giovedì 10 gennaio 2019

Dalla Storia alla Letteratura al Cinema: Hans Kohlhaase


La Sassonia è oggi uno dei sedici “Bundesländer”, ossia Stati federati, che costituiscono la Germania, grazie alla riunificazione del 1990 (nei 45 anni precedenti aveva fatto parte della Germania Est) e si trova ai confini con Polonia e Repubblica Ceca, in un'area che nel corso dei secoli è passata per vicende storiche travagliatissime. In effetti, il toponimo Sassonia, nel tempo, ha indicato territori di estensione molto variabile e la Sassonia dell'VIII secolo non corrisponde a quella del XV, così come quella attuale non corrisponde a nessuna delle due precedenti.
Prima della riunificazione tedesca del XIX secolo, la Sassonia apparteneva all'ex Sacro Romano Impero, inizialmente (circa intorno al 700 d. C.) indicata come ducato e poi successivamente, dal 1423, come principato. I suoi “principi elettori” (ossia appartenenti al ristretto collegio qualificato a eleggere l'imperatore) appartenevano alla dinastia Wettin, che nel 1485 divisero il territorio tra due fratelli, la Turingia assegnata a Ernesto (principe e capostipite della “linea ernestina”) con capitale a Wittenberg, e la Sassonia assegnata a Alberto (duca e capostipite della “linea albertina”) con capitale a Dresda.
La Sassonia del tempo: la Turingia in rosso e la Sassonia in giallo

Le due casate avrebbero tenuto nei secoli successivi dei comportamenti molto differenti, con parecchie conseguenze a livello di divisioni, aggiunte e perdite di territori, ma non è questo che ci occuperemo adesso.
Nella prima parte del XVI secolo, la Sassonia fu interessata da una serie di gravi disordini, la cui origine era da ricercarsi nella vicenda privata di un sopruso commesso da un nobile sassone ai danni di un borghese originario del Bundesländer che si trova a Nord della Sassonia, il Brandeburgo (all'epoca, occorre sempre ricordarlo, i confini tra Sassonia e Brandeburgo non coincidevano con quelli attuali).
Nell'ottobre del 1532, il mercante Hans Kohlhaase, nato intorno al 1500, originario di Cölln (oggi quartiere periferico di Berlino, all'epoca parte del Brandeburgo) e discendente da una famiglia benestante di fabbri e sarti, si stava recando alla fiera di Lipsia, in Sassonia, quando dei “bravi” al servizio del nobile sassone Gunther von Zaschwitz lo attaccarono, mentre attraversava il villaggio di Wellaune, e gli rubarono due cavalli, accusandolo di averli precedentemente rubati a von Zaschwitz.
A Kohlhaase fu impedito di mandare a chiamare a Lipsia delle persone che avrebbero potuto attestare la sua buona fede e fu interrogato da un magistrato locale in modo così arrogante e intimidatorio da determinare in lui uno scoppio d'ira che lo portò a minacciare con un coltello e a schiaffeggiare uno degli uomini di von Zaschwitz, prima di andarsene e proseguire il viaggio a piedi.
Un ritratto di Kohlhaase 

Kohlhaase arrivò di conseguenza con grave ritardo alla fiera, con notevole danno per i suoi affari. Al ritorno, ripassando obbligatoriamente per Wellaune, gli uomini di von Zaschwitz gli chiesero un riscatto per la liberazione degli animali. Kohlhaase non solo non pagò, ma chiese un risarcimento per i danni che aveva subito, tramite una lettera redatta dall'ufficiale giudiziario di Bitterfeld. Arrivato a casa, si rivolse al suo sovrano, il principe di Brandeburgo Joachim I Nestor (1484-1535) Quest'ultimo cercò la mediazione del principe di Sassonia Johann Frederich I (1503-54), che mise la faccenda in mano al tribunale.
Joachim I Nestor di Brandeburgo
Johann Frederich I di Sassonia

