martedì 13 ottobre 2026

Albert Simonin, il re dell'argot

Albert Simonin, uno degli autori più significativi del polar francese, presenta una vicenda umana che sembra sovrapporsi almeno in parte a quelle dei suoi eroi narrativi. 

Albert Simonin da anziano. Sul web non si trovano sue foto giovanili

Nato a Parigi il 18 aprile 1905 da una famiglia modesta (il padre era fioraio), dopo gli studi primari svolse diversi lavori tra cui quello di spazzacamino, soprattutto dopo essere rimasto orfano di entrambi i genitori all'età di 15 anni. Riuscì comunque a tirarsi su una buona cultura da autodidatta, e riuscì a farsi assumere come redattore presso L'intransigeant, un quotidiano che era nato nel 1880 con uno spirito di estrema sinistra ispirato alla Comune di Parigi ma si era successivamente spostato sempre più a destra fino a diventare boulangista e antidreyfusardo. L'intransigeant presentava anche un supplemento sportivo settimanale di grande successo, Match-L'Intran, e Simonin fu assunto appunto come redattore sportivo. Scrisse anche per il settimanale di reportage Voilà e per il periodico di storie poliziesche Détective. Nel 1935, insieme al collega Jean Bazin, pubblicò un libretto sulla vita quotidiana a Parigi, intitolato Voilà Taxi.


Dopo la disfatta militare del 1940 e l'invasione tedesca, fu chiamato al quotidiano collaborazionista La France au travail e fu uno degli autori di un opuscolo propagandistico fortemente antisemita, antipacifista e filonazista, Le bourrage de crâne (Lavaggio del cervello). Per questa ragione, dopo la Liberazione, nel 1945, fu condannato per collaborazionismo e restò in carcere fino al 1950, prima di essere amnistiato.

In carcere, fece la conoscenza con parecchi detenuti comuni e divenne un esperto di argot, il gergo della malavita. Una volta libero, poiché era difficile rientrare nel mondo del giornalismo, provò a darsi alla narrativa e scrisse Touchez pas au Grisbi!, pubblicato nel 1953, premiato con il Deux Magots (allora un premio piuttosto ambito) e destinato a diventare rapidamente un bestseller. In Italia fu tradotto lo stesso anno con il semplice titolo Grisbi (che in argot significa malloppo). In seguito ci sono state diverse altre edizioni, sempre con questo titolo, fino all'ultima, di Time Crime nel 2021, in cui il titolo è tradotto letteralmente: Giù le mani dal malloppo!






Questo romanzo è il primo della trilogia di Max le Menteur (Max il Bugiardo), un bandito che comincia a sentirsi vecchio e pensa di tirarsi fuori dagli affari pericolosi, ma ci torna puntualmente dentro per aiutare amici in difficoltà. In questa storia si incrociano due vicende, quella di un ricco “colpo” che Max pensa di attuare insieme agli amici Riton e Pierrot il Grosso e quella della banda rivale capitanata dal Piccolo Frédo, un balordo che ha giurato di far fuori Riton per vendicare uno della sua banda. Ma prima che possa riuscirci, qualcuno fa fuori lui e non è né Max, né Riton, né Pierrot. Sarà qualcuno che vuole scaricare la colpa sui tre per coinvolgerli in una guerra senza quartiere con i compari di Frédo o qualcuno che vuole creare caos per approfittarne e far sparire il malloppo del “colpo”?

Il gran ritmo del romanzo e la brillantezza dei dialoghi in argot non garantirono solo il successo editoriale ma anche la possibilità di una fortunata riduzione cinematografica, diretta dallo specialista Jacques Becker nel 1954 e con un cast di prim'ordine nel quale spiccano Jean Gabin, Lino Ventura e Jeanne Moreau. C'è anche un piccolo ruolo per la soubrette italiana Delia Scala. Il film si prende qualche licenza sulla trama del romanzo, ma non troppe.

Jean Gabin (1904-76)
Lino Ventura (1919-87)
Jeanne Moreau (1928-2017)
Delia Scala (1929-2004)

Il successo di Touchez pas au Grisbi! Indusse Simonin a dargli rapidamente un seguito, che si materializzò già nel 1954 con La cave se rebiffe. Questo romanzo ha dovuto aspettare il 2023 per avere un'edizione italiana, intitolata Il re dei falsari, pubblicata da Time Crime.





Ricompaiono Max e Pierrot, che hanno rilevato la proprietà di un bar, nel quale viene ucciso un loro amico. Contemporaneamente, una ragazza cui Max fa il filo scompare. Mentre cercano di risolvere queste situazioni, i due si trovano coinvolti nel progetto di falsificare una grande quantità di fiorini olandesi, al quale partecipa anche un noto falsario rientrato apposta dal Sud America. Ma tutto si rivelerà molto più pericoloso del previsto.

