martedì 7 aprile 2026

Qualche commedia e tre romanzi, dei quali uno davvero importante, per Alain Reynaud-Fourton

A volte un esordio folgorante è sufficiente per portarsi successivamente dietro una solida fama che dura tutta la vita. Alain Reynaud-Fourton ha pubblicato in tutto tre romanzi, cui si devono aggiungere cinque commedie. Potremmo dire che ha campato di rendita sul successo del primo romanzo, ma in questo modo faremmo torto a uno scrittore indubbiamente bravo, anche se evidentemente poco motivato.

Reynaud-Fourton, nato a Parigi il 25 ottobre 1931 e morto a Clichy l'11 gennaio 2014, viene descritto come “ex industriale” nelle succinte biografie disponibili, ma non si capisce se fosse un imprenditore o un manager. Di sicuro era un grande appassionato di polar, perché il suo libro d'esordio non ha nulla da invidiare ai bestseller del genere che uscivano nello stesso periodo, agli inizi degli anni '60. Le pagine che ne trattano riportano un giudizio apparentemente negativo di Claude Mesplède, che però forse era ironico.

Alain Reynaud-Fourton

Il romanzo in questione è Les mystifiés, che uscì nel 1962 nella Série Noire di Gallimard e divenne un bestseller internazionale in seguito al successo del film di Jacques Deray che ne fu ricavato nel 1963. Poiché la colonna sonora del film era costituita da brani composti per orchestra sinfonica dal compositore Michel Magne, il titolo divenne Symphonie pour un massacre e questo rimase nelle traduzioni italiane. La versione USA si intitolava The Reluctant Assassin e uscì nel 1964. La prima versione italiana uscì nell'ottima ma effimera collana I Polizieschi del Liocorno nel 1965 con il titolo Sinfonia per una strage, ma è molto più nota e diffusa l'edizione Gialli Mondadori uscita i 6 giugno 1971 con il numero 1166 di collana e il titolo Sinfonia per un massacro.






La trama è semplice e complessa al tempo stesso. Il boss corso Paoli, dopo aver spadroneggiato per decenni a Parigi, ha deciso di fare un ultimo colpo importante per poi ritirarsi. L'occasione gliela offre una grossa partita di eroina arrivata a Marsiglia e trattata dal gangester Serruti, con cui Paoli è in ottimi rapporti. Per acquistare e smerciare tutta la droga, Paoli riunisce la sua banda, formata da Valoti e Clavet, due che nascondono le loro attività dietro il paravento della gestione di locali notturni, il suo tuttofare Moreau e il giovane ricco e debosciato Jabeke, che si è dato alla malavita per spirito di avventura. Una delle ragioni per cui Paoli vuole tirarsi fuori dal giro è la conflittualità sotterranea che cova tra i membri della banda, soprattutto Valoti e Clavet.

In realtà, Paoli non sa che Jabeke, oltre ad avere una storia clandestina con la moglie di Valoti, ha deciso di fregare gli altri e di intascare tutto il malloppo. Quando Moreau si reca a Marsiglia a pagare la merce e ritirare il primo stock, Jabeke si crea un alibi e lo segue, con l'intenzione di tramortirlo e derubarlo, ma qualcosa va storto e durante l'aggressione Moreau resta ucciso. Quando la notizia della sua morte e della sparizione dei soldi arriva agli altri, è chiaro che il responsabile può essere solo uno della banda, perché nessun altro sapeva perché e come Moreau viaggiava verso Marsiglia. Da quel momento comincia una lotta di tutti contro tutti che inizialmente è fatta solo di sospetti, ma poi diventa sempre più violenta e alla quale non si sottraggono nemmeno le agguerrite mogli di Clavet e Valoti.

Il film di Deray ebbe un ottimo cast (basti pensare a Charles Vanel, Philippe Noiret, Michèle Mercier e Daniela Rocca) e, nonostante fosse giudicato un po' freddo dalla critica, è ancora valido da rivedere dopo tanti anni. Tra gli attori, si ricavò un ruolo anche José Giovanni, co-sceneggiatore del film, regista di altri e autore di romanzi polar di tutto rispetto.

