sabato 8 luglio 2017

La fucilazione del soldato Eddie Slovik

Durante la Prima Guerra Mondiale, raccontano le statistiche, 35 soldati dell'Esercito Statunitense sono stati giustiziati dopo essere stati condannati dalle corti marziali, tutti per gravi reati (stupri e soprattutto omicidi) commessi a danno di civili o commilitoni. Durante la Seconda Guerra Mondiale, ne sono stati giustiziati 102, per le stesse ragioni. Dal 1942 al 1948, oltre 2800 militari americani hanno disertato e 49 di questi sono stati condannati a morte, ma in 48 casi la condanna è stata annullata da un'autorità superiore a quella che l'aveva emessa. L'unico disertore americano che sia finito davanti al plotone d'esecuzione, dal 1864 a oggi, è stato un ragazzo di Detroit, di origine polacca. Si chiamava Eddie Slovik.
Eddie Slovik nel 1944 durante l'addestramento

Slovik nacque in una modesta famiglia di immigrati (il nome originario era Slowikowski) il 12 febbraio 1920 e si mise nei guai già dall'età di 12 anni, commettendo piccoli reati, soprattutto furti di minimo valore e disturbo della quiete pubblica. A 22 anni, nel 1942, si era già fatto 4 anni tra riformatorio e galera, anche se nel tempo si era trasformato in un detenuto modello, disciplinato e molto collaborativo con il personale che provava a riabilitarlo. Rilasciato sulla parola, grazie anche alle referenze del carcere, trovò un discreto lavoro come operaio in una ditta di forniture idrauliche della sua città, alle dipendenze dell'italo-americano James Montella.
Si rivelò un lavoratore corretto e scrupoloso, guadagnandosi tutta la stima del suo datore di lavoro. Alla “Montella”, conobbe una ragazza di qualche anno più grande di lui, carina e vivace nonostante i vistosi esiti di una poliomielite infantile, che si chiamava Antoinette Wisniewski (pure di origine polacca) e lavorava nell'ufficio contabilità. Il 7 novembre 1942, Eddie e Antoinette si sposarono e andarono a vivere nello stesso immobile dei genitori di lei, al piano di sopra.
Il matrimonio di Eddie e Antoinette 

Chiamato per la leva militare, fu inizialmente scartato per i suoi precedenti penali. Successivamente, però, fu considerato idoneo, nonostante la costituzione gracile, e arruolato a partire dal 24 gennaio 1944. Il 20 agosto dello stesso anno, fu inviato al fronte nel Nord-Est della Francia, alle dipendenze del 109° reggimento di fanteria.
Già durante l'ultimo tratto del viaggio verso il fronte, trovandosi improvvisamente sotto un bombardamento, Slovik abbandonò il convoglio e, insieme al commilitone John Tankey, cercò di tornare indietro. I due furono però sorpresi da una unità della polizia militare canadese che andava alla ricerca di soldati sbandati, dato che in quel periodo la situazione era molto caotica e i nuovi arrivati avevano molta difficoltà a trovare le unità cui erano stati assegnati.
Slovik e Tankey rimasero presso i canadesi per sei settimane, poi furono finalmente rispediti verso la loro unità, che raggiunsero il 7 ottobre. Il giorno dopo, 8 ottobre, Slovik si presentò al suo comandante di compagnia, capitano Ralph Grotte, e chiese di essere assegnato a un'unità di retroguardia anziché a una di prima linea. La richiesta fu respinta.
La mattina dopo, il 9 ottobre, Slovik abbandonò di nuovo l'unità, incamminandosi verso le retrovie, nonostante Tankey cercasse di dissuaderlo. Giunto al primo quartier generale, scrisse una lettera che cercò di far pervenire al comandante del reggimento, affidandola a un cuoco. Nella lettera, confessava di essere già scappato e di non essersi perso la volta precedente, e dichiarava che sarebbe scappato ancora se lo avessero assegnato di nuovo a un'unità di prima linea.
Il cuoco e altri soldati cercarono di convincere Slovik a distruggere quello scritto così compromettente, ma lui non volle sentire ragioni. Intervenne allora il tenente colonnello Ross Henbest, che prima cercò di convincere Slovik a ritornare sui suoi passi, promettendogli che non ci sarebbero state sanzioni a suo carico, e poi, davanti a un altro rifiuto, gli fece aggiungere alla lettera una postilla in cui dichiarava di essere pienamente consapevole delle conseguenze giuridiche delle sue dichiarazioni.
Slovik fu imprigionato e ricevette poi la visita di un altro tenente colonnello, Henry Sommer, che gli propose due alternative: o tornare alla sua unità o essere assegnato a un'altra, sempre di prima linea, senza che si facesse menzione della sua fuga. Slovik rifiutò entrambe le possibilità.
Sicuramente, Slovik era al corrente del fatto che tutte le condanne a morte pronunciate per diserzione fino ad allora erano state poi annullate, e riteneva che un periodo di carcere fosse preferibile alla morte in combattimento, che considerava pressoché certa.
Sfortunatamente per lui, i fatti cospirarono a suo danno. Mentre era detenuto, gli americani lanciarono l'attacco della Foresta di Hurtgen, nelle Ardenne, ai confini tra Germania e Belgio, e, sfavoriti dal momento climatico che impediva l'azione dei cacciabombardieri, si impantanarono senza riuscire ad avanzare, subendo gravi perdite ad opera delle difese tedesche (33.000 morti americani contro meno di 16.000 tedeschi). In quel periodo, i tassi di diserzione tra gli statunitensi furono altissimi.
Slovik fu processato dalla corte marziale l'11 novembre. L'accusa, rappresentata dal capitano John Green, ebbe facile gioco, anche perché, come fu annunciato dal suo difensore, capitano Edward Woods, Slovik si rifiutò di testimoniare. In poche ore, i nove ufficiali della corte, emisero la scontata sentenza di morte. Questa fu confermata e appoggiata dal comandante di Divisione, Maggior Generale Norman Cota, convinto che la notizia di una fucilazione avrebbe scoraggiato i potenziali disertori nelle Ardenne.
Il generale Norman Cota (1893-1971)

