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sabato 21 marzo 2020

I romanzi gialli di Geraldine Trotta, giornalista esperta in viaggi e cibi



Non è detto che una vita ricca di successi debba per forza lasciare dietro di sé un alone di fama imperitura. Soprattutto tra gli scrittori, è facile che una firma capace di raggiungere una discreta notorietà finisca per ritrovarsi dimenticata mentre è ancora in vita, sopravanzata dalla risonanza di altre firme che hanno un successo superiore.
Tra i tanti esempi possibili, oggi presentiamo relativo a una autrice di mystery americana, Geraldine Trotta, vissuta dal 1915 al 2005. Attualmente, se si vanno a cercare sue notizie sul web, non si trova neppure una sua foto personale e nessun profilo che la ricordi sulle pagine specializzate.
Fortunatamente, qualcosa emerge dal necrologio pubblicato sul New Tork Times il 16 ottobre 2005, dal quale apprendiamo che la Trotta, newyorkese, aveva studiato al Barnard College ed è stata redattrice e editor di Harper's Bazaar, nonché redattrice di Gourmet, testata per conto della quale ha compiuto molti viaggi all'estero, ma ha scritto anche su altre testate, come Saturday Review, Flair o Collier's Weekly.

Un articolo di Geraldine Trotta uscito su Collier's Weekly nel 1947 
Un articolo di Geraldine Trotta uscito su Saturday Review nel 1972


Un articolo di Geraldine Trotta uscito su Saturday Review nel 1976
Una raccolta di Flair uscita nel 1950 comprendente anche un pezzo di Geraldine Trotta

La sua specialità erano dunque i viaggi e la cucina, anche se nelle sue opere narrative non ne parla molto. Perché, oltre a fare la giornalista, ha scritto tre romanzi, usciti nel giro di 8 anni: Veronica died on Monday (1952), Dead as Diamonds (1956), e Dune House (1960).
I primi due sono dei mystery e hanno come protagonista lo stesso personaggio, la scrittrice di testi per jingles pubblicitari Katy Trent. Il terzo non possiamo dirlo, perché non è stato mai tradotto in Italiano. Reca il sottotitolo “A Story of Summer people in the Long Island Hamptons”, che può significare tutto e niente.
L'edizione originale di Dune House

Veronica died on Monday fu tradotto in Italiano con il titolo un po' bizzarro Lunedì muore Veronica e uscì con il Giallo Mondadori il 5 giugno 1954. Fu poi ripubblicato il 7 luglio 1963 nei Capolavori dei Gialli Mondadori, e questa risulta essere l'ultima edizione italiana di un libro della Trotta. Che si firma non con il nome completo, ma come “Geri Trotta”.


Tre edizioni in Inglese di Veronica died on Monday


Le due edizioni italiane: il libro non risulta tradotto né in Francese né in Tedesco né in Spagnolo

La vicenda si svolge a New York, negli anni immediatamente successivi al 1945. Katy Trent, una ragazza sui 25 anni che vive da sola in un appartamento di un palazzo periferico, in una zona frequentata soprattutto da artisti, ha notato un'altra ragazza, una rossa dall'aria un po' strana, che abita di fronte a lei e tutte le sere esce in vestaglia e ciabatte per incontrare un marinaio che porta a spasso un cane. I due fanno così per un'estate intera ma, a settembre, arriva una sera in cui il marinaio va via prima e il mattino dopo si diffonde la notizia che la ragazza, Veronica Kind, è stata strangolata nel suo appartamento.
Katy collabora con la polizia riferendo del marinaio, ma poiché ha dei sospetti su alcuni suoi vicini di casa, comincia a indagare anche per proprio conto, rischiando di mettersi nei guai. Anche se, comunque, le sue bravate smuovono la situazione, portando ad esempio alla scoperta che il marinaio in realtà non è nemmeno un vero marinaio e che non c'entra nulla con il delitto. C'è però di mezzo sicuramente un altro uomo, perché Veronica ha posto fine alla loro relazione proprio la sera prima del delitto. In realtà, sembra che di uomini intorno a Veronica ne girassero parecchi, anche perché la ragazza faceva la bella vita grazie al mantenimento che le inviava il suo tutore, un industriale di nome Eustace Beebe.
Infine, il vero assassino finirà per svelarsi quando Katy arroverà vicino a smascherarlo, e ovviamente sarà una sorpresa.
Il romanzo è gradevole nella scrittura, pur essendo vistosamente datato. La soluzione è abbastanza coerente con gli indizi forniti nell'intreccio, anche se il mistero si basa soprattutto sul fatto che nessuno andrebbe ad associare una tale modalità di crimine con un personaggio quale quello che si rivela essere l'assassino.
Dead as Diamonds fu tradotto in Italiano con il titolo Termometro della paura e uscì nel Giallo Mondadori a 6 anni esatti di distanza dal romanzo precedente, il 5 giugno 1960 Sulla copertina il nome dell'autrice è storpiato in un “Gery Trotta” sicuramente frutto di un refuso. Non risulta mai ristampato e, anzi, è difficile trovare immagini della sua edizione originale americana (un tascabile Ace) mentre se ne trovano di quella inglese in hardcover.
L'edizione inglese, uscita nello stesso anno di quella americana

