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martedì 17 settembre 2019

Doppelgänger a Hiroshima e Nagasaki: Enemon Kawaguchi e Tsutomu Yamaguchi


In mezzo ai tanti hibakusha, i sopravvissuti alle bombe atomiche esplose su Hiroshima e Nagasaki, ce n'è qualcuno cui è toccato il destino di essere presente a entrambe le esplosioni. Ma il numero di queste persone non è affatto certo.
Una versione sostiene che siano otto e che, sopravvivendo alle bombe, siano state perciò chiamate “gli otto fortunati”. Tuttavia, di almeno sei di queste persone, ogni articolo che li cita (pochi, per la verità) non specifica nulla, nemmeno il nome, e nessuno di questi articoli proviene da fonti ufficiali. Ci sono dunque buone ragioni per credere che si tratti solo di una suggestiva leggenda.
Le altre versioni si concentrano sugli unici due nomi disponibili: Enemon Kawaguchi e Tsutomu Yamaguchi: tuttavia, non li citano mai insieme, ma solo o l'uno o l'altro.
Kawaguchi sarebbe nato nel 1909 e morto nel 1957 per una leucemia contratta in seguito all'esposizione alle radiazioni, dopo aver trascorso gli anni successivi alla guerra in un ospedale psichiatrico perché troppo sconvolto dall'esperienza delle bombe: non esistono, almeno sul web, sue fotografie; Yamaguchi, invece, è sicuramente vissuto dal 1916 al 2010 ed è morto di cancro allo stomaco (malattia quasi certamente non correlata all'esposizione alle radiazioni, vista l'età avanzata del paziente e la notevole incidenza della patologia nella popolazione giapponese in generale), dopo essere stato a lungo un attivista pacifista ed essere stato incontrato dal regista James Cameron che voleva farne il consulente di un film sulle bombe atomiche (progetto accantonato in seguito alla morte di Yamaguchi). Sono reperibili sue foto sia da giovane sia da vecchio.

Tsutomu Yamaguchi

Molti elementi fanno credere che la storia di Kawaguchi sia in realtà un'invenzione realizzata aggiungendo elementi romanzeschi alla storia reale di Yamaguchi. Si dice che l'uomo era un ingegnere (come Yamaguchi) e che lavorava allo stabilimento della Mistubishi di Hirosima. In realtà, a Hiroshima, non c'è mai stato uno stabilimento della Mistubishi, mentre ce n'è uno molto importante a Nagasaki (e ci lavorava Yamaguchi). Kawaguchi sarebbe sopravvissuto all'esplosione che avrebbe distrutto il suo ufficio a 5 km dallo scoppio e poi avrebbe vagabondato per la città fino alla periferia, sarebbe salito su un vagone ferroviario abbandonato, addormentandosi per lo sfinimento e si sarebbe poi risvegliato su un treno diretto a Nagasaki. Qui, appena arrivato, avrebbe assistito alla seconda esplosione atomica. Alla sua morte, sarebbe stato registrato come caso numero 163641 tra quelli studiati dalla Commissione istituita dagli americani. Ma nei documenti redatti dalla Commissione stessa non c'è nulla di relativo a questo caso, che pure dovrebbe essere uno dei più importanti. Né viene mai nominato nelle biografie di Yamaguchi, benché a tutti gli effetti il fatto che due colleghi della stessa azienda si trovino a vivere casualmente la stessa esperienza, in un Paese di milioni di persone, rappresenta una coincidenza che non può passare inosservata.
La storia di Kawaguchi è stata raccontata per la prima volta dal giornalista e scrittore svizzero Fernand Gigon (1908-86), esperto di cose orientali e autore di diversi libri, alcuni dei quali tradotti anche in Italiano. 


