Nel giugno del 1969, la casa editrice Longanesi pubblica un libro un po' strano, anche per gli standard della collana in cui lo colloca (“Psico”, dedicata alla narrativa fantastica e ai gialli psicologici). Si tratta di un'antologia composta da due romanzi brevi e tre racconti, ottenuta unendo tre pubblicazioni autonome ma provenienti dallo stesso editore.
I libri sono usciti tra i due e i tre anni prima, nel 1966-67, all'interno di una collana denominata Ecrire (Scrivere) dell'editore francese Éditions du Seuil, nata inizialmente con una ispirazione cattolica nel 1935 ma poi impostasi come una delle realtà più dinamiche e lungimiranti del mondo culturale francese. Le Éditions du Seuil pubblicano parecchi bestseller e fanno incetta di premi letterari, ma non si limitano a coltivare il solo aspetto commerciale del lavoro, reivestono una parte degli utili nella pubblicazione di opere di nicchia e nella scoperta di nuovi autori.
Il talent scout di punta delle Éditions du Seuil è Jean Cayrol, autore di successo, ma anche editor, che viene ricordato, oltre che per le sue opere (legate soprattutto all'esperienza del campo di concentramento a Gusen durante la guerra), per aver lanciato nomi dell'importanza di Roland Barthes e di Erik Orsenna.
I tre autori prescelti da Longanesi per la traduzione sono ovviamente tutti giovani (tra i 20 e i 30 anni) e stanno esordendo con opere che rientrano nella categoria del fantastico, molto più vicine all'horror che al fantasy.
Il più giovane è anche quello destinato a diventare il più noto. Michel Braudeau, nato a Niort nel 1946 e, in seguito, per lungo tempo (1999-2010) caporedattore della Nouvelle Revue Francaise.
I titolo originali delle opere sono L'amazone (Braudeau), La lisière (Dieudonné), Les chambres (Mesuret), tradotti come L'amazzone, Ai margini del bosco e Le camere.
Non sembra che siano stati tradotti in altre lingue.
L'amazzone è una classica storia di stampo ottocentesco, in cui il narratore affronta un lungo viaggio per andare a trovare l'amico Elsen, che non vede da una decina d'anni. Il narratore ha sempre subito molto la fascinazione di Elsen, ma ciò non gli ha impedito di rendersi conto che Elsen è anche un po' strano. La sensazione di andarsi a cacciare in una situazione quanto meno imbarazzante aumenta quando Elsen manda a prenderlo, alla stazione, una carrozza condotta da un cocchiere cieco, Mathias. In realtà tutti i domestici di Elsen sono ciechi, la sua casa è isolata, ha una forma strana ed è circondata da un giardino di roseti talmente fitti che chi vi rimane intrappolato può non riuscire più a liberarsene.
Nella notte, il narratore ha un incubo e, una volta sveglio, sente dei rumori all'esterno della stanza; uscendo in corridoio, gli sembra di veder passare, sul soffitto di vetrocemento che lo sovrasta, Elsen in compagnia di una bellissima donna. Il giorno dopo Elsen non c'è, ma il narratore convince il cocchiere Mathias a guidarlo tra i roseti. Intravisto un sentiero tra questi, lo attraversa e vede che la proprietà prosegue con un binario che si proietta nel vuoto e finisce poco prima della parete di una montagna. Nella montagna è scolpito un tronco di donna e in corrispondenza del sesso c'è l'apertura di una galleria. A cosa serve tutto questo? Perché Elsen si è dato la pena di costruire una cosa tanto complicata? E perché i suoi servitori sono tutti ciechi?
In Ai margini del bosco troviamo una singolare famiglia che vive quasi isolata in una villa con un vasto e lussureggiante giardino, accanto al quale ci sono un bosco e un fiume. Il narratore è un giovane che non sembra aver bisogno di altra compagnia a parte quella della madre, con la quale ha un legame un po' morboso. I due sono assistiti da un'anziana domestica, Eduarda, che il narratore detesta e sopporta a fatica. La domestica Eduarda si lamenta che nel tempo il lavoro è diventato sempre più pesante e, lentamente, impone in casa la presenza della propria nipote Jeanne, una ragazza che madre e figlio giudicano insopportabilmente volgare. In effetti, Jeanne non sembra avere un passato trasparentissimo. Tuttavia, man mano che Jeanne esautora Eduarda dalle faccende domestiche, madre e figlio si mettono in testa che la giovane punta all'intera proprietà, che vorrebbe ottenere seducendo il figlio della padrona e poi facendosi sposare. Al solo pensiero, il narratore già pensa di ucciderla, ma il solo scrupolo che si fa è se la madre sarebbe d'accordo.
I tre racconti che costituiscono Le Camere si intitolano Il passaggio, Mariangela e l'uomo nero e L'ultimo principe dei notturni.
In Il passaggio, durante una vacanza in campagna, due ragazzi coetanei e lontani parenti tra loro, Giullaume e Klaus, scoprono nella soffitta di casa un armadio attraverso il quale sembra di poter accedere a un'altra dimensione e lo provano ognuno sotto la sorveglianza dell'altro, ma nonostante le forti sensazioni provate non hanno la certezza che quanto vivano sia reale.
In Mariangela e l'uomo nero, una ragazza piuttosto vivace sta dormendo e sogna che un assassino si introdurrà nella sua stanza da letto, senza sapere che il suo sogno è destinato a materializzarsi.
In L'ultimo principe dei notturni, una crociera si trasforma in una tragedia per il naufragio della nave. L'unico superstite viene sbattuto dalle onde su un'isola sconosciuta. Qui, riesce a sopravvivere e a rimettersi in sesto quanto basta per decidere di esplorare tutto il territorio. Durante questa esplorazione, mentre procede di notte, incontra una donna misteriosa e affascinante che gli si offre. La stessa donna lo mette poi in guardia contro il resto della popolazione dell'isola, che lo sta cercando. L'uomo riesce a sfuggire a questa caccia, ma appena si ritrova in salvo si abbandona al delirio e si chiede quanto di ciò che ricorda gli sia successo davvero.
Le trame, come si può vedere, non nascondono invenzioni esagerate. In compenso, lo stile in cui sono redatte le opere è molto ricercato, ricco di immagini e di figure retoriche.
Il fatto che non ci siano state altre edizioni in due opere e che l'unica ad averne abbia dovuto aspettare oltre vent'anni dimostra che, tutto sommato, critici a parte, non furono molto apprezzate dai lettori. Un rischio che si corre sempre, quando si propone qualcosa di nuovo, ma che vale sempre la pena di correre.


























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