L'edizione italiana: anche questo romanzo non risulta tradotto in altre lingue

Questo romanzo è molto più movimentato del precedente e si svolge in Messico, tra Città del Messico e Acapulco. Soprendentemente, anche se alla fine di Veronica died on Monday Katy sembrava avviare una storia sentimentale con un altro personaggio, il pittore Tom De Vault, all'inizio di questa storia è di nuovo single e di Tom non si fa la minima menzione, mentre ritornano, sia pure in ruoli marginali, altri personaggi, come Bozzie Heller, il compositore per il quale Katy scrive i testi.
Viaggiando dalla capitale a Acapulco durante una vacanza, Katy si aggrega a un gruppo di americani che gravita intorno alla figura di una ricca vedova ancora giovane, Liz Beldin. Dopo pochi giorni, però, Liz viene trovata morta annegata in una piscina: sembra un suicidio, ma il braccialetto di diamanti che portava al polso, saldato in modo da non poter essere sfilato, è scomparso. Lo stesso braccialetto ricompare poi nella stanza di Katy, nascosto in un barattolo di crema solare. Katy capisce che vogliono incastrarla e scappa, eludendo i controlli della polizia messicana intorno al villaggio turistico in cui si trova.
La fuga si rivela essere molto più avventurosa del previsto ma, alla fine, riesce a essere raggiunta da Bruce Yule, un giovane architetto del giro di Liz Beldin, che è l'unico uomo del quale Katy si fida.I due cercano di raggiungere il console americano a Città del Messico, Sherman, ma l'uomo si è recato a sua volta ad Acapulco per occuparsi della faccenda del delitto, e sono quindi costretti a tornare indietro. Intanto Katy ha mimetizzato il braccialetto di diamanti facendolo chiudere all'interno di un braccialetto caratteristico messicano in argento, e per sicurezza ha preso anche un doppione del braccialetto in argento, poi li ha depositati entrambi nella cassaforte di un albergo.
Ad Acapulco, la polizia, consapevole che l'assassino sa benissimo che il braccialetto è in possesso di Katy, decide di impiegarla come esca per stanarlo. E infatti un altro uomo del seguito di Liz Beldin ci casca e cerca di aggredirla, ma viene sorpreso e ucciso. Si direbbe che sia stato lui ad architettare il delitto e tutto quanto è seguito, ma ci sarà ancora una sorpresa finale che ribalterà tutto.
Anche questo romanzo si legge gradevolmente e, pur essendo datato come l'altro, ha un ritmo quasi cinematografico che lo rende particolarmente scorrevole.

martedì 17 dicembre 2019

Debunking in giallo: "La figlia del tempo" di Josephine Tey


Pochi autori di romanzi gialli sono riusciti a essere così innovativi e non-convenzionali quanto Josephine Tey, la cui fama è però relegata in gran parte a una ristretta cerchia di intenditori.
La Tey, nata a Inverness in Scozia nel 1896, si chiamava in realtà Elizabeth MacKintosh ed esordì nella narrativa con uno pseudonimo maschile, Gordon Daviot, nel 1929. Solo dal quarto libro pubblicato, uscito nel 1936, adottò lo pseudonimo con cui è più nota.