Il romanzo è ancora molto valido, anche se qua e là comincia a sembrare una parodia del precedente, nonostante il finale piuttosto tragico. Anche questo libro divenne un film, con lo stesso titolo, diretto da Gilles Grangier nel 1961, in cui l'impianto narrativo è decisamente sconvolto dal fatto che Max e Pierrot spariscono, sostituiti da altri personaggi. A capeggiare il cast è, comunque, di nuovo Jean Gabin, accompagnato da Bernard Blier, Martine Carol e altri bravi caratteristi. Il film è comunque molto più una commedia che un noir.

Bernard Blier (1916-89) con Jean Gabin
Martine Carol (1920-67)


Per battere il ferro finché è caldo, Simonin concluse la trilogia già nel 1955 con Grisbi or not Grisbi, che ormai era praticamente una parodia dei precedenti, e che in Italia è uscito solo nel 2023, come il romanzo precedente, sempre a opera di Time Crime, con il titolo Monsieur Gangster.





Alla morte di un importante boss parigino, Fernand il Messicano, Max e Pierrot ereditano da lui una bisca clandestina sita in un barcone ormeggiato sulla Senna. Ma c'è di mezzo la banda dei fratelli Volfoni, che aveva messo gli occhi sulla stessa attività. Dopo una serie di avvertimenti reciproci a vuoto, si scatena la guerra tra le due bande.

L'ispirazione dell'autore sembra mostrare la corda e, nonostante qualche momento felice, questo è il romanzo meno riuscito dei tre. Il film che ne fu ricavato nel 1963 per la regia di Georges Lautner si presenta già come una parodia, fin dal titolo Les tontons flingueurs (Gli zii armati) ed è valido solo in quel senso. Di nuovo, non ci sono più tracce di Max e Pierrot, sostituiti da un solo personaggio, Fernand, interpretato da Lino Ventura. Stavolta manca Gabin, in compenso ritorna Bernard Blier, insieme all'attrice tedesca Sabine Sinjen e a Robert Dalban, già presente in un altro ruolo nel secondo film. In un ruolo secondario c'è un giovane attore italiano, Venantino Venantini.

Lino Ventura e Bernard Blier
Sabine Sinjen (1942-95)
Robert Dalban (1903-87)
Venantino Venantini (1930-2018)

Terminata la trilogia di Max le Menteur, Simonin lavorò soprattutto per il cinema e anche la sua narrativa successiva comprende più che altro romanzi facilmente adattabili per il grande schermo.

Nel 1958 esce un altro noir, Une balle dans le canon, dalla trama non più parodistica, che non è ancora arrivato in Italia. Il relativo film, diretto nello stesso anno da Michel Deville e Charles Gérard con lo stesso titolo, vede Pierre Vaneck e Roger Hanin come protagonisti, ma nel cast ci sono anche la sorella minore di Brigitte Bardot, Mijanou Bardot, e Jean Rochefort in uno dei suoi primi ruoli.


Pierre Vaneck (1931-2010)

Roger Hanin (1925-2015)
Mijanou Bardot (1938) da sola e con la sorella Brigitte
Jean Rochefort (1930-2017)


Nel 1960 esce Du mouron pour les petits oiseaux, una trama da commedia che nel finale vira verso il giallo, che diventa un film con lo stesso titolo diretto da Marcel Carné nel 1963, con Paul Meurisse, Dany Saval e Roland Deasaffre come protagonisti.



Dany Saval (1942) con Roland Lesaffre (1927-2009)
Paul Meurisse (1912-79)

I suoi libri successivi non furono più ridotti per il cinema, ma ebbero e hanno ancora edizioni con una certa diffusione. Tra essi, da ricordare, la trilogia di Le Hotu (il pollo), in cui narra dell'evoluzione della malavita tra prima della guerra e dopo la guerra, in romanzi usciti nel 1968, 1969 e 1971. Poi, il suo ultimo polar, L'élegant, uscito nel 1973. Ma anche l'autobiografia dedicata alla propria giovinezza, Confessions d'un enfant de La Chapelle, uscita nel 1977.











Albert Simonin morì il 15 febbraio 1980. Una delle sue principali eredità culturali è un ironico dizionario di argot, Le petit Simonin illustré, che si avvalse della presentazione di Jean Cocteau e delle illustrazioni di Paul Grimault, quando uscì, nel 1957. Anche se la lingua della malavita è sempre in evoluzione, il Simonin è molto utile per comprendere l'argot del suo tempo.






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