domenica 3 luglio 2016

Inquietanti ipotesi sulla tragica scomparsa di Albert Camus

Albert Camus, nato nel 1913 a Mondovì (oggi Drean) in Algeria, da un contadino francese emigrato che morì nella battaglia della Marna (1914) e da una ragazza spagnola analfabeta, superò la povertà delle origini grazie al suo straordinario intelletto. Dopo la laurea in Filosofia ad Algeri (all'epoca una delle più prestigiose università francesi) intraprese l'attività di giornalista e si affermò rapidamente come scrittore, esponente di punta dell'esistenzialismo. Malgrado fosse ancora giovane e avesse scritto poche opere (quattro romanzi, sette saggi e quattro opere teatrali), nel 1957 fu insignito del premio Nobel per la Letteratura. A quel punto, sembrava che la sua vita dovesse definitivamente decollare, nonostante i problemi di salute (affetto da tubercolosi, che lo aveva costretto a smettere l'attività di calciatore in gioventù, era anche un forte fumatore): il ministro della Cultura André Malraux lo voleva alla direzione della Comédie Francaise ma lui, ritenendo che si trattasse di uno sforzo eccessivo per le sue condizioni, aveva chiesto di dirigere un teatro sperimentale. All'inizio del 1960, questo accordo era ormai cosa fatta, restava solo da firmare il contratto.
Albert Camus

Ma il Destino, per lui, aveva in serbo un ben diverso epilogo.
Camus trascorre il Capodanno del 1960 in Provenza con la famiglia del suo editore Michel Gallimard, cui era molto legato. Il 3 gennaio, i Gallimard (oltre a Michel, ci sono anche la moglie Janine e la figlia Anne) e Camus si rimettono in viaggio per Parigi, sulla Facel Vega FV3B guidata dall'editore. Camus prende la decisione di accettare questo passaggio all'ultimo momento, dopo aver già acquistato il biglietto ferroviario per Parigi.
Camus con Michel Gallimard in Grecia nel 1958

Camus con Janine Gallimard

Un esemplare di Facel Vega FV3B

Il viaggio è lungo e, con il precoce calare della notte, il gruppo decide di fare una tappa intermedia. La sera del 3 gennaio, la Facel Vega si ferma a Thoissey, un paese nel dipartimento dell'Ain, regione del Rodano-Alpi, distante circa 4 ore di viaggio da Parigi. Il gruppo trascorre la serata festeggiando Anne Gallimard, che proprio quel giorno compie 18 anni, e dorme nell'albergo Chapon Fin.
Una veduta di Thoissey

L'albergo Chapon Fin a quel tempo

La mattina del 4 gennaio, dopo colazione, i quattro ripartono di buon'ora. Intorno alle 10, mentre la Facel Vega attraversa il comune di Villeblevin, dipartimento della Yonne, regione della Borgogna, distante poco più di un'ora da Parigi, su un tratto rettilineo della frazione Petit-Villeblevin. Michel Gallimard perde improvvisamente il controllo dell'auto, che in quel momento procede a circa 140 km/h. Il mezzo finisce contro uno dei platani che fiancheggiano la strada e da lì rimbalza contro un altro, accartocciandosi e sfasciandosi. Michel Gallimard, gravemente ferito, muore dopo alcuni giorni in ospedale; Albert Camus, che è sul sedile del passeggero, viene estratto dall'auto in fin di vita, con fratture al cranio e alle vertebre cervicali, e sopravvive solo pochi minuti; Janine e Anne Gallimard, che erano sui sedili posteriori e sono state sbalzate in un campo, riportano ferite non mortali e sopravvivono.
Petit-Villeblevin, oggi

L'incidente

Un'altra immagine dell'incidente

Entrambe le donne erano distratte al momento dell'incidente, e si sono accorte di ben poco. Tuttavia, Janine riferirà che il marito aveva improvvisamente esclamato “Merde!” mentre l'auto sbandava senza ragione di lato, con un forte rumore di qualcosa che cedeva nella sua parte inferiore, prima dell'impatto con il platano. Alcuni testimoni oculari riferiranno a loro volta che l'auto aveva cominciato a sbandare all'improvviso, da sola, senza ragione, in un tratto di strada largo nove metri e con pochissimo traffico. L'esame dei periti accerterà poi che un asse del mezzo si è spezzato, probabilmente in seguito al blocco di una ruota, dovuto allo scoppio di uno pneumatico, rendendo l'auto incontrollabile.
La vicenda è archiviata come incidente, e tale resta per 50 anni.
Nel 2010, tuttavia, uno scrittore italiano, Giovanni Catelli, esperto di letteratura ceca, mentre si trova a Praga a compiere delle ricerche sul poeta Jan Zabrana, morto nel 1984, si imbatte in un diario di questo, inedito, chiamato Quaderno blu n° 91. In un'annotazione di questo diario, Zabrana afferma di aver appreso, da una fonte affidabile, che l'incidente in cui è stato ucciso Camus è stato provocato ad arte dal KGB: alcuni agenti sovietici avrebbero danneggiato uno degli pneumatici della Facel Vega in modo che esplodesse durante il viaggio, per ordine del ministro degli Esteri sovietico Dimitri Shepilov, deciso a far tacere una voce scomodissima. Infatti Camus è un intellettuale di sinistra assai poco organico, un ex comunista approdato su posizioni anarchiche (quando andò negli Usa nel 1946, la CIA lo tenne costantemente sotto sorveglianza) che ce l'ha a morte con il totalitarismo sovietico, come ha dimostrato più volte specie durante la crisi ungherese del 1956. In questa occasione, ha attaccato duramente, senza sosta e senza mezzi termini, su periodici di sinistra come Monde Nouveau e Franc-Tireur, proprio Shepilov, che se l'è legata al dito e dopo tre anni di preparazione gliel'ha fatta pagare. Anche perché, nel frattempo, Camus, invece di calmarsi, ha rincarato la dose in occasione dell'affaire Boris Pasternak, quando al grande poeta russo autore del Dottor Zivago è stato impedito di ritirare il premio Nobel per la Letteratura 1958 con la minaccia di bloccargli il successivo rientro in patria (Pasternak, già anziano e malato, morirà nel maggio del 1960 dopo aver trascorso gli ultimi anni da recluso in casa).
Giovanni Catelli