Elizabeth MacKintosh alias Gordon Daviot alias Josephine Tey

Era una persona piuttosto riservata, tanto che la sua biografia lascia aperte non poche questioni. Si sa che era la maggiore delle tre figlie di un commerciante e di un'insegnante, che studiò Educazione Fisica in un college, che lavorò prima come fisioterapista in una clinica di Leeds e poi come insegnante in varie scuole private, che lasciò l'insegnamento in seguito a un incidente occorsole in palestra (fatto che le ispirò uno dei migliori romanzi, “Miss Pym”, che si mise a scrivere dopo essere tornata a casa per assistere il padre invalido dopo la scomparsa della madre. E che la sua riservatezza la portò ad allontanarsi da tutti i tanti amici che si era fatta, soprattutto negli ambienti del teatro, dopo che tra il 1950 e il 1951 le fu diagnosticato un tumore al fegato, malattia di cui morì a Londra nel 1952, prima di compiere 56 anni.




Copertine di alcune edizioni inglesi di romanzi della Tey

Ciò che resta oscuro riguarda soprattutto gli aspetti interiori della sua personalità. Restò sempre nubile e, nei suoi romanzi, temi come l'ambiguità sessuale e le perversioni sono spesso presenti, anche se non trattati in modo esplicito, quanto piuttosto suggeriti in modo discreto. Tuttavia, le testimonianze dirette riferiscono di un grande amore vissuto in gioventù per un ragazzo che poi andò a combattere nella Grande Guerra e fu ucciso sulla Somme nel 1916.
Si fanno dunque due ipotesi prevalenti sull'origine dell'ispettore Alan Grant, il suo personaggio principale, protagonista di cinque dei suoi undici romanzi e presente anche in un sesto con un ruolo secondario. Una delle ipotesi vedrebbe in Grant una proiezione di ciò che la Tey stessa avrebbe voluto essere, e potrebbe essere corroborata dai problemi di identità personale che affliggono Grant nell'ultimo romanzo, “Sabbie canore”, pubblicato postumo dopo essere stato ritrovato in bozza tra le carte dell'autrice. La seconda è molto più romantica e struggente e presenta Grant come un personaggio modellato sulla figura dell'amato perduto prematuramente, la cui vita prosegue in letteratura a compensazione degli anni che non può più vivere nella realtà.
Oltre a quelli già visti, altri temi cari alla Tey sono la facilità con cui si crede ad apparenze fasulle, specie quando mostrano ciò che si vorrebbe vedere; i cambi di identità e i travestimenti; l'uso strumentale delle bugie per manipolare una o più persone; i segreti nascosti dietro le situazioni apparentemente più insospettabili. In questo senso, la Tey è la prima innegabile antesignana di una generazione di grandi gialliste capaci di scavare a fondo nella psicologia criminale e nelle più recondite ragioni che possono indurre non solo a commettere dei delitti, ma anche a subirli o a smascherarli: come, ad esempio, Patricia Highsmith, Margaret Yorke, Margaret Millar e soprattutto Ruth Rendell, che ha portato questo genere di romanzi fino ai vertici della narrativa contemporanea, travalicando i limiti del genere.
La Tey, si diceva, ha scritto undici romanzi (più la biografia di un personaggio storico, il visconte di Claverhouse, e dodici opere teatrali, delle quali solo quattro sono state rappresentate nel corso della sua vita, peraltro con buon successo), ma solo otto di questi sono gialli. Tutti questi otto gialli sono stati tradotti in Italiano, anche se non sono tutti reperibili con la stessa facilità perché usciti con differenti editori. 






Alcune edizioni italiane di romanzi della Tey. A volte, lo stesso libro è uscito con titoli diversi presso diversi editori