Il 9 dicembre, Slovik inoltrò la domanda di grazia al comandante supremo delle Forze Armate statunitensi, Dwight David Eisenhower, futuro presidente degli Usa dal 1953 al 1961. Non avrebbe potuto scegliere un momento meno adatto. La settimana successiva, i tedeschi contrattaccarono nelle Ardenne, gli americani furono costretti a ritirarsi e le diserzioni aumentarono. Il 23 dicembre, Eisenhower confermò la condanna di Slovik.
D.D, Eisenhower (1890-1969) quando era comandante supremo dell'Esercito americano

L'esecuzione fu fissata per il 31 gennaio 1945.
Alle 10,04 di quel giorno, Slovik fu condotto all'interno di un cortile nel villaggio alsaziano di Sainte-Marie-aux-Mines, dove lo aspettava il plotone di esecuzione, composto da soldati del reggimento che aveva abbandonato.
Moltissimi anni dopo, un soldato di quel plotone, Nick Gozik, pure lui di origine polacca e della stessa età di Slovik, raccontò che i soldati si aspettavano di veder trascinare lì a fatica un uomo urlante che si dibatteva in preda a una paura incontrollabile, mentre furono molto sorpresi nel vedere arrivare Slovik apparentemente calmissimo, nella sua divisa spogliata delle insegne e con una coperta sulle spalle per proteggersi dal gelo. Gozik, che aveva passato diversi mesi in prima linea, lo giudicò l'uomo più coraggioso che avesse mai visto.
Nick Gozik nel 2014

Prima di essere legato al palo e bendato, Slovik gridò ai soldati che stavano per fucilarlo che l'Esercito non lo uccideva per la diserzione, una cosa che avevano già fatto tanti altri senza conseguenze, ma per sacrificare un capro espiatorio, e che lui come capro espiatorio era perfetto, essendo già un pregiudicato. Si comportò però molto gentilmente con il cappellano militare che lo assisteva.
I soldati del plotone rimasero scossi sia dalle parole di Slovik sia dall'annuncio che il condannato era un disertore. Al momento di sparare, i 12 uomini (uno dei fucili, come da tradizione, era stato caricato a salve), nonostante distassero da lui poco più di 10 metri, spararono quasi tutti fuori bersaglio. Slovik fu centrato da soli 4 colpi, fatto che mandò in bestia il comandante e il medico che doveva accertare il decesso. Tuttavia, sebbene dopo la prima scarica respirasse ancora, Slovik cessò di vivere circa 15 secondi dopo, mentre i soldati del plotone ricaricavano le armi.
Gozik, dopo la guerra, tornò a casa dalla moglie e dal figlio, ebbe altri 5 figli e andò a lavorare in una farmacia. Si dimenticò di Slovik fino a quando vide nella vetrina di una libreria un volume dedidato alla sua vicenda, opera del giornalista William Bradford Huie. A 94 anni, nel 2014, Gozik raccontò la sua versione dei fatti, che coincide generalmente con quella di Huie.
Il libro di Huie, pubblicato nel 1954, è scrupoloso e coraggioso. L'autore, sebbene fosse un esperto di cose militari e con molte amicizie tra i generali, non si fece scrupolo di sostenere apertamente che Eisenhower, a quel tempo presidente degli Usa, aveva calcato esageratamente la mano e commesso un'ingiustizia ostinandosi a volere a tutti i costi la morte di quel povero soldato.


Diverse edizioni del libro di W.B. Huie

L'edizione italiana, pubblicata nel 1955 da Rizzoli

Nonostante fosse un soggetto interessantissimo e avesse subito destato l'attenzione di produttori cinematografici e divi del calibro di Frank Sinatra, il libro di Huie diventò un film solo 20 anni dopo, nel 1974, per la regia di Lamont Johnson, con Martin Sheen nella parte di Slovik.
La locandina del film 

Martin Sheen (Slovik) e Mariclare Costello (Antoinette) nel film

La vedova di Slovik, Antoinette, inviò a ben sette presidenti americani, da Truman a Carter, l'istanza per la riabilitazione del marito, ma nessuno le rispose mai. Morì a 64 anni, nel 1979.
Antoinette Wisniewski Slovik (1915-79) poco prima di morire

Il corpo di Slovik, inizialmente sepolto in un cimitero militare americano francese di Fère-en-Tardenois, insieme ad altri 95 soldati giustiziati per reati comuni, è stato riportato negli Usa solo nel 1987, in seguito agli sforzi di un altro veterano americano di origini polacche, Bernard Calka, che convinse il presidente Reagan a ordinare il trasferimento e raccolse con una colletta gli 8000 dollari necessari a pagare le spese.
Oggi Slovik riposa nel cimitero Woodmere di Detroit, accanto a sua moglie.

Le tombe di Slovk e di sua moglie




Nessun commento:

Posta un commento