Albert Simonin, uno degli autori più
significativi del polar francese, presenta una vicenda umana che
sembra sovrapporsi almeno in parte a quelle dei suoi eroi narrativi.
Albert Simonin da anziano. Sul web non si trovano sue foto giovanili
Nato a Parigi il 18 aprile 1905 da una famiglia modesta (il padre era
fioraio), dopo gli studi primari svolse diversi lavori tra cui quello
di spazzacamino, soprattutto dopo essere rimasto orfano di entrambi i
genitori all'età di 15 anni. Riuscì comunque a tirarsi su una buona
cultura da autodidatta, e riuscì a farsi assumere come redattore
presso L'intransigeant, un
quotidiano che era nato nel 1880 con uno spirito di estrema sinistra
ispirato alla Comune di Parigi ma si era successivamente spostato
sempre più a destra fino a diventare boulangista e antidreyfusardo.
L'intransigeant presentava
anche un supplemento sportivo settimanale di grande successo,
Match-L'Intran, e
Simonin fu assunto appunto come redattore sportivo. Scrisse anche per
il settimanale di reportage Voilà e
per il periodico di storie poliziesche Détective.
Nel 1935, insieme al collega Jean Bazin, pubblicò un libretto sulla
vita quotidiana a Parigi, intitolato Voilà Taxi.

Dopo
la disfatta militare del 1940 e l'invasione tedesca, fu chiamato al
quotidiano collaborazionista La France au travail
e fu uno degli autori di un opuscolo propagandistico fortemente
antisemita, antipacifista e filonazista, Le bourrage de crâne
(Lavaggio
del cervello).
Per questa ragione, dopo la Liberazione, nel 1945, fu condannato per
collaborazionismo e restò in carcere fino al 1950, prima di essere
amnistiato.

In
carcere, fece la conoscenza con parecchi detenuti comuni e divenne un
esperto di argot,
il gergo della malavita. Una volta libero, poiché era difficile
rientrare nel mondo del giornalismo, provò a darsi alla narrativa e
scrisse Touchez
pas au Grisbi!,
pubblicato nel 1953, premiato con il Deux Magots (allora un premio
piuttosto ambito) e destinato a diventare rapidamente un bestseller.
In Italia fu tradotto lo stesso anno con il semplice titolo Grisbi
(che
in argot significa malloppo).
In seguito ci sono state diverse altre edizioni, sempre con questo
titolo, fino all'ultima, di Time Crime nel 2021, in cui il titolo è
tradotto letteralmente: Giù
le mani dal malloppo!

