giovedì 29 settembre 2016

Caccia alla spia tra i prigionieri nazisti in America

Un tema sempre poco trattato delle guerre, riguarda il destino dei prigionieri. Argomento non da poco, se si pensa che, dopo alcune battaglie, il numero di questi poteva ammontare a decine di migliaia (90.000 tedeschi dopo Stalingrado, di cui solo 5.000 tornarono a casa nel dopoguerra). I problemi dati dall'acquartieramento, l'alimentazione, la disinfezione e il trasferimento di tanta gente potevano essere enormi, tanto più quando venivano avviati verso retrovie che si trovavano in aree già devastate da precedenti combattimenti o bombardamenti.
Il tema generale è dunque di grande portata e non si può pensare di esaurirlo in un semplice post.
Un aspetto specifico che si può approfondire con relativa facilità, è invece quello dei rapporti tra diversi prigionieri che avessero opinioni diverse sulle ragioni e sull'esito della guerra, in particolare tra quelli tedeschi.
Infatti, un dato che balza subito all'occhio, controllando la lista delle esecuzioni capitali disposte dai tribunali militari statunitensi durante la Seconda Guerra Mondiale, è la presenza di 14 tedeschi, tutti prigionieri, impiccati a tre riprese durante l'estate del 1945 in seguito all'assassinio di altri prigionieri tedeschi.
Dietro queste esecuzioni, ci sono delle storie che meritano senz'altro di essere raccontate.
La prima è quella di Johannes Kunze, un soldato tedesco nato il 5 marzo 1904 e picchiato a morte da cinque compagni mentre era detenuto nel campo di prigionia di Camp Tonkawa, in Oklahoma, un posto in cui i nazisti erano molto attivi tra i prigionieri e si verificavano tentativi di fuga e di rivolta (durante uno di questi, un prigioniero fu ucciso da una guardia). Kunze passava informazioni, relative soprattutto all'attività di propaganda di alcuni fanatici nazisti presenti tra i prigionieri, al comando del campo tramite il medico del campo stesso, cui si rivolgeva accusando ogni sorta di malesseri (entro certi limiti comprensibili, dato che era ben più anziano della media dei suoi compagni). Un giorno, però, il solito medico non si presentò e, al suo posto, Kunze trovò un sostituto che gli rivolse la parola in tedesco al momento del passaggio del biglietto su cui Kunze scriveva le sue informazioni, facendo sorgere dei sospetti tra gli altri tedeschi presenti in sala d'attesa, che pure non avevano visto passare il biglietto. I tedeschi presero allora a tenere Kunze sotto controllo, finché uno di essi rinvenne tra le cose di Kunze un biglietto pronto a essere consegnato al medico, con informazioni sul conto di alcuni dei più zelanti nazisti tra i prigionieri. La notizia si diffuse subito per il campo, i nazisti istituirono una sorta di “tribunale” che condannò il delatore a morte e la notte del 4 novembre 1943 Kunze fu ucciso a forza di botte da Walther Beyer, Berthold Seidel, Hans Demme, Hans Schomer e Willi Scholz.
Camp Tonkawa, che si trovava in mezzo a delle fattorie presso le quali i prigionieri lavoravano regolarmente
Prigionieri di Camp Tonkawa impegnati in lavori agricoli

Le autorità del campo affidarono la conduzione del processo a Leon Jaworski, che in seguito avrebbe fatto carriera nell'amministrazione giudiziaria fino a diventare il procuratore speciale nel caso Watergate. Jaworski era un magistrato senza pregiudizi: un anno prima, nell'estate del 1944, aveva istruito il processo contro 43 soldati afro-americani rei di aver ucciso il prigioniero italiano Guglielmo Olivotto durante una rivolta a Fort Lawton, nello Stato di Washington, ottenendo la condanna di 28 di essi (nel 2005, i 28 sono stati riabilitati da una corte marziale postuma perché è stato dimostrato che Olivotto fu ucciso da alcuni membri bianchi della Military Police). Il processo si svolse a Camp Gruber, vicino Muskogee, sempre in Oklahoma, e si concluse con la condanna all'impiccagione dei cinque assassini. Le esecuzioni furono però rinviate per timore di rappresaglie sui prigionieri alleati nel caso che la notizia si fosse diffusa in Europa.
Un ritratto di Leon Jaworski (1905-82) durante il processo Watergate

Il 10 luglio 1945, terminata la guerra in Europa, gli assassini di Johannes Kunze furono impiccati a una forca ricavata dal vano ascensore di un deposito abbandonato. Furono poi sepolti nel cimitero del carcere militare di Fort Leawenworth, Kansas, lo stesso in cui si erano svolte le esecuzioni, mentre la loro vittima è sepolta nel cimitero militare di per prigionieri di guerra di Fort Reno, in Oklahoma, che ospita altri 70 prigionieri morti (tutti per ferite di guerra o cause naturali, tranne uno deceduto per le ustioni riportate in un incidente durante la detenzione) tra i quali ci sono 6 italiani.
L'ingresso del cimitero militare per prigionieri di guerra (POW) di Fort Reno