Jan Zabrana (1931-84)

Dimitri Shepilov (1905-95)

Catelli, perplesso, consulta la moglie del poeta, Maria Zabranova, che gli rivela di essere stata messa a parte del diario segreto del marito solo due settimane prima della scomparsa di questo per un tumore al fegato. Incontra poi un cineasta ceco, Ales Kisil, che ha girato un documentario sull'opera del poeta, e questo gli dice che Zabrana tutto era, tranne che il tipo da prendere sul serio dicerie e pettegolezzi.
Catelli, aiutato da Maria Zabranova, compie altre ricerche per scoprire chi possa essere stata lo fonte da cui Zabrana ha attinto la notizia. La rosa è piuttosto ristretta e comprende intellettuali che vivono tra Praga e Mosca e forse passano informazioni alla Cia o forse no, ma di sicuro hanno una gran voglia di andarsene in Occidente. I principali indiziati sembrano essere alcuni studiosi che all'epoca erano molto amici di Zabrana ma poi si sono trasferiti in Usa o in Canada, come Jiri Gibian e Jiri Zuzanek (quest'ultimo, unico ancora vivente tra gli indiziati, vive in Canada e non è facile da contattare); o il traduttore Jiri Barbas. Lo scrittore ceco Josef Svorecky, pure consultato dalla Zabranova, ipotizza che possa trattarsi dello scrittore russo Vasilij Aksenev (noto anche in Italia, dove sono stati tradotti due suoi romanzi).
Jiri Gibian (1924-99) nel 1955

Una caricatura di Jiri Zuzanek, del quale non si trovano immagini sul web benché sia un importante docente della Waterloo University in Ontario

Josef Svorecky (1924-2012)

Vasilij Aksenev (1932-2009)

Invece, il curatore dell'edizione francese dei diari di Zabrana (dalla quale è stata ricavata anche una edizione italiana), Patrik Ourednik, ha escluso quella annotazione dalla sua scelta di elementi da proporre, perché secondo lui è inattendibile.
Patrik Ourednik (1957)

Catelli finisce per scrivere un libro sull'argomento (Camus deve morire, uscito con Nutrimenti nel 2013) e, quando si trova a presentarlo a Milano, viene contattato dal celebre avvocato Giuliano Spazzali, che sembra molto interessato alla vicenda. Spazzali era amico di un celeberrimo avvocato francese, Jacques Vergès, una figura davvero romanzesca. Conosciuto dai mass media come l'avvocato del diavolo o l'avvocato del terrore o l'avvocato delle cause perse, Vergès è stato un sostenitore della causa dell'indipendenza algerina (come lo era stato anche Camus) e aveva difeso nel 1957 Djamila Bouhired, una militante del Fronte di Liberazione Nazionale algerino  (FLN) condannata a morte in Francia per la partecipazione a un attentato che aveva fatto 11 vittime; la Bouhired, inizialmente graziata da De Gaulle, fu poi liberata nel 1963 quando apparve evidente che il suo processo si era basato su indizi inconsistenti, e diventò la moglie di Vergès, che contemporaneamente si era convertito all'Islam. In seguito, Vergès è stato difensore di terroristi sia di estrema destra sia di estrema sinistra, di criminali internazionali, di negazionisti, di qualunque cliente fosse stato rifiutato da altri avvocati, arrivando a proporsi come patrocinatore anche di Ariel Sharon, nel caso in cui questi avesse avuto bisogno di assistenza legale, pur sapendo che Sharon non avrebbe perso l'occasione di farlo eliminare dagli agenti del Mossad per le sue posizioni filo-palestinesi.
Giuliano Spazzali (1939)

Jacques Vergès (1925-2013)
Quattro studentesse algerine militanti nel FLN, fotografate nel 1957 da Yacef Saadi: Samia Lakhdari, Zohra Drif, Djamila Bouhired e Hassiba Ben Bouali. L'ultima, 19 anni, morirà il 9 ottobre di quello stesso anno accanto ad Alì La Pointe, come è mostrato nel film La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo

Vergès, che era di origine orientale (franco-vietnamita) e comunista, ha collaborato molti anni con i servizi segreti cinesi. Secondo Spazzali, era assolutamente certo sia del fatto che Camus fosse stato eliminato dal Kgb, sia di quello per cui i servizi segreti francesi, pur essendo al corrente del piano, non avevano fatto nulla per fermarlo, perché Camus stava sulle scatole anche a loro. Catelli sottolinea che i rapporti tra Francia e URSS sono stati sempre più fitti di quanto comunemente non si creda, perfino ai tempi di De Gaulle, perché i francesi non hanno mai visto di buon occhio l'egemonia statunitense sul mondo occidentale.
Ma, nonostante tutti questi indizi, le prove che le cose siano andate esattamente come sosteneva Zabrana sono ancora da trovare. Il caso resta ancora aperto.
La copertina del libro di Giovanni Catelli, Camus deve morire





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