Questo
romanzo è il primo della trilogia di Max le Menteur (Max il
Bugiardo), un bandito che comincia a sentirsi vecchio e pensa di
tirarsi fuori dagli affari pericolosi, ma ci torna puntualmente
dentro per aiutare amici in difficoltà. In questa storia si
incrociano due vicende, quella di un ricco “colpo” che Max pensa
di attuare insieme agli amici Riton e Pierrot il Grosso e quella
della banda rivale capitanata dal Piccolo Frédo, un balordo che ha
giurato di far fuori Riton per vendicare uno della sua banda. Ma
prima che possa riuscirci, qualcuno fa fuori lui e non è né Max, né
Riton, né Pierrot. Sarà qualcuno che vuole scaricare la colpa sui
tre per coinvolgerli in una guerra senza quartiere con i compari di
Frédo o qualcuno che vuole creare caos per approfittarne e far
sparire il malloppo del “colpo”?
Il
gran ritmo del romanzo e la brillantezza dei dialoghi in argot non
garantirono solo il successo editoriale ma anche la possibilità di
una fortunata riduzione cinematografica, diretta dallo specialista
Jacques Becker nel 1954 e con un cast di prim'ordine nel quale
spiccano Jean Gabin, Lino Ventura e Jeanne Moreau. C'è anche un
piccolo ruolo per la soubrette italiana Delia Scala. Il film si
prende qualche licenza sulla trama del romanzo, ma non troppe.
Jean Gabin (1904-76)
Lino Ventura (1919-87)
Jeanne Moreau (1928-2017)
Delia Scala (1929-2004)
Il
successo di Touchez pas
au Grisbi! Indusse
Simonin a dargli rapidamente un seguito, che si materializzò già
nel 1954 con La cave se
rebiffe. Questo
romanzo ha dovuto aspettare il 2023 per avere un'edizione italiana,
intitolata Il re dei
falsari, pubblicata da
Time Crime.
Ricompaiono
Max e Pierrot, che hanno rilevato la proprietà di un bar, nel quale
viene ucciso un loro amico. Contemporaneamente, una ragazza cui Max
fa il filo scompare. Mentre cercano di risolvere queste situazioni, i
due si trovano coinvolti nel progetto di falsificare una grande
quantità di fiorini olandesi, al quale partecipa anche un noto
falsario rientrato apposta dal Sud America. Ma tutto si rivelerà
molto più pericoloso del previsto.
Il
romanzo è ancora molto valido, anche se qua e là comincia a
sembrare una parodia del precedente, nonostante il finale piuttosto
tragico. Anche questo libro divenne un film, con lo stesso titolo,
diretto da Gilles Grangier nel 1961, in cui l'impianto narrativo è
decisamente sconvolto dal fatto che Max e Pierrot spariscono,
sostituiti da altri personaggi. A capeggiare il cast è, comunque, di
nuovo Jean Gabin, accompagnato da Bernard Blier, Martine Carol e
altri bravi caratteristi. Il film è comunque molto più una commedia
che un noir.
Bernard Blier (1916-89) con Jean Gabin
Martine Carol (1920-67)
Per
battere il ferro finché è caldo, Simonin concluse la trilogia già
nel 1955 con Grisbi
or not Grisbi,
che ormai era praticamente una parodia dei precedenti, e che in
Italia è uscito solo nel 2023, come il romanzo precedente, sempre a
opera di Time Crime, con il titolo Monsieur
Gangster.
Alla
morte di un importante boss parigino, Fernand il Messicano, Max e
Pierrot ereditano da lui una bisca clandestina sita in un barcone
ormeggiato sulla Senna. Ma c'è di mezzo la banda dei fratelli
Volfoni, che aveva messo gli occhi sulla stessa attività. Dopo una
serie di avvertimenti reciproci a vuoto, si scatena la guerra tra le
due bande.
L'ispirazione
dell'autore sembra mostrare la corda e, nonostante qualche momento
felice, questo è il romanzo meno riuscito dei tre. Il film che ne fu
ricavato nel 1963 per la regia di Georges Lautner si presenta già
come una parodia, fin dal titolo Les
tontons flingueurs (Gli
zii armati)
ed è valido solo in quel senso. Di nuovo, non ci sono più tracce di
Max e Pierrot, sostituiti da un solo personaggio, Fernand,
interpretato da Lino Ventura. Stavolta manca Gabin, in compenso
ritorna Bernard Blier, insieme all'attrice tedesca Sabine Sinjen e a
Robert Dalban, già presente in un altro ruolo nel secondo film. In
un ruolo secondario c'è un giovane attore italiano, Venantino
Venantini.
Lino Ventura e Bernard Blier
Sabine Sinjen (1942-95)
Robert Dalban (1903-87)
Venantino Venantini (1930-2018)
Terminata
la trilogia di Max le Menteur, Simonin lavorò soprattutto per il
cinema e anche la sua narrativa successiva comprende più che altro
romanzi facilmente adattabili per il grande schermo.
Nel
1958 esce un altro noir, Une
balle dans le canon,
dalla trama non più parodistica, che non è ancora arrivato in
Italia. Il relativo film, diretto nello stesso anno da Michel Deville
e Charles Gérard con lo stesso titolo, vede Pierre Vaneck e Roger
Hanin come protagonisti, ma nel cast ci sono anche la sorella minore
di Brigitte Bardot, Mijanou Bardot, e Jean Rochefort in uno dei suoi
primi ruoli.

Pierre Vaneck (1931-2010)
Roger Hanin (1925-2015)
Mijanou Bardot (1938) da sola e con la sorella Brigitte
Jean Rochefort (1930-2017)
Nel
1960 esce Du mouron pour les petits oiseaux,
una trama da commedia che nel finale vira verso il giallo, che
diventa un film con lo stesso titolo diretto da Marcel Carné nel
1963, con Paul Meurisse, Dany Saval e Roland Deasaffre come protagonisti.
Dany Saval (1942) con Roland Lesaffre (1927-2009)
Paul Meurisse (1912-79)
I
suoi libri successivi non furono più ridotti per il cinema, ma
ebbero e hanno ancora edizioni con una certa diffusione. Tra essi, da
ricordare, la trilogia di Le
Hotu (il
pollo), in cui narra dell'evoluzione della malavita tra prima della
guerra e dopo la guerra, in romanzi usciti nel 1968, 1969 e 1971. Poi, il suo ultimo polar, L'élegant, uscito nel 1973. Ma
anche l'autobiografia dedicata alla propria giovinezza, Confessions
d'un enfant de La Chapelle,
uscita nel 1977.
Albert
Simonin morì il 15 febbraio 1980. Una delle sue principali eredità
culturali è un ironico dizionario di argot, Le
petit Simonin illustré,
che si avvalse della presentazione di Jean Cocteau e delle
illustrazioni di Paul Grimault, quando uscì, nel 1957. Anche se la
lingua della malavita è sempre in evoluzione, il Simonin è molto
utile per comprendere l'argot del suo tempo.
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