La tomba di Johannes Kunze

Panoramica di Fort Reno

Panoramica di Fort Leawenworth

L'ingresso al carcere militare di Fort Leawenworth

L'ingresso al cimitero militare di Fort Leawenworth

Tombe di militari prigionieri al cimitero di Fort Leawenworth

Alla storia di Kunze sono stati dedicati un saggio di Wilma Parnell uscito nel 1981 e un romanzo di Vincent Greene uscito nel 1995, entrambi mai tradotti in Italiano.
La copertina del romanzo di Vincent Greene

La copertina del saggio di Wilma Parnell

La seconda storia è quella di Werner Drechlser, nato a Muhlberg il 17 gennaio 1923. Era un membro dell'equipaggio di un sommergibile, l'U-118, e fu catturato insieme a diversi compagni nel 1943, quando il sommergibile fu affondato al largo delle Azzorre. Drechsler era figlio di un anti-nazista che aveva trascorso un periodo di detenzione in un campo di concentramento e non è escluso che si sia offerto lui stesso di collaborare con le autorità del campo di prigionia di Fort Meade, nel Maryland, dove era stato rinchiuso con altri marinai e sommergibilisti. Per alcuni mesi, dopo essere entrato in confidenza con compagni di prigionia più esperti, passò agli americani molte informazioni relative alla tecnologia degli U-boote e alle loro tattiche di guerra.
La scheda di Werner Dreschsler redatta al suo ingresso nel campo di Fort Meade

Per ragioni inspiegabili, ma forse legate al fatto che i tedeschi cominciavano ad avere qualche sospetto su di lui, nel marzo 1944, Drechsler fu trasferito al campo di prigionia di Papago Park, in Arizona, che era il più confortevole tra quelli in cui erano tenuti i tedeschi catturati (nonostante questo, nel dicembre del 1944, 25 prigionieri tentarono la fuga e furono poi ripresi nei giorni precedenti: due di essi furono catturati mentre cenavano a casa di un funzionario doganale che li aveva ospitati ignaro di chi fossero, dopo averli visti giocare a scacchi con un ragazzo gravemente disabile). Purtroppo per lui, il campo ospitava quasi esclusivamente marinai e sommergibilisti, compresi alcuni suoi ex compagni dell'U-118 che lo ritenevano un delatore. Appena fu arrivato, i tedeschi istituirono un tribunale clandestino che condannò Drechsler a morte. La notte stessa del suo arrivo, il 12 marzo 1944, fu picchiato selvaggiamente e poi impiccato a una doccia da 7 uomini: Helmut Fischer, Fritz Franke, Guenther Kuelsen, Henrich Ludwig, Bernard Reyach, Otto Stengel e Rolf Wizuy.
Il campo di Papago Park in un'immagine d'epoca

I sette assassini di Werner Drechsler

I 25 prigionieri fuggiti da Papago Park nel dicembre 1944
La tomba di Werner Drechsler

Anche questi furono condannati alla forca e impiccati a Fort Leawenworth, anche se sulla data della loro esecuzione non tutte le fonti concordano: per alcune è il 28 luglio 1945 ma per la maggior parte è il 25 agosto 1945.
L'ultima storia è quella di Horst Gunther, nato il 23 settembre 1920, soldato dell'Afrika Korps, catturato in Tunisia nel maggio 1943 e prigioniero a Camp Aiken, in South Carolina. Gunther non fu sottoposto ad alcun giudizio da parte dei compagni di prigionia, ma strangolato da due di essi che agirono per personale iniziativa, il 6 aprile 1944, sospettando che fosse un delatore. I due, Erich Gauss e Rudolf Straub, impiccarono poi il corpo a un albero nel tentativo di far passare la morte di Gunther per un suicidio, ma furono ugualmente scoperti. Al processo, Straub si giustificò dicendo che aveva ucciso Gunther perché, come soldato tedesco, era obbligato a eliminare un traditore, e se non lo avesse fatto sarebbe stato punito al ritorno in Germania.
Gauss e Straub furono impiccati a Fort Leawenworth il 14 luglio 1945. Nessuna delle fonti riferisce dove sia stato sepolto Gunther.
Scene quotidiane a Camp Aiken

Prigionieri ex Afrika Korps utilizzati come manodopera agricola a Camp Aiken

Sembra che gli avvocati dei 14 tedeschi impiccati per questi tre omicidi fossero favorevoli al rinvio delle esecuzioni e contassero sulla grazia presidenziale una volta terminata la guerra. Tuttavia, quando le domande di grazia arrivarono sulla scrivania di Harry Truman, l'opinione pubblica statunitense, sconvolta dalla scoperta dei campi di concentramento, chiedeva che non si usasse nessuna pietà verso i nazisti, e il presidente le respinse senza neppure leggerle.
Nei dintorni di Fort Leawenworth, vivono molti discendenti di emigranti tedeschi giunti lì specie nel XIX secolo. Sebbene tra essi non vi siano mai stati simpatizzanti nazisti, le tombe dei 14 impiccati sono sempre molto ben tenute.  




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