domenica 26 novembre 2017

Fedelissima alla Bestia: la storia di Lynette Fromme

La recente scomparsa di Charles Manson ha riportato sulle pagine dei giornali gli spaventosi delitti di cui si resero responsabili gli adepti della sua “famiglia” alla fine degli anni '60.
La Giustizia ha avuto la mano pesantissima sui diretti responsabili di quei crimini. Non solo Manson, ma anche tutti gli esecutori materiali delle stragi (in gran parte giovani donne), da allora, non sono più usciti di galera e una (Susan Atkins) vi è anche morta, a 61 anni, nel 2009.
La “famiglia” di Manson comprendeva però anche altri elementi, che non furono coinvolti direttamente nei crimini e di conseguenza, pur soggetti a indagini, ne uscirono senza conseguenze. La maggior parte di essi, però, dopo la dispersione del gruppo, continuò a vivere ai margini della legge e alcuni finirono comunque per cacciarsi in grossi guai. Per esempio, Lynette Fromme.
Lynette Fromme (in primo piano) in una foto di gruppo della "famiglia" di Manson
Lynette e altre tre ragazze della "famiglia"

La Fromme rappresenta un caso un po' particolare nell'ambito della “famiglia” di Manson. A differenza di quasi tutti gli altri adepti del guru satanista, non proveniva da una realtà sociale degradata e non aveva alle spalle alcuna storia di abbandono o abusi. Era nata il 22 ottobre 1948 in una famiglia alto-borghese della California (il padre era un ingegnere aeronautico) ed aveva concluso regolarmente le scuole superiori pur avendo avuto qualche piccolo problema per l'uso di droghe negli ultimi anni. Da bambina, aveva studiato danza in una scuola prestigiosa e fatto parte di una compagnia chiamata Westchester Lariats, che aveva ottenuto abbastanza successo da andare in tournée in Europa e esibirsi alla Casa Bianca.
Lynette in un annuario scolastico

La serena esistenza borghese di Lynette Fromme era terminata quando, in contrasto con il padre che la voleva per forza all'università, se n'era andata di casa e si era messa a fare la vagabonda, nel 1967. La vita on the road era più dura del previsto e, quando incontrò casualmente Charles Manson, fu colpita dal suo carisma e si unì al suo gruppo. Qui, le diedero il soprannome che le sarebbe sempre rimasto, Squeaky (squittio, stridulo), anche se esistono due versioni su come questo fu coniato. Secondo una, in seguito a un suono che lei emise quando il proprietario della fattoria che ospitava la comunità, George Spahn, la toccò inavvertitamente; secondo un'altra, il soprannome le fu dato da Manson stesso per i suoni che Lynette emetteva durante i rapporti sessuali.
Durante il processo per le stragi del 1969, Lynette restò accampata fuori del tribunale insieme a quasi tutti gli altri membri della “famiglia” che non erano stati arrestati. Quando Manson e gli altri imputati si incisero una X sulla fronte, fece lo stesso e approfittò delle non molte occasioni in cui qualche giornalista provò a intervistarla per proclamare l'innocenza di Manson e predicare la filosofia apocalittica di questo. Riuscì comunque a farsi infliggere due lievi condanne, che le costarono due brevi soggiorni in galera, una per aver cercato di intimidire dei testimoni con delle minacce e l'altra per oltraggio alla Corte.
Lynette e altre ragazze della "famiglia" fuori del tribunale durante il processo a Manson