Due immagini di Fernand Gigon



I due libri di Gigon più conosciuti dal pubblico italiano

Gigon dedicò a questa storia un articolo pubblicato sulla rivista Le patriote illustré, nel numero del 12 gennaio 1958. 
La copertina del numero di Le patriote illustré in cui uscì la storia di Kawaguchi

La inserì poi nel suo libro Apocalypse de l'atome, pubblicato nello stesso anno e divenuto per breve tempo un bestseller internazionale.




Il libro e le sue principali traduzioni, compresa quella italiana

In Italia, oltre che con la traduzione del libro di Gigon, fu ripresa da Arrigo Petacco, nella sua enciclopedia a fascicoli La seconda guerra mondiale, edita da Curcio nella seconda metà degli anni '70.
Arrigo Petacco (1929-2018)

La seconda guerra mondiale (manca il nono e ultimo volume)

La fonte di Gigon dovette sembrare abbastanza autorevole da non necessitare di ulteriori verifiche. Del resto è probabile che, se c'è stata invenzione, questa non si debba ascrivere all'autore svizzero ma a chi gli fornì la storia senza verificarla, dato che questo episodio appare isolato nell'ambito della sua produzione.
Molto più precisa oltre che certa, poiché narrata dallo stesso protagonista, la storia di Yamaguchi. Questo si trovava a Hiroshima per un viaggio di lavoro e che, al momento dell'esplosione, si trovava a 3 km da questa ed era appena sceso da un tram. Riportò danni ai timpani e una cecità momentanea, oltre ad alcune ustioni e alla perdita dei capelli. Raggiunse un ospedale rimasto in piedi (non si sa se sia quello di Hachiya, che non ne parla: peraltro, rispetto alla media dei pazienti, Yamaguchi era un caso lieve) e ricevette i primi soccorsi, poi riuscì a prendere un treno per Nagasaki. La mattina del 9 agosto, da vero stakanovista, nonostante le ferite, era in un ufficio, e stava spiegando ai suoi dirigenti cos'era accaduto a Hiroshima, quando a 3 km di distanza esplose la seconda bomba atomica.
Il tema non si è ancora esaurito, nonostante tutto il tempo trascorso dai fatti.
Un documentario americano intitolato Twice survived, realizzato nel 2006, parla addirittura di 165 persone che sarebbero sopravvissute a entrambe le bombe, ma finora il riconoscimento ufficiale in tal senso è stato concesso al solo Yamaguchi.

martedì 27 agosto 2019

Jean Harlow: la morte evitabile di una star di Hollywood


In realtà si chiamava Harlean Carpenter, ma si fece conoscere con il nome d'arte di Jean Harlow, che era il nome di sua madre. Sua madre che era nata nel 1891 in una ricca famiglia di immobiliaristi di Kansas City ed era stata data in sposa a 17 anni, senza tenere molto da conto la sua volontà, a un non meno facoltoso dentista, Mont Carpenter, che aveva 14 anni più di lei. Il matrimonio era fallito presto e il suo unico risultato era stato la nascita di Harlean, il 2 marzo 1911.




Jean Harlow al culmine del suo successo

Jean Harlow madre, che ottenne la tutela esclusiva della bambina, la fece crescere come una piccola principessa, anche se ne trascurò non poco l'educazione, trasportandola fino all'Illinois per seguire il nuovo compagno, un certo Marino Bello. Harlean lasciò e riprese la scuola ma poi non la finì, perché già nel 1927 sposò un certo Chuck Fremont McGrew, rampollo diciannovenne di una ricca famiglia locale.
Harlean Carpenter da adolescente