Daniela Rocca (1937-95) nel ruolo di Hélène Valoti

Jean Rochefort (1930-2017) nel ruolo di Christian Jabeke

Michèle Mercier (1939) nel ruolo di Madeleine Clavet e Michel Auclair (1922-88) in quello di Georges Clavet

José Giovanni (1923-2004) nel ruolo di Robert Moureau, Charles Vanel (1892-1989) in quello di Antoine Paoli, Rochefort, Auclair e Claude Dauphin (1903-78) in quello di Louis Valoti
Daniela Rocca al tempo del film

Michèle Mercier al tempo del film
Rochefort, Vanel e Auclair
Marcello Pagliero (1907-80) è Serruti

Claude Dauphin al tempo del film



Dopo questo successo, Reynaud-Fourton pensò di riprovarci e pubblicò un altro polar, dal titolo che si richiama a Villon, La balade des vendus (1964). Ma questo, pur essendo comunque un discreto romanzo, non ripeté la stessa performance di quello precedente. Ebbe comunque qualche traduzione all'estero, compresa quella italiana, che però sarebbe arrivata solo l'11 febbraio 1973 nel Giallo Mondadori, con il numero 1254 di collana e il titolo Dritti in trasferta.


Probabilmente, Dritti in trasferta sconta il tono molto più leggero del precedente. Forse Reynaud-Fourton lo scrisse già pensando a una eventuale riduzione cinematografica, che però non è stata mai girata.

Un gruppo di quattro gangster francesi rapina il caveau di una banca tedesca. La refurtiva è notevole ma tre di essi, durante la fuga, non si separano, si fanno scoprire e restano uccisi in un conflitto a fuoco con la polizia. Il capobanda Eric riesce a tornare in Francia mentre il suo insospettabile collaboratore Henry porta la refurtiva oltre il confine. Il malloppo, per lo più gioielli e pietre preziose, scotta troppo per poterlo tenere troppo tempo in mano. Eric si rivolge dunque al ricettatore Petropoulos per venderlo, ma Petropoulos non ha intenzione di dividere il ricavato con lui. Il custode della refurtiva, Henry, muore in un misterioso incidente, mentre il malloppo sparisce, proprio mentre Petropoulos e la sua guardia del corpo si imbarcano su un aereo per il Libano, probabilmente diretti verso un altro ricettatore più importante, Liposian. A Eric non resta che seguirli per arrivare a loro prima che combinino l'affare.

Dopo questo romanzo, Reynaud-Fourton non pubblica più niente per un quarto di secolo. Solo nel 1989 uscirà il suo terzo e ultimo romanzo, di genere spionaggio, Bras d'honneur, che passerà quasi inosservato e non sarà tradotto all'estero.



Dagli anni '80 in poi, in compenso, Reynaud-Fourton avvia una proficua attività di autore teatrale. La prima delle sue commedie, L'Entourloupe (1983), diventerà un tv movie di successo girato nel 1986, da non confondersi con l'omonimo film del 1980 tratto da un romanzo di Francis Ryck. Protagonista Michel Galabru, attore principale dei testi di Reynaud-Fourton in teatro, coadiuvato da due bravi caratteristi come Pascale Roberts e Alain Chevallier.

Michel Galabru (1922-2016) in un'immagine del 1966
Pascale Roberts (1930-2019) in un'immagine del 1952
Alain Chevallier (1940-99)



Almeno due commedie di Reynaud-Fourton risultano rappresentate in Italia: Tante Marcelle e Il boss di Bogotà. Una versione filmata della seconda è visibile anche su YouTube all'indirizzo web: https://www.youtube.com/watch?v=ZSFSg_d3A-E&t=12s



mercoledì 25 marzo 2026

Irena Szymańska / Anna Kormik : l'editor e traduttrice che giocò a diventare la Agatha Christe polacca

Dietro lo pseudonimo di Anna Kormik c'è una intellettuale polacca che per gran parte della sua vita ha operato dietro le quinte, ma riuscendo ugualmente a rivestire un ruolo di tutto rispetto nella cultura del suo Paese.