Il 13 maggio 1533, a Burg Düben, si discusse la causa. Kohlhaase, assistito da un avvocato, chiese l'archiviazione dell'accusa di furto che pendeva ancora su di lui, il rimborso del doppio del valore dei cavalli e 150 fiorini per i danni economici subiti con il ritardo alla fiera. Von Zaschwitz pretendeva invece 12 fiorini per il mantenimento dei cavalli. Kohlhaase accettò di pagare il mantenimento e ridusse la propria richiesta di risarcimento a soli 4 fiorini, a patto di riavere i cavalli. Ma questi, che nel frattempo erano stati sfruttati nei lavori di campagna pur non essendo animali adatti a quelle attività, gli furono restituiti in condizioni così pessime che uno morì il giorno dopo la restituzione.
La reazione di Kohlhaase fu di rinunciare alle vie legali, per passare alle vie di fatto, violando quella “pace perpetua” che, dal 1495, assegnava tutti i poteri giudiziari alle autorità istituzionali, vietando ogni forma di giustizia privata. Nel 1534, scrisse e diffuse una “lettera feudale” con cui esortava tutti quelli che fossero vittime di soprusi da parte dei sassoni a ribellarsi contro di essi. Anche se non si hanno notizie di fatti violenti importanti, i sassoni si rivolsero alla magistratura del Brandeburgo, ma questa rispose che Kohlhaase aveva rinunciato a tutti i suoi diritti di cittadinanza brandeburghesi e pertanto non era più perseguibile come cittadino brandeburghese.
Da quel momento in poi, nella Sassonia settentrionale, ossia l'area più prossima al Brandeburgo, si verificarono sempre più atti vandalici, soprattutto incendi, dei quali fu incolpato Kohlhaase. Un nobile sassone della zona, Eustachius von Schlieben (1490-1568), si offrì come mediatore e, con molta fatica, a forza di sottoscrizioni di dichiarazioni giurate, riuscì a ottenere un accordo extragiudiziale piuttosto favorevole a Kohlhaase, che veniva scagionato dalle precedenti accuse e otteneva un risarcimento dagli eredi di von Zaschwitz, morto nel frattempo. Tuttavia, il principe elettore Joahnn Friderich I annullò tutto e impose una taglia di 100 talleri su Kohlhaase, ormai considerato un bandito.
Kohlhaase si rivolse anche a Martin Lutero, che gli consigliò espressamente di evitare la violenza.
Kohlhaase in visita a Lutero, in una stampa del tempo

Nel 1535, Kohlhaase visse come un bandito, anche se quasi certamente gli furono attribuiti anche atti di violenza commessi in realtà da altri. L'unica azione sicuramente ascrivibile a lui è l'incendio di un mulino a Gömnigk, il 26 maggio. Successivamente, Eustachius von Schlieben riuscì a raggiungerlo e a convincerlo a trattenersi in attesa di un nuovo giudizio in tribunale.
Tuttavia, questo giudizio si fece aspettare molto e arrivò solo nel 1537. Intanto, era morto il principe elettore di Brandeburgo, Joachim I Nestor, e il suo successore, Joachim II Hector (1505-1571), si rivelò sempre meno interessato alla risoluzione della vicenda, arrivando a rilasciare a Kohlhaase un salvacondotto valido per tutto il Brandeburgo, in data 5 febbraio 1536. Il giudizio del 1537 lasciò le cose in sospeso e ne fu convocato un altro per l'inizio del 1538. In quest'occasione, la Sassonia chiese espressamente al Brandeburgo di imprigionare Kohlhaase, il cui salvacondotto fu annullato in luglio. Il 23 dello stesso mese, Kohlhaase rapì un mercante di Wittenberg, Georg Reich, e lo tenne come ostaggio fino all'11 agosto, quando dovette sfuggire precipitosamente a un tentativo di cattura. Reich fu dato per disperso ma tornò a casa qualche settimana dopo.
Joachim II Hector di Brandeburgo