Fu proprio Chuck a portarla a Los Angeles, l'anno dopo, per sottrarla alla fastidiosa influenza della madre. La giovane coppia viveva di rendita passando da una festa all'altra. Finché Harlean accompagnò un'amica, Rosalie Roy, che ambiva a diventare attrice, ai casting di un film. La Roy non superò le selezioni, mentre Harlean fu notata subito. Incoraggiata dalla madre, che nel frattempo l'aveva raggiunta, si presentò anche lei a un provino e, dopo essere stata impiegata in alcune piccole produzioni, fu ingaggiata dagli Hal Roach Studios con un contratto quinquennale e l'eccellente paga di 100 dollari a settimana. Assunse allora il nome della madre, Jean Harlow. Il contratto fu rescisso dopo solo 3 mesi, durante i quali però riuscì a partecipare a 3 comiche con Stanlio e Ollio che la fecero conoscere al grande pubblico.
A quel punto divorziò da Chuck e tornò a vivere insieme alla madre, che le faceva da agente. L'avvento del cinema sonoro la favorì, perché mise in difficoltà molte dive di origine straniera che parlavano l'Inglese con forte accento.
L'attrice insieme alla madre

Si impose abbastanza rapidamente come star, soprattutto dopo il successo di “La donna di platino” in cui fu diretta dal grande Frank Capra ed esibì per la prima volta quel colore di capelli che sarebbe stato il suo marchio caratteristico, insieme al tipico disegno delle sopracciglia. Sembra che il colore fosse il risultato dell'applicazione settimanale di una mistura di sapone Lux, acqua ossigenata, ammoniaca e candeggina Clorox. Questa pratica finì comunque per indebolire i capelli al punto che l'attrice a un certo punto prese a perderli e dovette sostituirli in scena con delle parrucche. Le sopracciglia, invece, venivano rasate e ridisegnate a matita.
Locandina di "La donna di platino"

La carriera di Jean Harlow come diva di Hollywood è durata giusto 6 anni, costellati anche da singolari scandali: l'inspiegabile suicidio del suo secondo marito, il regista, sceneggiatore e produttore Paul Bern (che si sparò per ragioni mai appurate il 5 settembre 1932; due giorni dopo, l'ex compagna di Bern, l'ex attrice Dorothy Millette, che gli aveva fatto visita la notte del suicidio, si uccise a sua volta gettandosi nel fiume Sacramento mentre lo attraversava in battello); la frequentazione di alcuni importanti rappresentanti della malavita organizzata, come Abner Zwillman e Bugsy Siegel, che aveva conosciuto tramite il patrigno Marino Bello; una storia con il pugile Max Baer nonostante questo fosse a sua volta sposato; un matrimonio forse bianco, di sola apparenza per tacitare proprio la fama di sfasciafamiglie conseguente alla storia con Baer, con uno dei suoi migliori amici, il direttore della fotografia Harold Rosson. 

Abner Zwillmam (1904-59): morì per un suicidio molto dubbio

Benjamin "Bugsy" Siegel (1906-47): morì ucciso da un killer
La Harlow con Paul Bern (1889-1932)

La Harlow con Max Baer (1909-59)
La Harlow con Harold Rosson (1895-1988)

Ma fu caratterizzata soprattutto dall'interpretazione di diversi film dal successo planetario, come “Pranzo alle otto”, “Argento vivo” o “La donna del giorno”, in cui lavorò accanto ai più famosi divi del periodo, soprattutto Clark Gable, insieme al quale formò un'accoppiata pressoché irresistibile sullo schermo.
In scena con Clark Gable



Altre immagini in scena

Durante la lavorazione del musical “Tentazione bionda” (1933), in cui fu doppiata nelle parti musicali dalla cantante Virginia Verrill, incontrò l'attore William Powell, che si era da poco separato da un'altra diva emergente, Carole Lombard. Powell, considerato il più raffinato gentiluomo dell'ambiente di Hollywood, la fece innamorare sul serio e, anche se i due non si sposarono mai, questa fu la storia più importante della sua vita.
La locandina di "Tentazione bionda"

Insieme a William Powell

L'epilogo della sua vita arrivò, apparentemente, all'improvviso.
Fino al 1937, sembrava che la giovane diva (26 anni) scoppiasse di salute e vitalità. Ma, nel gennaio di quell'anno, durante un viaggio a Washington per partecipare a delle raccolte di fondi di beneficenza, si ammalò di una influenza che la tenne a letto fino alla notte degli Oscar. Dopo la cerimonia, sembrava che stesse meglio: doveva lavorare alle riprese di un nuovo film, “Saratoga”, ma queste dovettero essere rinviate per il sopraggiungere di una infezione del sangue che la colpì, per la quale fu ricoverata in ospedale e le furono estratti i denti del giudizio.
Locandina di "Saratoga"