Irena Szymańska, nata Wiernik, venuta al mondo a Lodz il 17 febbraio 1921 e morta a Varsavia l'8 maggio 1999, era figlia di industriali ebrei ma dovette interrompere gli studi di medicina intrapresi a Liegi per tornare in patria allo scoppio della guerra. Sposò un giornalista, Zygmunt Szymański, ed ebbe da lui la figlia Janina (1940-2007). Essendo tutti biondi e prestanti, grazie a documenti falsi, riuscirono a passare inosservati tra i nazisti. Tuttavia, i genitori di Irena, Simon e Rosza, che pensavano di emigrare in Palestina, furono convinti da collaborazionisti a consegnarsi ai nazisti per essere alloggiati all'Hotel Polski di Varsavia, in attesa di essere trasferiti o scambiati con prigionieri. In realtà si trattava di una trappola per catturare e derubare ebrei facoltosi e gli ospiti dell'Hotel Polski furono quasi tutti deportati e uccisi nel 1943.

Irena Szymańska da giovane

Dopo la guerra, Irena trovò un lavoro da fattorina presso la casa editrice Czytelnik, con la quale collaborò in ruoli sempre più importanti per 24 anni. Riprese anche gli studi e nel 1952 si laureò in Filologia romanza a Varsavia. Per qualche tempo, lavorò anche all'ambasciata polacca a Berlino, dove ebbe occasione di stringere amicizia con Bertolt Brecht e sua moglie, Helena Weigel.

Bertolt Brecht (1898-1956)
Helene Weigel (1900-71)


Lettrice onnivora, si fece un sacco di amici nel mondo culturale, sia in Polonia sia all'estero. Ciò non le impedì di avere un sacco di problemi con la censura, in circostanze quanto meno paradossali. Era infatti entrata nell'Istituto Statale di Editoria, per occuparsi proprio di censura, e approfittò della propria posizione per proteggere gli autori più originali, come Jaroslav Iwaszkiewicz e Witold Gombrowicz. Alla fine, gli altri censori pretesero il suo allontanamento dal ruolo: da allora, le fu impedito di scrivere qualsiasi cosa e di pubblicare con il proprio nome. Fu così che cominciò a utilizzare diversi pseudonimi, perfino per firmare le traduzioni.

Jaroslav Iwaszkiewicz (1894-1980)
Witold Gombrowicz (1904-69)


Il suo lavoro di traduttrice (dal francese e dall'inglese) è stato notevole, sia nell'ambito della narrativa sia in quello della saggistica.

Alcuni libri, conosciuti anche in Italia, tradotti in polacco da Irena Szymańska


Nonostante la nascita di un secondo figlio, Mikolaj Jerzy Szymański (oggi docente universitario a Varsavia), nel 1954, qualche anno dopo divorziò dal marito. Nel 1961 si risposò con il critico letterario Riszard Matuszewski (1914-2010) con il quale instaurò anche un proficuo sodalizio professionale. Matuszewski curò anche la pubblicazione del libro di memorie postumo di Irena, uscito nel 2001.
Mikolaj Szymański
Janina Szymańska
Riszard Matuszewski. Del primo marito è stato impossibile reperire qualsiasi immagine, anche per la presenza di moltissimi omonimi, talvolta piuttosto famosi


Man mano che le restrizioni della censura si allentavano, Irena riprese un ruolo sempre più importante nell'ambito della cultura polacca, operando soprattutto come editor e consulente editoriale.
Riszard Matuszewski (al centro), Irena Szymańska (a destra di chi legge) e lo scrittore Jacek Bocheński (1926, a sinistra di chi legge) in una foto del 1997

Tra i libri tradotti da Irena Szymańska ci sono alcuni polizieschi, soprattutto di Patrick Quentin e Margaret Millar. Certamente ne avrà letti anche molti altri, perché in Polonia avevano un certo successo, destinato poi a crescere ulteriormente dagli anni '80 in poi. Questo interesse la portò a scrivere e pubblicare due romanzi mystery che ottennero un notevole successo tra il 1973 e il 1980, utilizzando lo pseudonimo di Anna Kormik. I dati dicono che solo in patria vendettero sulle 100.000 copie.

L'unico a essere arrivato in Italia è il primo, Kto się bał Stefana Szaleja... , proposto dal Giallo Mondadori il 17 giugno 1979, numero 1585 della collana e titolo Chi ha paura di Stefan Szalej?.



