repo solo tra il 1973 e il 1976, sembra che le storie abbiano preso origine dalla dichiarazione di un pilota intervistato da una importante rivista americana di sicurezza aeronautica, la Flight Safety Foudation. Questo pilota, mentre conduceva un Tristar, aveva avuto un'avaria a un motore ed era stato costretto a un atterraggio d'emergenza. Nel descrivere le sue sensazioni in quel momento, aveva detto, ironicamente, “Ho visto il fantasma di Don Repo accanto a me.” Questo episodio fu riportato da Fuller come verità inconfutabile.
In seguito alla pubblicazione del libro di Fuller, alcuni ex dipendenti della Eastern Airlines aggiunsero altri dettagli più o meno fantasiosi alla vicenda. Uno arrivò a dichiarare che Frank Borman, il maggiore azionista della compagnia, avrebbe assunto un santone per praticare un esorcismo sui suoi aerei. Queste illazioni sono cessate quando Borman, dopo aver liquidato tutta la faccenda come “merda” ha cominciato a minacciare azioni legali contro i responsabili.
Il dettaglio di Donald Repo che appare in un forno recuperato dal Tristar caduto è ai limiti dell'umorismo involontario. E' stato accertato, infatti, che modello e marca dei forni montati su quel Tristar non sono gli stessi dei forni montati su altri Tristar, particolarmente proprio su quello del volo 903.
Don Repo appare nel forno, in un fotogramma del tv movie tratto dal libro di Fuller

I familiari di Robert Loft hanno denunciato John G. Fuller per violazione della privacy, poiché Fuller avrebbe impiegato il nome del loro congiunto deceduto per imporre all'attenzione del pubblico come vera una storia che è a tutti gli effetti inventata. Il tribunale ha dato loro torto, affermando che il nome di Loft era ormai così famoso da appartenere di fatto al pubblico dominio.



martedì 3 gennaio 2017

La vittima torna dall'aldilà per accusare il suo assassino: il caso Teresita Basa-Allan Showery

La sera del 21 febbraio 1977, un residente del 2740 N. Pine Grove Avenue, a Lincoln Park, Chicago, chiamò i vigili del fuoco per denunciare che era scoppiato un incendio in un appartamento al 15° piano dell'immobile. Giunti sul posto alle 20,30, i vigili del fuoco entrarono facendosi aprrire la porta da un addetto che possedeva una chiave universale, e si trovarono davanti lo spettacolo di un appartamento messo a soqquadro da qualcuno che lo aveva saccheggiato.
Il palazzo che fu la scena del crimine

Nella camera da letto, sotto un materasso e degli abiti che erano stati dati alle fiamme, fu rinvenuto un cadavere: quello della padrona di casa, Teresita Basa, 47 anni, una fisioterapista della riabilitazione respiratoria in servizio presso l'Edgewater Hospital, di nazionalità filippina. La donna era nuda e sembrava aver subito ogni sorta di violenze prima di essere uccisa con una coltellata al petto.
Teresita Basa

I pompieri chiamarono immediatamente la polizia.
Tuttavia, nei giorni successivi, l'autopsia accertò che la Basa non aveva subito alcuna violenza sessuale. Altri segni in casa, attestavano che era stata lei stessa ad aprire la porta al suo assassino, che quindi conosceva già. Il delitto si era consumato nel giro di meno di un'ora, dato che la vittima era stata a parlare al telefono fino alle 19,30.
Le prime indagini, tuttavia, non portarono a nessun risultato. Tutti i conoscenti della donna sembravano avere alibi inattaccabili. Dopo mesi di lavoro, le ricerche sembravano essere giunte a un punto morto.
Tuttavia, nell'agosto del 1977, l'agente investigativo Joseph Stachula, cui era stato affidato il caso, fu contattato da una coppia di filippini che lavoravano anch'essi all'Edgewater Hospital. Il dottor Jose Chua disse al poliziotto che sua moglie Remibias, un'altra terapista della riabilitazione respiratoria che era stata amica della vittima, da qualche tempo era “posseduta” dallo spirito di quest'ultima, che andava a visitarla di notte e la faceva cadere in trance. Mentre era in questo stato, Remibias parlava con la voce della defunta e accusava un altro dipendente dell'Edgewater Hospital, un inserviente di nome Allan Showery, di essere l'autore del delitto.
Il detective Joseph Stachula