Le riprese del film cominciarono il 22 aprile di quell'anno. Jean Harlow vi partecipò sentendosi sempre peggio, fino al 20 maggio, quando cominciò a lamentarsi di spossatezza, nausea, ritenzione di liquidi e dolori addominali. Il medico che la seguiva, Ernest Fishbaugh, conoscendo la sua anamnesi, attribuì i disturbi a patologie di cui la Harlow soffriva periodicamente, come la colecistite, e a una nuova infezione virale. Purtroppo, il medico ignorava che, da qualche tempo, la Harlow contraeva infezioni in continuazione e si scottava molto facilmente appena si esponeva per poco tempo al sole.
Dopo aver girato l'ultima scena il 29 maggio, la Harlow dovette essere trasportata in camerino dal suo partner Gable, che chiamò subito Powell perché la portasse a casa. Il giorno dopo, visto che la Harlw non migliorava, Powell contattò la madre della stessa, che era in viaggio, chiedendole di tornare per assisterla stabilmente.
L'ultima foto della Harlow, scattata proprio il 29 maggio 1937 pochi minuti prima che si sentisse male, con il regista Jack Conway e Clark Gable

Powell e la madre ebbero cura di allestire una piccola camera di degenza dotata di tutti i requisiti necessari per l'assistenza sanitaria e di ingaggiare delle infermiere che la seguissero 24 ore su 24. Jean Harlow fu curata così, a casa, per la colecistite, mostrando qualche piccolo miglioramento. Ma il 6 giugno, un giorno prima del suo previsto rientro sul set, Clark Gable osservò che appariva molto gonfia e che il suo alito sapeva di urina. Richiamato il dottor Fishbaugh, questo si portò dietro un collega, Leland Chapman, che diagnosticò una grave insufficienza renale e dispose l'immediato trasferimento della donna al Good Samaritan Hospital di Los Angeles, la sera stessa. A quel punto, la Harlow aveva anche problemi di vista e non riconosceva le persone che la circondavano.
Jean Harlow, scivolata nel come poco dopo il ricovero, morì alle 11,37 del 7 giugno 1937. Come causa di morte, il certificato ufficiale riporta un edema cerebrale conseguente a un'insufficienza renale irreversibile.
Powell e la madre dell'attrice durante il funerale della Harlow

La diffusissima leggenda per cui la Harlow non sarebbe stata curata fino al 6 giugno, per colpa della madre che, fanatica seguace di una setta religiosa, l'avrebbe segregata in casa limitandosi a interminabili sedute di preghiera, finché Powell e Gable, forzando la porta, avrebbero finalmente scoperto le reali condizioni dell'attrice, facendola ricoverare troppo tardi in ospedale, è destituita di ogni fondamento.
Resta però il fatto che la gravità delle condizioni della Harlow fu molto sottovalutata finché queste non precipitarono. Nemmeno era completamente nota la sua storia clinica. Da ragazza, nel 1926, aveva sofferto di una grave scarlattina, malattia che lascia spesso strascichi a livello renale, come la glomerulonefrite. Alcuni segni, come la carnagione sempre più grigiastra, il gonfiore da ritenzione idrica e la facilità a scottarsi, dovevano chiaramente orientare da subito la diagnosi verso un grave problema renale.
Il suo ultimo film, “Saratoga”, fu completato riscrivendo alcune scene senza il suo personaggio e utilizzando delle controfigure, ed ottenne un notevole successo.