Si tratta di un tipico mystery alla Agatha Christie. In una fulgida domenica estiva, un gruppo di amici si ritrova in un locale affacciato su un fiume, in una località di vacanza. Sembrano andare tutti d'accordo, ma le cose non sono come sembrano. Il gruppo ruota tutto intorno alla figura centrale di Stefan Szalej, uno scrittore umorista di successo. Dopo aver chiacchierato e bevuto, il gruppo ordina dei caffé. Appena sorbito il suo, Stefan Szalej cade morto stecchito.

Alla circostanza è presente Andrzej Bartosz, un ex insegnante di latino che è diventato poliziotto e poi docente universitario, anche se continua a collaborare con la polizia. Si trova lì per puro caso, avendo accompagnato lì l'ex allieva Krystyna Jaremko, moglie del grafico Henryk, amante della moglie di Szalej, Weronika. Bartosz conduce l'inchiesta insieme al tenente Stanislaw Kawecki, soprattutto tenendo approfonditi interrogatori dei presenti. Nessuno ha visto altri versare qualsiasi cosa nei caffé, non si sa come il veleno sia arrivato in quello di Szalej. Tuttavia è vero che ci sono molte persone che avrebbero avuto qualche ragione per avercela con la vittima, sia per ragioni di lavoro che per ragioni personali. La soluzione del caso emergerà da un passato piuttosto lontano. Alcuni lettori hanno notato che la lettura è un'occasione per imparare come sono fatte alcune ricette tipiche della cucina polacca.

La figura di Andrej Bartosz si ispira a quella di uno intellettuale amico dell'autrice, Jan Wiktor Brzechwa, pseudonimo di J. W. Lesman (1898-1966), avvocato, scrittore e traduttore di cultura cosmopolita e dagli interessi vastissimi.

Jan Brzechwa


Il secondo romanzo firmato Anna Kormik, Cicha śmierć (1980) è stato piuttosto criticato dai lettori polacchi, probabilmente gli unici a leggerlo, perché troppo intellettuale e filosofico. Al centro di questa trama c'è un sospetto suicidio, peraltro molto dubbio. Vi ricompaiono gli investigatori Bartosz e Kawecki, che intanto ha fatto carriera ed è diventato capitano.








lunedì 23 febbraio 2026

Maria Fagyas e i suoi romanzi dalle ambientazioni storiche curate alla perfezione

Maria Helena Fagyas è stata un'autrice decisamente cosmopolita. Cresciuta in Ungheria, vissuta poi a Berlino, nel 1937 si trasferì negli USA per sfuggire al nazismo. Sposata a un famoso commediografo e sceneggiatore, Ladislaus Bus-Fekete (che a Hollywood cambiò il nome in Leslie Bush-Fekete), lavorò nel mondo del cinema e del teatro, anche servendosi di pseudonimi; poi, a partire dagli anni '60, si reinventò autrice di narrativa, scrivendo romanzi in inglese (una lingua che aveva appreso da adulta), pochi ma tutti ben riusciti e di grande successo.

Ladislaus (Laszlo) Bus_Fekete (1896-1971)

Nata a Budapest il 14 marzo 1905, morì a Palm Spings il 24 giugno 1985.

I romanzi di Maria Fagyas si caratterizzano per una precisa e accurata cornice storica e spesso sono direttamente ispirati a fatti storici molto significativi, sebbene per lo più poco noti.

L'esordio è datato 1963, con The Fifth Woman, che in quell'anno fu finalista all'Edgar per la migliore opera prima. Questo romanzo arrivò anche in Italia, nel 1965, nei Polizieschi Il Liocorno, una collana prestigiosa ma purtroppo effimera, tradotto addirittura da Luciano Bianciardi. Non si sa se per una singolare scelta editoriale o più facilmente per un refuso (sul libro originale il nome è riportato “Maria Fagyas”), l'autrice viene ribattezzata “Marika Fagyas”.




Siamo a Budapest, a fine ottobre del 1956. C'è la rivoluzione in corso e la città è parzialmente invasa dai sovietici e semidistrutta, ma l'anziano poliziotto Lajos Nemetz si reca comunque al lavoro. Strada facendo si imbatte in una scena raccapricciante: davanti a un forno, una raffica partita da un carro armato sovietico ha falciato quattro donne che stavano in fila per fare la spesa, e ora giacciono tutte sul marciapiede, ricomposte alla meno peggio.