Stachula e il suo collega Lee Eppen non erano inizialmente molto disposti a dare credito al dottor Chua, ma questi aggiunse una serie di dettagli che potevano essere facilmente verificati: Allan Showery, l'assassino, avrebbe commesso il delitto per derubare la Basa, avrebbe portato via dalla casa tutto il contante che la donna teneva con sé (poco, circa 30 dollari) e alcuni gioielli, che poi aveva regalato alla sua ragazza; quei gioielli potevano essere identificati da alcuni parenti e amici della Basa, di cui erano stati forniti, sempre ad opera della “voce” della Basa, anche i recapiti.
A quel punto, non avendo altre piste da battere, i due detectives tentarono anche con quella. Convocarono Allan Showery alla stazione di polizia, ufficialmente solo come testimone, e gli fecero una serie di domande più dettagliate su come avesse trascorso la serata del 21 febbraio 1977.
Nel rispondere, Showery cadde ripetutamente in contraddizione. Affermò, tra l'altro, che la Basa lo aveva invitato a casa sua per farsi sistemare il televisore ma poi lo aveva richiamato per spostare l'appuntamento; a quel punto, lui se n'era andato a casa a sistemare un gusto all'impianto elettrico. Tuttavia, interrogata separatamente subito dopo, la sua convivente Yanka Kamluk disse che non c'era stato alcun problema all'impianto elettrico di casa e che, comunque, Showery non capiva nulla né di impianti elettrici né di riparazioni tv. I detective le chiesero allora se Showery le avesse regalato recentemente dei gioielli e lei rispose di sì, un anello e un ciondolo che le aveva dato a fine febbraio come regalo di Natale posticipato.
Allan Showery

I detectives convocarono immediatamente tutti i parenti e amici della Basa che, secondo la “voce”, potevano identificare i gioielli. I gioielli furono unanimemente identificati come appartenenti a Teresita Basa.
Posto di fronte a questa evidenza, Allan Showery crollò e, in breve, confessò di aver commesso il delitto.
Il processo cominciò il 21 gennaio 1979 e la difesa cercò in tutti i modi di invalidare la “testimonianza dall'aldilà”, ma il giudice la accettò per valida. Tuttavia, la giuria era tutt'altro che convinta e, dopo quattro settimane di dibattimento, il procedimento fu sospeso e poi annullato. Successivamente, mentre veniva istruito un altro processo, Allan Showery chiese il patteggiamento dichiarandosi colpevole, e fu condannato a 22 anni complessivi, di cui 14 per l'omicidio e 4 ciascuno per l'incendio doloso e la rapina. Dopo meno di 5 anni, nel 1983, fu rilasciato dal carcere per buona condotta.
In tempi recenti, l'ex poliziotto di Chicago Ray Johnson, divenuto uno scrittore che si occupa di casi criminali singolari o irrisolti (tiene il blog “Chicago History Cop” e ha scritto alcuni libri), si è occupato della vicenda, cercando di rintracciare, senza però riuscirci, sia i Chua sia Allan Showery. Johnson è molto scettico sulla teoria della possessione medianica di Remibias Chua da parte dello spirito di Teresita Basa. Secondo Johnson, la Chua e il marito si inventarono questa storia per non esporsi direttamente nel caso in cui Showery non fosse stato condannato. Infatti, già in precedenza, la Chua aveva pessimi rapporti con Showery sul posto di lavoro e lo aveva accusato di metterla in cattiva luce presso la dirigenza dell'Edgewater Hospital. Non a caso, i fenomeni di “possessione” erano cominciati subito dopo che la donna era stata licenziata dall'ospedale per scarso rendimento.
Inoltre, alcuni colleghi riferirono di una strana e confusa serie di dichiarazioni della Chua, che prima aveva rivelato loro di sospettare Showery del delitto e poi aveva aggiunto (qualche tempo prima che cominciassero i fenomeni di “possessione”) che sarebbe stata Teresita Basa stessa a smascherarlo.
Johnson pensa anche che la Chua non fosse la sola a sospettare di Showery, un uomo molto impulsivo, imprudente e chiacchierone, che doveva essersi già fatto sfuggire più volte qualcosa di sospetto. Secondo Johnson, erano in parecchi, nell'Edgewater Hospital, a credere che c'entrasse qualcosa con il delitto e la Chua avrebbe solo riferito, attribuendole alla Basa, le principali voci sul conto di Showery che correvano tra i loro colleghi.
L'Edgewater Hospital di Chicago