sabato 22 dicembre 2018

La strana morte di Robert Walker, attore di successo


Non si dice aggiunge nulla di nuovo, quando si racconta degli scandali sessuali e delle morti sospette nell'ambiente di Hollywood. Il contrasto tra i “valori tradizionali” propagandati dal cinema delle majors americane nel periodo del codice Hays e i comportamenti privati degli autori e interpreti degli stessi film è stato oggetto di tali e tanti opere di rivelazioni biografiche che ormai si può parlare di una vera e propria mitologia messa in piedi in tal senso, non si sa neanche fino a che punto del tutto vera.
In particolare, una vera enciclopedia del genere si può trovare nei due ponderosi tomi della serie “Hollywood Babylon”, scritti dal cineasta Kenneth Anger (nato nel 1927). Mentre un altro volume, più piccolo e di facile lettura, è “The Casting Couch”, opera di un attore e sceneggiatore inglese, Alan Selwyn (1926-2002), e di un regista pure britannico, Derek Ford (1932-95), uscito nel 1990 e tradotto in Italiano l'anno dopo.
Il primo dei volumi di Anger


Il libro di Selwyn e Ford e la sua traduzione italiana

Tra i casi di abusi, sessuali e non solo, trattati da Selwyn e Ford, spicca in particolare la vicenda che, tra la seconda metà degli anni '40 e i primi anni del decennio successivo, coinvolse il famoso produttore David Selznick, la celeberrima attrice Jennifer Jones, sua futura moglie, e l'allora marito della Jones, l'attore Robert Walker, a quel tempo tra i più quotati della sua generazione.
Walker, nato nello Utah nel 1918, e la Jones (che all'epoca si chiamava ancora Phyllis Lee Isley), nata in Oklahoma nel 1919, si incontrarono per la prima volta mentre erano allievi dell'American Academic of Dramatic Arts di New York e si sposarono poco tempo dopo, il 2 gennaio 1939. Inizialmente tentarono la fortuna a Hollywood, ma gli scarsi risultati li indussero a tornare a New York, dove Walker lavorò con successo alla radio mentre la moglie dava alla luce, nel 1940 e 1941, i loro due figli, Robert Junior e Michael.

Due immagini di Robert Walker


Due immagini di Jennifer Jones

Due immagini di Walker con i figli 

Nello stesso 1941, un agente propose Walker al produttore David O. Selznick, nato nel 1902, reduce dall'enorme successo di “Via col vento”. Selznick non fu particolarmente impressionato da Walker ma prese letteralmente una sbandata per la moglie di questo, che convinse a cambiare il nome in Jennifer Jones e impose quale protagonista di un filmetto non memorabile intitolato “Claudia”, benché al provino non avesse convinto né il regista né la sceneggiatrice, né il co-protagonista Cary Grant, che addirittura lasciò la produzione. L'anno dopo, dopo averla messa sotto contratto, Selznick la prestò alla 20th Century Fox per un nuovo kolossal, stavolta di argomento religioso, “Bernadette”, grazie al quale la nuova stella vinse l'Oscar quale migliore protagonista e divenne rapidamente famosissima.
David O. Selznick

Le voci per cui Selznick imponesse la sua protetta soprattutto in quanto sua amante si moltiplicarono. La vicinanza a Selznick permise a Walker di avere alcune buonissime occasioni, ad esempio con il film bellico “Bataan” in cui diede un'ottima prova, affermandosi come un interprete davvero valido. Tuttavia, il suo rapporto con la moglie finì per deteriorarsi e i due divorziarono nel 1945. Contemporaneamente, anche Selznick affrontò una dura battaglia legale per divorziare dalla moglie, Irene, figlia del produttore Louis B. Mayer.
Irene Mayer Selznick (1907-90)

Intanto, nel 1944, Selznick aveva fatto recitare Walker e la Jones fianco a fianco, in un delicato dramma familiare ambientato durante la guerra, intitolato “Since you went away”, diretto da John Cromwell. Walker faceva la parte del fidanzato della Jones, una ragazza in pena per il padre combattente in Europa, interpretato da Joseph Cotten. Il fidanzato partiva e moriva in guerra (mentre invece il padre sarebbe tornato). Prima della partenza, però, la coppia aveva diversi momenti di intimità piuttosto intensi (nei limiti di quanto permetteva la Hollywood del tempo) e, per la coppia in aperta crisi, l'interpretazione di queste scene fu un'esperienza piuttosto devastante. La Jones fuggiva in camerino e doveva essere riportata sul set in lacrime, mentre Walker si mise a bere smodatamente.

