mercoledì 25 marzo 2026

Irena Szymańska / Anna Kormik : l'editor e traduttrice che giocò a diventare la Agatha Christe polacca

Dietro lo pseudonimo di Anna Kormik c'è una intellettuale polacca che per gran parte della sua vita ha operato dietro le quinte, ma riuscendo ugualmente a rivestire un ruolo di tutto rispetto nella cultura del suo Paese.

Irena Szymańska, nata Wiernik, venuta al mondo a Lodz il 17 febbraio 1921 e morta a Varsavia l'8 maggio 1999, era figlia di industriali ebrei ma dovette interrompere gli studi di medicina intrapresi a Liegi per tornare in patria allo scoppio della guerra. Sposò un giornalista, Zygmunt Szymański, ed ebbe da lui la figlia Janina (1940-2007). Essendo tutti biondi e prestanti, grazie a documenti falsi, riuscirono a passare inosservati tra i nazisti. Tuttavia, i genitori di Irena, Simon e Rosza, che pensavano di emigrare in Palestina, furono convinti da collaborazionisti a consegnarsi ai nazisti per essere alloggiati all'Hotel Polski di Varsavia, in attesa di essere trasferiti o scambiati con prigionieri. In realtà si trattava di una trappola per catturare e derubare ebrei facoltosi e gli ospiti dell'Hotel Polski furono quasi tutti deportati e uccisi nel 1943.

Irena Szymańska da giovane

Dopo la guerra, Irena trovò un lavoro da fattorina presso la casa editrice Czytelnik, con la quale collaborò in ruoli sempre più importanti per 24 anni. Riprese anche gli studi e nel 1952 si laureò in Filologia romanza a Varsavia. Per qualche tempo, lavorò anche all'ambasciata polacca a Berlino, dove ebbe occasione di stringere amicizia con Bertolt Brecht e sua moglie, Helena Weigel.

Bertolt Brecht (1898-1956)
Helene Weigel (1900-71)


Lettrice onnivora, si fece un sacco di amici nel mondo culturale, sia in Polonia sia all'estero. Ciò non le impedì di avere un sacco di problemi con la censura, in circostanze quanto meno paradossali. Era infatti entrata nell'Istituto Statale di Editoria, per occuparsi proprio di censura, e approfittò della propria posizione per proteggere gli autori più originali, come Jaroslav Iwaszkiewicz e Witold Gombrowicz. Alla fine, gli altri censori pretesero il suo allontanamento dal ruolo: da allora, le fu impedito di scrivere qualsiasi cosa e di pubblicare con il proprio nome. Fu così che cominciò a utilizzare diversi pseudonimi, perfino per firmare le traduzioni.

Jaroslav Iwaszkiewicz (1894-1980)
Witold Gombrowicz (1904-69)


Il suo lavoro di traduttrice (dal francese e dall'inglese) è stato notevole, sia nell'ambito della narrativa sia in quello della saggistica.

Alcuni libri, conosciuti anche in Italia, tradotti in polacco da Irena Szymańska


Nonostante la nascita di un secondo figlio, Mikolaj Jerzy Szymański (oggi docente universitario a Varsavia), nel 1954, qualche anno dopo divorziò dal marito. Nel 1961 si risposò con il critico letterario Riszard Matuszewski (1914-2010) con il quale instaurò anche un proficuo sodalizio professionale. Matuszewski curò anche la pubblicazione del libro di memorie postumo di Irena, uscito nel 2001.
Mikolaj Szymański
Janina Szymańska
Riszard Matuszewski. Del primo marito è stato impossibile reperire qualsiasi immagine, anche per la presenza di moltissimi omonimi, talvolta piuttosto famosi


Man mano che le restrizioni della censura si allentavano, Irena riprese un ruolo sempre più importante nell'ambito della cultura polacca, operando soprattutto come editor e consulente editoriale.
Riszard Matuszewski (al centro), Irena Szymańska (a destra di chi legge) e lo scrittore Jacek Bocheński (1926, a sinistra di chi legge) in una foto del 1997

Tra i libri tradotti da Irena Szymańska ci sono alcuni polizieschi, soprattutto di Patrick Quentin e Margaret Millar. Certamente ne avrà letti anche molti altri, perché in Polonia avevano un certo successo, destinato poi a crescere ulteriormente dagli anni '80 in poi. Questo interesse la portò a scrivere e pubblicare due romanzi mystery che ottennero un notevole successo tra il 1973 e il 1980, utilizzando lo pseudonimo di Anna Kormik. I dati dicono che solo in patria vendettero sulle 100.000 copie.

L'unico a essere arrivato in Italia è il primo, Kto się bał Stefana Szaleja... , proposto dal Giallo Mondadori il 17 giugno 1979, numero 1585 della collana e titolo Chi ha paura di Stefan Szalej?.



Si tratta di un tipico mystery alla Agatha Christie. In una fulgida domenica estiva, un gruppo di amici si ritrova in un locale affacciato su un fiume, in una località di vacanza. Sembrano andare tutti d'accordo, ma le cose non sono come sembrano. Il gruppo ruota tutto intorno alla figura centrale di Stefan Szalej, uno scrittore umorista di successo. Dopo aver chiacchierato e bevuto, il gruppo ordina dei caffé. Appena sorbito il suo, Stefan Szalej cade morto stecchito.

Alla circostanza è presente Andrzej Bartosz, un ex insegnante di latino che è diventato poliziotto e poi docente universitario, anche se continua a collaborare con la polizia. Si trova lì per puro caso, avendo accompagnato lì l'ex allieva Krystyna Jaremko, moglie del grafico Henryk, amante della moglie di Szalej, Weronika. Bartosz conduce l'inchiesta insieme al tenente Stanislaw Kawecki, soprattutto tenendo approfonditi interrogatori dei presenti. Nessuno ha visto altri versare qualsiasi cosa nei caffé, non si sa come il veleno sia arrivato in quello di Szalej. Tuttavia è vero che ci sono molte persone che avrebbero avuto qualche ragione per avercela con la vittima, sia per ragioni di lavoro che per ragioni personali. La soluzione del caso emergerà da un passato piuttosto lontano. Alcuni lettori hanno notato che la lettura è un'occasione per imparare come sono fatte alcune ricette tipiche della cucina polacca.

La figura di Andrej Bartosz si ispira a quella di uno intellettuale amico dell'autrice, Jan Wiktor Brzechwa, pseudonimo di J. W. Lesman (1898-1966), avvocato, scrittore e traduttore di cultura cosmopolita e dagli interessi vastissimi.

Jan Brzechwa


Il secondo romanzo firmato Anna Kormik, Cicha śmierć (1980) è stato piuttosto criticato dai lettori polacchi, probabilmente gli unici a leggerlo, perché troppo intellettuale e filosofico. Al centro di questa trama c'è un sospetto suicidio, peraltro molto dubbio. Vi ricompaiono gli investigatori Bartosz e Kawecki, che intanto ha fatto carriera ed è diventato capitano.








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