Giunto in ufficio, Nemetz si trova a raccogliere la denuncia di una giovane donna, attraente ma piuttosto volgare, Anna Toth, che sembra in preda alla paranoia e afferma che il marito vuole ucciderla. Nemetz è tutt'altro che convinto ma trascrive la denuncia.

All'uscita dal lavoro, Nemetz passa di nuovo per il marciapiede su cui si trovavano le quattro donne uccise, e vede che sono diventate cinque. Non solo: la quinta è Anna Toth.

Da quel momento, Nemetz si trova a indagare su uno strano delitto, di cui il principale indiziato sembra essere proprio il marito della donna, il dottor Zoltan Halmy. Ma gli indizi sono molto confusi e, soprattutto, Nemetz prende a benvolere quel medico che, in una situazione ambientale difficilissima, offre una continua prova di competenza e dedizione mentre innumerevoli feriti negli scontri affluiscono all'ospedale. A un certo punto si trova a indagare senza sapere se lo fa per incastrarlo o per proteggerlo.

Il romanzo successivo esce nel 1968 ed è intitolato The Widowmaker. L'edizione italiana arriverà solo nel 1979 grazie a Rizzoli, che lo traduce con il titolo La fabbricante di vedove.



La vicenda è quella della serial killer di Nagyrev, in Ungheria centrale, la levatrice Zsuzsanna Oláh (conosciuta anche come Zsuzsanna Fazekas) che avvelenò un numero imprecisato di uomini (da 50 a 300) su indicazione delle mogli di questi, tra il 1919 e il 1929. Il numero di donne coinvolte e le circostanze dei delitti (dietro molti dei quali c'erano storie di maltrattamenti familiari) indussero le autorità a insabbiare il caso dopo il suicidio della Fazekas in carcere.

Zsuzsanna Fazekas (1861-1929)
Foto d'epoca con donne di Nagyrev arrestate
Alcune delle immagini in circolazione sul web riguardo questa vicenda appaiono troppo ben definite per sembrare d'epoca. O sono state restaurate o sono apocrife


Nel romanzo, a indagare sui fatti è un giovane ufficiale di polizia, il tenente Rudolf Mikay, al quale non sono indifferenti l'arretratezza dei costumi locali e la triste condizione delle donne. Tuttavia, appena comincia ad avere sospetti che le morti degli uomini siano troppe e non esattamente naturali, non esita a richiedere ulteriori indagini ed analisi di polizia scientifica, fino a trovare pesanti indizi a carico della levatrice Anna Kovach, una donna dal comportamento indipendente e inquietante.

Segue un romanzo che, nonostante sia stato tradotto in tedesco e in svedese, non ha lasciato quasi nessuna traccia di sé sul web, al punto che è impossibile reperire immagini dell'edizione originale, benché uscita solo nel 1970: The Twin Sisters.




Ma, nello stesso anno, esce quello che sarà il libro più tradotto e di maggiore successo della Fagyas: The Devil's Lieutenant, che in Italia arriverà anch'esso nel 1979, grazie a Rizzoli, con il titolo Il tenente del diavolo. Lo stesso titolo sarà conservato nella più recente edizione di Elliot, datata 2015.





Anche questo romanzo prende spunto da un avvenimento reale. Nel 1909, un tenente dell'esercito austro-ungarico, il boemo Adolf Hofrichter, infuriato per la mancata promozione al rango di ufficiale di stato maggiore, decise di togliere di mezzo tutti i commilitoni che rappresentavano dei concorrenti in grado di passargli davanti. Fingendosi un farmacista, inviò a una quindicina di essi delle cialde dall'aria innocua ma piene di cianuro, spacciandole per un potente afrodisiaco. Uno degli ufficiali che le ricevette, Richard Mader, provò a prenderne una e ovviamente morì.