Il libro che è considerato il suo capolavoro assoluto, che oggi si può leggere in edizione Sellerio, è “La figlia del tempo” (titolo tratto da un antico proverbio inglese: “La verità è figlia del tempo”), un giallo molto atipico, un giallo storico concepito però non come un classico romanzo storico ma come un romanzo in cui si svolge, alla metà del XX secolo, un'indagine su un fatto storico del XV secolo. Non un fatto storico qualunque ma uno dei più importanti misteri lasciati in eredità all'Inghilterra dalle oscure trame dei suoi secoli passati: la scomparsa dei principini dalla Torre di Londra, ufficialmente tra la primavera e l'estate del 1483, mentre erano sotto la custodia dello zio paterno, il principe Riccardo di Glouchester, appena salito al trono con il nome di Riccardo III.
In pratica, l'ispettore Grant, mentre si trova ricoverato in ospedale per la frattura di una gamba dopo un incidente subito durante l'inseguimento di un malvivente, ammazza il tempo dedicandosi soprattutto alla lettura di libri di Storia, una materia che lo affascina molto. Trovandosi davanti alla figura del principe reietto Riccardo III, che un'intera e compatta tradizione vuole assassino dei suoi nipoti allo scopo di occupare il loro posto nella successione al trono, Grant scopre improvvisamente di avere dei grossi dubbi sul fatto che le cose siano andate esattamente come gli è stato sempre insegnato a scuola e come è sempre stato mostrato dalle più svariate fonti, a partire da Shakespeare. E la prima cosa che scopre è che Shakespeare (così come Thomas More che lo ispirò) sostiene una cosa falsa, ossia che Riccardo fosse nano, gobbo e storpio (uno scheletro rinvenuto nel 2012 a Leicester, dove Riccardo fu sepolto dopo essere stato ucciso durante la battaglia di Bosworth nel 1485, e successivamente identificato come quello del re, mostra che al massimo soffriva di una certa scoliosi). Successivamente, Grant si rende conto che tutti i documenti originali che trattano della figura di Riccardo sono posteriori di diversi anni alla sua scomparsa e che i primi tra questi, che hanno rappresentato la base di quelli successivi, sono tutti opera di fedelissimi cortigiani di Enrico VII Tudor, il vincitore di Bosworth e successore di Riccardo sul trono inglese. Ricontrollando con occhio da poliziotto i possibili moventi che potevano indurre a eliminare i principini, poi, appaiono più realistici quelli di Enrico piuttosto che quelli di Riccardo. Con l'aiuto di un amico storico, Grant ricostruirà una versione alternativa a quella che normalmente viene raccontata, affrontando anche, con considerazioni tutt'altro che banali, il tema di quanto sia facile manipolare la Storia passata per chi detiene il potere o calunniare le persone morte che non possono più difendersi.
Lo stile della Tey non è mai serioso o verboso, anzi la lettura di tutti i suoi libri viene agevolata dal suo umorismo raffinato e gentile, come si confà a una scrittrice colta senza essere pedante e sicura del proprio talento narrativo.



Le edizioni italiane di La figlia del tempo


giovedì 17 ottobre 2019

Una originale idea di horror: da "Benighted" di J.B. Priestley a "The Old Dark House" di James Whale


Era una notte buia e tempestosa. Sembra uno scherzo, ma l'inizio si può sintetizzare così. Siamo alla metà degli anni '20, in qualche posto sperduto nel Galles, e l'architetto londinese Philip Waverton sta tornando a casa, dopo aver trascorso qualche giorno ospite presso degli amici. In auto con lui ci sono la petulante moglie Margaret e il taciturno Roger Penderel, un conoscente che Philip apprezza anche se non è simpatico a Margaret.
La pioggia battente rende la strada di campagna impercorribile, la carta stradale non è di nessun aiuto, la benzina comincia a scarseggiare: percià, appena appare all'orizzonte una casa, una vecchia grande casa circondata da un non meno notevole giardino, i tre decidono di fermarsi e di chiedere ospitalità lì.
Ad aprire loro la porta è il padrone di casa, il Horace Femm, che vive insieme a sua sorella Rebecca, al padre centenario Sir Roderick e al bizzarro maggirodomo muto Morgan. Sir Roderick è confinato a letto, Horace e Rebecca sono terrorizzati da Morgan, che è alcolizzato e violento. Ciò non impedisce loro di cenare con gli ospiti.
Subito dopo, gli occupanti di un'altra auto di passaggio chiedono ospitalità. Si tratta dell'eterogenea coppia costituita dal maturo Sir William Portehouse e dalla giovane ballerina Gladys Perkins, in arte DuCane. I padroni di casa bevono alcolici e fumano insieme agli ospiti, che intanto fraternizzano, parlando con loro, finché si lasciano andare a una terribile confidenza: in una stanza della casa è tenuto prigioniero il loro fratello maggiore, Saul, pazzo e piromane.
La presenza degli ospiti ha disturbato Morgan, che ha liberato Saul. Gli uomini provano a tendergli una trappola per catturarlo e rinchiuderlo di nuovo. Purtroppo, però, qualcosa va storto e Saul, insieme a Penderel, precipita da un pianerottolo. I due muoiono entrambi.
Il mattino dopo, cessata la tempesta, Philip e Sir William escono a chiamare le autorità.
Questa è, in sintesi, la trama di Benighted, il secondo romanzo firmato dal poliedrico autore inglese John Boyton Priestley (1894-1984), uscito per la prima volta nel 1927, più volte ristampato e tradotto, anche in Italiano, con il titolo La casa nella tempesta, sebbene le due edizioni italiane risalgano agli anni '50.
La prima edizione di Benighted