giovedì 26 maggio 2016

Il mistero del dirigibile fantasma, l'Airship L-8

Sui mari, specie durante i periodi di guerra, si sono sempre verificate sparizioni di navi e di aerei che non hanno trovato spiegazione. Si sono persi anche alcuni dirigibili, di cui il più noto è l'Italia di Umberto Nobile: che, dopo aver perso la gondola nell'impatto con il pack al termine del tragico viaggio di esplorazione polare del 1928, si risollevò e riprese a volare senza controllo, portandosi via i 6 uomini che erano rimasti a bordo, di cui non si seppe più nulla.
Il dirigibile Italia alla partenza per il suo ultimo viaggio

Ma un caso più unico che raro è quello dell'Airship L-8 della Marina Militare Americana, nel 1942, in cui il dirigibile tornò indietro da una perlustrazione sul mare, ma senza l'equipaggio che invece risultò disperso. E', in pratica, un caso analogo a quello della nave Mary Celeste del 1872.
La Mary Celeste

L'Airship L-8 era un normale dirigibile della Goodyear, che non era stato progettato per scopi di guerra ma civili, per sostituire un altro dirigibile appena requisito dalla Marina per essere adibito alla difesa costiera. Ma, subito dopo la sua entrata in servizio, c'era stato l'attacco di Pearl Harbor e la Marina aveva requisito altri dirigibili civili per pattugliare il mare di fronte alla West Coast, temendo attacchi di sommergibili giapponesi dal Pacifico.
L'L-8 durante una delle sue missioni


L'L-8 era dunque stato trasferito all'aeroporto militare di Moffett Field, a Sud della Baia di San Francisco, in California, nel febbraio del 1942. Per 6 mesi, aveva svolto missioni di pattugliamento e ricognizione delle acque territoriali californiane senza che ci fosse il minimo problema.
La base di Moffett Field, oggi

La mattina del 16 agosto 1942, sembrava uguale a tante altre. Verso le 06:00, l'L-8 partì dalla pista di Treasure Island, nella Baia di San Francisco, per una ricognizione intorno alle isole Farallon, che si trovano circa 30 miglia al largo.
Le acque territoriali californiane nell'area di San Francisco e le isole Farallon

La Baia di San Francisco e la posizione di Treasure Island

A bordo c'era un equipaggio composto da due uomini: un militare di carriera, il luogotenente Ernest Cody, reduce da missioni molto più pericolose nel Pacifico, e uno di complemento, il guardiamarina Charles Adams, che nella vita civile faceva l'ingegnere. L'L-8 era equipaggiato con un un rudimentale metal detector montato sotto la gondola, che permetteva (sia pure con un minimo tasso di successo, circa il 4%) di percepire tracce della presenza di sommergibili nelle acque marine.
Ernest Cody e Charles Adams