Tuttavia, Lynette, per la sua fedeltà a Manson, finì per ritrovarsi coinvolta in un altro contesto criminale, potenzialmente pericolosissimo. Manson, che aveva sempre propagandato idee razziste, temeva di essere aggredito in carcere da altri detenuti neri, specie quelli che si erano fatti musulmani per seguire Malcolm X. Per questo, prese contatto con la Aryan Brotherhood (Fratellanza Ariana), la principale e più violenta gang di detenuti americani, responsabile di gran parte degli omicidi che avvengono in carcere, anch'essa connotata da forti inclinazioni razziste. Il patto era che Manson avrebbe fornito ragazze disinibite e disponibili della sua “famiglia” ai membri della Fratellanza in libertà e in cambio sarebbe stato protetto dai membri detenuti. Lynette, insieme ad altre due ragazze, Nancy Pitman e Priscilla Cooper, andarono a offrirsi a due membri della Fratellanza, Micahel Monfort e James Craig. Questi erano spietati assassini e, appena si presentò l'occasione, aggiunsero un altro atroce delitto al loro curriculum.
Nell'estate del 1972, il nuovo gruppo, vagabondando per la California e mantenendosi con i proventi di rapine e altri furti, finì per stabilirsi accanto alla modesta casa isolata dei coniugi James e Lauren Willett, che avevano avuto una bambina da poco. Non si è mai accertato con esattezza cosa accadde, ma nel settembre dello stesso anno i due furono uccisi. Forse Lauren Willett morì solo perché, ubriaca o drogata, si prestò a un tragico gioco di roulette russa, ma quello di James Willett è sicuramente un omicidio premeditato, perché l'uomo fu costretto a scavarsi la fossa da solo prima di essere sparato. Probabilmente, si era reso conto che Monfort e Craig erano due banditi e stava per andare a denunciarli.
La bambina, fortunatamente, fu ritrovata viva e messa in un istituto, quando la vicenda venne scoperta dalla polizia, nel novembre successivo.
Lynette fu arrestata per questo crimine ma, dopo circa due mesi e mezzo, venne rilasciata perché riuscì a dimostrare che, nel momento in cui si erano consumati i due delitti, si trovava a Stockton, per visitare un altro membro della “famiglia”, William Goucher, detenuto presso il locale carcere per rapina. Gli altri 4 membri del gruppo furono tutti processati e condannati.
Quando Manson, dopo la condanna, fu trasferito alla prigione di Folsom, Lynette andò a vivere, insieme all'amica Sandra Good, in una casa fatiscente di Sacramento, per stargli il più vicino possibile. Nel 1973 provò a scrivere un libro sulla sua esperienza all'interno della “famiglia”: il manoscritto, che comprendeva anche disegni e foto, arrivò a superare le 600 pagine. Tuttavia, discutendone con altri membri del gruppo, giunse alla conclusione che un simile documento sarebbe stato troppo compromettente e abbandonò il progetto.

Lynette e Sandra Good

Nel 1975, in coincidenza con la data di un concerto a Los Angeles nell'ambito di un tour dei Led Zeppelin, Lynette cercò di prendere contatto con Jimmy Page per avvisarlo di un ipotetico “pericolo” che correva e arrivò a parlare con un dirigente della loro casa discografica, Danny Goldberg, che le promise di recapitare il messaggio. Ma a Page non accadde nulla di preoccupante, né allora né dopo.
Lynette e Sandra Good sembravano aver sposato la causa dell'ecologia e in particolare della tutela delle foreste di sequoie in California, che peroravano vestendosi di lunghe tuniche con cappuccio, una (Lynette) rossa e l'altra (Sandra) azzurra. Era anche questo un omaggio a Manson, che a volte chiamava l'una “Red” per i capelli rossi e l'altra “Blue” per gli occhi azzurri. Con l'obiettivo ufficiale di sensibilizzare il presidente Gerald Ford sul tema delle sequoie, il 5 settembre 1975, Lynette lo avvicinò al parco Capitol di Sacramento, durante la preparazione di un evento ufficiale. Appena tirò fuori dalla veste la Colt M1911 calibro 45 che teneva nascosta sotto la veste, l'agente Larry Buendorf dei servizi segreti le si avventò addosso e la disarmò. Subito dopo fu ammanettata e arrestata dai poliziotti presenti.

Due immagini dell'arresto di Lynette

Al processo, Lynette rifiutò di fornire la minima collaborazione. Mentre il procuratore Dwayne Keyes la definiva “piena di odio e violenza” durante la sua requisitoria, gli scagliò contro la mela che stava mangiando nella gabbia degli imputati, facendogli volare via gli occhiali. Fu condannata all'ergastolo.
Solo qualche anno dopo, nel 1980, ammise di non aver avuto intenzione di uccidere Ford ma solo di compiere un gesto dimostrativo. La prova di questo era che la pistola era priva di otturatore e che l'otturatore era stato trovato sul pavimento della stanza d'albergo in cui Lynette aveva dormito nella notte tra il 4 e il 5 settembre.

Lynette fotografata durante gli interrogatori

La sua condotta in galera fu peraltro pessima. Nel 1979 dovette essere trasferita da un carcere a un altro per aver aggredito Julienne Busic, una ex attivista che denunciava le violazioni dei diritti umani nella Jugoslavia di Tito ma era stata condannata all'ergastolo per il dirottamento di un aereo. Nel 1987, riuscì a evadere dal campo correzionale in Virginia presso cui era stata spostata, ma fu ripresa dopo due giorni mentre cercava di raggiungere la California nell'assurdo tentativo di incontrare ancora Manson. Da allora, fu detenuta in Texas.
Il 14 agosto 2009, dopo una serie di rinvii e di udienze con risultati negativi, è stata rilasciata in libertà vigilata e si è trasferita a Marcy, vicino New York. Non ha mai rinnegato nulla del suo terrificante passato, ma ormai è solo una donna anziana e sola, che non può più nuocere a nessuno.
Lynette Fromme oggi



Nessun commento:

Posta un commento