Altre edizioni successive

La traduzione tedesca


Le due edizioni italiane

John Boynton Priestley

Benighted non nasce come opera horror ma come opera che affronta il tema della crisi personale dei sopravvissuti alla Grande Guerra, tema che si presenta in tutte le conversazioni tra i personaggi, nonché delle incertezze che sentono pesare sul loro futuro in una fase storica molto delicata. Non mancano interessanti approfondimenti psicologici, sia sulla crisi coniugale tra Philip e Margaret, sia sulla storia che comincia a nascere, prima di essere stroncata dal destino, tra Penderel e Gladys, due giovani che sembrano perseguitati dalla sfortuna (in particolare lui, che è sopravvissuto ai massacri delle trincee ma, tornando a casa, ha trovato che la fidanzata era morta nel frattempo) eppure capaci di adattarsi con umile coraggio a tutte le circostanze sfavorevoli.
La suspense che domina tutta la vicenda sembra prestarsi sicuramente a una buona trasposizione cinematografica di questa, e infatti ne arriva puntualmente una nel 1932, firmata da James Whale (1889-1957), uno dei primi maestri dell'horror cinematografico, già autore del primo Frankenstein e successivamente regista del primo L'uomo invisibile.
James Whale
Locandina del suo film

Copertina del dvd italiano

Il film di Whale, The old dark house (nella versione italiana, Il castello maledetto), in apparenza, è insolitamente fedele alla trama, tranne che per alcuni dettagli, comprensibili se si pensa al gusto del pubblico del tempo. Nel film, Saul compare molto prima e partecipa anche alla cena con gli ospiti, poi viene sorpreso mentre cerca di dare fuoco alla casa e ha una colluttazione con Penderel, insieme al quale cade da un pianerottolo: ma stavolta solo Saul resta ucciso, e Penderel è solo ferito, tant'è che alla conclusione del film potrà andarsene con Gladys che lo ha soccorso e assistito.











Alcune scene del film

Tuttavia, sceneggiatura e regia non appesantiscono la trama con effetti da Grand Guignol e anzi, lasciano ai personaggi abbastanza spazio da avere tutti un po' di spessore. Ne consegue un film che, mentre si presenta come un horror classico, assomiglia parecchio anche alle commedie brillanti del periodo.
Una soluzione estremamente originale (ma anche un po' bizzarra) consiste nel far interpretare il vecchio Sir Roderick a un'anziana attrice, Elsphet Dudgeon, accreditata come “John Dungeon”.
Boris Karloff (1887-1969) è Morgan

Raymond Massey (1896-1983) è Philip Waverton

Melvyn Douglas (1901-81) è Roger Penderel

Gloria Stuart (1910-2010) è Margaret Waverton

Lilian Bond (1908-91) è Gladys Perkins

Ernest Thesiger (1879-1961) è Horace Femm

Eva Moore (1878.1955) è Rebecca Femm 

Brember Wills (1883-1948) è Saul Femm

Elsphet Dudgeon (1871-1955) è Sir Roderick Femm

Charles Laughton (1899-1962) è Sir William Porterhouse

Il film ottenne, ai tempi, un notevole riscontro sia di pubblico sia di critica ma, entro qualche anno, fu dimenticato. Nel 1963 ne fu realizzato un remake di grande successo, diretto da un altro specialista del genere, William Castle. 

Locandine del film di William Castle, originale e versione italiana
L'originale sembrava invece definitivamente perduto, ma il regista Curtis Harrington (1926-2007), allievo e grande ammiratore di Whale, riuscì a scovarne una copia, sebbene piuttosto malridotta, negli archivi della Universal che ne era stata la casa produttrice. Harrington convinse la Eastman a restaurare il film ricavando da quella pellicola un nuovo negativo, dal quale sono state ottenute le nuove copie attualmente in commercio.
Curtis Harrington

Anche il giudizio del pubblico e della critica moderni sono molto favorevoli. Un sondaggio del 2010 tra autori, attori e tecnici specialisti in film horror sui capolavori del genere, lo ha visto piazzarsi tra i migliori 100, al 71° posto.