Adolf Horfrichter (1880-1945)
Richard Mader (1877-1909)

Venne aperta un'inchiesta, affidata a un inflessibile magistrato militare, Jaroslav Kunz, che dovette resistere a parecchie pressioni affinché tutto fosse insabbiato alla svelta per non gettare discredito sulle forze armate austro-ungariche. Tuttavia, Kunz non si fermò finché non riuscì a incastrare Hofrichter, il quale prima confessò il delitto poi ritrattò la confessione e infine fu condannato a 20 anni di galera, ma ne scontò solo 10.
Jaroslav Kunz (1869-1933)
Giornali d'epoca con articoli sul caso



Nel romanzo, il magistrato militare si chiama Emil Kunze, è di umili origini e tutt'altro che militarista, anzi la cosa che teme di più è che prima o poi scoppi la guerra. Il tenente assassino è invece un giovane fascinoso e volitivo, Peter Dorfrichter, che sembra incarnare il più determinato fanatismo militare. Tra i due si combatte una sorta di partita a scacchi psicologica, con Kunze che si sente morbosamente attratto da Dorfrichter e, per questo, ha sentimenti ambivalenti nei suoi riguardi.

Da questo libro, nel 1984, è stato tratto anche uno sceneggiato televisivo, una produzione tedesca che però potrebbe essere passata anche sugli schermi delle tv italiane, anche se non ci sono prove certe.

I protagonisti Helmut Griem e Ian Charleson
Nel cast del tv movie, nel ruolo della moglie di Dorfrichter, c'è Barbara De Rossi, qui con il regista John Goldschmidt


Nel 1975 esce The Dance of the Assassins, purtroppo mai tradotto in italiano.

Nel 1978 arriva l'ultima opera della Fagyas, il romanzo Court of Honour, che sarà tradotto in italiano da Rizzoli nel 1983 con il titolo Tribunale d'onore. Curiosamente, il romanzo è tradotto da Luciana Bianciardi, la figlia di Luciano.


In questo caso, la cornice storica è quella della Germania del 1907. In quell'anno la nazione tedesca fu attraversata da un pesante scandalo scoppiato quando il giornalista Maximilian Harden rivelò che i vertici diplomatici e militari pullulavano di omosessuali (all'epoca si trattava di un illecito penale secondo la legislazione tedesca) e che i capi della cricca erano il diplomatico e consigliere dal Kaiser Philipp zu Eulenberg e il generale Kuno von Moltke. Diversi processi non fecero molta chiarezza ma evidenziarono soltanto il coinvolgimento di moltissimi ufficiali e uomini di truppa. Alla fine, Harden fu condannato a risarcire Moltke, con una sentenza che non convinse nessuno. Anzi, l'opinione generale era (ed è ancora oggi) che i procedimenti furono depistati e insabbiati perché non arrivassero al Kaiser Guglielmo II, che c'era dentro più di tutti.
Maximilian Harden (1861-1927)
Philipp zu Eulenberg (1847-1921)
Kuno von Moltke (1847-1923)
Il Kaiser Guglielmo II (1859-1941)


Lo scandalo ebbe ricadute pesanti sulla Storia in generale. Eulenberg e Moltke erano figure molto capaci e stimate, capaci di mantenere buoni rapporti con le potenze straniere nonostante il carattere aggressivo del Kaiser. Furono sostituiti da cortigiani incapaci che a forza di lusingare le mania di grandezza del Kaiser lo spinsero a passi internazionali molto azzardati. Si può ipotizzare che questa sostituzione dei vertici militari e diplomatici tedeschi accelerò notevolmente lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Protagonista del romanzo è una ragazza ungherese, Alexa Rethy, cresciuta presso parenti in Germania e data in sposa ancora adolescente a un ufficiale bellissimo e brillante, Hans Gunther Godenhausen. Il matrimonio però non è affatto felice e, dopo qualche tempo, Alexa si trova un amante nella persona di Nicholas Karady, un militare austro-ungarico in servizio presso l'ambasciata, che è il vedovo di sua sorella Beata.

Quando Hans Gunther si trova coinvolto nello scandalo e sottoposto a un trasferimento punitivo da Berlino alla Prussia orientale, Alexa tronca il rapporto con Nicholas, perché convinta che questo non abbia mai smesso di amare la moglie defunta. Ma le cose in Prussia orientale andranno anche peggio e Alexa si troverà un nuovo amante nella persona di Otto von Ranke, un ufficiale dal carattere emotivo e instabile, e questa relazione spingerà la trama verso risvolti particolarmente tragici.