Il Brandeburgo autorizzò allora la magistratura sassone ad operare sul suo territorio. In poche settimane, i sassoni arrestarono, torturarono e giustiziarono circa 300 contadini sospetti di essere complici di Kohlhaase. Quest'ultimo reagì formando una piccola banda che attraversava il Paese compiendo ogni sorta di azioni di vendetta verso chiunque collaborasse con i sassoni. Il 7 novembre, alla testa di un gruppo di 35 uomini, saccheggiò il villaggio di Marzanha.
Nel 1539, le autorità brandeburghesi perseguivano ufficialmente Kohlhaase: ma gran parte della popolazione, stanca dei soprusi dei sassoni, era con lui. Le violenze della banda di Kohlhaase continuavano. Il principe elettore di Sassonia prese in considerazione la possibilità di offrirgli un accordo, sollecitato in tal senso anche da quello del Brandeburgo, al quale si era rivolta la moglie di Kohlhaase in cerca di aiuto.
Tuttavia, nel febbraio del 1540, Kohlhaase esagerò. Fino ad allora, le sue attività si erano svolte a danno dei sassoni o dei brandeburghesi collaborazionisti, ma stavolta si rivolse contro il suo stesso principe elettore, attaccando e depredando un carico di argento di sua proprietà mentre transitava nel villaggio di Kohlhasenbrück. A questo punto, il principe Joachim II Hector non poteva rimanersene con le mani in mano. Kohlhaase fu arrestato mentre si trovava in famiglia, a Berlino.
Il processo fu molto rapido, l'accusa di violazione della Pace Perpetua era molto grave. Il 22 marzo 1540, Kohlhaase e i suoi complici furono condannati a morte. La sentenza fu eseguita nell'attuale Strausberger Platz: non si sa esattamente quale tipo di supplizio gli fu somministrato (la ruota o la decapitazione) perché i relativi incartamenti sono andati perduti.
Oltre due secoli e mezzo dopo, il drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist, che era anche un ottimo autore di racconti, lesse quanto era rimasto sulla vicenda e decise di trarne una storia narrativa, che uscì in forma parziale su una rivista nel 1808 e in forma definitiva in un volume di racconti nel 1810. Nacque così il “Michael Kohlhaas”, un classico della letteratura del primo '800.
Heinrich von Kleist (1777-1811)
Frontespizio della prima edizione in volume





Alcune delle tante edizioni tedesche

Una delle tante edizioni italiane

Nella finzione di Kleist, la vicenda è ulteriormente drammatizzata dal fatto che Kohlhaas, il protagonista, dopo aver subito lo stesso sopruso della realtà, viene respinto in tutte le sue azioni legali in quanto borghese e non aristocratico, quindi estraneo alle connivenze con cui i detentori del potere si proteggono a vicenda. Inoltre, sua moglie viene accidentalmente uccisa mentre cerca di consegnare una supplica al principe brandeburghese. Cominciano così le violenze di Kohlhaas, che si interrompono solo per l'intercessione di Lutero, cui l'uomo è devoto. Tuttavia, in attesa di una definizione giudiziaria del caso, avviene che uno dei luogotenenti della sua banda, facendosi forte del suo nome, continui le violenze dandosi a ogni sorta di razzie e vandalismi, così il salvacondotto di Kohlhaas viene ritorato e l'uomo è arrestato dai sassoni e condannato a morte. Ma il principe elettore del Brandeburgo ne reclama e ne ottiene l'estradizione.
Mentre viene portato a Berlino, Kohlhaas riceve la visita di un uomo sconosciuto che altri non è se non il principe elettore di Sassonia, interessato a un misterioso foglio che Kohlhaas porta con sé, contenente la profezia di una zingara sul destino della casa regnante sassone, che farebbe seguito a un'altra nefasta profezia già avveratasi. Il principe, per sottrarre il foglio a Kohlhaas, recluta una zingara che va a visitarlo in carcere, ma per combinazione questa è proprio l'autrice della profezia, che consiglia a Kohlhaas di decidere secondo coscienza cosa farne.
Il principe elettore di Brandeburgo conferma la condanna di Kohlhaas ma infligge anche una dura condanna allo junker sassone che lo ha sottoposto ai propri abusi di potere. Kohlhaas va al patibolo, ma con la soddisfazione di vedere riconosciute le sue ragioni. In ultimo, viene a sapere della presenza del principe elettore sassone all'esecuzione, con l'intenzione di sottrargli il foglio con la profezia dopo morto e, riconosciuto l'uomo in mezzo alla folla, distrugge il foglio stesso ingoiandolo subito prima di essere decapitato.
Il racconto di von Kleist, oltre a innumerevoli edizioni, ha avuto anche almeno due versioni cinematografiche. Una di Volker Schlöndorff nel 1969 e una di Arnaud des Pallières nel 2015.

Locandine dei due film




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