Intorno alle 07:50, mentre erano sull'obiettivo, Cody segnalò via radio alla base di Treasure Island di aver individuato una sospetta chiazza di petrolio in mare al largo delle Farallon Island, e che sarebbe andato a dare un'occhiata. Questa fu la sua ultima comunicazione.
Poco dopo, il peschereccio Daisy Gray e la nave liberty (una classe di navi da trasporto militari) Albert Gallatin, che incrociavano la zona, videro l'L-8 compiere dei giri intorno alle isole Farallon e per poi abbassarsi bruscamente di quota, prendendo la direzione del ritorno verso San Francisco intorno alle 09:00.
Verso le 10:00, poiché l'L-8 non rispondeva più alle chiamate via radio, la base di Treasure Island decise di inviare degli aerei di soccorso a cercarlo e contemporaneamente inviò un messaggio agli aerei in volo sull'area per chiedere se avessero visto il dirigibile. Alle 10:20, un volo civile della Pan Am comunicò di aver visto l'L-8 che si dirigeva verso il San Francisco. Altri testimoni, da una spiaggia, lo videro piegarsi e risalire rapidamente di quota, verso le 10:30.
Alle 10:50, un marinaio fuori servizio che stava recandosi a una spiaggia percorrendo l'autostrada costiera, lo vide e, avendo con sé la fotocamera, gli scattò una fotografia, da cui si vede benissimo che il dirigibile era parzialmente sgonfio e ingovernabile.
La foto scattata dal marinaio fuori servizio

Un'altra immagine scattata poco dopo

Poco dopo, l'L-8 arrivò lentamente a terra, su una spiaggia. Due bagnini cercarono di fermarlo aggrappandosi alle sue funi di guida a terra, ma l'aeronave aveva ancora abbastanza spinta da proseguire per un discreto tratto. Attraversò dei campi di golf e si fermò solo in mezzo a una strada trafficata di Daly City, una cittadina residenziale subito a Sud di San Francisco.
La posizione di Daly City

Intervennero i vigili del fuoco, già allertati, e per prima cosa si fecero largo nell'involucro che, sgonfiandosi, aveva ricoperto la gondola, per estrarre da questa i membri dell'equipaggio.
Tuttavia, all'interno della gondola, non c'era nessuno.
Uno dei due portelli d'accesso era aperto. Il canotto gonfiabile d'emergenza era al suo posto ma mancavano due giubbotti di salvataggio. La radio e tutti gli strumenti funzionavano perfettamente.
Non c'era nessuna apparente ragione per cui Cody e Adams non dovessero trovarsi a bordo, ma era evidente che erano usciti attraverso il portello aperto, anche se non si capiva come e perché fosse successo.

Immagini scattate dopo che l'L-8 era sceso a terra

L'ipotesi della cattura da parte di un sottomarino giapponese apparve subito alquanto improbabile. Né si può dare molto credito alle spiegazioni di tipo ufologico che sono state puntualmente proposte anche per questo caso. Resta solo le spiegazioni di tipo privato, come quella per cui uno dei due si sarebbe irresponsabilmente sporto dal portello aperto e sarebbe caduto in mare, seguito dall'altro che avrebbe perso l'equilibrio tentando di afferrarlo. Un'altra possibilità, quella che i due siano venuti alle mani e abbiano finito per cadere entrambi di sotto durante una rissa, pure è stata presa in considerazione, e si è parlato addirittura di un fantomatico triangolo amoroso in cui sarebbero stati coinvolti, ma queste ipotesi non sono mai state provate e suonano come semplici illazioni.
Resta il fatto che, nonostante la massiccia operazione di salvataggio lanciata subito dopo dal comando di Moffett Field, in mare, non si trovò la minima traccia dei due.
L'L-8, riparato, è rimasto in servizio per tutta la guerra, poi è stato restituito alla Goodyear, che lo ha usato fino al 1982. Veniva spesso impiegato per riprese televisive, specie di avvenimenti sportivi. La sua gondola è attualmente conservata in un museo dell'aria a Wingfoot Lake, in Ohio, ancora perfettamente funzionante.

La gondola dell'L-8 com'è oggi