Una locandina e una scena del film (in Italiano, "Da quando te ne andasti")

Dopo il divorzio di Selznick, questo poté finalmente sposare la Jones, nel 1949. Due anni prima, Walker si era risposato con Barbara Ford, attrice figlia del regista John, ma l'unione era durata solo cinque mesi. Tuttavia, non gli mancavano le compagnie femminili né le occasioni di lavoro, anche senza la spinta interessata di Selznick.
Walker con Barbara Ford (1922-85)

Nel 1950 diede una straordinaria prova d'interprete, coronata da grande successo, in “Strangers on a train” di Hitchcock, in cui interpretò un affascinante psicopatico. Tuttavia, il vizio del bere non lo lasciava più ed era sempre più spesso ubriaco.
Locandina di "Strangers on a train"

Fino alla sera del 28 agosto 1951, in cui, non si sa per quale ragione, ritirandosi a casa sbronzo come sempre, trovò ad aspettarlo uno o due medici (le versioni sono contrastanti) che, con la scusa di sedarlo, gli somministrarono una iniezione di un sedativo, l'amobarbital, che preso in combinazione con l'alcol è quasi sempre micidiale. Walker era ancora abbastanza lucido da chiedere aiuto e resistere, ma i sanitari chiamarono degli inservienti che lo tennero fermo permettendo l'iniezione. Walker perse conoscenza e morì tre ore dopo.
Il dettaglio più significativo è che, dopo la successiva inchiesta giudiziaria, il coroner stabilì quale causa della morte l'alcolismo, senza mai citare l'iniezione.
Selznick è stato ripetutamente chiamato in causa come mandante del delitto, anche se il movente non è stato mai chiarito. Va detto che in quel periodo gli Usa stavano entrando nella fase storica del Maccarthismo, caratterizzata da un paranoico anticomunismo, nella quale Hollywood fu coinvolta sia per le accuse di corrompere la popolazione raccontando storie poco patriottiche nei film, sia attraverso la produzione di film di propaganda anticomunista. Per alcuni anni, ci fu una vera “caccia alle streghe” pere ripulire anche dai soli sospetti comunisti tutto il mondo della cultura e dello spettacolo, e alcune persecuzioni finirono per concludersi con delle morti sospette, la più celebre delle quali è quella dell'attore John Garfield, che non aveva voluto collaborare con la “Commissione per le attività antiamericane”, che si occupava appunto di scoprire e “punire” i comunisti.
John Garfield (1913-52)

Non risulta che Walker fosse in qualche modo legato ai comunisti ma, quando morì, stava recitando come protagonista nel film “My son John”, uno dei più incredibili prodotti della paranoia del tempo, in cui una madre preferisce uccidere il figlio piuttosto che vederlo diventare un nemico della patria. La pellicola dovette essere terminata con l'uso di controfigure e altri artifici tecnici.
Selznick continuò poi a imporre la Jones come protagonista di diversi film, ma i numerosi insuccessi collezionati lo indussero a desistere nei primi anni '60. Morì improvvisamente nel 1965.
Selznick e la Jones da coniugi

Jennifer Jones è sopravvissuta fino al 2009, lavorando ancora raramente in ruoli secondari fino al 1974. L'ultima sua apparizione fu in “L'inferno di cristallo”. I due figli suoi e di Walker, entrambi molto rassomiglianti al padre, hanno avuto discrete carriere di attori caratteristi, specie il primo. 
Robert Walker jr.

Michael Walker