mercoledì 8 luglio 2020

"La Terra è una torta" di Robin Livio: dal romanzo al film mai realizzato


Un romanzo di successo in Francia viene tradotto in Italiano, in una collana a larga diffusione. Poiché sono in corso le trattative per ricavarne anche un film (sono già stati scelti gli interpreti), l'editore italiano cita questo film nella presentazione e ispira a esso la copertina del volume. Ma, dopo 60 anni, di questo film non resta alcuna traccia ed è probabile che non sia mai stato girato.
Potrebbe essere benissimo una vicenda narrata dall'autore dello stesso libro, un personaggio cosmopolita dall'esistenza molto avventurosa.
All'anagrafe risulta chiamarsi Ruben Levy, nato in una famiglia benestante di ebrei romeni non praticanti, nell'inverno del 1917. Ruben cresce bilingue (e poi sarà poliglotta) perché nella borghesia romena del suo tempo si impara a parlare anche in Francese. 

Robin Livio nella maturità

In famiglia (è il bambino più piccolo)

A un certo punto, lascia gli studi e, sfruttando un documento falso, si mette a fare l'attore nel Teatro Ebraico di Budapest. In questa veste, ha un buon successo come protagonista del dramma “Dibbuk” di Sholem An-Ski, inquieto autore ebreo bielorusso vissuto dal 1863 al 1920.

Edizione italiana di Il Dibbuk

Ritratto di Sholem An-Ski

L'avvento del nazismo e l'affermazione dei filonazisti in Romania lo mette in pericolo, ma riesce a scampare alle stragi, finendo però in un campo di lavoro, dal quale sarà poi liberato all'arrivo dei soldati russi. Torna quindi al lavoro in teatro. La sua commedia surrealista “Patapouf” piace a Eugene Ionesco ma non ai censori del nuovo regime comunista, che lo prendono di mira. Poiché rischia di essere arrestato, alla prima occasione espatria, attraversa mezza Europa con mezzi di fortuna e infine sbarca in Francia, dove trascorrerà il resto della vita.

Eugene Ionesco (1909-94)

Appena arrivato, cambia il suo nome in Robin Livio e, grazie a qualche amicizia, lavora come attore in teatro e in poche produzioni cinematografiche. Intanto, collabora anche con giornali umoristici. Per alcuni anni, deve stringere la cinghia ma poi, grazie a un'assidua attività di traduttore e divulgatore, si lascia i problemi economici alle spalle.

Locandina di un film in cui figura tra gli interpreti

Scrive un saggio sul pericolo neonazista, “Le feu mal eteint” (“Il fuoco mal spento”), firmandosi Pierre Fournier: il libro ha problemi con la censura e viene sequestrato.


Va meglio al suo primo romanzo, “La Terre est un gateau” (il titolo è ispirato a un verso di Charles Baudelaire), che esce nel 1957 ed è tradotto in Italiano (“La Terra è una torta”) l'anno successivo. Dovrebbe diventare anche un film, una produzione franco-britannica, ma di questo film non restano tracce.


Il libro e la sua traduzione italiana

“La Terre est un gateau” è un romanzo di Science Fiction ingenuo e geniale al tempo stesso, piacevolmente datato, ambientato in un 1967 in cui la tecnologia la fa da padrona. Comincia con la comparsa dello smemorato entomologo francese Claude-André Dugard, proveniente da Rueille, vicino Parigi,, all'ingresso di un hotel di Londra. Dugard non ricorda nulla ma ha con sé una valigetta con una serie di documenti che lo aiutano a orientarsi, tra i quali il testo di una conferenza sull'aggressività intraspecifica delle formiche che deve leggere in una conferenza che si terrà a breve nella sede di una società scientifica. Il contenuto delle sue dichiarazioni non soddisfa uno degli scienziati presenti, il professor Richardson, che lo invita a casa propria per continuare la discussione. A mezzanotte, Dugard torna in albergo, accompagnato da un domestico di Richardson. Ma, la mattina dopo, arriva la sorpresa: Richardson viene trovato morto nel suo letto e tutto sembra indicare che a ucciderlo sia stato Dugard.
Gli interrogatori di Dugard e la testimonianza del domestico sembrano però smentire la possibilità che l'assassino possa essere il francese. Le indagini dei poliziotti, il capitano Donald e il sergente Douglas, portano alla scoperta che, lo stesso giorno, è comparso a Londra un altro francese, identico a Dugard, che si chiama anche lui Claude-André Dugard e, dopo essere stato abbordato da una prostituta, non si è separato da lei per un attimo.
I poliziotti brancolano nel buio quando, inaspettatamente, si presenta un terzo Claude-André Dugard, che afferma di essere l'assassino di Richardson.
Vengono convocate a Londra la madre e la fidanzata di Dugard ed entrambe sembrano identificarlo con il primo dei tre omonimi: ma, più passa il tempo, meno questa identificazione è certa. Le indagini portano però alla scoperta che Dugard ha un amico, un fisico di nome Jean-Marie Guinchard, che si diletta di invenzioni. Una delle invenzioni di Guinchard è appunto una macchina teletrasportatrice, che è stata testata proprio la sera del viaggio da Rueille a Londra, che si è svolto in tempo reale. Ma c'è stato qualche inconveniente e Dugard è stato scomposto in tre personalità diverse: un freddo scienziato, un uomo dedito ai sensi, un uomo preda di passioni incontrollate.
Durante il processo per il delitto Richardson, dunque, non potendo stabilire se la reale responsabilità tocchi a uno solo o a tutti e tre i Dugard , si decide di provare a riportare Dugard alla sua condizione originaria, rispedendolo indietro con la stessa macchina. L'esperimento riesce ma sprigiona una tale energia da far crollare il tribunale, con grande soddisfazione di uno dei giurati, un irlandese che per tutto il dibattimento ha pensato solo a farlo saltare in aria.
Dopo questo successo, Robin Livio lavorò ancora nel campo editoriale, dirigendo una collana di libri fotografici e una di libri illustrati sugli attori di cinema. Fu però gradualmente dimenticato. Morì improvvisamente nel settembre del 1996.


Due libri di collane curate da Robin Livio

Per il film che non fu realizzato erano stati ingaggiati due caratteristi di un certo livello: il belga Fernand Gravey per il ruolo di Dugard e l'inglese Joan Greenwood per quello della sua fidanzata Maryvonne.





Fernand Gravey (1905-70), alcune immagini del suo maggior successo, Il re e la ballerina del 1937 e la locandina dello stesso





Joan Greenwood (1921-87), alcune immagini del suo maggior successo, Whisky a volontà del 1949 e la locandina dello stesso




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